Il "Capolavoro", inteso come prova conclusiva e strumento di apprendimento, si colloca profondamente nella tradizione salesiana, rappresentando un'efficace modalità per gli allievi di dimostrare le competenze acquisite e di affrontare i compiti specifici del loro ambito formativo, al fine di meritare la qualifica professionale prevista.

L'Origine Salesiana del Modello: Don Bosco e i Primi Laboratori
Già don Bosco, con un'esplicita finalità pratica e una chiara preoccupazione preventiva - quella di proteggere i giovani dai pericoli morali delle officine cittadine e di fornire una risposta concreta "alla gioventù abbandonata e pericolante", bisognosa di apprendere un mestiere - aprì tra gli anni Cinquanta e Sessanta dell'Ottocento ben sei laboratori:
- Calzolai (1853)
- Sarti (1853)
- Legatori (1854)
- Falegnami (1856)
- Tipografi (1861)
- Fabbri (1862)
Come riportato da José Manuel Prellezo, citando lo storico salesiano Pietro Stella: "Tra l'antico modo di stabilire rapporti di lavoro tra capo d'arte padrone di bottega con gli apprendisti e il nuovo modello della scuola tecnica prevista dalla legge organica sull'istruzione, don Bosco preferì percorrere la sua terza via: quella cioè dei grandi laboratori di sua proprietà, il cui ciclo di produzione, di livello popolare e scolastico, era anche un utile tirocinio per i giovani apprendisti".
Questo approccio eminentemente pratico, concepito come preparazione per un'arte o un mestiere manuale attraverso esercitazioni concrete e prolungate in laboratorio, è all'origine delle successive "Scuole di arti e mestieri". Queste furono poi ripensate come "Scuole professionali", le quali diedero vita a una visione più organica del lavoro e della formazione culturale e professionale dei giovani.
Evoluzione e Caratteristiche delle Scuole Professionali Salesiane
Un testo del 1886, contenente norme e orientamenti per una preparazione teorico-pratica adeguata, sintetizzava la convinzione di don Bosco e dei suoi primi collaboratori riguardo alla finalità delle scuole di arti e mestieri. Tali scuole dovevano:
- Assecondare "l'inclinazione dei giovani nella scelta dell'arte o mestiere";
- Provvedere "abili ed onesti maestri d'arte anche con sacrificio pecuniario";
- Curare un'organizzazione graduale e progressiva dei diversi momenti della pratica del mestiere;
- Stabilire un'adeguata durata del tirocinio, che "per regola generale" era di "cinque anni";
- Attuare l'allestimento di un'esposizione dei lavori realizzati dagli alunni durante l'anno e, ogni tre anni, un'esposizione generale "a cui prendano parte tutte le nostre case d'artigiani".
È significativo notare come sin dagli inizi dell'opera salesiana si parlasse di "esposizione dei lavori realizzati dagli alunni" e di "esposizione generale" coinvolgente tutte le opere salesiane.
Dopo la fase dei primi "laboratori", i Salesiani passarono progressivamente, tra la fine dell Ottocento e il primo Novecento, a quelle organizzazioni che sarebbero state chiamate "Scuole professionali". Un documento del 1910, "PIA SOCIETÀ SALESIANA DI D. BOSCO. Le scuole professionali. Programmi didattici e professionali", ne sintetizzava le caratteristiche:
Le scuole professionali dovevano "essere palestre di coscienza e di carattere, e scuole fornite di quanto le moderne invenzioni hanno di meglio negli utensili e nei meccanismi, perché ai giovani alunni nulla manchi di quella cultura, di cui vantasi giustamente la moderna industria", con l'obiettivo di "formare operai intelligenti, abili e laboriosi".
Il documento specificava che l'ammissione dell'alunno all'apprendimento sin dal primo giorno in laboratorio e l'alternanza tra insegnamento e lavoro costituivano "quel metodo eminentemente teorico-pratico, che è il più atto ad abituare i giovani all'officina". Per stimolare l'attività e l'emulazione, si proponevano esami, premi, incoraggiamenti, la compartecipazione ai frutti del loro lavoro (la "mancia settimanale") ed esposizioni generali e particolari degli oggetti costruiti dagli allievi.

Le Esposizioni dei "Capolavori" nel Tempo
Il richiamo alle esposizioni dei prodotti realizzati nel periodo formativo è stato ricorrente sin dalle origini, riflettendo il contesto culturale dell'epoca, caratterizzato dal progressivo sviluppo industriale che stimolava iniziative simili a vari livelli.
Un primo elenco di "prodotti" è documentato in occasione della 2° Esposizione, organizzata nell'estate del 1904 a Valdocco, con la partecipazione di 58 scuole professionali salesiane, articolata in cinque sezioni: Arti grafiche ed affini, Arti liberali, Mestieri (falegnami, calzolai, sarti e fabbri), Colonie agricole, Didattica. Tra i lavori esposti spiccavano:
- "pregevolissimi" lavori delle scuole dei falegnami ed ebanisti (Torino - Valdocco, Liegi, Milano, San Benigno, Sampierdarena);
- "pregevoli saggi" delle scuole di Disegno, di Plastica e di Scultura, con le statue provenienti dalle scuole di Statuaria di Valdocco e di Barcellona - Sarrià;
- "artistiche produzioni ceramiche" dell'Istituto S. Ambrogio di Milano;
- "lavori svariatissimi, semplici ed eleganti" di molte scuole di Calzoleria e Sartoria;
- "documenti e saggi didattici riguardanti la cultura professionale";
- didattica agraria dell'Istituto S. Benedetto di Parma;
- "l'atlante didattico-professionale di Liegi";
- "la collezione dei cartelloni del Musée scolaire dell'Émile Deyrolle", destinata alla casa d'Arequipa.
Nel 1910 fu allestita la 3° Mostra professionale, i cui giudizi degli esperti furono pubblicati nel 1912 in un apposito fascicolo intitolato "Terza esposizione salesiana". Una ulteriore Mostra Programmatica e Didattica delle Scuole Professionali e Agricole fu allestita nel 1920, in quanto quella prevista per il 1915, in occasione del primo centenario della nascita di don Bosco, non si tenne a causa della guerra. Negli anni Trenta si registrarono altre iniziative: una Mostra Artigiana Salesiana tra gli Istituti del Piemonte (1932) e una Gara artigiana delle Scuole Professionali Salesiane d'Italia (1933).
Anche durante la Prima Guerra Mondiale, i Salesiani ampliarono la loro offerta formativa, fondando nuove scuole di Elettricità e di Meccanica per rispondere alle esigenze dell'industria, sempre connesse alla formazione umana e cristiana dei giovani, come testimoniato da vari programmi e avvertimenti pedagogici. Con la "mondializzazione" della Congregazione, le mostre e le gare centralizzate sono state sostituite da iniziative locali, ma la pratica del capolavoro e della sua esposizione ha continuato a essere una tradizione in molti paesi.
Nel dopoguerra, nell'area geografica italiana ed europea, i vari settori hanno trovato diverse modalità per coinvolgere gli allievi nella realizzazione e nell'esposizione dei capolavori: esposizioni annuali nei Centri di Formazione Professionale, partecipazione a fiere e concorsi, come la storica "prova Bemetel" di dimensione europea o il Premio don Bosco in Spagna.
Il Concorso Nazionale dei Capolavori dei Settori Professionali
Il "Concorso nazionale dei capolavori dei Settori professionali" rappresenta un'occasione formativa speciale, realizzata per la prima volta dalla Sede Nazionale CNOS-FAP il 18 aprile 2008. Quest'iniziativa ha una duplice valenza:
- Riprendere una pratica storica dell'esperienza formativa Salesiana, con l'obiettivo di attingere dal passato per rilanciare la stagione attuale della Formazione Professionale (FP).
- Fornire un contributo originale alla qualificazione della formazione, collocandosi nella tradizione pedagogica costruttivistica che presuppone un migliore apprendimento degli studenti quando costruiscono il loro sapere attivamente attraverso situazioni fondate sull'esperienza.
L'iniziativa mirava a stimolare gli allievi a confrontarsi con una prova elaborata in intesa con le imprese del settore, che rispecchia le competenze richieste al termine del percorso formativo. In secondo luogo, intende sostenere il miglioramento continuo del settore e dei singoli CFP della Federazione CNOS-FAP, soprattutto dal punto di vista tecnologico e della cultura d'impresa. Infine, il "capolavoro" si sta rivelando uno strumento efficace per approfondire e consolidare il rapporto con il mondo delle imprese del settore.
Il 18 aprile 2008, 50 allievi provenienti da varie Regioni italiane e frequentanti percorsi formativi sperimentali di durata triennale nei settori della meccanica industriale, dell'auto, dell'elettricità, dell'elettronica e della grafica, si sono misurati nella realizzazione di uno specifico "capolavoro" presso l'Istituto Teresa Gerini a Roma. La proposta risponde al bisogno di sviluppare la qualità della formazione, valorizzando il premio di incoraggiamento e il capolavoro, elementi storici della tradizione della formazione professionale.
La Formazione Professionale Salesiana è qualcosa di magico!
Il Premio di Incoraggiamento e il "Capolavoro Professionale"
Il "Premio di incoraggiamento arti e mestieri", istituito nella prima metà dell'Ottocento da esponenti del mondo economico e culturale, mirava a favorire il perfezionamento tecnico-produttivo delle manifatture e a formare tecnici e operai specializzati per le nascenti industrie. Un esempio è la Società d'Incoraggiamento d'Arti e Mestieri di Milano, attiva dal 1841, che assegnava premi e sovvenzioni ad artigiani e inventori.
Il "Capolavoro professionale" è un elemento distintivo nella tradizione tecnica e dimostra la maestria del candidato. Può assumere diverse forme:
- Una raccolta delle migliori realizzazioni del professionista, documentate con bozzetti e progetti (ad esempio, nelle arti visive o nelle costruzioni).
- Un compito reale, basato su prescrizioni definite dall'azienda committente, di cui si valuta l'efficacia e l'applicazione immediata.
- Un progetto scelto dal candidato, secondo criteri predefiniti, e sottoposto all'esame di una commissione di esperti.
Un interessante esempio di capolavoro in quest'ultima accezione si trova nel contesto sudtirolese, dove il lavoro acquisisce rilevanza sia civile che professionale. Il programma d'esame di "maestro artigiano per falegnami" prevede la realizzazione di un capolavoro presso un laboratorio scelto dal candidato, con una dichiarazione giurata che attesti l'assenza di aiuti esterni.
Nel contesto Salesiano, il capolavoro è sia uno strumento di apprendimento che una prova attraverso la quale l'allievo dei corsi professionali dimostra di possedere le competenze necessarie per affrontare i compiti e i problemi propri dell'ambito su cui si è formato, così da meritare la qualifica professionale prevista. Inoltre, costituisce un ambiente di apprendimento stimolante.