Il Gesù di Nazareth, una monumentale produzione televisiva internazionale, rappresenta uno dei lavori più celebri e discussi di Franco Zeffirelli. Trasmesso per la prima volta nel 1977, questo sceneggiato ha saputo conquistare un pubblico vastissimo a livello globale, diventando un punto di riferimento nella narrazione audiovisiva della vita di Cristo.
Contesto e Trasmissione Televisiva
Nel suo primo anno di trasmissioni a colori, dal 27 marzo al 24 aprile 1977, la Rai mandò in prima serata i cinque episodi del Gesù di Nazareth. La serie fu suddivisa in “La natività”, “L’avvento del figlio dell’uomo”, “La scelta degli Apostoli”, “La predicazione”, “La passione e la morte”. Zeffirelli stesso ricordò l'eccezionale impatto della trasmissione: “Con la domenica delle Palme arrivò la tanto attesa trasmissione televisiva del Gesù di Nazareth e, inevitabilmente, fui preso nel vortice d’eccitazione e di entusiasmo che esplose dovunque.”
Il successo fu globale: il film fu trasmesso in America, Inghilterra e Italia in momenti diversi durante il periodo di Pasqua, seguito poi da altri Paesi e date, ma ovunque gli indici di ascolto furono astronomici. In Italia, quasi l’ottanta per cento della popolazione seguì le puntate. Per la prima volta, Papa Paolo VI accennò a un programma televisivo nel messaggio inviato al mondo quella stessa domenica, dalla finestra del suo studio, annunciando: “Stasera vedrete un esempio del buon uso che si può fare dei nuovi mezzi di comunicazione che Dio offre all’uomo.”

Produzione e Visione Artistica
La produzione del Gesù di Nazareth fu un'impresa colossale che vide la collaborazione tra Lew Grade per la ITC-Incorporated Television Company e Vincenzo Labella per la Rai - Radiotelevisione italiana. Inizialmente si era pensato a Ingmar Bergman, ma furono i produttori a scegliere Zeffirelli per un progetto che, seppur non privo di rischi, avrebbe offerto una narrazione più dettagliata e una fruizione assai più vasta, raggiungendo milioni di telespettatori di diverso orientamento religioso e formazione culturale direttamente nelle loro case.
Il Consenso del Vaticano
L'opera ottenne l’approvazione del Vaticano, che vide nell’operazione la possibilità di divulgare la vita di Cristo alla luce delle linee tracciate dal Concilio Vaticano II. Quest’ultimo, tra le tante aperture, aveva infatti stabilito che, a livello di dottrina, la parola di Dio dovesse essere storicizzata, aprendo alla possibilità di interpretare i testi sacri collegandoli ai tempi moderni.
Le Esitazioni di Zeffirelli e l'Impegno Iniziale
Lew Grade, impresario e produttore inglese che aveva conosciuto e apprezzato Zeffirelli dagli anni dell’Old Vic, non ebbe dubbi nell'indicare l’italiano cattolico Zeffirelli, regista molto amato dal pubblico inglese, per il difficile compito. Tuttavia, convincerlo non fu facile, come Zeffirelli stesso raccontò: “Fu mentre lavoravo alla Scala [Ballo in maschera, 1972] che il mio agente, Dennis van Thal, mi chiamò da Londra, per dirmi che il mio nome era il primo nella lista dei possibili registi per un grandioso film sulla vita di Cristo, destinato alle televisioni di tutto il mondo… Si aspettava che io saltassi di gioia; invece, accolsi la proposta con mille dubbi e difficoltà. […] Ora volevo occuparmi di altri progetti, uno in particolare sull’Inferno di Dante, che mi stava molto a cuore. Portare sullo schermo la vita di Gesù, poi, mi spaventava soltanto a pensarci.”
Le Condizioni del Regista e il Rapporto con il Mondo Ebraico
Zeffirelli accettò di realizzare il film con il chiaro intento di farne una colossale operazione didattica, un racconto storicamente e teologicamente dettagliato della vita di Cristo. Per questo, la sua prima e indiscutibile richiesta fu di avere come consiglieri durante il film i più alti esperti in teologia, sia cristiani che ebrei. La prima stesura della sceneggiatura fu affidata allo scrittore inglese cattolico Anthony Burgess, già autore di Arancia meccanica e nel 1976 di L’uomo di Nazareth, il quale tracciò la scansione in episodi in una corsa contro il tempo. Successivamente, per la messa a punto della sceneggiatura, subentrarono Suso Cecchi D’Amico e Masolino D’Amico, con l’apporto dello stesso Franco Zeffirelli e la consulenza di Pier Emilio Gennarini, vicinissimo a Ettore Bernabei, all’epoca direttore generale della RAI.
Alla base della lettura di Zeffirelli c’è la constatazione che Gesù era un ebreo, una convinzione rafforzata dal fervore di Lew Grade e dall’enciclica di Paolo VI Nostra Aetate. Zeffirelli riportò un dialogo significativo con Grade: “Lew non smise mai di sorprendermi per la sua appassionata devozione al progetto. Un progetto, come mi permisi di dirgli una volta, che, trattando della figura di Gesù, non era esattamente pane di tutti i giorni per un ebreo. “Non è vero!” mi aveva risposto vivacemente. “Gesù è nostro quanto è vostro, la sua storia è la nostra storia: l’abbiamo creato noi!” Il Gesù di Zeffirelli è dunque, per prima cosa, un uomo del suo tempo, un ebreo nato in una terra occupata e dilaniata dai conflitti interni.
Realizzazione: Riprese e Scelta del Cast
Sopralluoghi e Location
Le riprese per il Gesù di Nazareth, che durarono oltre nove mesi, furono precedute da più di un anno di sopralluoghi tra Israele e il Nord Africa. Fu in Marocco e in Tunisia che Zeffirelli riuscì a individuare i luoghi ideali per ambientare le vicende evangeliche. Betlemme fu ricreata a Tinghir in Marocco, mentre Nazareth fu scovata quasi per caso a Fertassa. Monastir offrì la sua torre di guardia alla Torre Antonia, sede della guarnigione romana, il Golgota di fronte e l’imponente scenografia del tempio di Gerusalemme fu appoggiata sulle sue mura. Ouarzarate servì poi per il palazzo di Erode.

La Filosofia di Casting
La difficile ricerca delle location si sommava alla complessa scelta del cast. Zeffirelli spiegò la sua filosofia: “Nei Vangeli non c’è mai la descrizione ‘fisica’ dei personaggi.” Inizialmente si pensò di realizzare il programma con attori poco conosciuti, temendo che facce troppo note avrebbero evocato memorie di altri ruoli, non in linea con il film su Gesù. Tuttavia, il regista cambiò idea: “Ma finii col respingere anche questa tesi, non perché volessi riempire il mio film di divi, ma perché occorreva il meglio della professione. Volevo che ogni parte fosse affidata a un maestro riconosciuto del teatro e del cinema.”
Il Cast Stellare
Laurence Olivier fu il primo a chiedere di partecipare alla grande produzione di Zeffirelli. A lui, vera autorità del mondo del teatro e del cinema, seguirono le più grandi star del momento, tutte ingaggiate con un cachet simbolico, uguale a quello del grande attore britannico, che con grande passione aveva accettato di interpretare il ruolo di Nicodemo. L'elenco degli attori include:
- Robert Powell - Gesù
- Olivia Hussey - Vergine Maria
- Anne Bancroft - Maria Maddalena
- Laurence Olivier - Nicodemo
- Anthony Quinn - Caifa
- Peter Ustinov - Erode il Grande
- Christopher Plummer - Erode Antipa
- James Mason - Giuseppe d'Arimatea
- Michael York - Giovanni Battista
- Ian Holm - Zerah
- Cyril Cusack - Rabbi Yehuda
- Ernest Borgnine - Centurione
- Stacy Keach - Barabba
- Rod Steiger - Ponzio Pilato
- Ian McShane - Giuda Iscariota
- Claudia Cardinale - Adultera
- Valentina Cortese - Erodiade
- Regina Bianchi - Anna
- Marina Berti - Elisabetta
- Maria Carta - Marta
- Renato Rascel - Cieco nato
- James Farentino - Pietro
- James Earl Jones - Baldassarre
- Donald Pleasence - Melchiorre
- Fernando Rey - Gaspare
- Yorgo Voyagis - Giuseppe
- Isabel Mestres - Salomé
Affidare il difficile ruolo di Maria non fu cosa facile. L’aiuto regista, Pippo Zeffirelli (oggi presidente della Fondazione Zeffirelli), ebbe l’incarico di cercare quel volto classico e intenso che il Maestro voleva. Dopo tanti provini senza un esito soddisfacente, la scelta ricadde sulla giovanissima Olivia Hussey, la meravigliosa Giulietta di 10 anni prima. Agli straordinari truccatori italiani Franco Zeffirelli si affidò per invecchiarne il volto durante le scene finali del film.
Robert Powell nel Ruolo di Gesù
Dopo aver scartato la candidatura di Al Pacino, Franco Zeffirelli scelse Robert Powell. Zeffirelli raccontò l'aneddoto della sua scelta: “Tra i molti provini che facevo quasi quotidianamente, chiamai a Roma per la difficile parte di Giuda un attore molto bravo che avevo visto in teatro a Londra, Robert Powell. Un tipetto abbastanza comune, ma con due occhi azzurri che mozzavano il fiato. Pensai subito che sarebbe stato un Giuda interessante, ma il mio operatore, anche lui affascinato da quegli occhi, osservò: “Se Giuda ha questi occhi, che occhi dovrà avere Gesù?”… Lavorammo moltissimo per prepararlo: capelli lunghi, trucco, vesti, luci. Quando era tutto pronto, e Powell ci stava già affascinando, chiamai una sarta per gli ultimi ritocchi al costume. La donna, che non aveva ancora visto Powell, se lo trovò davanti improvvisamente e, presa dalla commozione, cadde in ginocchio esclamando: “Signore!”. E si fece il segno della croce. Capimmo che avevamo trovato il “nostro Gesù”.”
Effetto Notte (TV2000) - Robert Powell
La Squadra Tecnica e Artistica
Zeffirelli si avvalse di un'équipe magnifica, consapevole della fortunata combinazione di talenti. A partire dai costumisti Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini e dallo scenografo Gianni Quaranta, il regista poteva contare su collaboratori di lunga data. Tuttavia, una persona in particolare contribuì più di ogni altro a lasciare la sua impronta nel film: David Watkin, operatore e creatore delle luci. Dopo aver perso il suo precedente operatore, Armando Nannuzzi (che era andato a fare il regista), Zeffirelli ebbe la fortuna di trovare David. Fu lui a creare quell’atmosfera evocatrice dei dipinti degli antichi maestri, un’atmosfera di intensi e caldi colori colpiti da una luce improvvisa. Ogni scena diventava così un quadro d’autore, che accompagnava lo scandire della recitazione e del dramma. I risultati migliori, secondo Zeffirelli, Watkin li ottenne indubbiamente con le scene nel Tempio, quando il Sinedrio si riunisce sotto Caifa per interrogare Cristo: “Tra i tanti momenti memorabili del film, quello era per tutti il momento chiave dei nostri due anni di lavoro, per la statura dei divi che vi partecipavano: Anthony Quinn nei panni di Caifa, Olivier e James Mason tra i farisei. Doveva essere anche una specie di prova del fuoco per Robert Powell, come se alla sbarra, di fronte a quella giuria di grandi attori, l’imputato fosse lui.”
L'Ispirazione Personale: La Crocifissione
Spesso Franco Zeffirelli si ispirava ai propri giovanili ricordi per costruire le scene dei suoi film. Così, per la scena della crocifissione, il regista trasse ispirazione dalle sue esperienze come partigiano durante l'occupazione nazista, vissuta a partire dal 1943. Zeffirelli fece un parallelo tra la crudeltà dell'occupatore e le ingiuste uccisioni di suoi amici e compagni partigiani: “Quando girai la scena della crocifissione nel mio Gesù, mi ritornò nel cuore l’orrore di quella mattina [dopo una rappresaglia nazista]: una madre prostrata al suolo che piangeva il figlio morto, appeso come un Cristo al legno di un albero, con i soldati tedeschi che marciavano implacabili come centurioni romani.”
La Trama Dettagliata
Il film si sviluppa in due parti principali. La prima parte inizia con l'annuncio della nascita del Redentore e prosegue con gli episodi dell'infanzia di Gesù. Si completa con gli avvenimenti più significativi della vita pubblica del Signore, il quale, prima di lasciare la Galilea, annuncia la propria missione a Gerusalemme e profetizza la Tragedia del Golgota. Nello specifico, pochi mesi prima della nascita di Cristo in Giudea, il re Erode il Grande conversa con i suoi cortigiani sulla possibile nascita di un predicatore (Giovanni Battista) e di un Salvatore del Mondo (Gesù). A Nazareth, l'Arcangelo Gabriele annuncia a Maria che partorirà un figlio pur essendo vergine, mentre sua parente Elisabetta darà alla luce Giovanni. Dopo il matrimonio con Giuseppe, Maria si reca a Betlemme dove partorisce Cristo in una grotta, adorato da pastori, dai Re Magi Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. Erode, venuto a conoscenza della nascita, ordina la strage degli innocenti, ma la famiglia di Gesù fugge in Egitto. Dopo la morte di Erode, Gesù torna in patria e impara le Sacre Scritture, mostrando grande saggezza fin da giovane.
La seconda parte è preceduta da una sintesi incisiva degli eventi precedenti, come il Battesimo di Gesù, la risurrezione della figlia di Giairo, la grande predicazione e i miracoli, la visione del mistero centrale della Redenzione (Lui morirà per risorgere e far risorgere). Gesù, ormai trentenne e sotto il regno di Erode Antipa, incontra sulle rive del Giordano il cugino Giovanni Battista e gli chiede di essere battezzato, ponendosi come un uomo normale. Da quel momento, Gesù di Nazareth compie molti miracoli, affiancato dai suoi apostoli: la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana, guarigioni, la peregrinazione nel deserto e la risurrezione di Lazzaro. Giovanni Battista viene decapitato per ordine della principessa Salomè. Verso i suoi 33 anni, Gesù comincia a essere malvisto dai sacerdoti ebrei che non accettano la sua pretesa di essere il figlio di Dio, e dai pretori e governatori romani che perdono il controllo della situazione. Dopo aver celebrato l'Ultima Cena, Gesù viene catturato dai messi del Gran Sacerdote, guidati dal traditore Giuda Iscariota, e condotto davanti a Ponzio Pilato. Pilato, non trovando in Gesù alcuna colpa, lo affida alla giustizia del popolo e dei sacerdoti che lo condannano a essere crocifisso, facendolo frustare e liberando l'assassino Barabba. Gesù viene crocifisso assieme a due ladroni sul Golgota, sopportando le frustate dei soldati, gli scherni della folla e la corona di spine. Muore dopo una lunga agonia, ma risuscita tre giorni dopo, apparendo prima a Maria Maddalena e poi agli Apostoli, ai quali affida l'annuncio del Vangelo, per poi ascendere al Cielo.

Scheda Tecnica e Crediti
Il Gesù di Nazareth è un'opera di grande complessità tecnica e artistica. Di seguito i dettagli:
- Regia: Franco Zeffirelli
- Attori: Robert Powell (Gesù), Olivia Hussey (Vergine Maria), Anne Bancroft (Maria Maddalena), Ernest Borgnine (Centurione), Valentina Cortese (Erodiade), James Farentino (Pietro), James Earl Jones (Baldassarre), Stacy Keach (Barabba), Tony Lo Bianco (Quintilio), James Mason (Giuseppe d'Arimatea), Ian McShane (Giuda), Laurence Olivier (Nicodemo), Donald Pleasence (Melchiorre), Christopher Plummer (Erode Antipa), Anthony Quinn (Caifa), Fernando Rey (Gaspare), Rod Steiger (Ponzio Pilato), Peter Ustinov (Erode il Grande), Michael York (Giovanni Battista), Renato Rascel (Cieco), Pino Colizzi (Jobab il ladrone), Lorenzo Monet (Gesù a dodici anni), Cyril Cusack (Rabbi Yehuda), Robert Beatty (Proculo), Norman Bowler (Saturnino), Yorgo Voyagis (Giuseppe), Marina Berti (Elisabetta), Regina Bianchi (Anna), Claudia Cardinale (Adultera), Ian Holm (Zerah), Magdi Allal (Gesù a due anni), Isabel Mestres (Salomé), Maria Carta (Marta)
- Sceneggiatura: Anthony Burgess, Franco Zeffirelli, Pier Emilio Gennarini, Suso Cecchi d'Amico (collaborazione versione italiana), Masolino d'Amico (collaborazione versione italiana)
- Fotografia: Armando Nannuzzi, David Watkin, Nino Cristiani (operatore)
- Musiche: Maurice Jarre
- Montaggio: Reginald Mills
- Scenografia: Gianni Quaranta, Enrico Fiorentini (assistente)
- Arredamento: Gianni Quaranta
- Costumi: Marcel Escoffier, Enrico Sabbatini, Nadia Vitali (assistente), Giovanni Viti (assistente)
- Effetti: Luciano Bird
- Suono: Simon Kay, Jerry Humphrey, Don Share
- Seconda unità: Daniele Nannuzzi (operatore)
- Altri titoli: Jesus of Nazareth
- Durata: 150 minuti (versione cinematografica), circa 8 ore (versione televisiva)
- Colore: Colore
- Genere: Religioso
- Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.33) - TECHNICOLOR
- Tratto da: Vangelo e racconti apocrifi
- Produzione: Vincenzo Labella per ITC (Londra) e Rai TV (Roma)
- Distribuzione: Titanus - Panarecord, San Paolo Audiovisivi, Editrice La Scuola
Da notare che del film esiste una versione di otto ore per la televisione.
Critica e Impatto Culturale
Sebbene sia rubricato dalla critica televisiva e dalla stessa Enciclopedia della televisione come sceneggiato, l'opera televisiva di Zeffirelli fa da spartiacque fra il tradizionale format televisivo fino ad allora adottato dalla televisione pubblica italiana e le successive megaproduzioni in stile kolossal che avrebbero contraddistinto la produzione del genere nei decenni successivi. Nello sceneggiato viene fatto ampio ricorso a scene di massa con un numero notevole di comparse ed un equilibrio di genere più cinematografico che televisivo in termini di riprese in interni ed in esterni. La co-produzione con la britannica ITC consentì l'impiego di un cast internazionale di alto livello che prevedeva l'impiego di attori molto conosciuti tanto in ambito cinematografico che televisivo. Negli Stati Uniti TV Guide la definì "la miglior miniserie televisiva di tutti i tempi".
L'opera di Zeffirelli intendeva offrire, secondo la produzione, un affresco teso a distruggere "la mitologia del Cristo per fare di Gesù un vero uomo, non un personaggio di favola". Tuttavia, la critica spesso sottolinea come "i costumi e le scene, che ostentano la cura del particolare e la raffinatezza del gusto, fanno da cornice e fondo alle pennellate assai oleografiche del regista", pur suscitando viva ammirazione ed incanto estetico.
Le Censure e le Interpretazioni
Un aspetto discusso dell'opera riguarda alcune scelte interpretative e le cosiddette "censure" sul testo del Vangelo. Ad esempio, nella scena del Magnificat, si è scelto di non far pronunciare a Maria le parole più forti del testo, rivolte contro i potenti e i ricchi, ovvero: “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.” Questa scelta rifletteva una volontà di rendere il racconto più accessibile e meno controverso per un vasto pubblico internazionale.