I Francescani dell'Immacolata: Storia, Carisma e Sviluppi Recenti

Il mese di dicembre e il tempo d’Avvento si caratterizzano ogni anno per la novena e la solennità dell’Immacolata Concezione, così cara ai frati e all’Ordine francescano. Il nostro Ordine, da sempre si è dedicato e continua a dedicarsi alla Vergine Immacolata curando la preghiera, il culto, la formazione e l’azione pastorale orientata a Lei. Che grande dono per noi frati e per ogni credente, avere la Madre Immacolata!

Radici Francescane e la Devozione all'Immacolata Concezione

L'Avvocata dell'Ordine

“È Francesco stesso che sceglie l’Immacolata come patrona e regina dell’Odine serafico” racconta fra Davide Pintabona. San Francesco d’Assisi (XIII secolo), infatti, “circondava di indicibile amore la Madre del Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia. In Lei, principalmente, dopo Cristo, riponeva la sua fiducia e, perciò, la costituì avvocata sua e dei suoi”. (Leggenda Maggiore, IX). Tra i grandi devoti e sostenitori dell’Immacolata Concezione ci sono i santi francescani Antonio da Padova, Bonaventura da Bagnoregio, Giovanni Duns Scoto, Bernardino da Siena, Leonardo da Porto Maurizio. È anche grazie alla loro opera che, nel 1854, si arriverà alla proclamazione del dogma dell’Immacolata per tutta la Chiesa.

Il Beato Giovanni Duns Scoto, il "Dottor Sottile"

Senza dubbio, una delle pagine più belle di questa storia di amore e di affetto dei francescani per la Madre di Dio, è stata scritta dal beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308): scozzese di nascita, morto nel convento di Colonia in Germania e sepolto nella chiesa conventuale, fu un appassionato difensore del privilegio dell’Immacolata Concezione di Maria. Fu soprannominato “Dottor Sottile” per l’acutezza del suo pensiero teologico. Papa Giovanni Paolo II, il giorno della beatificazione, lo definì “cantore del Verbo Incarnato e difensore dell’Immacolato Concepimento di Maria”. A lui si deve la cosiddetta “teoria della redenzione preventiva o preservativa”, secondo la quale anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una redenzione preventiva: prima e fuori del tempo, in previsione dei meriti del Figlio. È proprio questo l’argomento che ha consentito di superare gli ostacoli posti da altre scuole teologiche.

illustrazione del Beato Giovanni Duns Scoto in un momento di studio o dibattito teologico

L'Inno "Tota Pulchra" nella tradizione francescana

“Tutta bella sei, Maria, e il peccato originale non è in te”: sono le parole iniziali dell’inno “Tota Pulchra”, che dal IV secolo sostengono e testimoniano la fede dei cristiani nella concezione Immacolata della Madonna. Questo inno da sempre riecheggia tra le mura dei conventi francescani e ha formato i cuori dei frati, ben prima della proclamazione del dogma (1854), a venerare la Vergine Immacolata. “In epoca di dispute teologiche, i frati non cantavano questo inno in Chiesa, per evitare scandali o polemiche. Hanno scelto di cantarlo nei refettori, dopo la cena del sabato, per manifestare la loro devozione nei confronti di Maria Immacolata. Ancora oggi conserviamo questa tradizione” racconta fra Davide Pintabona, che ha guidato le Meditazioni del Triduo in preparazione alla solennità dell’Immacolata Concezione, promosso dalla Custodia di Terra Santa nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme.

Origine e Carisma dei Frati Francescani dell'Immacolata (FI)

La Fondazione dell'Istituto

La storia dell'istituto dei Frati Francescani dell'Immacolata ha inizio nel 1965, anno in cui padre Stefano Maria Manelli riscoprì e meditò le Fonti Francescane e gli scritti di san Massimiliano Maria Kolbe, soprattutto dopo che il Concilio Vaticano II, con il decreto Perfectae Caritatis, invitava al ritorno alle fonti originarie per un rinnovamento della vita consacrata. Il 24 dicembre 1969 padre Manelli chiese al Superiore Generale dei Frati Minori Conventuali, padre Basilio Heiser, di avviare una nuova esperienza di vita francescana. Il superiore assecondò l'istanza, chiedendo a padre Manelli di preparare un programma di vita per questa comunità religiosa rinnovata.

Nel 1962, Padre Stefano Manelli, allora Vicedirettore in un convento vicino Napoli, fu invitato da un confratello di Sturno a visitare il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento, Avellino. Il convento attiguo al santuario, sebbene malandato e precedentemente abbandonato dai Carmelitani, fu ritenuto utile dai Conventuali per le vacanze dei chierici, anche in virtù del desiderio della Provincia di Avellino di consolidare la propria presenza nella regione. Il convento di Frigento fu quindi aperto.

Il 7 luglio, durante il Capitolo Provinciale dei Frati Minori Conventuali a Napoli, il Padre Generale presentò la richiesta di Padre Stefano Manelli e Padre Gabriele Maria Pellettieri di avviare un’esperienza di vita più fedele alle origini francescane. La richiesta fu accolta, anche in considerazione del fatto che il convento di Frigento era isolato, poverissimo e si pensava di chiuderlo. Questa condizione di estrema povertà fu ritenuta ideale per Padre Stefano e il cofondatore, non solo per il carattere mariano del luogo, ma proprio per la sua semplicità e privazione.

Il 2 agosto 1970, padre Stefano Maria Manelli e padre Gabriele Maria Pellettieri, entrambi provenienti dai frati minori conventuali, entrarono per la prima volta in quella che sarebbe stata considerata la "Casa Madre" del nuovo Istituto, a Frigento (AV), attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio. Sin dall'inizio la vita dei primi due frati della nuova comunità religiosa fu, per loro stessa volontà, molto dura: preghiera e povertà, penitenza e lavoro di apostolato. Essi riposavano su letti di tavole senza giaciglio nei mesi meno freddi e sopportavano il duro freddo nei lunghi mesi invernali con temperature di frequente sotto lo zero, andando con i sandali a piedi nudi, sotto l'acqua e nella neve.

Il Riconoscimento Ecclesiale e il Carisma

Il nuovo gruppo di frati venne riconosciuto dalla Chiesa venti anni dopo. Il 22 giugno 1990, solennità del Sacro Cuore di Gesù, l'allora Arcivescovo di Benevento, mons. Carlo Minchiatti, “per decisione del Santo Padre”, firmò il decreto di erezione del nuovo Istituto di Diritto diocesano. Il 23 giugno 1990, festa del Cuore Immacolato di Maria, avvenne l'erezione effettiva dell'Istituto presso il "Centro La Pace" di Benevento, con la professione dei voti di circa trenta religiosi. La rapida crescita dell’Istituto nel mondo e le credenziali dei Vescovi portarono il 1º gennaio 1998, solennità della Madre di Dio, al riconoscimento pontificio.

I frati vestono un abito grigio-celestino con la Medaglia dell'Immacolata sul petto. Il loro quarto voto specifico, denominato “Voto Mariano”, rende i Francescani dell’Immacolata missionari in senso specifico. San Massimiliano Kolbe scriveva: «Le nostre case siano sempre così povere che se tornasse san Francesco potrebbero essere da lui scelte per abitarci». Il Sentiero Mariano Serafico sottolinea che «ogni membro della M.I.M. è chiamato a percorrere un “sentiero” di grazia e santificazione “nella luce dell’Immacolata” e sui passi di S. Massimiliano Maria Kolbe». La formazione mariana e quella francescana si coniugano pienamente alla scuola di S. Massimiliano Maria Kolbe, con l'idea che «Quanto più apparteniamo all’Immacolata, tanto più perfettamente comprenderemo e ameremo il Cuore di Gesù, Dio Padre e tutta la SS. Trinità». Il consacrato «sa che, nell’Immacolata, diverrà quanto prima e nel modo più facile proprietà di Gesù, proprietà di Dio».

rappresentazione della Medaglia Miracolosa e l'abito grigio-celestino dei Frati Francescani dell'Immacolata

Le Suore Francescane dell'Immacolata

La famiglia sorella dei Frati Francescani dell'Immacolata, le Suore Francescane dell'Immacolata, è legata anch'essa alla Regola Bollata di San Francesco e alla Traccia Mariana di vita francescana. Anche le Suore Francescane dell'Immacolata hanno come padri fondatori i padri Stefano Maria Manelli e Gabriele Maria Pellettieri. Sono presenti in tutti e cinque i continenti con circa 47 case e circa trecentocinquanta membri. L'ispirazione originaria della fondazione MIM (Missione dell'Immacolata Mediatrice) è nata l'8 settembre 1990 a Loreto da parte di Padre Stefano Maria Manelli, e approvata canonicamente una prima volta il 6 gennaio 1991 dall'Arcivescovo di Benevento, e la seconda volta il 24 maggio 1997 con decreto proprio dall'Arcivescovo Mons. Serafino Sprovieri.

Sviluppi e Controversie: Il Commissariamento Apostolico

Crescita e Criticità Emerse

L’Istituto conobbe una significativa crescita numerica e missionaria, con aperture in Africa, Asia e America Latina, grazie al sacrificio generoso di giovani frati che credevano nell’ideale kolbiano. Tuttavia, nel tempo emersero diverse criticità: una governance verticistica, difficoltà nella formazione teologica e una tensione costante tra identità carismatica e obbedienza ecclesiale.

In particolare, si sviluppò la scelta di adottare il rito antico (Messa preconciliare o Vetus Ordo) in forma quasi esclusiva, sull’onda del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI del 2007. Durante il Capitolo generale del 2008, padre Manelli aveva provato a introdurre una revisione delle Costituzioni dell'Istituto per rendere obbligatorio il vecchio rito nelle messe conventuali, ma l'iniziativa aveva suscitato tale opposizione da essere ritirata. Nei tre anni successivi, tuttavia, l'uso del messale preconciliare fu suggerito e talvolta, in alcuni contesti, promosso con forza, anche per le ordinazioni sacerdotali. Un gruppo di frati contestò che la messa antica e il tradizionalismo dovessero diventare l'unica formazione ricevuta dai giovani seminaristi e che le opinioni dei tradizionalisti dovessero diventare "normative" nell'Istituto, sostenendo che il tradizionalismo non era obbligatorio secondo la legislazione dell'Istituto e non aveva rapporto con il loro carisma.

La Visita Apostolica e il Commissariamento

Nel 2012, un gruppo di frati, membri della comunità storica delle origini, tra cui i padri Antonio Santoro, Michele Iorio, Pierdamiano Fehlner, Massimiliano Zangheratti e Angelo Geiger, che erano stati coinvolti in ruoli di responsabilità e poi trasferiti per le loro posizioni meno tradizionaliste, ricorsero alla Congregazione vaticana dei religiosi. Chiesero che venisse recuperato l'originario carisma e che non si imponessero posizioni tradizionaliste che tendevano a ridurre la portata del Concilio Vaticano II. In una lettera del padre Geiger, si affermava che all'interno dell'Istituto l'idea che la "nuova messa" fosse per i cattolici ordinari, mentre quella antica fosse per "il cattolico più serio", dando per scontata la superiorità della "forma straordinaria del rito romano", veniva promossa da alcuni autorevoli esponenti.

A ciò si aggiunsero problemi legati alla conduzione dell'Istituto e alla gestione patrimoniale. Di fronte a questo quadro, la Santa Sede, già nel pontificato di Benedetto XVI, dispose una visita apostolica nel 2012. Il visitatore apostolico predispose un questionario dettagliato, e la maggioranza dei membri dell'Istituto consultati si espresse in favore o di un Capitolo generale straordinario o di un commissariamento, confermando l'esistenza di tensioni significative. Nel 2013, dopo un ricorso presentato da cinque senatori dell’Istituto e la visita apostolica, emersero gravi irregolarità di governo, gestione patrimoniale opaca e tensioni interne. Il commissariamento fu inevitabile. La decisione del Papa di commissariare i Francescani dell'Immacolata, come chiesto dalla Congregazione dei religiosi, includeva la regolamentazione dell'uso della messa antica.

immagine di San Pietro a Roma, sede della Santa Sede, per contestualizzare l'intervento ecclesiale

Reazioni e Sviluppi Successivi

Il decreto di commissariamento e la clausola riguardante la messa antica scatenarono reazioni mediatiche da ambienti tradizionalisti o critici verso l'attuale pontificato, che vedevano in esso una "retromarcia" rispetto al Motu proprio di Benedetto XVI. Questa tesi fu prontamente smentita dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi. La notizia venne circostanziata dal vaticanista Sandro Magister, che la presentava come la prima aperta «contraddizione» rispetto al pontificato ratzingeriano. Anche «Corrispondenza Romana», agenzia legata al professor Roberto De Mattei, vicino al mondo tradizionalista, si fece carico di una raccolta di firme a sostegno dell'uso della messa antica per i Francescani dell'Immacolata.

Il commissariamento fu definito "draconiano" da alcuni giornalisti, con l'obiettivo di distruggere la forza dei frati che intendevano riscoprire e conservare la "messa di sempre". L'ex procuratore generale dei Francescani dell'Immacolata, padre Alessandro Apollonio, aveva smentito qualsiasi coinvolgimento dell'Istituto nel diffondere la tesi della "sconfessione di Benedetto XVI", sebbene permanessero dubbi sul tentativo di trasformare i problemi interni in una battaglia pubblica sulla messa antica.

Padre Manelli si oppose alle disposizioni ecclesiali, cercando anche di costituire nuove realtà associative in forma privata. Le accuse mosse contro di lui, di natura amministrativa e morale, non sono state oggetto di assoluzione: la giustizia penale ha chiuso un procedimento per intervenuta prescrizione, ma un processo civile per falso ideologico è tuttora in corso. Nel frattempo, il commissario padre Fidenzio Volpi fu oggetto di una campagna denigratoria da parte di ambienti vicini a sostenitori di padre Manelli, che ne minarono la serenità e la salute fino alla sua morte nel 2015.

Marco Poggi, le domande dei PM - Ore 14 del 06/05/2026

Il Cammino di Rinnovamento e il Futuro

Il Processo di Risanamento

L’intervento della Santa Sede, pur aspramente criticato in ambienti tradizionalisti, ha permesso di accompagnare l’Istituto attraverso un processo di discernimento e purificazione, conclusosi con un Capitolo Generale assistito e l’elezione di un nuovo governo fedele alla Chiesa. Oggi i Frati Francescani dell’Immacolata guardano al futuro con rinnovata fiducia. Come ricorda la storia dell’Ordine dei Cappuccini, anch’esso segnato agli inizi da forti tensioni e persino deviazioni dottrinali, è solo nel legame con la Chiesa che un carisma può fiorire e portare frutto.

Attività Apostoliche e Editorial

La Casa Mariana Editrice, le cui pubblicazioni consistono in libri, quaderni, riviste (come "Il settimanale di padre Pio"), opuscoli e volantini, è un importante strumento di apostolato e di formazione religiosa. I suoi «Quaderni» (biblici, mariani, di morale, di spiritualità) offrono un grande valore dottrinale e pastorale. Le edizioni si fondano spesso su offerte libere e non sono commerciabili. Le opere editoriali storiche - passate a entità non riconosciute - hanno perso incisività, ma l’Istituto ne ha trovato delle nuove e consolida quelle nelle missioni.

L’Istituto Francescani dell'Immacolata è un Istituto con una forte impronta mariana e missionaria. Le vocazioni sono riprese, la formazione è affidata alle Pontificie Università, e le missioni proseguono con l'apertura in Africa, Asia e America Latina, spesso supportate anche da stazioni radiofoniche missionarie.

Nelle meditazioni preparate per il Triduo dell’Immacolata, fra Davide ha voluto mostrare la Vergine Maria “come la donna nuova, come una donna che non viene venerata semplicemente perché immacolata ma perché anticipa quello che sarà il nostro stesso destino”. Fra Davide sottolinea che “ciò che Maria ha ottenuto fin dall’istante del suo concepimento, è un’eredità che anche noi siamo chiamati a raggiungere. Gesù stesso, con la beatitudine della purezza di cuore, e poi San Paolo, ci dicono che noi siamo stati scelti ‘per essere santi e immacolati dinnanzi a Dio nella carità’”. Maria è anche maestra di umiltà e insegna come vivere la vocazione cristiana, la cui essenza è la santità, meditando e contemplando la Parola nel suo cuore.

copertina di una pubblicazione della Casa Mariana Editrice

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