Ad Alessandria si inaugura il 16 giugno la mostra GABRIELE BASILICO - Ritorni a Beirut_ Back to Beirut presso le Sale d’Arte in via Machiavelli 13. Questa esposizione, proposta per la prima volta in Italia, intende celebrare la relazione profonda e appassionata che ha legato Gabriele Basilico alla capitale libanese, una città che nel corso degli anni è divenuta uno dei cardini centrali del suo impegno con la fotografia.
L'evento ad Alessandria si inserisce nel contesto del decimo anniversario dalla scomparsa di Gabriele Basilico (Milano, 1944 - 2013), dedicando un omaggio a una parte significativa del suo lavoro.

L'Organizzazione e la Curatela
L’esposizione, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Alessandria, è organizzata dall’Azienda Speciale Multiservizi Costruire Insieme. La curatela è affidata a Giovanna Calvenzi dell’Archivio Gabriele Basilico e Christian Caujolle, direttore artistico, che hanno collaborato per offrire al pubblico un percorso esaustivo sul lavoro del fotografo. Hanno collaborato alla mostra anche Alexala (Agenzia turistica locale della Provincia di Alessandria), l’Ordine degli Architetti e la Fondazione SLALA.
Le Quattro Missioni Fotografiche a Beirut
La mostra presenta il lavoro realizzato da Gabriele Basilico durante quattro missioni fotografiche a Beirut, documentando le trasformazioni della città in momenti cruciali: nel 1991, 2003, 2008 e 2011. Un totale di oltre una trentina di immagini costituiscono il percorso espositivo, testimoniando l'evoluzione di un paesaggio urbano segnato dalla guerra e dalla rinascita.
Beirut Post-Guerra (1991)
Nel 1991, la scrittrice libanese Dominique Eddé, per incarico della Fondazione Hariri, invitò un gruppo internazionale di fotografi a documentare l’area centrale della città di Beirut, straziata da una guerra durata quindici anni, prima della sua ricostruzione. Al progetto parteciparono fotografi di fama internazionale come Gabriele Basilico, René Burri, Raymond Depardon, Fouad Elkoury, Robert Frank e Josef Koudelka. Negli scatti di questa prima spedizione, il fotografo milanese si confronta con l'evidente distruzione dell’architettura e, con essa, del significato stesso della vita circoscritta in un certo luogo. Si rende così omaggio al particolare amore che Basilico nutrì per Beirut.
La Ricostruzione in Corso (2003)
Dodici anni dopo la prima missione, nel 2003, Stefano Boeri, all'epoca direttore della rivista di architettura “Domus”, propose a Gabriele Basilico di documentare la ricostruzione della città. L'obiettivo era cogliere l'evoluzione non attraverso la selezione di singole architetture, ma tramite vedute urbane che corrispondessero alle riprese fotografiche realizzate nel 1991, creando così un confronto diretto tra passato e presente.
Oltre il Centro Storico (2008)
Nel 2008 Gabriele Basilico tornò a Beirut per la presentazione di una sua mostra al Planet Discovery Center. In questa occasione, pur senza uno specifico incarico, continuò autonomamente a fotografare la città, documentandone la ricostruzione e allontanandosi anche dal centro storico per cogliere una prospettiva più ampia del suo sviluppo.
Archivio Visivo dello Sviluppo Urbano (2011)
Nel 2009, la Fondazione Hariri decise di lanciare una seconda missione di documentazione fotografica collettiva con l’obiettivo di creare un archivio visivo che testimoniasse lo sviluppo della città. Invitò quindi Fouad Elkoury (già presente nel 1991 e coordinatore della nuova missione), Klavdij Sluban, Robert Polidori e Gabriele Basilico, che lavorò a Beirut nel 2011. Questo periodo segna la rinascita di Beirut a un nuovo presente, tra i cantieri, trasformando radicalmente la propria percezione visiva.
La Poetica di Gabriele Basilico: Spazio, Architettura e Memoria
Gabriele Basilico è noto soprattutto per le sue fotografie di paesaggio urbano e architettura, in cui categoricamente l’uomo non compare. L'artista stesso ha scritto nel 2003: “La pratica del ritornare crea una singolare disposizione sentimentale: come l’attesa per un appuntamento desiderato, un risvegliarsi della memoria per luoghi, oggetti, persone, come se si riaccendesse il motore di una macchina ferma da tempo. Per Beirut è stato anche di più”.
Lo spazio, parola cardine nel concepire ogni struttura edificata, ha in sé il proprio codice per poter essere letto e interpretato. Basilico credeva che gli edifici, lasciati soli, parlassero in un soliloquio, acquisendo una dignità monumentale che li rende volume, forma, superficie esposta alla luce del sole. Questa prospettiva assume un senso specifico nel suo tributo a Beirut distrutta: la sopravvivenza nelle immagini dei pochi uomini che ancora la abitavano dopo gli scontri è vista come presenza sfuggente di un dramma assai più vasto, inserita nel mosaico frantumato del tessuto urbano.
Solo così Basilico riesce a far comprendere che, anche se distrutta, l’architettura non perde mai di significato: essa racconta ancora qualcosa di chi l'aveva abitata e, soprattutto, voluta. Documentare la fatiscenza moribonda della città, segnata dai colpi e resa irriconoscibile, significava per Basilico non tanto cercare tra i resti la verità originaria, bensì trovarla nello stato presente, seppur sfigurato.
Nelle sue vedute, nulla viene sacrificato: Basilico comprime in esposizioni perfette ogni dettaglio celato apparentemente dall’ombra più scura, salvando al contempo le nuvole dei cieli più bianchi. Questo metodo, apparentemente frutto di profonda conoscenza tecnica e perfezionismo, nasconde una propria intima poetica strettamente correlata al soggetto che si propone di rappresentare. Nei pozzi d’ombra dei vuoti delle porte e delle finestre, si possono intravedere i lasciti immaginabili nelle abitazioni abbandonate, lo strato sottopelle leso quanto la superficie.
Se, come raccontava a proposito del suo lavoro in Normandia, Basilico aveva fatto esperienza dell’infinito come un orizzonte lontano visibile e toccabile, a Beirut si può dire che sperimenti un secondo tipo di infinito. Molte vedute dall’alto spingono lo sguardo fino ai moli affacciati sul mare o tra gli scorci urbani, ma l'attenzione del fotografo è rivolta alla documentazione dello stato lacerato d’insieme, alla condizione presente da cui è circondato. Le sue vedute si ripopolano così della levigatezza dei palazzi finiti, moderni, dedicati a un avvenire di rinnovata stabilità.

La Trasformazione di Beirut attraverso l'Obiettivo
Le varie fasi di recupero hanno modificato irreversibilmente l’aspetto della città, quasi quanto ha fatto la guerra, ma allo stesso tempo, come ricorda Rita Capezzuto nel catalogo edito da Contrasto che accompagna la mostra, "le faglie archeologiche, il tessuto storico e le sopravvivenze edilizie erano troppo importanti per procedere a un’avvilente tabula rasa". Per questo, le operazioni di recupero si dividono tra quelle più filologiche e quelle di completo rinnovo.
L’attrazione di Basilico verso la città ricostruita, documentata a partire dalle stesse prospettive con cui aveva iniziato a fotografarla nel 1991, è soggetta a un effetto straniante: il passaggio repentino a una condizione opposta rispetto alla precedente. Beirut si presenta come una città nuova, con strade, parcheggi e abitazioni, ma incastonati tra i segni ancora evidenti dello scontro sui palazzi non ancora restaurati o ricostruiti. Senza mai drammatizzare ostentatamente, attraverso le immagini di Beirut, Basilico restituisce un pezzo di storia dell’uomo riflessa sui muri, delegando alle cose immobili il compito di narrare lo stravolgimento che hanno visto e subito negli anni.
Le città di Gabriele Basilico all'Unicredit Pavillion di Milano
Informazioni Utili sulla Mostra
La mostra "GABRIELE BASILICO - Ritorni a Beirut_ Back to Beirut" sarà visitabile ad Alessandria, presso le Sale D’Arte in Via Niccolò Machiavelli, 13, dal venerdì 16 giugno 2023 a domenica 1 ottobre 2023.
La mostra è accompagnata da un volume, edito da Contrasto, che approfondisce il lavoro e la visione del fotografo.
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