Frati e Ordini Legati alla Beata Vergine Maria

Il legame tra gli ordini religiosi e la figura della Beata Vergine Maria è un aspetto fondamentale della spiritualità cattolica, che ha dato vita a numerose congregazioni e movimenti nel corso dei secoli. Diversi gruppi di "frati della Beata Vergine" hanno lasciato un'impronta significativa, sia nella vita religiosa che civile, manifestando una profonda devozione mariana e perseguendo specifici obiettivi spirituali e sociali. Questo articolo esplora alcune di queste realtà, tra cui l'Ordine Carmelitano, la Milizia della Beata Vergine Maria e la devozione mariana nell'Ordine Domenicano.

L'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo (Carmelitani)

Origini e Sviluppo in Terra Santa

L'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, o più semplicemente Carmelitano (in latino Ordo Fratrum B. Mariae V. de Monte Carmelo), è un ordine religioso cattolico. Sorto in origine sul Monte Carmelo, in Palestina, da cui ha preso il nome, con una natura prettamente monastica, è stato in seguito trasformato in ordine mendicante. I frati carmelitani pospongono al loro nome le sigle O.C. A causa del legame col profeta Elia, dovettero stabilirvisi prestissimo comunità monastiche cristiane. I crociati, quando vi giunsero dall'XI secolo, vi trovarono già dei religiosi insediati, forse di rito maronita, che si ritenevano successori dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Probabilmente verso la fine della terza crociata (1189-1191) alcuni crociati e pellegrini si unirono a loro presso la "fonte di Elia", per condurre una vita eremitica, imitando il profeta biblico, anche se in chiave cristiana. Attorno al 1154 si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina assieme al cugino Aimerico di Malefaida, patriarca di Antiochia, e riunì gli eremiti a vita cenobitica. Il Carmelo, fin da subito, ha acquisito i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento a Elia e il legame a Maria.

Immagine storica del Monte Carmelo con la rappresentazione di Elia e la Vergine Maria

La Regola, l'Espansione in Europa e le Riforme

Tra il 1207 e il 1209, il patriarca latino di Gerusalemme (che allora aveva sede a San Giovanni d'Acri), Alberto di Vercelli, redasse per gli eremiti del Monte Carmelo i primi statuti (la cosiddetta regola primitiva o formula vitae). A causa delle incursioni dei saraceni, attorno al 1235 i frati dovettero abbandonare l'oriente per stabilirsi in Europa: il loro primo convento fu quello di Messina, in località Ritiro. Papa Eugenio IV nel 1432 mitigò il rigore della regola primitiva: ciò fu causa di raffreddamento dell'ideale di vita e di rilassamento dei costumi, ai quali si oppose vanamente l'opera di alcuni Priori Generali, come Giovanni Soreth († 1471). Malgrado le divisioni, nei secoli, l'Ordine Carmelitano continuò la sua crescita. All'inizio della Rivoluzione Francese, l'Ordine Carmelitano era ormai diviso in ben 54 Province e contava 13.000 religiosi.

La Struttura Attuale e la Famiglia Carmelitana

A partire dal Concilio Vaticano II, i Carmelitani hanno riscoperto il connubio tra dimensione contemplativa e diaconia, intesa come servizio in mezzo al popolo. Attualmente i Frati Carmelitani sono divisi in 20 province, 3 Commissariati Generali, 2 Delegazioni Generali e 1 Comunità Affiliata. Le Monache Carmelitane hanno ufficialmente origine nel 1452 e oggi contano ben 75 comunità. A differenza dei frati, le monache hanno mantenuto la connotazione tipicamente contemplativa delle origini. Alla famiglia carmelitana si aggiungono 14 congregazioni di suore di vita apostolica, 1 Famiglia Missionaria Laica, 1 Istituto Secolare, numerosi gruppi del Terz'Ordine Secolare e delle Confraternite del Carmine.

Schema della famiglia carmelitana (frati, monache, terz'ordine, suore)

La Milizia della Beata Vergine Maria e i "Frati Gaudenti"

Fondazione e Obiettivi

La Milizia della Beata Vergine Maria fu un ordine cavalleresco-religioso i cui membri sono noti come Milites Gaudentes o Frati Gaudenti. L'ordine fu iniziato da Loderengo degli Andalò e altri nobili a Bologna e fu approvato da Papa Urbano IV nel 1261. Il suo scopo principale era conciliare le fazioni guelfe e ghibelline tra i magnati, tutelare la pace cittadina, e proteggere le vedove e i fanciulli. I membri erano distinti in cavalieri conventuali, coniugati e chierici, e l'ordine si diffuse in molte città. La denominazione ufficiosa di Fratres o Milites gaudentes (per la loro preminenza sociale) fu usata in senso ironico dagli avversari.

Rappresentazione storica di un membro della Milizia della Beata Vergine Maria

L'Esperienza di Firenze: Loderingo e Catalano

Tra gli avversari che usarono tale denominazione in senso ironico vi fu anche Dante Alighieri. A Firenze, Guido Novello, capo ghibellino della città, nonostante disponesse di ben 1500 cavalieri, si trovava ad affrontare una rivolta popolare dovuta ai forti tributi imposti per mantenere i mercenari. Per cercare di creare una situazione di equilibrio tra le fazioni, Guido Novello chiamò a Firenze due Frati Gaudenti bolognesi: Loderingo degli Andalò, di estrazione ghibellina, e Catalano dei Malavolti, di estrazione guelfa. I due bolognesi riformarono il governo della città, istituendo un consiglio di 36 anziani, scelti tra guelfi e ghibellini. Il consiglio ristabilì l’antica divisione tra corporazioni d’arti e mestieri, una riforma che andava a vantaggio della borghesia e contro la nobiltà ghibellina. Le adunanze del consiglio si tenevano in una bottega in Via Porta Rossa, appartenente alla corporazione dell’Arte di Calimala.

Guido Novello tentò di sciogliere il consiglio, ma i popolani impugnarono le armi e, nei pressi del ponte di Santa Trinita, respinsero la cavalleria ghibellina. Novello uscì di città, rifugiandosi a Prato senza riuscire più a rientrarvi. A vittoria ottenuta, i popolani rimandarono a Bologna Loderingo e Catalano e chiamarono un nuovo podestà da Orvieto. Poco dopo, Carlo D’Angiò entrò a Firenze, accolto dal tripudio del popolo che gli offrì la Signoria per dieci anni.

La Condanna Dantesca

Dante Alighieri collocò entrambi i Cavalieri Gaudenti, Loderingo e Catalano, nella bolgia degli ipocriti all’Inferno (Canto XXIII della Divina Commedia), costretti a vagare per l’eternità sotto il peso di pesantissime cappe di piombo ricoperte da oro zecchino. Dante collocò all’Inferno anche un altro Frate Gaudente, frate Alberigo dei Manfredi (Inferno XXXIII).

Illustrazione di Dante e Virgilio nella bolgia degli ipocriti con i Frati Gaudenti

Bartolomeo da Breganze e la "Milizia di Gesù Cristo"

Biografia e Impegno Religioso

Bartolomeo da Breganze, o da Vicenza, nato intorno al 1200, secondo il cronista proveniva dalla nobile famiglia vicentina dei da Breganze. Fu tra i primi ad entrare nell'Ordine dei Frati Predicatori, al tempo di San Domenico. Partecipò attivamente ai movimenti entusiastici volti a combattere gli eretici e a promuovere la riforma morale della Chiesa, come il movimento dell'Alleluia.

La Fondazione degli Ordini e il Ruolo a Vicenza

In questo contesto, nel 1233, Bartolomeo da Breganze fondò a Parma un ordine monastico-cavalleresco, la Milizia di Gesù Cristo. Secondo altre fonti, o in un contesto leggermente diverso, a Bologna fondò l'Ordine di Sancta Maria Mater Domini, che fu ironicamente ribattezzato dalla gente "I Frati Gaudenti". Bartolomeo fu poi professore nello Studio della curia romana e consigliere ufficiale del papa Innocenzo IV, che nel 1252 lo consacrò vescovo di Limassol, nell'allora latino Regno di Cipro. Attese questo momento a Padova, la città guelfa più impegnata nella guerra contro il tiranno, e poi a Roma.

Portando con sé preziose reliquie, giunse nel 1260 a Vicenza, dove il clero e il popolo andarono ad incontrarlo, acclamando: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Già nello stesso anno volle che venisse iniziata la costruzione della Chiesa di Santa Corona e dell’annesso convento dei domenicani. Subito dopo il suo insediamento, riaffermò le prerogative signorili da cui nel periodo ezzeliniano il vescovo era stato esautorato, convocando i vassalli per rivedere le concessioni feudali. Si occupò anche di far restituire a Vicenza i territori bassanesi e marosticensi che Padova aveva sottratto, e di svolgere un’azione pacificatrice tra le città della Marca Veronese. Risollevò le sorti della Chiesa vicentina, caduta in un miserevole stato di degrado negli ultimi anni del dominio di Ezzelino, durante i quali egli non aveva potuto insediarsi nella sede episcopale.

Ritratto di Bartolomeo da Breganze o veduta della Chiesa di Santa Corona a Vicenza

La Devozione e il Culto del Beato

Nei suoi Sermoni, Bartolomeo da Breganze pose tutta la sua passione per combattere la secolarizzazione del clero ed esortare i monaci a una vita dedicata a Dio. Uomo di grande cultura e rettitudine, con azioni concrete promosse gli studi e il risanamento morale in una città ancora permeata di odi e violenza e dove si praticava l'usura. Ricevette dalla popolazione e dal Comune un'enorme fiducia, che lo rese arbitro indiscusso di ogni contesa nella città, della quale divenne per un triennio il signore di fatto. I vicentini giunsero al punto da prestargli un giuramento di fedeltà. Dopo che nel 1264 Vicenza fu soggiogata da Padova, egli perse gran parte del suo potere e visse gli ultimi anni nello sconforto e nella delusione che si riflettono nei suoi scritti. Oggetto di devozione popolare sin dalla morte, il culto di Bartolomeo di Breganze fu confermato l'11 settembre del 1793 da papa Pio VI, che lo proclamò beato.

La Devozione Mariana nell'Ordine Domenicano

Maria nelle Origini dell'Ordine

Il legame con la Beata Vergine Maria è un tema profondo e costante nella spiritualità di molti ordini, inclusi i Domenicani. Durante il tempo d’Avvento, che ci prepara alla venuta di Nostro Signore nel Santo Natale, il compimento di quest’attesa è preceduto dalla solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria: Colei che è stata preparata, fin dal suo primo concepimento, ad essere degna porta perché potesse entrare il Signore della gloria (Cfr. Sal 23) diviene via privilegiata per la quale Egli continuamente giunge a noi. Nel riproporre la rilevanza di questo legame, possiamo accostarci a un testo classico della storia domenicana, le Vitae fratrum di fra Geraldo de Frachet (1195-1271), un’importante raccolta di testimonianze riguardanti la vita dei primi frati. È interessante notare come fin dall’inizio Maria sia presente in tali narrazioni.

I primi episodi, sull’origine dell’Ordine, descrivono la sua istituzione per merito dell’intercessione stessa della Vergine; molti fatti descrivono la devozione che caratterizza i figli di san Domenico per la loro Madre, e il patrocinio da Lei esercitato nel custodire i suoi figli nell’Ordine. Tale presenza manifesta come già i primi frati sentissero questa “predilezione” di Maria per l’Ordine, da Lei impetrato per essere strumento di salvezza per il mondo, per condurre gli uomini a Cristo: Maria stessa chiama questi figli i “suoi” frati.

Affresco o icona della Madonna con San Domenico di Guzman

La "Salve Regina" e la Promessa di Sapienza

Fra i molteplici episodi descritti, merita di essere citato uno riguardante un elemento peculiare della tradizione domenicana, ovvero il canto e la processione della “Salve Regina” (tenuta dopo Compieta). La visione sopra descritta lascia intuire la profonda vicinanza della Madre di Dio verso questi religiosi a lei devoti, da concedere la sua benedizione ogni volta che essi a Lei ricorrono, e li benedice concedendo ciò che, al termine della giornata, essi, più di ogni altra cosa, chiedono: «Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium ostende».

Questa promessa è legata a ciò che il predicatore è chiamato a compiere, il quale non annuncia una verità qualunque o un’opinione tra le altre, ma la Sapienza che viene dall’alto, che pertanto va accolta con quella disposizione che Gesù stesso esige: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Pertanto, in vista della solennità mariana, ricordiamo come la Vergine, concepita senza alcuna traccia di peccato, continuamente interceda per noi affinché, liberati da ogni vano affetto, possiamo accogliere quella Sapienza che non entra in un’anima che compie il male (Sap 1,4) e che dà parole, davanti alle quali nessuno può ribattere (Lc 21,15).

La storia della preghiera del Regina Coeli. Nascita e significato

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