La Gestualità nella Liturgia e il suo Significato, anche per i Bambini

La liturgia cristiana è un insieme ricco di parole, simboli e, in modo significativo, gesti e atteggiamenti corporei. Questi elementi non sono accessori, ma costituiscono parte integrante della celebrazione, manifestando e favorendo i sentimenti comuni dei partecipanti e rendendo la celebrazione decorosa e nobile nella sua semplicità.

Ogni celebrazione liturgica è un atto che coinvolge la persona nella sua interezza, anima e corpo. La prima legge della liturgia è, infatti, il radunarsi, fare "un corpo solo e un'anima sola". La comprensione profonda di questi gesti è essenziale per una partecipazione piena e consapevole, aspetto che assume particolare rilevanza nell'educazione alla fede di bambini e ragazzi.

Il Ruolo dei Gesti nella Liturgia

I gesti e l'atteggiamento del corpo durante la comune liturgia mirano a far sì che l'intera celebrazione risplenda per decoro e per nobile semplicità. L'atteggiamento comune del corpo, da parte di tutti i partecipanti, è segno della loro comunione e partecipazione alla sacra Liturgia, manifestando e favorendo i loro comuni sentimenti.

Il non-verbale, spesso trascurato, è un campo in cui l'espressione corporea può manifestare con maggior immediatezza e verità i sentimenti interiori, rappresentando una condizione importante per realizzare l'armonia personale. Tutto ciò che la persona vive viene recepito anche a livello fisico, e il corpo dà il timbro a ogni manifestazione, anche la più spirituale.

Infografica sui gesti liturgici più comuni e il loro significato

Il Bacio Liturgico

Il bacio è un gesto tipico della vita sociale dell'essere umano, usato in incontri e saluti, in segno di rispetto o di celebrazione. Nella liturgia cristiana, fin dai primissimi secoli, sono presenti baci rivolti sia agli oggetti sacri che alle persone durante le celebrazioni.

Il Bacio di Pace

Il "bacio di pace" prima della Comunione è uno dei modi per realizzare il gesto della pace. È qualcosa di più di un semplice saluto o di un segno d'amicizia; è un desiderio d'unità, una preghiera, un atto di fede nella presenza di Cristo e nella comunione che egli costruisce, un impegno di fraternità prima di accostarsi alla mensa del Signore. Questo gesto liturgico, molto antico (presente in brani biblici come Rm 16,16; 1Cor 16,20; 2Cor 13,12; 1Pt 5,14), è rimasto in uso almeno fino al XII secolo, per poi essere gradualmente riservato al clero. Oggi, pur potendo dare la pace con un semplice inchino del capo o una stretta di mano, il bacio è più espressivo, soprattutto in piccoli gruppi, tra familiari, amici o in una comunità religiosa.

Il Bacio Sacramentale di Accoglienza

Il bacio diventa un vero rito liturgico per esprimere il valore proprio del sacramento. Ad esempio, il nuovo diacono riceve il bacio dal vescovo e dai diaconi presenti, il nuovo presbitero dal vescovo e da tutti i presbiteri presenti, e il nuovo vescovo dal vescovo consacrante e dagli altri vescovi presenti.

Nel passato, esistevano altri casi di bacio alle persone che sono stati eliminati, come baciare la mano del vescovo che distribuisce la Comunione o i piedi al Papa. Nell'attuale contesto ecclesiale, si bacia la mano del Papa e del vescovo, e in alcune regioni si usa ancora baciare la mano ai sacerdoti.

Il Segno della Croce

Fare il segno della croce è un gesto semplice ma profondo che significa invocare e ricevere l'amore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Sulla croce di Gesù, l'amore ha raggiunto il suo massimo. Facendo il segno di croce, si accoglie il suo amore, e la Quaresima, per esempio, è un tempo per riscoprirlo con parole e gesti d'amore che ci rendono, come Gesù in croce, un segno di amore per tutti.

Le Mani Giunte

Pregare con le mani giunte non è un obbligo, ma una libera e consapevole decisione. Questo gesto indica che si è disarmati, senza alcuna difesa, fiduciosi e pronti ad accogliere. È un segno di umiltà, di sottomissione e di fiducia in Dio, esprimendo la consapevolezza della propria piccolezza e del bisogno dell'aiuto divino. Simbolicamente, le mani giunte sono state associate alla sottomissione dei prigionieri e dei vassalli, ma anche all'atto di offrire degnamente a Dio il corpo di Cristo.

La Posizione in Ginocchio

Mettersi in ginocchio durante la preghiera, specialmente in momenti solenni come la consacrazione o la comunione, è un gesto che rende la preghiera più forte. Simboleggia la sottomissione e la supplica, quasi a dire: "Signore, io sono piccolo. Tu sei grande e puoi aiutarmi".

Le Mani Rivolte Verso l'Alto

Alzare le mani rivolte verso l'alto, come chi chiede l'elemosina, simboleggia il bisogno di Dio, della sua forza e del suo calore.

La Liturgia e i Gesti per i Bambini

È fondamentale aiutare bambini e ragazzi a entrare nel significato profondo dei gesti e dei simboli liturgici. La Quaresima, ad esempio, è un tempo di grazia che annuncia il grande amore e la misericordia di Dio. Attraverso la narrazione e l'esperienza, si possono focalizzare le parole e i gesti collegati a questo tempo forte.

Gli itinerari di "catechesi mistagogica" immergono i bambini nel dinamismo della grazia, dove la "veste bianca" è simbolo del rivestirsi di Cristo per vivere atteggiamenti e comportamenti di tenerezza, bontà e umiltà. Il dialogo, come quello tra catechista e bambini, è uno strumento efficace per spiegare il significato di questi tempi liturgici e dei gesti che li accompagnano, come il segno della croce e la "Parola di Dio" che è luce guida.

Per l'amministrazione dei sacramenti e nella liturgia, gesti come lo scambio della pace, l'aspersione con l'acqua benedetta e l'unzione con il sacro crisma hanno un significato profondo che va scoperto.

La messa #1

La Messa Spiegata ai Bambini: Gesti e Significati

Partecipare alla Messa è di importanza cruciale, poiché rende presente il sacrificio di Gesù sulla croce. È essenziale che i bambini comprendano cosa accade e il significato dei gesti compiuti.

  • Entrare in Chiesa: Fare il segno della croce con l'acqua benedetta è un modo per purificarsi e riconoscere la presenza di Gesù.
  • Saluto all'Altare: Il sacerdote, con i chierichetti, fa la genuflessione a Gesù presente nel tabernacolo e bacia l'altare, simbolo di Cristo.
  • Atto Penitenziale: Battere il petto mentre si recita il "Confesso a Dio onnipotente" è un gesto di umiltà e riconoscimento dei propri peccati.
  • Liturgia della Parola: Le tre croci che il sacerdote fa sulla fronte, sulle labbra e sul cuore prima della proclamazione del Vangelo, sono imitate dai fedeli per imprimere la Parola di Dio nella mente, farla pronunciare dalle labbra e accoglierla nel cuore. Durante il Vangelo ci si alza in piedi, cantando l'Alleluia in segno di gioia.
  • Offertorio: Il sacerdote offre il pane e il vino che saranno consacrati. L'atto di unire la propria "povera offerta" ai doni è un modo per offrire a Dio il proprio cuore, studi, gioie e sofferenze. Le gocce d'acqua nel calice con il vino rappresentano l'unione dei fedeli con la vita di Gesù.
  • Consacrazione: Durante la Consacrazione, il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù. È un momento di silenzio e adorazione.
  • Padre Nostro e Scambio della Pace: La recita del Padre Nostro e lo scambio di un breve gesto di pace sono segni di comunione fraterna, esprimendo il desiderio di unità.
  • Comunione: Ricevere la Comunione in piedi o in ginocchio, china del capo o genuflessione prima di ricevere il Sacramento, sono tutti gesti di adorazione a Gesù. È consigliabile ricevere l'Ostia consacrata direttamente in bocca per evitare la dispersione di frammenti. Dopo la Comunione, si ringrazia Gesù in ginocchio.
  • Congedo: Alla fine della Messa, dopo la benedizione, si fa la genuflessione per salutare Gesù presente nel Tabernacolo.

La Preghiera Corporea: Un Campo da Riscoprire

La preghiera non è solo verbale. Il corpo è ciò che ci collega agli altri e al mondo, attraverso cui ci esprimiamo e prendiamo coscienza di noi stessi. La moderna pedagogia dei preadolescenti ha riscoperto l'importanza dell'espressione corporea e delle sue tecniche nella pedagogia della fede e della preghiera.

È fondamentale che i ragazzi imparino a pregare anche con il corpo, non solo con la parola. Questo significa educare alla corporeità, all'espressione come crescita personale e comunitaria, all'educazione dei sensi e dei sentimenti. Il corpo può offrire un apporto positivo alla preghiera, portando distensione, slancio, abbandono e offerta a Dio.

In un contesto dove gli stimoli visivi e sonori sono moltiplicati, è difficile conquistare la quiete e la concentrazione interiore necessarie per la preghiera. La progressiva marginalizzazione del linguaggio corporeo ha impoverito l'esperienza religiosa. Al contrario, il corpo è il tramite con cui la realtà entra in contatto con noi, e pregare con il corpo significa pregare con tutta la realtà umana.

La preghiera, soprattutto quella comune per i ragazzi, deve andare oltre le "troppe parole" e gli elementi intellettuali, lasciando spazio all'esperienza vitale, al sensibile e al corporeo. Gesù stesso, erede di una ricca tradizione veterotestamentaria, non trasmise la salvezza solo con le parole, ma anche con gesti sensibili e corporali, come "alzava gli occhi al cielo", "si prostrava", "si ritirava nel deserto".

La partecipazione corporea alla preghiera può variare da un minimo, che richiede al corpo di non ostacolare la preghiera, a un massimo, che lo trasforma in un linguaggio per esprimere la vita profonda.

Armonia tra Ambiente e Preghiera

L'ambiente materiale e umano può influenzare la preghiera. È necessario che l'ambiente sia in armonia con la preghiera. Per i ragazzi, la preghiera deve essere calata nel loro vissuto quotidiano: il mattino e la sera, le loro attività, gli eventi della loro vita. L'atteggiamento corporeo della preghiera ha una funzione collettiva molto accentuata, trasformando una riunione di preghiera in una vera "celebrazione" e in un "pregare insieme".

È importante creare celebrazioni che favoriscano la libertà, la spontaneità e la creatività dei ragazzi, rendendoli protagonisti attivi della loro fede, e che promuovano la solidarietà tra tutti i partecipanti, senza divisioni tra chi dirige e chi riceve passivamente.

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