Il Significato Profondo e la Pratica dei Colloqui Eucaristici

Introduzione: L'Eucaristia come Linguaggio dell'Amore Divino

Iniziare un corso sull'«ars celebrandi», trattando il tema del linguaggio della celebrazione liturgica, richiede di richiamare alla memoria il noto passaggio dell'Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis di Benedetto XVI. Egli afferma che per una giusta «ars celebrandi» è «altrettanto importante l’attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti». La liturgia, per sua natura, possiede una varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l'essere umano, sottolineando che «la semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni posti nell’ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di più che l’artificiosità di aggiunte inopportune» (n. 38).

Questa premessa ci guida a comprendere che il linguaggio liturgico non può mai essere svincolato dalla realtà che lo precede e di cui è chiamato a essere espressione. Tale linguaggio è vero in quanto pienamente corrispondente a quella realtà. Parlare di linguaggio della celebrazione liturgica sottende che si abbia ben presente che cosa sia la celebrazione liturgica o, in termini ancora più generali, che cosa sia la liturgia. Solo una ben corredata teologia liturgica è in grado di avviare un discorso corretto sulla liturgia, in quanto celebrata e dotata di un suo proprio linguaggio. Al di là di ogni possibile interpretazione e contestualizzazione storica, l'antico adagio di Prospero di Aquitania, «Lex orandi - lex credendi», rimane sempre pertinente, rendendo necessario illustrare alcuni tratti distintivi che caratterizzano l'essenza della liturgia e le loro conseguenze per l'espressività linguistica.

L'Eucaristia: Fondamento della Fede e Presenza Reale di Cristo

L'Istituzione e il Discorso sul Pane di Vita

Per comprendere l'Eucaristia, è necessario sapere con precisione quel che si deve credere sul Santissimo Sacramento. L'autore di tutti i Sacramenti, anche della Santissima Eucaristia, è Gesù Cristo. L'istituzione dell'Eucaristia è narrata dal Vangelo di San Giovanni nel capitolo VI. Dopo aver miracolosamente moltiplicato il pane nel deserto il giorno avanti, Gesù disse: «Io sono il pane di vita». Spiegò ulteriormente: «I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangerà non muoia. Sono io il pane vivo, che son disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,52).

Di fronte a queste parole, la reazione fu di incredulità: «Come mai, dicono, può costui darci a mangiare la sua carne? È impossibile! È una cosa inaudita!». Ma Gesù ribadì con forza: «Se non mangerete la carne del Figlio dell'uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. La mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me ed io in lui». Molti dei suoi discepoli, non comprendendo, si ritirarono, dicendo: «Questo linguaggio è duro. Chi lo può ascoltare?». Gesù allora chiese ai dodici: «Volete forse andarvene anche voi?». L'apostolo Pietro, pieno di fede, rispose: «Signore, da chi andremo noi? Tu solo hai parole di vita eterna».

Durante la Santissima Messa si pronunciano le parole della consacrazione sul pane e sul vino: «Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo... Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue...» (Lc 22,19). In esse si rinnova, in figura, ciò che sarà fatto domani, nella realtà, la figura della sua immolazione. Così il suo corpo si offre sotto le apparenze di pane e il suo sangue è separato dal sangue, che offre sotto le apparenze di vino. Gesù stesso ci comanda di rinnovarlo, con le parole: «Fate questo per mio ricordo», consacrando il pane e il vino nella Santa Messa.

Gesù che istituisce l'Eucaristia durante l'Ultima Cena

La Reale Presenza: Transustanziazione

La trasformazione della sostanza del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù è chiamata transustanziazione. All'apparenza, il pane e il vino rimangono come prima, il gusto e il tatto non notano nessuna differenza. Come ha stabilito il Concilio di Trento, la fede è il solo senso capace di percepire questa realtà. In questo mistero, la Chiesa riconosce che ciò che rappresenta, vi è la stessa passione e morte del Figlio di Dio. Il sacrificio della Croce è rinnovato senza spargimento alcuno, indicato dalla separazione delle specie, che è il segno esterno del sacrificio intimo di Cristo. Non si tratta di tanti sacrifici numericamente distinti, ma del solo sacrificio di Gesù Cristo reso presente.

Dio si è comunicato realmente all'uomo nel Signore Gesù. Durante la sua vita mortale, Gesù era ancora estraneo agli uomini, ma nel dono del suo Spirito Egli si è fatto presente realmente. La sua presenza non è più condizionata dal tempo e dallo spazio; sono il tempo, lo spazio, le persone, le cose tutte che entrano in rapporto con lui. Egli è la nuova creazione che condiziona ogni cosa e non è sottomessa ad alcuna, il mondo nuovo di Dio. Nel dono dello Spirito, egli entra in noi e noi in Lui, e noi diveniamo uno con Lui.

Secondo gli antichi teologi, la presenza di Cristo nell'Eucaristia è presenza nel mistero, la presenza reale sono i cristiani. La presenza nel mistero è ordinata alla presenza reale che siamo noi. Finché Egli è presente nel mistero non è ancora per noi pienamente presente. Il Cristo rimane ancora distinto e separato da noi, rimane estraneo in qualche modo agli uomini: così per chi non ha fede, la presenza reale del Cristo è inaccessibile come quella di Dio. La presenza così suppone distinzione e perfetta unità, esprime infatti un rapporto di assoluta intimità. La presenza di Cristo è l'unità del Christus totus nella distinzione delle singole persone. Egli è la presenza reale in cui sussistono il Figlio e la madre, lo sposo e la sposa. La distinzione personale esiste, nell'unità di un'unica vita, un solo corpo, un essere solo, come dice ripetutamente san Paolo nelle sue lettere e di cui quella agli Efesini è espressione stupenda (Ef 4,1-6).

L'Eucaristia come Sacrificio e Sacramento

L'Eucaristia è insieme sacrificio e sacramento. Il sacrificio della Messa è il grande dono del Santissimo Corpo e del Sangue di Gesù, la sua stessa vita divina, direttamente. È la continuazione e il prolungamento dell'Incarnazione, la moltiplicazione della presenza di Gesù in questa terra di esilio e la rinnovazione del Sacrificio del Calvario, dove siamo stati riscattati dal suo Sangue. L'Eucaristia è anche il sacramento della risurrezione e della vita eterna. Essa è il "sacramento dei sacramenti", in cui il corpo di Cristo dispiega tutte le energie della sua trasfigurazione e porta a compimento il suo mistero nella Chiesa. È in esso che ci raduniamo nel giorno del Signore per vivere la sua Pasqua nell’intensità della fede e nella gioia della festa. Nell’Eucaristia il Padre ci fa entrare in comunione con Lui nella liturgia eterna.

Il sacrificio eucaristico si conclude con il mangiare il pane offerto, ovvero la Santa Comunione. Ricevere il Corpo di Cristo significa ricevere la forza "dell'unità con Dio e con gli altri" (cfr san Cirillo d'Alessandria, In Ioannis Evangelium, 11, 11; cfr. sant'Agostino, Sermo 577). San Paolo afferma che l'Eucaristia è il sacramento dell'unità della Chiesa perché tutti noi formiamo un solo corpo di cui il Signore è il capo (cfr 1 Cor 10,17). L'ultima cena è il luogo della Chiesa nascente, il grembo che contiene la Chiesa di ogni tempo. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo viene costantemente rinnovato, la Pentecoste viene costantemente rinnovata.

Transustanziazione, la verità della Eucaristia - 4 Giugno 2020- Padre Agostino (Jince Mathew)

I Colloqui Eucaristici: Un Incontro Personale con il Signore

L'Invito di Gesù: "Venite a me"

I colloqui eucaristici trovano la loro radice nell'invito stesso di Gesù. «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò» (Mt 11, 28). In queste parole, Gesù si rivela in un atteggiamento di invito, di conoscenza e di compassione, di offerta, di promessa, di amicizia, di bontà, di rimedio ai nostri mali, di consolazione. Egli è l'alimento, il pane, la sorgente di energia e di vita. «Io sono il pane della vita» (Gv 6, 48), soggiunge nel suo eloquente silenzio il Signore. Il suo immenso amore lo ha spinto a darsi a noi in cibo in modo così familiare, per dimostrare che il motivo che ci deve spingere a ricevere questo cibo deve essere l'amore e il desiderio di Lui stesso. Tutti gli altri beni e doni dobbiamo cercarli per Lui, e non cercare Lui per amore delle altre cose. Perciò, deve essere soprattutto la carità che ci spinge ad accostarci a questo sacramento, e poiché amiamo il Signore, desideriamo di essere confortati con questo cibo e di crescere nel desiderio di Lui, e così di conseguenza crescere sempre più nella divina carità.

La Santa Comunione: Nutrimento dell'Anima e Unità

Il Santissimo Sacramento è ricevuto come cibo dal singolo fedele. Il pane eucaristico nutre l'anima di tutte le virtù, infondendo santità, purezza, amore e ogni cosa bella e nobile. Esso non è ozioso, ma «quando è presente, opera cose grandiose» (S. Gregorio Magno), donando forza nelle lotte contro le tentazioni e liberando dai demoni, portando con Gesù tutto il Paradiso. Gesù ha esplicitamente dichiarato: «Io sono il pane di vita. Chi mangia me, vive della vita del Padre, così chi mangia me, vivrà per me». Ricevere Gesù significa condividere la sua stessa vita, che poi è vita del Padre, vita di Dio, una caparra della vita eterna e della risurrezione gloriosa. Il Padre B. Pascal ha detto: «Mangiamo Dio e da Dio siamo mangiati».

La Comunione unisce gli uomini tra loro, trasformandoli in una sola comunità, come fratelli e sorelle, come membri di un sol corpo. San Paolo esorta: «Siamo un sol corpo, perché partecipiamo di un sol pane». L'Eucaristia, riunendoci nel suo corpo, ci lega tra noi, ci rende uniti e cementati per mezzo del Pane. Per questo non si può ricevere la Comunione con l'odio nel cuore contro i fratelli, sarebbe un controsenso. È evidente che non si può ricevere il Sacramento con il peccato nell'anima, altrimenti si rinnoverebbe il peccato di Giuda e si ripeterebbe il suo tradimento. L'Eucaristia è un cibo dei vivi; chi è morto non può mangiare. Essendo vita dell'anima, con l'anima morta non si può mangiare la Vita. Perciò è necessario un esame della propria coscienza, utilissimo per una degna e fruttuosa ricezione del Santissimo Sacramento.

L'Adorazione Eucaristica: Conforto e Riconciliazione

L'adorazione eucaristica è il luogo dove Gesù è "realmente" presente. Da quel momento in poi nessuno di noi può più dire: «sono solo», in questo dolore, in questa situazione, in questa contraddizione, in questo peccato, in questa lontananza, davanti a una malattia, davanti alla morte, davanti a una contraddizione, davanti a una gioia, a una strada, a un’opportunità. Quando si mangia l'Eucaristia, questa presenza arriva dentro di noi e quindi vince questa radicale solitudine che abita il cuore di ciascuno. L'Eucaristia è "la presenza" di Gesù nella storia e, soprattutto, nella nostra vita. E se c'è Lui, allora tutto è possibile, tutto è vivibile, tutto è affrontabile.

È un dovere del cristiano visitare Gesù nel Santissimo Sacramento, adorarlo e consolarlo anche per coloro che non l'amano e lo disprezzano. Egli è il Creatore del mondo, il Redentore, Cristo vivente come lo è in cielo. Dove c'è Gesù Cristo, figlio di Dio e di Maria e seconda Persona della Santissima Trinità, lì c'è il Padre, e lì c'è lo Spirito Santo. Con Loro, Angeli e Santi sono in estasi di amore e di adorazione, pronti a raccogliere i desideri dei fedeli per confortarli nelle pene della vita. Gesù stesso invita: «Voi tutti, affaticati e stanchi, venite a me; io vi consolerò, vi ristorerò!».

L'adorazione eucaristica è come se la grazia di Dio soffiasse dentro di noi e ravvivasse la Sua presenza, scostando la cenere del nostro egoismo, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, delle nostre ferite, che molto spesso hanno seppellito completamente la presenza di Dio dentro di noi, nel nostro cuore. Più ci si mette davanti all'Eucaristia con l'atteggiamento di non far niente, ma di permettere semplicemente al Signore di soffiare la Sua presenza dentro di sé, più questo stare davanti a Lui crea il fuoco della Sua presenza in noi. Tutti i Santi si sono innamorati della devozione al Santissimo Sacramento. Infatti non c’è al mondo gioia più bella, tesoro più prezioso di Gesù sacramentato.

Fedele in preghiera davanti al Santissimo Sacramento esposto

Il Linguaggio della Celebrazione Liturgica: Bellezza, Semplicità e Partecipazione

Cristo Protagonista e la Nobiltà della Semplicità

Attraverso la liturgia, infatti, il Signore continua nella sua Chiesa l’opera della nostra Redenzione (cf. Sacrosanctum concilium, 2). Ciò che è stato nella storia, ovvero il mistero pasquale, il mistero della nostra salvezza, si rende oggi presente nella celebrazione liturgica della Chiesa. Nella stessa celebrazione eucaristica, l’assemblea radunata risponde al “Mistero della fede”, successivo alla consacrazione, con le parole tanto significative: «Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». In tal modo, la Chiesa, convocata per la celebrazione liturgica, rinnova ogni volta l’esperienza della verità dell’affermazione paolina: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre» (Eb 13, 9).

La liturgia della Chiesa ha una modalità discreta e al contempo chiara per ricordare la presenza fondamentale del grande Protagonista. Ci si riferisce al saluto liturgico «Il Signore sia con voi», che più volte ricorre, ad esempio nella Messa. Ogni volta viene così augurata e manifestata la presenza del Signore. Non è pensabile andare all’essenza della liturgia senza riaffermare che il suo primo Protagonista è Gesù Cristo. La Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II afferma che «Per realizzare un’opera così grande (la comunicazione della sua opera di salvezza) Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel Sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, “egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti”, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. È presente, infine, quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro” (Mt 18, 20)» (n. 7).

La presenza misteriosa e reale di Cristo nella liturgia e il suo essere protagonista nel rito celebrato richiede al linguaggio liturgico lo splendore della nobile semplicità, secondo la celebre dizione del Concilio Vaticano II (cf. Sacrosanctum concilium, n. 34). Tale attributo non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina, ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore. La bellezza della liturgia è parte di questo mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra. Tutto ciò deve renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere perché l’azione liturgica risplenda secondo la propria natura (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, n. 35). Ne consegue che non è ammissibile alcuna forma di minimalismo e di pauperismo nella celebrazione liturgica. Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia, che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d’arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra.

La Partecipazione Consapevole e i Linguaggi Liturgici

La liturgia, intesa come azione della Chiesa, esige una partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa (cf. Sacrosanctum concilium, n. 11). Questa azione della Sposa che tende a diventare un’unica realtà con Cristo Sposo e con il suo agire, è l’offerta di amore al Padre per la nostra salvezza. Tale azione deve realizzare e manifestare la Chiesa stessa, segno visibile della comunione di Dio e degli uomini, in Cristo. Il linguaggio liturgico include parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei paramenti. Canto e musica in liturgia, quando si esprimono secondo la verità del loro essere, nascono dal cuore che ricerca il mistero di Dio e diventano un’esegesi dello stesso mistero, della Parola fatta carne per la nostra salvezza. C’è un legame intrinseco tra la parola, la musica e il canto nella celebrazione liturgica: devono essere interpretazione fedele, svelamento comprensibile all’animo credente.

L'Eucaristia è il “sacramento dei sacramenti”. Nello Spirito Santo, il Padre ci fa entrare in comunione con Lui nella liturgia eterna. Lo Spirito Santo ci introduce dapprima nella liturgia da celebrare, poi ci manifesta il Signore che viene nella liturgia della Parola, e realizza per noi la Pasqua di Cristo nell’anafora. La celebrazione è una sinergia costante tra noi e il Signore. In ciascuno dei movimenti della liturgia eucaristica vi è un momento forte in cui lo Spirito ci deifica nel corpo del Signore: è il momento dell’epiclesi, l'invocazione dello Spirito Santo. La liturgia della Parola culmina in un’epiclesi che precede l’annuncio dell’evangelo, poiché è allora che il Verbo incarnato diventa per noi “spirito e vita” (Gv 6,63). Nell’anafora, l’anamnesi è consacratoria grazie all’epiclesi in cui lo Spirito trasforma le offerte in corpo e sangue di Cristo. La memoria della Chiesa diventa presenza: l'evento pasquale, accaduto una volta nella storia, è ormai contemporaneo ogni istante delle nostre vite.

Dettaglio di un antico manoscritto liturgico con note musicali

Spiritualità Eucaristica nella Vita dei Santi e dei Fedeli

Il Venerabile Raffaello Delle Nocche: "Uomo-Eucaristia"

La spiritualità eucaristica è al centro della vita e della missione di ogni sacerdote e vescovo. L’amore del Vescovo verso la Santa Eucaristia si esprime nella celebrazione quotidiana della Santa Messa e dedicando parte prolungata del proprio tempo all'adorazione davanti al Tabernacolo. Qui il Vescovo apre al Signore il suo animo, intercedendo per le pecore che gli sono state affidate (cf. Pastores gregis, n. 16).

Il Venerabile Servo di Dio Raffaello Delle Nocche, del quale si ricordava il centenario di ordinazione episcopale nel 2022, è stato definito dalla Commissione storica non tanto un «uomo dell’Eucaristia» ma «uomo-Eucaristia», uomo donato alla Chiesa e al mondo (Positio II, p. 911). Questa immagine richiama san Bonaventura, che diceva che il pastore è buono quando diventa egli stesso «pasto», nutrimento spirituale per le sue pecore. Mons. Delle Nocche visse un'esperienza vitale del Cristo Eucaristico, maturata nelle lunghe contemplazioni fino a diventare concreta familiarità. I suoi colloqui con l’Eucaristia occupavano buona parte della sua giornata; si dice che egli trascorresse non meno di cinque ore al giorno al suo inginocchiatoio, tanto che i canonici della Cattedrale rispondevano: «Monsignore è alla mangiatoia» (cf. M. R. Puzio, Animo eucaristico e mariano).

La sua giornata incominciava ogni mattina alle ore cinque dinanzi al tabernacolo, e lì rimaneva per ben due ore, fino alla celebrazione della sua messa di ringraziamento. Al Tabernacolo poi tornava spesso, come cervo assetato alla fonte, durante la giornata: normalmente a mezzogiorno per quasi un’altra ora con la recita dell’Ufficio e poi dopo i pasti, e ancora nel primo pomeriggio e infine a sera prima di cena. Quei colloqui eucaristici, pur così intimi e intensi, non erano isolati dal contesto della sua giornata, ma lo rendevano pronto e disponibile alla sua Chiesa. Il vertice della sua azione eucaristica fu la celebrazione di due Congressi Eucaristici Diocesani nel 1938 e nel 1947, e la fondazione di una congregazione religiosa, le “Discepole di Gesù Eucaristico”, nome scelto da Papa Pio XI.

Testimonianze di Santità Eucaristica

Molti santi hanno mostrato un profondo amore per l'Eucaristia. San Giovanni di Avila, proclamato Dottore della Chiesa, scriveva a un sacerdote: «Terminata la Messa si raccolga per una mezz’ora, oppure un’ora e ringrazi il Signore per una sì grande misericordia, di avere accettato di abitare in una dimora tanto indegna…» (Epist. 8). Sant’Alfonso M. de Liguori, nelle sue Riflessioni utili a' Vescovi, suggeriva che il prelato non debba tralasciare l’orazione, e per buon esempio facesse l'orazione in pubblico, come praticava san Carlo Borromeo e il cardinal d'Arezzo. Anche se la prassi liturgica attuale ha inserito momenti di silenzio nella celebrazione (cf. ODGMR, n. 45 e 88), l'istruzione Eucharisticum mysterium (25 maggio 1967) sottolineava che «L’unione con Cristo, cui è ordinato questo sacramento, non dev’essere suscitata solo durante il tempo della celebrazione eucaristica, ma dev’essere prolungata durante tutta la vita cristiana» (n. 38).

La Beata Chiara Bosatta (1858-1887), cofondatrice delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza, era devota dell’Eucaristia. Le sorelle ricordavano la sua esortazione a fermarsi davanti al tabernacolo e la sua frase caratteristica: «Andiamo al nostro paradiso in terra!». Il suo ardore eucaristico cresceva con il suo affievolirsi fisico: «Signore, ci hai amati fino a dare te stesso nel Corpo, Sangue ed Anima! Ti dai a me, impasto di miseria, a me!».

Madre Teresa di Calcutta affermava: «L’Eucaristia è il segreto della mia giornata. Essa dà forza e senso ad ogni mia attività al servizio della Chiesa e del mondo intero». Per lei, l'Eucaristia non era un'idea o un ricordo, ma «una “persona” sempre viva e presente con noi!». Ricevere l'Eucaristia è «entrare in comunione profonda con Gesù», anticipando il cielo sulla terra e unendo il cielo e la terra.

Queste testimonianze evidenziano come la vita eucaristica si esprima attraverso un linguaggio che comprende:

  1. Il Sacrificio-dono: Gesù nell'Eucaristia dona se stesso per ciascuno di noi, un amore che si traduce in un dono disinteressato.
  2. La Presenza: L'Eucaristia è il luogo dove Gesù è "realmente" presente, vincendo la solitudine e rendendo tutto possibile.
  3. L'Offerta: L'Eucaristia è il luogo in cui la nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, viene offerta e cambia nella sua sostanza, diventando redenzione.
  4. La Comunione: Mangiare questo pane e bere questo sangue insieme crea una comunione più profonda tra gli uomini e con Cristo, rendendoci un unico corpo.
  5. La Carità: L'Eucaristia è la forma della nostra carità, insegnandoci a donare la nostra vita e a vivere non nella pretesa ma nel dono di noi stessi.

Transustanziazione, la verità della Eucaristia - 4 Giugno 2020- Padre Agostino (Jince Mathew)

L'Eucaristia come Sorgente di Vita e Santità

L'Eucaristia è la fonte e il culmine della vita cristiana, ciò che ci fa Chiesa e ci rende pienamente noi stessi. È la continuazione e il prolungamento dell'Incarnazione, la moltiplicazione della presenza di Gesù in questa terra di esilio, la rinnovazione del Sacrificio del Calvario e la caparra della risurrezione e della vita eterna. Essa alimenta la nostra vita di grazia e ne assicura la sussistenza e la crescita, poiché la grazia è il germe della gloria.

In sintesi, i colloqui eucaristici, siano essi espressi in preghiere, adorazione silenziosa o nella ricezione del Sacramento, rappresentano l'incontro intimo dell'anima con il suo Signore. Essi ci permettono di vivere la verità della sua presenza, di lasciarci trasformare dal suo amore sacrificale e di diventare a nostra volta "eucaristia" per il mondo, espressione della bontà di Dio e canale della sua grazia.

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