Francesca Immacolata Chaouqui: Dalla COSEA al Vatileaks e Oltre

La figura di Francesca Immacolata Chaouqui è divenuta nota negli ambienti vaticani e mediatici per il suo ruolo nella Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede (COSEA) e per il suo coinvolgimento nello scandalo Vatileaks 2. La sua storia si intreccia con le riforme volute da Papa Francesco e con le dinamiche di potere all'interno delle Mura leonine, portandola a essere una protagonista controversa di eventi che hanno segnato il pontificato.

Francesca Immacolata Chaouqui durante un'intervista o presentazione

Origini e Percorso Professionale

Francesca Immacolata Chaouqui, 32 anni al momento della sua nomina, è nata nel 1981 a San Sosti, un paesino in provincia di Cosenza, in Calabria. La sua è una storia di contrasti: da madre italiana e padre francese di origini marocchine, ha sempre avuto un cognome "non italiano in paese", che ha contribuito a una sensazione di inadeguatezza e al bisogno di dimostrare qualcosa a se stessa. Questa spinta l'ha indotta a cercare "quell'oltre" che partiva dalla sua terra natale.

Si è laureata giovanissima in Giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma. Subito dopo gli studi, ha intrapreso una carriera nel mondo della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Ha ricoperto il ruolo di capo delle relazioni esterne per importanti studi legali come Pavia e Ansaldo, per poi passare a Orrick e successivamente a EY (Ernst & Young). Già dal 2010 aveva iniziato a costruire una rete di contatti con alti prelati che gravitavano attorno alla Santa Sede, mettendo in evidenza le sue qualità di "lobbista" e di esperta di pubbliche relazioni.

L'Incarico in Vaticano e le Prime Controversie

Nel 2013, Papa Francesco la nomina membro della COSEA, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede. L'incarico, conferito tramite Chirografo pontificio, prevedeva la responsabilità di raccogliere informazioni per introdurre riforme nelle istituzioni della Santa Sede, con l'obiettivo di ottimizzare gli organismi esistenti e programmare più attentamente le attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane. La sua posizione era coperta da segreto di Stato e riportava esclusivamente al Pontefice, conferendole "facoltà di accesso a tutte le carte più riservate".

La nomina di Francesca Immacolata Chaouqui, poco più che trentenne e unica donna nella commissione, destò sorpresa e sollevò interrogativi negli ambienti vaticani. Nonostante le sue scarse competenze nella specifica materia finanziaria, fu scelta per questo ruolo cruciale. Il suo principale sponsor fu individuato in Monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda, segretario della prefettura degli affari economici della Santa Sede e segretario della stessa commissione. Bergoglio si fidava di Vallejo Balda al punto di fargli scegliere i componenti da inserire nella commissione, e tra questi era spuntata proprio la Chaouqui.

Già prima della sua nomina, la Chaouqui era nota in Vaticano per alcune vicende controverse. Erano emersi alcuni suoi "tweet al veleno" contro il segretario di Stato dell'epoca, Tarcisio Bertone, e per aver diffuso la falsa notizia che Benedetto XVI fosse malato di leucemia. Queste informazioni, tuttavia, non furono inizialmente portate all'attenzione di Papa Francesco. In molti avevano gridato allo scandalo, ma il Pontefice, per evitare una figuraccia che sarebbe seguita a una clamorosa marcia indietro, aveva deciso di tenere la Chaouqui al suo posto. La donna ha sempre smentito di essere l'autrice di tali tweet.

Sede della COSEA o Palazzo della Prefettura degli Affari Economici

Lo Scandalo Vatileaks 2 e le Implicazioni Legali

Grazie all'incarico nella COSEA, la Chaouqui aveva potuto accedere a una quantità sempre maggiore di notizie riservate, molte delle quali finirono fuori dalle mura vaticane. I suoi rapporti con giornalisti come Gianluigi Nuzzi (autore di "Sua Santità" nel primo Vatileaks), con Dagospia e con giornalisti di Repubblica, erano noti da anni. Queste circostanze l'hanno portata a essere identificata come il "corvo donna" di Vatileaks 2.

Il coinvolgimento nello scandalo Vatileaks 2 culminò in una serie di processi. In seguito, Chaouqui e Monsignor Balda furono finiti agli arresti. La Chaouqui fu condannata con pena sospesa per aver trafugato alcuni documenti riservati del Vaticano. Era stata anche accusata di aver avuto rapporti sessuali con Monsignor Lucio Vallejo Balda, e nel 2015 è stata indagata insieme al marito per induzione alla concussione.

Francesca Chaouqui ha riconosciuto i suoi errori in retrospettiva, ammettendo che il suo "errore è stato presentare i giornalisti al Monsignor Balda". Ha dichiarato di non aver compreso la condizione psicologica in cui versava il Monsignore, e che la sua imprudenza è stata la ragione della condanna. Ha sottolineato che nell'ordinamento italiano ciò sarebbe impensabile, ma per la legge vaticana, chi lavora per la Santa Sede diventa membro laico della Chiesa e ne deve rispettare le regole. Tuttavia, non ritiene giusto aver subito il processo, affermando che le sarebbe bastato mostrare una lista di conti laici di cui era in possesso per non subirlo. La COSEA, secondo Chaouqui, fallì perché lei e Balda si resero conto di andare in una direzione diversa rispetto agli altri componenti.

Corte di giustizia vaticana o documenti relativi a Vatileaks 2

L'Episodio del "Party" sulla Terrazza

Un altro evento che irritò profondamente Papa Francesco fu l'organizzazione di una "festa" sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici, in via della Conciliazione, il 15 aprile 2014. Questo party fu organizzato per offrire a personalità politiche e del jet set, italiani ed esteri, la possibilità di assistere da una postazione privilegiata alle canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro. In quell'occasione, la Chaouqui faceva gli onori di casa, mentre Monsignor Vallejo Balda distribuiva la comunione in un bicchiere di cristallo. Da lì allo scioglimento della COSEA il passo fu molto breve, e la commissione continuò i lavori solo fino al 22 maggio 2014.

Foto della terrazza vaticana con vista su San Pietro

La Visione di Francesca Chaouqui: "Nel nome di Pietro"

Nel febbraio 2017, Francesca Immacolata Chaouqui ha pubblicato il suo libro "Nel nome di Pietro" (Sperling & Kupfer), presentato alla libreria Nuova Europa e moderato dal giornalista Andrea Di Consoli. Nel volume, l'ex commissaria della COSEA racconta le trame e gli affari che, secondo la sua prospettiva, tentano di ostacolare l'azione rinnovatrice di Papa Francesco all'interno delle mura vaticane.

Nel libro, Chaouqui offre una profonda autocritica. Riconosce i numerosi errori commessi, il primo dei quali è stato affrontare l'incarico come "una Giovanna d'Arco armata di smartphone", scrivendo e twittando senza rendersi conto di essere entrata in un mondo comandato da "logiche sui generis, che sopravvivono da duemila anni". Credeva che le persone al suo fianco fossero animate dallo stesso desiderio di riforma. Il chirografo pontificio che le dava accesso a stanze segrete e documenti riservati, evidentemente non bastava a scardinare quel sistema labirintico di potere.

Chaouqui dedica poche pagine a Vatileaks perché, spiega, "il processo è uno specchietto per le allodole". Per lei, chi pensa che rappresenti il punto focale dei due anni di pontificato di Papa Francesco sbaglia. Ciò che le interessava comunicare è che "vi stanno raccontando una favola: la riforma degli affari economici non esiste". Evidenzia l'esistenza di una Segreteria per l'Economia, nata dal progetto Blueprint elaborato nella sua commissione, ma guidata dal Cardinale George Pell, indagato per pedofilia in Australia. Pell, peraltro, era in possesso del passaporto vaticano che gli consentiva di non recarsi in Australia, nonostante le richieste di estradizione.

Nonostante le critiche, Chaouqui riconosce a Bergoglio di aver fatto molto per cambiare la Chiesa. Racconta, ad esempio, dello stop al trasferimento di denaro in Lussemburgo. Afferma che "volevano far fare al Santo Padre un fondo in cui portare i soldi dello IOR, per far sì che prendessero il volo verso la grande finanza internazionale, attraverso il VAM (Vatican Asset Management), che era già stato approvato". Invece, Papa Francesco bloccò l'operazione e impose che i soldi restassero in Vaticano, venissero investiti lì, con guadagni minori ma etici, e che il VAM non si facesse.

Intervista esclusiva a Francesca Immacolata Chaouqui - Ballarò 01/12/2015

Il Caso Emanuela Orlandi: Le Rivelazioni di Chaouqui

Francesca Chaouqui si è espressa più volte sul caso di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana scomparsa a soli quindici anni nel giugno del 1983. Per sua stessa ammissione, avrebbe consultato documenti riguardanti il caso conservati tra le mura vaticane: "ho letto delle cose, molte". Le sue parole, "Se le rivelassi non aiuterei nessuno, non farei il bene della Chiesa. Ma non è il mio ruolo. Non sono io a doverle dire", confermerebbero la presenza di un fascicolo su Emanuela in Vaticano, nonostante figure come Padre Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, continuino a negarne l'esistenza. Chaouqui ha aggiunto: "Se fossi io a decidere se rivelarle o no, parlerei. Ma è una mia precisa impostazione: parlo solo di ciò che è di mia competenza. E io non ero tenuta a vedere quei documenti sul caso Orlandi".

La questione dell’esistenza o meno di documenti su Emanuela custoditi nella Santa Sede è tornata di attualità, con Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha chiamato in causa Francesca Chaouqui. Egli ha dichiarato che il "Rapporto Herranz" (stilato da una commissione durante Vatileaks per far luce sulle ombre della Chiesa), dato da Papa Benedetto XVI a Papa Francesco, fu consegnato alla COSEA e conterrebbe informazioni sulla vicenda di Emanuela.

Vita Post-Vaticano e Attività Attuali

Nel 2017, dopo le vicende vaticane, Francesca Chaouqui ha fondato la sua agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni, View Point Strategy, con sede nel cuore di Roma. L'agenzia ha rapidamente conquistato clienti di prestigio sia in Italia che all'estero.

Recentemente, il suo nome è stato accostato anche a quello di personaggi del mondo dello spettacolo. Il rapper Fedez, prima di partire per Miami, è stato fotografato mentre entrava nell'agenzia View Point Strategy, accompagnato dalla sua assistente personale Eleonora Sesana. Questa collaborazione suggerisce che Fedez potrebbe aver cercato l'aiuto di un'esperta del settore per ripartire al meglio con i suoi canali social dopo la separazione, evitando "errori di comunicazione".

Logo o uffici di View Point Strategy a Roma

tags: #francesca #immacolata #twitter