La figura di Francesca Immacolata Chaouqui è stata al centro di diverse vicende giudiziarie e mediatiche all'interno dello Stato della Città del Vaticano, in particolare legate al processo noto come "Vatileaks 2" e, più recentemente, a presunti complotti legati al caso del Cardinale Angelo Becciu.
Il Processo "Vatileaks 2": Accuse e Richieste
Il processo "Vatileaks 2" ha avuto origine dalla fuga di documenti riservati della Santa Sede, che hanno poi alimentato due bestseller, 'Via Crucis' di Gianluigi Nuzzi e 'Avarizia' di Emiliano Fittipaldi. Questi documenti provenivano in gran parte dalla Cosea, la Commissione referente sulle attività economiche vaticane istituita da Papa Bergoglio nel 2013 e sciolta nel 2014. Gli imputati principali erano monsignor Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui (entrambi ex componenti della Cosea), Nicola Maio (loro ex collaboratore) e i due giornalisti, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.
Le Richieste della Procura Vaticana
Nel corso del processo, il 4 luglio, i promotori di giustizia del Tribunale del Vaticano avevano richiesto l'assoluzione del giornalista Emiliano Fittipaldi e la condanna degli altri imputati. Nello specifico, erano stati chiesti 3 anni e 9 mesi per Francesca Immacolata Chaouqui, 3 anni e un mese per monsignor Vallejo Balda, un anno e 9 mesi per Nicola Maio e un anno (con la condizionale) per il giornalista Gianluigi Nuzzi.
Le Linee Difensive
Durante le arringhe finali, l'avvocata Laura Sgrò, legale di Francesca Immacolata Chaouqui, ha chiesto l'assoluzione con la formula più ampia da tutti i capi di imputazione. Ha sostenuto che la sua cliente fosse stata "massacrata dalla stampa" e che, in quanto imputata, "va assolta o condannata sui fatti", definendola una "donna scomoda, che parla quando deve stare zitta". L'avvocata di monsignor Vallejo Balda, invece, aveva descritto il rapporto tra il prelato e la Chaouqui come di "soggezione individuale", affermando che il sacerdote "era ossessionato dal rischio che si rivelassero particolari della sua vita privata" e si sentiva minacciato dalla Chaouqui. In merito, è stato letto un messaggio in cui la signora Chaouqui avrebbe scritto al prelato spagnolo: "ascoltami bene, verme: conti meno di zero", appellandolo con parole offensive riguardanti presunti costumi sessuali. Relativamente al reato di diffusione, l'avvocata Bellardini aveva sottolineato che molte delle carte finite nei libri erano "in gran parte già state pubblicate da alcuni quotidiani".

La Sentenza di Primo Grado: Condanne e Assoluzioni
La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale vaticano il 7 luglio, al termine del processo "Vatileaks 2". Il Tribunale, presieduto da Giuseppe Dalla Torre, ha letto la sentenza spiegando che i due giornalisti non potevano essere giudicati dal Tribunale vaticano. Ha inoltre rilevato espressamente "la sussistenza, radicata e garantita dal diritto divino, della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa nell'ordinamento giuridico vaticano". La sentenza ha parzialmente disatteso le richieste del promotore di giustizia, Gian Piero Milano, che aveva chiesto condanne per quattro imputati.
Il Verdetto per Francesca Immacolata Chaouqui
- Condanna a 10 mesi per concorso nella divulgazione di documenti riservati.
- Pena sospesa per cinque anni, anche in considerazione del fatto che durante il processo è diventata mamma, partecipando alle ultime udienze con il figlio neonato.
- Assolta, insieme a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Nicola Maio, dal reato di associazione a delinquere "per non aver commesso il fatto".
Il Verdetto per gli Altri Imputati
- Monsignor Lucio Vallejo Balda: Condannato a 18 mesi di reclusione per la divulgazione di documenti riservati. Assolto dal reato di associazione a delinquere.
- Nicola Maio: Assolto con formula piena. Assolto sia dal reato associativo che dal reato di divulgazione di documenti.
- Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi: Prosciolti per "difetto di giurisdizione" del Tribunale d'Oltretevere, dichiaratosi non competente a giudicare fatti avvenuti fuori dal territorio vaticano, in quanto cittadini italiani.
Nessuno degli imputati, né l'Ufficio del promotore di giustizia, ha proposto appello contro la sentenza. Di conseguenza, trascorsi i 45 giorni previsti, la sentenza è passata in giudicato, diventando esecutiva il 22 agosto. Monsignor Lucio Vallejo Balda è stato quindi arrestato e detenuto in Vaticano, nella cella della caserma della Gendarmeria. Le motivazioni complete della sentenza sarebbero state depositate in un secondo momento.
La Richiesta di Revisione della Sentenza Vatileaks 2
Francesca Chaouqui ha dato mandato per instaurare un processo di revisione della sentenza che l'ha vista condannata nel processo Vatileaks 2. Questa decisione è motivata dall'emersione di "nuovi elementi di prova che dimostrano, per tabulas, l'assenza del coinvolgimento della stessa". Tali elementi confluirebbero nel fascicolo aperto dal Tribunale Vaticano sulla vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi e, pertanto, non costituirebbero più elementi coperti da segreto pontificio. Lo studio dell'avvocato professor Alfredo Ottaviani, avvocato rotale, è incaricato di seguire la pratica.
Altri Procedimenti Legali: Il Caso del Pass Disabili
Prima ancora di essere coinvolta nel processo Vatileaks 2, Francesca Immacolata Chaouqui ha avuto altri problemi con la giustizia. Ha patteggiato una pena a otto mesi di reclusione per aver usato, fino al 2014, il pass della zia disabile, deceduta nel 2008, con l'obiettivo di attraversare la Zona a Traffico Limitato (ZTL) nel centro storico di Roma. I reati oggetto del patteggiamento sono stati falso, tentata truffa e truffa aggravata. Tra le contestazioni mosse dalla procura, c'era anche il tentativo di non pagare novantacinque multe, tutte impugnate dalla Chaouqui sul presupposto di avere diritto a passare nel Tridente con il documento della parente defunta. Questo stratagemma serviva a ridurre i tempi degli spostamenti in centro e ad evitare contravvenzioni. L'uso disinvolto del documento andò avanti fino all'ultimo giorno di ottobre del 2014 e, probabilmente, anche il 15 aprile 2014, in occasione del discusso party sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici in via della Conciliazione, durante la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Le Accuse di Complotto nel "Processo del Secolo" contro Becciu
Di recente, Francesca Immacolata Chaouqui è stata tirata in ballo in nuove controversie, legate al cosiddetto "processo del secolo" contro il Cardinale Angelo Becciu per presunte irregolarità finanziarie vaticane. Sono emersi audio e chat che suggeriscono un suo ruolo in un presunto complotto per incriminare il Cardinale, mettendo in discussione la regolarità del processo stesso.
Le Dichiarazioni e i Sospetti della Chaouqui
In alcune conversazioni, Francesca Immacolata Chaouqui ha affermato in modo diretto: "SE IO NON FOSSI STATA NOMINATA IN COSEA, (BECCIU) PROBABILMENTE SAREBBE PAPA ADESSO; AL PROSSIMO CONCLAVE MAGARI DIVENTAVA PAPA"; e ancora "GRAZIE A ME BECCIU NON DIVENTERÀ PAPA". Queste frasi suggeriscono che l'operazione avesse come fine l'esclusione di Becciu dal Conclave, indicando una percezione di un nesso causale manipolato, dove la condanna di Becciu (senza prove concrete) sarebbe stata orchestrata proprio per allontanarlo dal papato.
L'Audio De Santis-Chaouqui e il Ruolo di Perlasca
Un audio presumibilmente inviato dal commissario Stefano De Santis (capo della sicurezza vaticana e figura di fiducia di Papa Francesco) a Chaouqui (o suoi collaboratori) nell'agosto del 2020, pochi giorni prima che Monsignor Alberto Perlasca si "pentisse" attaccando Becciu con un memoriale, ha sollevato forti dubbi. Nell'audio, una voce identica a quella di De Santis, periziata a Londra, istruisce su cosa far dire a Perlasca per la sua ritrattazione, quella testimonianza che rappresenterà la svolta nell'inchiesta contro Becciu. De Santis avrebbe suggerito a Chaouqui di far leggere a Perlasca il suo stesso verbale di interrogatorio, affinché "chiarisca" i punti controversi e i "non so" precedentemente espressi, in relazione al "sistema di Crasso e Tirabassi" e al suo sviluppo. Curiosamente, nel memoriale del 31 agosto 2020, Perlasca userà proprio la formula suggerita. Questa rivelazione contrasta con le precedenti dichiarazioni di Chaouqui e De Santis, i quali avevano sempre negato di conoscersi o di aver avuto contatti per le indagini. L'audio sarà allegato alla denuncia di Raffaele Mincione (condannato nel processo sul palazzo di Sloane Avenue) al relatore speciale dell'ONU, Margaret Sutterhwaite, che vaglia l'indipendenza dei giudici nei processi.
Cardinale Becciu: cosa non torna nel Vaticano
Le Chat tra Chaouqui e Ciferri
Decine di conversazioni tra Francesca Chaouqui e Genoveffa "Genevieve" Ciferri, grande amica di Monsignor Alberto Perlasca, sembrano dimostrare i rapporti stretti della Chaouqui con la Gendarmeria vaticana, guidata da Diddi. In queste chat, Chaouqui invia a Ciferri un elenco dettagliato delle accuse che Perlasca dovrebbe formulare contro Becciu, dalla gestione delle percentuali da parte di Mincione, alla "Diocesi di Ozzieri e birrificio", fino ai "favoreggiamenti ai fratelli per i lavori edili" e alla "società in Slovenia" di Cecilia Marogna. Perlasca, nel suo memoriale, sembra fare un "copia e incolla" di questi suggerimenti.
In una chat inedita del 17 settembre 2021, Ciferri esprime la sua furia, affermando: "L'uso di Perlasca finisce qui". Lamenta che Perlasca sia stato "indotto a parlare sotto pressione" e che tali pressioni fossero volte a impedirgli di parlare ai magistrati del ruolo del Cardinale Parolin, il quale, secondo Perlasca, potrebbe essere messo "in difficoltà su tutto". Ciferri, con Perlasca "salvo" e Becciu a processo, dichiara di volersi "dissociare" da tutto.
In un'altra chat di maggio 2024, Ciferri chiede a Chaouqui di interpellare la Gendarmeria, specificando "quel 'Gianluca' come lo chiami tu (forse Gauzzi, capo della gendarmeria, ndr), oppure a quel De Santis", per sapere se dovesse produrre le chat pregresse, che documenterebbero la sua "collaborazione con questo Organo inquirente durante le indagini, oltre che principalmente con l'Ufficio del promotore nella persona del prof Diddi".
In una conversazione diretta del 7 ottobre 2021, Chaouqui confessa a Monsignor Perlasca: "Mi hanno chiesto di dare una mano (...) io stavo collaborando alle indagini". Di fronte alle preoccupazioni di Perlasca riguardo a possibili denunce da parte di Becciu, Chaouqui risponde in modo inquietante: "Eh lo so, e che cosa possiamo fare? Possiamo ucciderlo (Becciu, ndr)?". La "papessa" si mostra sicura di conoscere l'assenza di querele a loro carico presso gli uffici dei promotori: "Ci ho parlato con Diddi e non c'era nulla. Poi magari lui (Becciu, ndr) la querela non la va a fare dall'ufficio del promotore ma presso Pignatone. Se fosse stato Zanotti l'avrei saputo, Milano sta male ed è ricoverato al Gemelli, Diddi mi ha detto che non ce l'ha". Alla fine, Chaouqui conclude: "Per qualunque cosa lei mi chiami, tanto lei lo sa. C'ho questo rapporto con i magistrati… se posso essere utile".
Nel settembre 2020, Ciferri, a indagini in corso, elogia Chaouqui: "Con l'operazione tua hai salvato Perlasca e hai fatto dimettere quello". Chaouqui risponde modestamente: "No. I laici nella chiesa hanno ruolo di supporto. Io sono stata un piccolo strumento di questa vicenda. E in cambio abbiamo ottenuto che Perlasca si tirasse fuori da questa storia. Lui sarà prosciolto e avrà tutto quello che gli è stato detto (…) Adesso ci saranno i rinvii a giudizio e lui sarà tenuto fuori da questa storia".
Le Implicazioni e le Critiche al Processo Becciu
Le nuove rivelazioni gettano un'ombra sulla terzietà della giustizia vaticana nel processo contro Becciu. Molti canonisti hanno già criticato la mancanza delle basi del "giusto processo". Si ipotizza che il promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, abbia avuto scambi intensi con Francesca Immacolata Chaouqui, influenzandola al punto da far sollevare Monsignor Alberto Perlasca da ogni accusa, mentre Becciu è stato condannato per quasi tutti i capi d'accusa. Questo ha portato molti a considerare il processo come "manovrato", e Becciu una vittima. Le chat tra Chaouqui e Ciferri mostrano una chiara intenzione di incolpare Becciu a prescindere ("Nel dubbio dargli la colpa a prescindere", "è meglio un 'colpa sua' che un 'non so'"), e persino un tentativo di proteggere il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, da eventuali coinvolgimenti, nonostante le sue "omissioni".
Il Ritiro di Becciu dal Conclave
A fronte di queste nuove evidenze e delle pressioni emerse, il Cardinale Becciu ha annunciato il suo ritiro dal Conclave, non votando il nuovo Papa. Dopo un incontro segreto con il Cardinale Parolin, Becciu avrebbe comunque mantenuto le sue posizioni in seno alla Congregazione dei cardinali, richiamando proprio le chat e gli audio pubblicati. Il Cardinale e i suoi legali sono pronti a presentare un esposto alla procura di Roma, considerandoli prove di un processo "irrimediabilmente falsato", con la domanda su come la Chaouqui potesse conoscere dettagli investigativi in possesso solo dei promotori di giustizia e dei gendarmi vaticani che resta senza risposta e getta ombre sulla reale indipendenza della giustizia d'Oltretevere.
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