Gesù e il Sacerdozio: Confronto con le Autorità Ebraiche

Il rapporto di Gesù di Nazaret con le autorità religiose ebraiche del suo tempo è stato intrinsecamente conflittuale, culminando nella sua condanna e crocifissione. Questa dinamica complessa è stata oggetto di profonde riflessioni teologiche e storiche, che esplorano la natura del suo ministero, la sua pretesa messianica e il suo ruolo sacerdotale, profondamente diverso dalla tradizione ebraica.

Le Azioni Provocatorie di Gesù e il Conflitto con le Autorità

Secondo le riflessioni bibliche di Robert E. Goss, pubblicate in The queer Bible commentary, l'evangelista Luca, in Marco 11, 15-17, descrive l'azione provocatoria di Gesù al tempio, narrando come egli cacciò i venditori che operavano nel circondario. Questa azione, di forte impatto politico e religioso, si adattava ai lettori grecoromani dell'epoca. Le storie di conflitto tra Gesù e le autorità giudaiche culminano con la profezia della distruzione del tempio e la parabola del fico, evidenziando il carattere trasgressivo delle sue azioni. Con tali gesti, Gesù affrontò direttamente i custodi della religione ebraica e dei valori politici stabiliti. Come conseguenza, il capo dei sacerdoti e le classi d'élite di Gerusalemme presero l'iniziativa di arrestarlo e di portarlo davanti a Pilato ed Erode, accusandolo di "sovvertire la nostra nazione" (Lc 23,2, 14). Questa fu una sfida che il clero del tempio e le classi elitarie di Gerusalemme dovettero affrontare con decisione.

Le parole di Gesù avevano una rilevanza profetica, come dimostra l'affermazione: "La mia casa sarà una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladroni" (Lc 19,46). Robert E. Goss, un teologo con un passato da sacerdote gesuita e noto per il suo impegno con le comunità LGBT, interpreta questa dimostrazione di Gesù come un modello per le pratiche trasgressive dei cristiani che sfidano le istituzioni religiose per promuovere l'inclusione e il cambiamento del cuore, criticando capi ecclesiastici che con "restrizioni nuocciono a milioni di coppie gay e ai loro figli" e "impediscono alla gente omosessuale di legittimare il loro rapporto".

Gesù che caccia i mercanti dal Tempio di Gerusalemme, una scena biblica di conflitto

La Natura del Sacerdozio di Gesù: Una Nuova Prospettiva

È fondamentale sottolineare che Gesù non era un sacerdote secondo la tradizione giudaica. La sua famiglia non apparteneva alla discendenza sacerdotale di Aronne, ma a quella di Giuda, il che legalmente gli precludeva la via del sacerdozio. L'attività di Gesù di Nazaret si colloca piuttosto nella scia dei profeti, distanziandosi da una concezione rituale della religione. Egli criticò l'impostazione che dava valore ai precetti umani legati alla purità rituale, anteponendo ad essi l'osservanza dei comandamenti di Dio, ovvero l'amore per Dio e per il prossimo, che, come afferma il Signore, "vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici" (Mc 12,33).

Anche all'interno del Tempio di Gerusalemme, luogo sacro per eccellenza, Gesù compì un gesto squisitamente profetico scacciando i cambiavalute e i venditori di animali, elementi che servivano per l'offerta dei sacrifici tradizionali. Dunque, Gesù non viene riconosciuto come un Messia sacerdotale, ma come profetico e regale. La sua morte, definita dai cristiani "sacrificio", era l'esecuzione di una condanna, la crocifissione, la più infamante, avvenuta fuori dalle mura di Gerusalemme, in netto contrasto con i sacrifici antichi.

Il Sacerdozio di Gesù "Secondo l'Ordine di Melchisedek"

Ma in che senso Gesù è sacerdote? Ce lo dice proprio l'Eucaristia. Possiamo ripartire dalle semplici parole che descrivono Melchisedek: "Offrì pane e vino" (Gen 14,18). È ciò che ha fatto Gesù nell'Ultima Cena: ha offerto pane e vino, e in quel gesto ha riassunto tutto se stesso e tutta la propria missione. In quell'atto, nella preghiera che lo precede e nelle parole che l'accompagnano, c'è tutto il senso del mistero di Cristo, così come lo esprime la Lettera agli Ebrei in un passo decisivo:

"Nei giorni della sua vita terrena - egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek" (Eb 5,8-10).

In questo testo, che allude all'agonia spirituale del Getsemani, la passione di Cristo è presentata come una preghiera e un'offerta. Gesù affrontò la sua "ora", che lo condusse alla morte di croce, immerso in una profonda preghiera, unendo la sua volontà a quella del Padre in una volontà d'amore. Vissuta in questa preghiera, la tragica prova che Gesù affrontò venne trasformata in offerta, in sacrificio vivente.

La Lettera agli Ebrei afferma che Gesù "venne esaudito" nel senso che Dio Padre lo liberò dalla morte e lo risuscitò. Fu esaudito proprio per il suo pieno abbandono alla volontà del Padre: il disegno d'amore di Dio poté compiersi perfettamente in Gesù, che, obbedendo fino all'estremo della morte in croce, divenne "causa di salvezza" per tutti coloro che obbediscono a Lui. Egli divenne sommo Sacerdote per aver preso su di sé tutto il peccato del mondo, come "Agnello di Dio". È il Padre che gli conferisce questo sacerdozio nel momento in cui Gesù attraversa il passaggio della sua morte e risurrezione. Non è un sacerdozio secondo l'ordinamento della legge mosaica, ma "secondo l'ordine di Melchisedek", un ordine profetico dipendente unicamente dalla sua singolare relazione con Dio.

Melchisedek offre pane e vino ad Abramo, raffigurazione biblica

La Sofferenza come Consacrazione Sacerdotale

L'espressione della Lettera agli Ebrei "Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì" sottolinea che il sacerdozio di Cristo comporta la sofferenza. Gesù ha sofferto per l'umanità, e pur essendo Figlio e non avendo bisogno di imparare l'obbedienza, ha assunto la nostra umanità e si è lasciato "educare" nel crogiuolo della sofferenza. Attraverso questo processo, Gesù è stato "reso perfetto" (greco: teleiotheis), termine che indica il compimento di un cammino di educazione e trasformazione mediante la passione dolorosa. È grazie a questa trasformazione che Gesù Cristo è diventato "sommo sacerdote" e può salvare tutti coloro che si affidano a Lui. Il termine teleiotheis, tradotto con "reso perfetto", appartiene a una radice verbale che, nella versione greca del Pentateuco, viene sempre usata per indicare la consacrazione degli antichi sacerdoti. Questo rivela che la passione è stata per Gesù una vera e propria consacrazione sacerdotale. Egli non era sacerdote secondo la Legge, ma lo è diventato in maniera esistenziale nella sua Pasqua di passione, morte e risurrezione, offrendo se stesso in espiazione e venendo costituito Mediatore universale di salvezza dal Padre.

Gesù come Mediatore del Nuovo Patto: La Dottrina di Paolo

L'apostolo Paolo, nella Lettera agli Ebrei (8:8), insegna che Gesù Cristo è il Mediatore del "patto nuovo" con la casa di Israele. Egli spiega che il sacrificio del Salvatore è superiore ai sacrifici compiuti dai sommi sacerdoti sotto la legge di Mosè. L'Antico Testamento, con le sue cerimonie e ordinanze, simboleggiava e prefigurava il Salvatore e la Sua Espiazione. Tutte le Scritture contengono segni, prefigurazioni, simboli e similitudini di Gesù Cristo, che rappresentano realtà più ampie. La legge di Mosè stessa era intesa come un segno e una prefigurazione che indirizzava gli Israeliti verso Gesù Cristo e il Suo sacrificio espiatorio (2 Nefi 11:4; Giacobbe 4:4-5).

Paolo si riferisce a Gesù Cristo come "un misericordioso e fedel sommo sacerdote" (Ebrei 2:17). Egli approfondisce la figura di Melchisedec (Ebrei 7:1-4), descrivendolo come un grande sommo sacerdote, profeta e capo dell’Antico Testamento, re di Salem (Gerusalemme) e "sacerdote dell’Altissimo Iddio" (Ebrei 7:1; vedi anche Traduzione di Joseph Smith, Genesi 14:25-40). In Ebrei 7:15-17, Paolo cita una profezia dell’Antico Testamento sulla venuta di un sacerdote "secondo l’ordine di Melchisedec" (Ebrei 7:17; Salmi 110:4), insegnando che Gesù Cristo adempì questa profezia.

Uno degli scopi di Paolo in Ebrei 7 era dimostrare la superiorità del Sacerdozio di Melchisedec su quello levitico, o Sacerdozio di Aaronne, e sulle sue relative ordinanze. La perfezione e l'Esaltazione non potevano essere raggiunte tramite il sacerdozio levitico, ma solo attraverso Gesù Cristo e il Suo ordine sacerdotale. Gesù Cristo "è sorto dalla tribù di Giuda", non di Levi, quindi il Suo diritto al sacerdozio non si basa sul lignaggio, ma sulla "potenza di una vita indissolubile" (Ebrei 7:14-16).

Le differenze tra Gesù Cristo e i sommi sacerdoti levitici sono significative (Ebrei 7:23-28). I sacerdoti levitici erano "uomini soggetti a infermità" (Ebrei 7:28), il che significa che erano soggetti a debolezze umane. In contrasto, Gesù Cristo offrì sé stesso in sacrificio per i peccati del popolo, una verità che si evince anche dalla traduzione fatta da Joseph Smith di Ebrei 8:4: "Pertanto, mentre era sulla terra, Egli offrì in sacrificio la Sua vita per i peccati del popolo."

Melchisedec: Il Mistero del Re e Sacerdote nella Bibbia

L'Espiazione e il Giorno dell'Espiazione

Un mediatore è colui che appiana le differenze tra due parti. L'Espiazione di Gesù Cristo riconcilia gli esseri umani, che sono peccatori, con Dio Padre. A motivo del Suo sacrificio, Gesù Cristo è il "mediatore d’un patto... migliore" (Ebrei 8:6), un'alleanza in cui il Signore promette di porre "le [sue] leggi nelle loro menti, e le [scriverà] sui loro cuori", ed Egli sarà "il loro Dio, ed essi saranno il [suo] popolo" (Ebrei 8:10).

Una volta all'anno, nel Giorno dell'Espiazione (Yom Kippur), il sommo sacerdote entrava nel Luogo Santissimo del tabernacolo o del tempio di Gerusalemme. Lì sacrificava un giovenco per i propri peccati e per quelli della sua casa, e poi un capro per la congregazione d'Israele. Come ulteriore atto d'espiazione, aspergeva il sangue dell'animale in punti specifici del Luogo Santissimo. In seguito, trasferiva simbolicamente i peccati del popolo su un altro capro, il capro espiatorio, che veniva condotto nel deserto per simboleggiare la cancellazione di tutti i peccati del popolo.

Paolo continuò a paragonare i sommi sacerdoti levitici a Gesù Cristo, discutendo dei doveri compiuti dai sacerdoti nel Giorno delle Espiazioni (Ebrei 9-10). Così come i sommi sacerdoti entravano nel Luogo Santissimo, in virtù del Suo sacrificio, Gesù Cristo è stato ammesso in un "santuario" (Ebrei 9:12) superiore: la presenza di Dio nel regno celeste. Grazie al sacrificio di Gesù Cristo, anche noi possiamo accedere al "santuario" o alla presenza di Dio (Ebrei 10:19). Per entrare nel regno celeste, dobbiamo "ritenere" (ovvero, trattenere e tenersi saldamente) la confessione della nostra speranza, intesa come la nostra fede (Ebrei 10:22-24).

Paolo consiglia di "Non gettate dunque via la vostra franchezza" (Ebrei 10:35), esortando a rimanere saldi nella fede in Gesù Cristo. L'anziano Jeffrey R. Holland ha spiegato che questo significa non tirarsi indietro, non spaventarsi o ritirarsi, non perdere la fiducia, non dimenticare come ci si è sentiti una volta e non mettere in dubbio l'esperienza vissuta, anche quando le sfide si presentano.

La Cecità Spirituale e il Rifiuto di Gesù da Parte dei Capi Religiosi

Sorge spontanea la domanda: perché i farisei e il Sinedrio condannarono a morte Gesù, nonostante i miracoli e i segni divini? Perché non lo temevano e non lo consideravano Figlio di Dio, continuando a perseguitare i discepoli anche dopo eventi straordinari come il terremoto post-crocifissione?

La ragione di una simile perversione, come denunciato da Gesù stesso, è che "il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie." (Gv 3,19). I sommi sacerdoti furono testimoni diretti degli eventi successivi alla morte di Gesù, come il terremoto che spaccò le rocce. Il biblista Giuseppe Ricciotti ha osservato che una fenditura visibile ancora oggi, lunga circa 1,70 metri e larga 0,25 metri, nella parte rocciosa del Golgota incorporata nella Basilica del Santo Sepolcro, corre trasversalmente alle venature della roccia, a differenza delle solite spaccature sismiche. Questo evento straordinario, documentato fin dal secolo quarto, avrebbe dovuto indurre alla riflessione.

Rappresentazione storica del Sinedrio che condanna Gesù, focalizzando sui sommi sacerdoti.

Il centurione e i soldati di guardia, di fronte ai fenomeni straordinari che accompagnarono la morte di Gesù e alla maniera calma e rapida con cui sopraggiunse, ripensarono al suo contegno singolare durante il processo. Mettendo in relazione questi fatti, si convinsero che quell'imputato non era solo innocente ma anche una persona straordinaria, esclamando: "realmente quest’uomo era giusto" (Luca 23,47) e, con particolare riguardo all'accusa contro Gesù, "veramente quest’uomo era figlio di Dio" (Mc 15,39). Anche la folla mutò contegno. Appena morto Gesù, i membri del Sinedrio che avevano trionfato sotto la croce, non avendo più nulla da temere per il momento, si ritirarono nelle loro case per preparare la cena pasquale. La folla, libera dal timore riverenziale verso le autorità, poté manifestare i propri sentimenti di pentimento.

Il Mistero della Cecità Volontaria

Tutti, dunque, ebbero motivo di ripensamento. Solo i sacerdoti non vi fecero caso, almeno apparentemente. Potrebbero aver collegato questi eventi a un nuovo intervento di Satana, piuttosto che a un segno divino. Riguardo all'ostinazione di alcuni ebrei nel non riconoscere che tutte le profezie si sono adempiute in Gesù, si può parlare di un "disegno misterioso di salvezza". Marco Sales commenta: "Dio, per mezzo dei suoi profeti, poco a poco fece sollevare il velo che copriva la faccia di Mosè, in modo che gli ebrei avrebbero potuto riconoscere Gesù Cristo, ma essi, istigati dal demonio volontariamente chiusero gli occhi. Si legge infatti in Isaia: «Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete»."

San Tommaso spiega questa dinamica affermando che Dio è la causa universale dell’illuminazione delle anime, "la luce vera, che illumina ogni uomo che viene a questo mondo". Tuttavia, se Dio trova un ostacolo in qualcuno, non invia la luce della grazia. Come il sole, che illumina tutti i corpi ma lascia nell'ombra una casa con le finestre chiuse, così Dio, agendo per volontà e non per necessità naturale, non offre la grazia a coloro in cui trova un ostacolo. Pertanto, la sottrazione della grazia è causata non solo da chi pone l'ostacolo, ma anche da Dio stesso, che per suo arbitrio non offre la grazia a chi volontariamente si chiude alla Sua luce.

Melchisedec: Il Mistero del Re e Sacerdote nella Bibbia

tags: #gesu #contro #i #sacerdoti #ebrei