La figura di Padre Pio da Pietrelcina è intrinsecamente legata a una vita pervasa da un amore profondo e totalizzante: verso il Padre Celeste e verso il prossimo. Egli visse la sua esistenza in funzione di questo amore, che costituiva il suo programma di vita, un amore struggente e mai sazio, al punto da esserne divorato. Anche quando le sofferenze si affiancavano all’amore, Padre Pio le interpretava sempre nell’ottica dell’amore. In tutti i suoi scritti, rintracciabili nel suo Epistolario, vi è menzione di questo amore verticale verso Dio e orizzontale verso il prossimo.
L'assunto trova un eloquente supporto probatorio nelle pagine del suo Epistolario, dalle quali il lettore, ogni volta che vi si accosta, trae qualcosa di nuovo scoprendo straordinari particolari, robusti insegnamenti e forti richiami. Come egli stesso affermava: «Sono divorato dall’amore di Dio e dall’amore del prossimo».
L'Amore Totalizzante di Padre Pio: Per Dio e per il Prossimo
Padre Pio non fu l’uomo isolato, burbero e scontroso che qualcuno con superficialità ha cercato di presentare. Tutt’altro! Era pieno di gioia, nella continua ricerca e nell’offerta generosa dell’amore. Egli suggeriva: «Una sola cosa dovete domandare a nostro Signore: amarlo». Non si stancava di ricordare ai suoi figli spirituali che non bisogna mai fermarsi nella via dell’amore, né ci si può mai sentire sazi di tale amore. «Ama e fa ciò che vuoi. Non hai tu da tempo amato il Signore? Non lo ami tutt’ora? Non brami amarlo per sempre? Dunque nessun timore anche ammesso che tu abbia commesso tutti i peccati di questo mondo, Gesù ti ripete: “Ti sono rimessi molti peccati, perché molto hai amato”» (Lc 7,74) - suggeriva a una delle sorelle Ventrella.
Fin dagli anni giovanili, oserei fin dall’infanzia, il cuore di Francesco Forgione è pervaso di amore. I suoi scritti sono un inno sublime all’amore. Al pensiero di questo amore si sentiva bruciare «da una fiamma vivissima che brucia, strugge e non dà pena». Sentiva la sua anima «ferita di amore per Gesù», infermo di amore, provando continuamente «l’amara pena di quell’ardore che brucia e non consuma». Il giorno di san Lorenzo, raccontava, fu il giorno in cui trovò il suo cuore «più acceso di amore per Gesù».
L'amore era il perno centrale intorno a cui girava tutta la sua vita, anche quando le sofferenze, fisiche e morali, e la malattia si facevano sentire. «Niente desidero, fuorché amare e soffrire», affermava. In tutte le lettere destinate ai suoi direttori spirituali Padre Pio parla dell’amore che lo legava a Gesù. «Tutto quello che avviene in voi è affetto di amore. (…) Egli, l’amore paziente, penante, smanioso, accasciato, pesto e strizzato….. è con voi».
Alla vista di un povero, la grandissima compassione gli faceva nascere «nel suo proprio centro un veementissimo desiderio di soccorrerlo e se guardassi alla mia volontà mi spingerebbe a spogliarmi per vestirlo». Era disposto a «addossarsi tutte le afflizioni» pur di veder andar salva un'anima, cedendo in suo favore i frutti di tale sofferenza, se il Signore glielo avesse permesso.
Padre Pio paragonava questo suo amore a un vulcano sempre acceso che non riusciva a sprigionare tutto il suo calore. Confessava che era «una grande disgrazia il non sapere esprimere e mettere fuori tutto questo vulcano sempre acceso che mi brucia e che Gesù ha immesso in questo cuore così piccolo». Richiamava le parole di Gesù: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi» (Gv 15, 9) e «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
La pratica dell'amore non è semplice, né facile, specialmente nelle contrarietà. «Pratichiamo bene la santa rassegnazione ed il puro amore di Dio, il quale non si pratica mai così intieramente come fra le contrarietà e afflizioni. Perché amare Dio nello zucchero, anche i fanciulli lo saprebbero fare».

Il Volto Paterno di Dio e la Sofferenza Redentrice
Per Padre Pio, Dio non era un Padre Celeste che incuteva timore, sempre in cerca di vittime sacrificali per soddisfare la sua giustizia divina, né un Dio estraneo alla sua vita. Lo considerava, invece, un Padre che vuole che ogni sua creatura diventi simile al Figlio Gesù, associata alla sua passione e alle sue pene. Soffriva per Gesù e con Gesù, per i fratelli e con i fratelli, ma la sua non era una sofferenza che produceva tristezza.
Egli scriveva: «… Soffri, ma la tua sofferenza sia rassegnata in modo da poter dire col profeta: in pace amaritudo mea amarissima (eccola nella pace tutta la mia amarezza). Soffri rassegnato, perché ne hai ben ragione, perché la tua sofferenza è voluta da chi vuole renderti simile al suo Unigenito. Soffri, ma non temere, perché chi ti pone nella sofferenza si compiace di te; ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per te e con te, affin di associarti alla sua passione per la salute dei suoi fratelli. Dio non ti ha abbandonato e né ti abbandonerà. Non è la giustizia, ma l’amore crocifisso che ti crocifigge e ti vuole associato alle sue pene amarissime senza conforto e senza altro sostegno che quello delle ansie desolate. ….. il presente è una crocifissione dell’amore».
Per Padre Pio, che era entrato nel trascendente, il mistero del dolore non era né incomprensibile né assurdo. Aveva capito che, inquadrato nell’amore, si poteva dare un giusto significato. Era profondamente consapevole che Dio non abbandona mai i suoi figli, specialmente nei momenti più bui della vita. Solo la paura di perdere l'amore di Gesù lo spaventava, per cui pregava continuamente affinché questo amore persistesse nel tempo e avesse l’intensità che Gesù meritava. Era certo che senza questo amore avrebbe sofferto tanto da morire. «Io non amare Gesù e Gesù non amare più me! Questa è una cosa troppo spaventevole per me e perciò mi fa pregare sempre Gesù, che prosegua pure ad amarmi e ci pensa lui a me, se non mi riesce di amarlo quanto merita».
Diceva inoltre: «Godo immensamente nel sentire che il Signore è sempre prodigo delle sue carezze con la tua anima. Lo so che soffri, ma la sofferenza non è forse il segno certo che Dio ti ama?». E ancora: «Il Signore talvolta ti fa sentire il peso della croce. cotesto, ma amore e amore grande che Dio ti va dimostrando».
"Tu non credi in Dio, ma Dio crede in te!": La Profondità dell'Amore Divino
Una delle espressioni più celebri e toccanti attribuite a Padre Pio rivela la sua profonda comprensione della misericordia e dell'amore divino. A chi gli diceva: «Padre, non credo in Dio», era solito rispondere: «Figlio, Dio crede in te». Questa frase racchiude l'essenza della sua spiritualità e dell'infinita fiducia di Dio nell'essere umano, indipendentemente dalla sua fede dichiarata.
Un aneddoto illuminante riguarda Carlo, un industriale milanese ateo, marito di una fervente cattolica, Clara. Nonostante le insistenze della moglie, Carlo si schermiva dicendo che non l’accompagnava da Padre Pio per non perdere tempo, avendo altro da fare. Un giorno, però, si decise ad accompagnarla, ma rimase in macchina, non volendo scendere. A pranzo, la moglie fece cadere il discorso su Padre Pio, un uomo eccezionale con le piaghe alle mani, ai piedi e al costato, che passava tutta la giornata a servizio della gente. Infine, lo convinse ad andare a vedere il Padre quando passava tra la gente, anche solo per curiosità.
Padre Eusebio racconta che, tenendo a braccetto Padre Pio, fu testimone di quanto accadde. Padre Pio girò leggermente la testa verso Carlo e gli disse: «Tu non credi in Dio ma Dio crede in te!». Il giorno dopo, di sua iniziativa, Carlo volle rivedere Padre Pio e gli azzardò questa frase: «Padre, se Dio crede in me e io non credo in lui, ho procurato una delusione a Dio?!». La risposta di Padre Pio fu lapidaria: «Altro che delusione…». Profondamente colpito, Carlo non tornò a Milano e volle fermarsi a San Giovanni, con grande meraviglia e gioia della moglie. Questa vicenda sottolinea come la fede di Padre Pio non giudicasse, ma aprisse alla possibilità di un incontro con l'amore di Dio che precede e supera ogni umana incredulità.

L'Umiltà: Fondamento della Santità e Via alla Grazia
San Pio da Pietrelcina, sacerdote cappuccino, ha vissuto la sua santità e la ricchezza straordinaria dei suoi doni nella più grande semplicità e umiltà. La sua umiltà traspare soprattutto dalla serenità con cui ha accettato le più amare e mortificanti umiliazioni, incomprensioni, persecuzioni e calunnie. Questa umiltà profonda, vissuta in grado eroico, ha sempre insegnato anche ai suoi figli spirituali, e spesso nelle sue lettere di direzione torna su questo argomento. Nella lettera a Erminia Gargani del 15 febbraio 1918, Padre Pio ci dona una magistrale lezione sull’umiltà, scrivendo: «Principalmente devi insistere sulla base della giustizia cristiana e sul fondamento della bontà; sulla virtù ossia, di cui [Gesù] esplicitamente si porge a modello; voglio dire l’umiltà».
L’umiltà è la base della vita spirituale, il fondamento di ogni santità, e la virtù sulla quale principalmente si deve insistere. Questo sia perché l’orgoglio è la radice di ogni male presente nell’anima, sia perché Dio non può dare la grazia se non nella misura in cui l’anima si svuota di sé e riconosce il suo nulla. Egli parlava di «Umiltà interna ed esterna, ma più interna che esterna, più sentita che mostrata, più profonda che visibile».
L'umiltà non è un mero atteggiamento esterno, ma una profonda convinzione interiore. «Stimati, o mia dilettissima figliola, quale sei in verità: un nulla, una miseria, una debolezza, una fonte di perversità senza limiti od attenuanti, capaci di convertire il bene in male, di abbondare il bene per il male, di attribuirti il bene o giustificarti nel male e per amor dello stesso male, di disprezzare il sommo bene». Questa conoscenza di sé e del proprio nulla è il punto di partenza dell’umiltà, che poi si riversa all’esterno nel comportamento e negli atteggiamenti.
Con tale persuasione, i figli spirituali non si compiaceranno mai di sé stessi, non si lamenteranno delle offese, scuseranno tutti con la carità cristiana, gemeranno sempre come poveri dinanzi a Dio, non si meraviglieranno delle proprie debolezze, ma si arrossiranno della propria incostanza e infedeltà, confidando in Dio. Non si esalteranno nelle virtù, ma riceveranno tutto da Dio, dandogli onore e gloria.
Padre Pio metteva in guardia dall’ansia di perfezione che rende impazienti e agitati, segno di sottile orgoglio spirituale. L’anima deve desiderare e impegnarsi nell’acquisto delle virtù, ma mai compiacersene o agitarsi nel vedersene priva. Il vedersi poveri di virtù e pieni di difetti deve essere un ulteriore motivo per umiliarsi. Scriveva ad Annita Rodote: «La più grande miseria dell’anima non è già quella di sentirsi debole, ma quella bensì di credersi forte, di fidarsi di se stessa, di presumere, di inorgoglirsi... Non è giammai accaduto che un’anima che esperimenta in se stessa la debolezza e che ha ricorso a Dio per aiuto sia caduta». L’anima presuntuosa, invece, «allorquando crede di toccare il cielo, in un istante si trova precipitata sino alle porte dell’inferno».
Bisogna chiedere a Dio la grazia dell’umiltà, sapendo che il Signore esaudirà tale preghiera permettendo l’umiliazione, unico mezzo per distruggere l’orgoglio. «Umiliati amorosamente avanti a Dio e agli uomini, perché Iddio parla a chi tiene le orecchie basse... Iddio riempirà il tuo vaso del suo balsamo quando lo vedrà vuoto dei profumi del mondo; e quanto più ti umilierai, più egli ti esalterà».

La Preghiera e la Fiducia nella Divina Provvidenza
Padre Pio esortava i suoi figli spirituali alla costante preghiera e meditazione. «Prega e spera; non agitarti. L’agitazione non giova a nulla», scriveva. Sottolineava l'importanza di effondere tutto l'animo nella preghiera, perché, se fatta bene, essa «commuove il Cuore divino e lo invita sempre più ad esaudirci». Incoraggiava a essere assidui nella preghiera e nella meditazione, ricordando che «non si perviene a salute se non per la preghiera; che non si vince la battaglia se non per la preghiera».
Per quanto riguarda le preoccupazioni materiali, Padre Pio riprendeva gli insegnamenti di Gesù: «Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini». Egli stesso ne fu testimone, con gli aiuti che arrivavano sempre al momento giusto e con la cifra esatta per le sue opere.
La devozione mariana era un pilastro della sua spiritualità. Grande devozione alla Vergine, che definiva “la bellissima Bellezza” e che onorava recitando continuamente il Rosario. «Senti, Mammina, io ti voglio bene più di tutte le creature della terra e del cielo... dopo Gesù, s'intende... Mammina bella, Mammina cara, sì sei bella. Se non ci fosse la fede, gli uomini ti direbbero dea. Gli occhi tuoi sono più risplendenti del sole; sei bella, Mammina, me ne glorio, ti amo». Ai fedeli consigliava: «Recita il Rosario!» e «Portala sempre con te (la corona del Rosario)». E a chi chiedeva a cosa dovesse stare attento recitando il Rosario, rispondeva che «deve essere posta all’Ave, al saluto che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli».
Anche l'Angelo Custode occupava un posto speciale nella sua vita. Ai suoi figli spirituali, che gli chiedevano come avere il suo aiuto essendo impossibilitati ad andarlo a trovare, consigliava di inviargli il proprio angelo custode.
Guida Spirituale e Sacramento della Riconciliazione
All’età di circa trenta anni, Padre Pio divenne il «Padre Spirituale», il ricercato consigliere, la guida sicura di tanti confratelli e fedeli. Nella sua opera di conversione delle anime, a volte, adottava un comportamento duro, brusco e persino violento che, qualora non se ne cercasse la motivazione profonda, poteva meravigliare, disorientare e perfino sconvolgere. A chi lo rimproverava dicendogli che, comportandosi così, poteva allontanare le anime, egli rispondeva che trattava le anime come il Signore gli permetteva di conoscerle e che, a volte, esse avevano bisogno di forti scosse per cambiare vita e allontanarsi dal male nel quale erano sprofondate. Oltre a essere un grande “medico spirituale”, qualora ce ne fosse bisogno sapeva essere anche un deciso “chirurgo spirituale”. Le anime sconvolte dal suo atteggiamento brusco, anche se in un primo tempo si sentivano sconcertate e risentite, se sinceramente desiderose di cambiare vita, ritornavano sotto la sua guida spirituale.
Era capace di cacciare in malo modo i penitenti mossi solo dalla curiosità o arroccati nei loro peccati che tendevano a giustificare, come quell’uomo sposato con un’amante che andò da Padre Pio dicendogli di avere una crisi spirituale, e il frate balzò in piedi con violenza dicendogli: «Ma che crisi spirituale!». Egli invitava alla confessione: «Corriamo fidenti al tribunale di penitenza, ove egli con ansia di padre in ogni istante ci attende; e, pur consapevoli della nostra insolvibilità dinanzi a lui, non dubitiamo del perdono solennemente pronunziato sui nostri errori».
Per quanto riguarda le tentazioni, diceva che «le tentazioni contro la fede e la purità è merce offerta dal nemico, ma non temerlo se non con il disprezzo». E ancora: «Il demonio è come un cane rabbioso alla catena; oltre il limite della catena egli non può azzannare alcuno. E tu allora stattene lontano».
Padre Pio è la mia guida spirituale
I Doni Mistici e i Fenomeni Straordinari
La vita di Padre Pio fu costellata di fenomeni mistici e doni straordinari che testimoniavano la sua profonda unione con Dio:
- Transverberazione: Definita da san Giovanni della Croce “l’assalto del Serafino”. Il cuore viene trapassato da un dardo o freccia misteriosa e rimane ferito, mentre l’anima raggiunge un’alta contemplazione di amore e dolore. Padre Pio la descrisse al suo padre spirituale nell'agosto 1918: «Stavo confessando i nostri ragazzi la sera del 5 agosto quando, a un tratto, fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presentò dinanzi all’occhio dell’intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata; mi sembrava che da quella punta uscisse del fuoco. Vedere tutto questo e osservare che il personaggio scaglia con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima, fu tutto una sola cosa».
- Stimmatizzazione: Consiste nel portare nel proprio corpo le cinque piaghe di Gesù crocifisso. Così Padre Pio la descrisse, per santa obbedienza, al padre spirituale il 20 settembre 1918: «E mentre tutto si andava operando, mi vidi innanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, ma differenziava per il fatto che aveva mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì; ciò che sentivo quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, che sentivo come sbalzare dal petto. Poi la visione del personaggio svanì e io mi vidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che sperimentai allora e che vado sperimentando continuamente quasi tutti i giorni». Le stimmate scomparvero gradualmente con l’avvicinarsi della fine della sua vita, le prime a rimarginare, circa due anni prima della morte, furono quelle dei piedi e del costato.
- Bilocazione: La più nota è quella in cui Padre Pio riuscì a convincere nella sua camera il generale Cadorna a non suicidarsi dopo la disfatta di Caporetto.
- Profumo di Santità: Un profumo misto di rosa e violetta, emanato più che dalla sua persona, dal sangue delle stimmate. Rimaneva sulle cose che toccava e si avvertiva anche a distanza, evidenziando la sua presenza in quel momento. Era un segno di protezione, avviso, premio, ma anche un richiamo.
- Conoscenza dei Cuori e Miracoli: Il famoso scultore Francesco Messina nel 1949, andando da Padre Pio, si sentì dire dal frate che lui stesso avrebbe enunciato tutti i suoi peccati, dall’infanzia fino a quel momento. Messina rimase allibito e commosso. Tra i miracoli più noti, ridonò la vista a una bambina, Gemma De Giorgi, nata senza pupille, tracciandole un segno di croce sugli occhi dopo averle dato la Prima Comunione.
Padre Pio si offrì al Signore come vittima per i peccatori e le anime purganti, tanto che Raniero Cantalamessa affermava: «Anche tra i mistici ci sono categorie diverse. Padre Pio appartiene ai mistici dell’espiazione». La celebrazione della Messa di Padre Pio era estremamente lunga, caratterizzata da pause di preghiera, adorazione ed estasi. «Tutto quello che Gesù ha sofferto nella sua passione, in modo inadeguato lo soffro anch’io, per quanto ciò sia possibile a una creatura umana. E questo nonostante i miei pochi meriti e solo per sua bontà».
L'Eredità di Carità: I Gruppi di Preghiera e la Casa Sollievo della Sofferenza
La mobilissima idea per il sollievo dell’umanità, sia dello spirito che del corpo, nata in lui fin dall’infanzia, si concretizzò nella realizzazione di numerosissime opere, tutte con lui come autore e promotore. Certamente le opere più grandi furono i Gruppi di Preghiera e la Casa Sollievo della Sofferenza. Il giorno dopo l’inaugurazione di quest’ultima, Padre Pio pronunciò un messaggio che non poteva essere che un messaggio d’amore: «Voi avete la missione di curare il malato; ma se al letto del malato non portate l’amore, non credo che i farmaci servano molto. Portate Dio ai malati: varrà più di qualsiasi altra cura».
Il racconto dei primi passi di Casa Sollievo è sempre commovente. Nel 1947 Padre Pio insistette affinché si iniziassero i lavori. La visita di Barbara Ward a Padre Pio divenne l’occasione per fare intervenire l’UNRRA e dare il primo sostanziale contributo all’Opera, un segno provvidenziale. Quei pionieri cominciarono a credere e a pensare secondo la mentalità di Padre Pio. L’Ospedale divenne soprattutto questo: raccontare l’opera di Dio. Oggi l’ospedale è raddoppiato, forse triplicato, con servizi di alto valore tecnologico ed è tra le cliniche private con maggiore afflusso di degenti da fuori regione.

Gli Ultimi Giorni e il Transito Celeste
San Pio da Pietrelcina nacque a Pietrelcina (Benevento) il 25 maggio 1887 ed è morto a San Giovanni Rotondo (Foggia) il 23 settembre 1968. Era il quarto di sette figli di una povera famiglia di contadini. A soli 5 anni si offrì in modo totale al Signore, e da allora, le estasi e le apparizioni furono continue.
Nel corso della sua vita, Padre Pio dimostrò anche un temperamento impetuoso che lo portò a dire: «Se non mi facevo frate sarei diventato un brigante». Ma sotto una scorza ruvida nascondeva un animo molto sensibile e tenero. Quando Beniamino Gigli gli cantava la canzone "Mamma" in onore della sua amata mamma “Peppa”, il più delle volte non riusciva ad ascoltarla fino alla fine perché, vinto dalla commozione, si ritirava per piangere in solitudine.
Alle prime ore del 23 settembre 1968, disse a padre Pellegrino, che lo assisteva, che nella mattinata avrebbe celebrato la santa Messa per lui. Volle vedere il cielo stellato e poi si sedette in una poltrona e incominciò a impallidire; padre Pellegrino avvisò il superiore che il Padre stava morendo. In dieci persone assistettero alla sua santa e dolcissima morte. Ricevette l’Unzione degli infermi e recitò il Padre nostro. Chiese a padre Pellegrino cosa ci fosse sulla parete di fronte. Ricevette la risposta: «È il ritratto di vostra madre Giuseppa». Padre Pio replicò: «Ma io ne vedo due di mamme. Ci vedo benissimo: vedo due mamme». Le sue due madri, quella celeste e quella terrena, erano venute a portare in Paradiso il loro figlio comune. Morì con la corona del Rosario tra le dita, ripetendo le sue parole più amate: «Gesù e Maria, Gesù e Maria, Gesù e Maria» fino a quando la voce si spense per sempre.