La storia dei Giubilei pontifici si intreccia profondamente con la vita spirituale e culturale di Roma e dell'Italia, segnando momenti di riflessione, rinnovamento e riscoperta. Questi eventi straordinari non solo richiamano fedeli da ogni dove, ma stimolano anche iniziative culturali e di valorizzazione del patrimonio, come dimostrano le celebrazioni legate ai vari Giubilei e l'attenzione ai siti storici come l'Arco di Tito e i Fori Imperiali.
Il Contesto dei Giubilei nella Storia della Chiesa
Il Giubileo della Pace del 1925
Il “Giubileo della pace” del 1925, indetto da papa Pio XI dopo gli eventi della Prima Guerra Mondiale, fu un Anno Santo di particolare significato. In questo periodo, morì Pier Giorgio Frassati, che sarà canonizzato proprio nel nuovo Anno Santo 2025, a 100 anni dalla sua morte.
Lo spirito di pace e riconciliazione che animava questo Giubileo è ben espresso nelle parole di Frassati. Egli infatti scrive: «Carissimo, non sentimenti di rancore che sarebbero non degni dell’Anno Santo; poiché già il Vicario di Cristo ha aperto le Porte Sante io stendo a te il ramo d’Ulivo segno della Pace…L’anno è incominciato bene, dopo aver brindato coi miei mi sono recato ai SS. Martiri; là nella Chiesa, stipata di gente, abbiamo pregato perché sia pace all’Italia e Pace a noi.» In un'altra lettera a Marco Beltrame aggiunge: «Carissimo, La pace sia nel tuo animo, ecco l’augurio che Robespierre porge a Perrault per l’anno Santo, ogni altro dono che si possegga in questa vita è vanità come vane sono tutte le cose del mondo.» Egli proseguiva riflettendo sul significato profondo dell'esistenza: «Bello è vivere in quanto al di là v’è la nostra vera vita altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa vita se non vi fosse un premio delle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia se non fosse la certezza della Giustizia di Dio.»
Anche per l’Azione Cattolica (Ac) di Roma, furono testimoniate sia l’intenzione di tenere alcune conferenze sull’Anno Santo (verbale del novembre 1924), sia la volontà di organizzare una Giornata sociale per i parroci di Roma, oltre a mantenere aperta la sede. Armida, all’Assemblea Generale, presentò un triplice programma per l’Anno Santo: esortare le Dirigenti ad acquisire il Giubileo e ad animare le socie, ricordare il pellegrinaggio di settembre per tutte le dirigenti Gf chiedendo collaborazione per la creazione di nuovi circoli, e segnalare la settimana regionale del Lazio con formazione religiosa interna e animazione intellettuale.
Il Giubileo Ordinario del 1950
Indetto da Pio XII, il Giubileo ordinario del 1950 chiamò a Roma pellegrini da tutte le nazioni. La partecipazione era vista come un momento per riflettere sulla vita cristiana. Il messaggio era chiaro: «Tutti guardano a Roma, è vero, perché tutti aspettano di trovare a Roma l’esempio di una vita cristiana attuata. Per quanto sta a noi non deludiamo questi nostri fratelli. Non lasciamo che pensino che possediamo una perla, ma non ne conosciamo il valore.» Venivano raccomandati comportamenti esemplari: «Contegno in Chiesa, atteggiamento corretto e disinvolto in strada, abbigliamento che rispecchia la virtù cristiana, cortesia, e gentilezza con gli altri: tutto parli loro della nostra vita di cattolici.»
Le iniziative dell'Azione Cattolica erano numerose, tra cui la partecipazione alla staffetta dell’Anno Santo ad Assisi (giugno 1950). Un “folto gruppo di socie e giovanissime” partecipò alle visite giubilari iniziate in San Pietro e terminate ai piedi di Maria, Salus Populi Romani, in Santa Maria Maggiore. Il Presidente della Giunta diocesana di Roma, Salvatore Salvatori, indisse una quattro giorni diocesana nell’Istituto M.P. per il gennaio 1950, sottolineando: «Se l’Anno Santo è Anno di Dio: bisogna rispettarlo come cosa sua: vivendolo nella dignità di ciò che Egli vuole, a cominciare dall’umile divino dovere quotidiano; scoprendo sempre più chiara la necessità di una guida (Direttore Spirituale) alla quale aprirsi per confidare le aspirazioni, gli ardori dell’anima, e le sue debolezze e consigliarsi; ritemprando ogni giorno la fedeltà all’amicizia che Dio ci dona (Vita di Grazia); aiutando di più gli altri, specialmente i più bisognosi, col ridestare in noi il senso della carità; dando meno tempo alle cose che circondano e alimentano la nostra mortalità, per sostare di più nella considerazione di quelle realtà che ci fanno vivere, divinamente vivere.» Tra le attività promosse vi erano la liturgia della Santa Messa, la Santa Comunione mensile, la Scuola sociale e l’adesione a concorsi culturali. Vennero organizzati anche incontri per i militari, con particolare attenzione per chi partiva per il servizio.
Il Giubileo del Rinnovamento e della Riconciliazione (Paolo VI)
Il Giubileo indetto da Paolo VI, detto “Anno Santo del rinnovamento e della riconciliazione”, vide l’Azione Cattolica riflettere sulla testimonianza nel mondo. Il Concilio Vaticano II aveva proiettato «la luce della verità su tutta la vita della chiesa e del mondo», sollecitando «un nuovo modo di pensare l’uomo, l’attività umana, la comunità umana». L’allungamento del Giubileo fino all’8 dicembre fu visto come un tempo «offerto… per operare quella conversione che ci renda più disponibili al piano di salvezza di Dio». A livello romano, si assistette al rilancio del Settore giovani per opera dei vicepresidenti e dell’assistente diocesani.

Papa Francesco: Il Giubileo della Misericordia e Segni di Devozione
Il Giubileo della Misericordia
Indetto da papa Francesco, il Giubileo della Misericordia ha messo al centro il Vangelo della misericordia e la convinzione che «Dio non si stanca di perdonarci». In contrasto con «la cultura dello scarto», Papa Francesco ha promosso «la cultura dell’incontro e della solidarietà», ribadendo con forza che «apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana». In un’epoca segnata da conflitti e violenze, il Pontefice ha costantemente levato la sua voce per la pace: «La guerra è solo morte di persone, distruzioni di case, ospedali e scuole. La guerra lascia sempre il mondo peggiore».
L'Omaggio di Termoli a Papa Francesco
La città di Termoli ha reso un significativo omaggio a Papa Francesco, intitolandogli una rotonda, come segno di gratitudine da parte della città e di tutta la diocesi di Termoli-Larino. La decisione nasce dal fatto che nel 2019 il Papa concesse alla Diocesi di effettuare un pellegrinaggio a Roma con il corpo di San Timoteo, in occasione della celebrazione della prima Domenica della Parola di Dio da lui istituita. L’amicizia che Papa Francesco ha concesso a don Benito Giorgetta, parroco di san Timoteo a Termoli, ha permesso una frequentazione e un rapporto particolare durante i quali spesso si è parlato di Termoli e di san Timoteo.
La “rotonda di Papa Francesco” è «un atto di filiale devozione e profonda gratitudine ad un Papa che ha amato la città termolese». Due massi sormontati da due foto del Pontefice, una nel gesto del saluto e l’altra con la mano alzata «ornata» da una colomba bianca, con il volto sorridente, sembrano augurare la pace al mondo intero. Sotto le foto, la scritta ripropone il titolo di una delle sue encicliche: «Fratelli tutti» (3 ottobre 2020). Chiunque entri o esca da Termoli, percorrendo la strada statale 16, «avrà modo di incrociare questo segno di grata riconoscenza della città alla memoria di un Papa che tanto ha colpito le coscienze e le sensibilità di molte persone.»

L'Arco di Tito e i Fori Imperiali: Un Ponte tra Fede, Storia e Cultura
La Via Crucis al Palatino e l'Arco di Tito
Un evento particolarmente importante per la folta partecipazione (oltre 15.000 persone, tra cui migliaia di giovani) fu la Via Crucis pubblica del Venerdì Santo al Palatino, una tradizione della Gioventù Italiana di Azione Cattolica Romana. Questo rito si svolgeva con commenti dei giovani stessi, sui luoghi dove i primi cristiani si riunivano e i primi santi conobbero il martirio, con inizio presso l’Arco di Tito presso il Colosseo. Questo percorso spirituale unisce la fede contemporanea con le radici storiche del cristianesimo a Roma, richiamando la memoria dei martiri e dei primi testimoni.

Valorizzazione Culturale dei Fori Imperiali
L'area dei Fori Imperiali è costantemente al centro di iniziative di valorizzazione. Dal 25 aprile, ad esempio, uno spettacolo di luci e narrazione storica di Piero Angela e Paco Lanciano consente di «penetrare nelle viscere dei Fori Imperiali, sotto la strada». L’ingresso per lo spettacolo al Foro di Cesare è dalla Colonna di Traiano, attraversando una parte della piazza del Foro di Traiano per poi sbucare alle spalle del Tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare. Questo progetto ha riscosso grande successo, attirando numerosi visitatori e dimostrando il valore dell'offerta culturale romana.
I Fori Imperiali, secondo il sindaco Ignazio Marino, non sono più bui ma «vivono di giorno e di notte, con un’offerta culturale straordinaria che porta anche risorse economiche e lavoro di qualità nella nostra città». Il piano di valorizzazione prevede scavi archeologici e la riunificazione dei complessi archeologici di Traiano, Augusto e Nerva, anche grazie al finanziamento della Repubblica dell’Azerbaijan. L'intervento riguarda anche la Via Alessandrina, la cui origine risale al Giubileo del 1500, voluto da Alessandro VI. La via era nata dall’allargamento dell’antica Via Recta.
La zona dei Fori non fu mai completamente abbandonata, ma subì trasformazioni nel corso dei secoli, tra demolizioni, ricostruzioni e riutilizzi. La prima sistemazione urbanistica moderna della zona tra il Foro di Nerva e la Colonna Traiana avvenne attorno al 1570 per opera del cardinale Michele Bonelli, detto l’Alessandrino, che bonificò l’area e la rese edificabile, tracciandovi la via detta, dal suo appellativo, Alessandrina. Le grandi opere urbanistiche del Novecento, in particolare gli sventramenti degli anni '30 per la costruzione della Via dell'Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), modificarono profondamente il paesaggio, con la demolizione di migliaia di abitazioni e il trasferimento di circa 4.000 persone.
Un Viaggio Virtuale nella Roma Antica: Scopri i Suoi Monumenti Iconici
"La Biblioteca Infinita" al Colosseo: Il Sapere nel Mondo Antico
Presso il Colosseo è stata allestita la mostra “La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico”, che ripercorre l’evoluzione del libro e della lettura nel mondo greco-romano. L'idea della mostra è nata dalla scoperta degli “auditoria” di Adriano in piazza Madonna di Loreto a Roma e dalla necessità di dare una lettura organica ai risultati delle indagini archeologiche nel “templum Pacis”. Quest'ultimo, edificato vicino ai Fori di Cesare e Augusto nel 70 d.C. dall’imperatore Vespasiano, era un santuario dedicato alla pace ma anche un centro di cultura con un’importante raccolta d’arte e la “bibliotheca Pacis”. La mostra espone 120 opere tra statue, affreschi, rilievi e strumenti di scrittura, con un allestimento scenografico che ricostruisce le antiche scaffalature delle biblioteche, le cosiddette “armaria”. Tra i pezzi più significativi, la statuetta in avorio di Settimio Severo e affreschi inediti.
Il Giubileo 2025: "Pellegrini di Speranza" e l'Arte della Maternità
In preparazione al Giubileo 2025, è stata avviata l'iniziativa “Pellegrini di Speranza”, promossa dalla Conferenza Episcopale Marchigiana (CEM) in collaborazione con la Regione Marche. Nell’ambito di questo progetto, sarà visitabile da sabato 26 luglio fino al 30 novembre 2025 la mostra “Immagini di maternità, la bellezza della vita che nasce”, allestita nei Musei diocesani di Ancona e Osimo.
L’esposizione coinvolge 14 musei diocesani delle Marche, ciascuno con almeno tre opere significative selezionate per il loro pregio artistico e per il contenuto simbolico e teologico legato al tema della maternità, privilegiando le immagini mariane. La maternità di Maria è presentata non solo come tema devozionale, ma come un ponte tra arte, fede e storia. Attraverso le opere, emerge la forza evocativa di immagini che parlano di cura, protezione e speranza. Mons. Angelo Spina, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo, ha sottolineato come un museo sia «uno scrigno di bellezza, di fede, è un luogo vivo che, pur presentando segni “antichi”, mai porta i segni della vecchiaia.»
Tra le opere esposte nel Museo diocesano di Ancona, spiccano un pregevole sarcofago paleocristiano con una delle più antiche rappresentazioni della Natività, un bassorilievo che raffigura la Vergine Eleousa (Madre della tenerezza) e un’opera riferibile alla Madonna Odigitria (colei che mostra la via). Un piccolo dipinto con la Madonna leggente e il Bambino addormentato completa il quadro, con simboli della morte e resurrezione di Cristo.
