La Forma della Città attraverso il Cinema

Il cinema e l'architettura sono due discipline profondamente interconnesse, capaci di influenzarsi reciprocamente e di offrire prospettive uniche sulla forma della città e le sue trasformazioni. Questa relazione è al centro di iniziative culturali come "Forma Urbis", un festival nel festival promosso dall'Ordine degli Architetti di Roma, che esplora la rappresentazione urbana attraverso la settima arte, con un focus specifico sulla città di Roma.

Il Cinema come Specchio e Architetto della Città

Il rapporto tra architettura e cinema va oltre la semplice scenografia. Esso non è solamente un problema di progettazione o di adattamento dello spazio da riprendere, ma una complessa interazione che assume forma e materia, contenuto ed espressione, secondo i processi formalizzati dalla semiotica del cinema. Lo spazio architettonico, come ricorda Rohmer, preesiste all'atto del filmare e mantiene una sua autonomia, sia che si tratti di architetture reali o fittizie, riconducibile alla sua riconoscibilità storica e stilistica. Il cinema, pur facendo uso dell'architettura e in particolare della città e dei suoi spazi urbani, non se ne appropria mai veramente, ma li utilizza per creare narrazioni.

A differenza del teatro, della pittura o della letteratura, il cinema è in grado di muoversi liberamente nei nostri spazi, nelle città, verso l'esterno e all'interno, passando da un paese all'altro. Può muoversi nel nostro mondo, descriverlo attraverso le immagini in movimento che riprende; per lui tutto è il mondo, quindi i film possono essere arringhe in difesa dei paesaggi, di scenari, di città, di situazioni. Inoltre il cinema è elemento ordinatore dello spazio urbano, è una moderna agorà, un luogo d'incontro, di ritrovo, di scambio e socializzazione; il cinematografo d'oggi è quasi la cattedrale della città contemporanea. È un ottimo mezzo di indagine storica e una fonte insostituibile nello studio delle dinamiche storiche, politiche e sociali, permettendo di condividere spazi non visitati, di attraversare città mai viste e luoghi sconosciuti, attraverso una fruizione indiretta.

Schizzo concettuale: pellicola cinematografica che si snoda tra edifici urbani, simbolo dell'interconnessione tra cinema e città

La Reciprocità tra Cinema e Architettura

Va sottolineato il rapporto di reciprocità che intercorre tra cinema e architettura: la città può diventare oggetto filmico, ma il cinema stesso diviene oggetto architettonico nella città. I cinematografi, fin dai primi anni del secolo, cominciano a cambiare l'assetto urbano, inserendosi nel tessuto storico. Un esempio emblematico dell'indubbia relazione tra cinema e architettura è quella stabilitasi sin da subito all'Esposizione Universale di Parigi del 1900: il grandioso e geniale cinematografo dei fratelli Lumière, collocato all'interno della Salle des Fêtes, consisteva in uno schermo che veniva tenuto bagnato per garantire trasparenza. In questo caso quindi il dispositivo cinematografico veniva usato come oggetto architettonico, inserito all'interno di uno spazio in ferro e vetro. La scatola cinematografica, sin dalla sua comparsa nei centri abitati, è divenuta una parte inscindibile di questi spazi urbani, con sale affollate, brulicanti di spettatori, che si recano nella penombra per assistere ad una semplice e poi sempre più complessa proiezione, attraversando nei decenni tutti i linguaggi nelle diverse declinazioni novecentesche.

Non si può quindi non affermare che il cinema sia un'arte strettamente legata all'architettura; il cinema nasce come fenomeno tipicamente urbano e come tale avrà la sua collocazione privilegiata nella forma-città. Questa stretta relazione può essere studiata secondo due direttrici:

  • La presenza del cinema nella città (architettura, pubblicità, composizione e dislocazione dei cinematografi).
  • La presenza della città e degli spazi urbani nel cinema, o meglio, nei film.

È importante analizzare non solo il "corpo" della città, dato dalle sue vie, dalle sue strade e dai suoi spazi, ma anche la sua "anima", data invece dal carattere degli individui che ci abitano o la frequentano, dalle sensazioni che procura al singolo soggetto e dalle situazioni che si verificano. Naturalmente verranno presi in esame quei cinematografi che hanno cambiato la storia del cinema e la forma della città.

Roma al Cinema: Uno Sguardo sull'Evoluzione Urbana

Roma, con la sua storia millenaria e le sue trasformazioni urbanistiche, è una città che ha sempre affascinato il mondo del cinema. Ad ottobre e novembre, la Capitale ospiterà “Le immagini dell’Urbe: lo sviluppo urbanistico di Roma visto attraverso il cinema”, un ciclo di proiezioni, incontri, dibattiti e mostre che racconterà lo sviluppo della città tra XX e XXI secolo. Il progetto, promosso dall’Assessorato all’Urbanistica e supportato da Risorse per Roma, è organizzato dall’Associazione Live Eco Sociale e coinvolge diversi Municipi della città.

L’iniziativa permetterà di esplorare l’evoluzione di Roma attraverso film e documentari che, pur non nati con l’intenzione di documentare lo sviluppo urbanistico, oggi costituiscono un prezioso archivio visivo di come la città sia cambiata nel tempo. “Le immagini dell’Urbe” è prima di tutto una rassegna di opere cinematografiche che hanno immortalato i cambiamenti di Roma. La manifestazione offre anche una serie di mostre che mettono a confronto le immagini storiche dei film con quelle attuali degli stessi luoghi. Questa documentazione visiva è arricchita da locandine originali, spezzoni di pellicole e descrizioni che raccontano le grandi trasformazioni urbanistiche della città, come la costruzione di nuovi quartieri residenziali e il cambiamento del tessuto sociale.

L'Ora Solare - Roma - I luoghi del cinema di Monica Vitti

Dal Dopoguerra al Boom Economico

Film come “Roma città aperta”, “Ladri di biciclette” e “L’onorevole Angelina”, ambientati nel dopoguerra, ci mostrano una città che cerca di risollevarsi dalle macerie del conflitto. Le pellicole neorealiste catturano non solo le storie umane, ma anche il paesaggio urbano in trasformazione, dai cantieri alle nuove costruzioni. Le immagini della città devastata dalla guerra, insieme ai progetti di edilizia popolare che ne seguono, raccontano l’evoluzione di Roma e i grandi cambiamenti sociali che la città ha vissuto.

Con il boom economico degli anni Sessanta, Roma si trasforma nuovamente, passando da un’epoca di austerità a una di prosperità e glamour. Film come “La dolce vita” e “Vacanze romane” immortalano una città che celebra la bellezza e l’eleganza, con immagini iconiche della Fontana di Trevi e di Via Veneto, diventate simboli di una Roma mondana e turistica. Tuttavia, lo stesso decennio è anche segnato da forti disuguaglianze sociali, con migliaia di famiglie ancora costrette a vivere in baraccopoli nelle periferie della città. Film come “Brutti, sporchi e cattivi” porta alla luce queste realtà, mostrando una Roma lontana dai riflettori del centro storico, ma altrettanto parte integrante della sua identità.

Quartieri e Infrastrutture: Testimoni Cinematografici

Uno degli aspetti centrali della rassegna è l’analisi delle trasformazioni urbanistiche che emergono dai film. Dai grandi cantieri del dopoguerra alle periferie sorte spesso come “edilizia spontanea” fuori dai piani regolatori, il cinema diventa testimone di questi cambiamenti. Garbatella, con la sua architettura ben integrata, è un esempio di edilizia popolare che ha saputo creare un forte senso di appartenenza nella comunità. Al contrario, Tor Bella Monaca e Corviale incarnano gli errori della pianificazione urbana degli anni Settanta e Ottanta, con edifici mastodontici e una gestione sociale complessa che ha contribuito a rendere queste aree problematiche.

Accanto ai nuovi quartieri, anche le infrastrutture hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo di Roma. Il Grande Raccordo Anulare (GRA), ad esempio, appare in film come “Siamo donne” e “Sacro Gra”, tracciando un percorso simbolico attraverso le espansioni della città.

Mappa schematica di Roma con punti salienti: centro storico, Garbatella, Tor Bella Monaca, GRA evidenziati

Le Sfide Contemporanee e Future

Il cinema non solo racconta il passato di Roma, ma offre anche uno sguardo sulle sfide attuali e future della città. Film come “Siccità” di Paolo Virzì affrontano questioni contemporanee come il cambiamento climatico e la gestione delle risorse, sottolineando l’importanza di adottare politiche sostenibili per il futuro. Allo stesso tempo, pellicole come “Bangla”, ambientate nel quartiere multietnico di Tor Pignattara, raccontano una Roma sempre più globalizzata e multiculturale, mostrando le opportunità ma anche le sfide legate all’integrazione e alla coesione sociale.

La Periferia nel Cinema: Un Territorio di Confine e Scoperta

La città, luogo scandito da numerosi ritmi, può esser intesa come un’impronta, una traccia da interpretare in cui i segni umani - i corpi, i flussi, i transiti, le interrelazioni, gli eventi - e i segni apparentemente non-umani - gli oggetti, gli artefatti - si fondono, comunicano e si fronteggiano in un rapporto molteplice e reciproco. Esplorare la tensione tra il centro e la periferia mette in luce l’esistenza di una dinamica ininterrotta legata al dialogo tra forma urbis e forma civitas. Riflettere, con l’ausilio di strumenti differenti di interpretazione, sulle variazioni del rapporto tra tali ambiti, mira a comprendere la fluttuazione del valore simbolico e funzionale delle “qualità” attribuite nel tempo ai luoghi dagli abitanti.

Sinteticamente, si può affermare che le qualità e il ruolo attribuiti al “centro” siano costanti e di segno stabile e positivo. Diversa e più fluttuante è invece l’attribuzione (di valore o disvalore) data alla periferia, acquisizione più recente della città. È infatti dopo la demolizione delle mura civiche che essa compare e viene identificata e tipizzata, divenendo, specie dopo gli anni ’50, una inedita eterogeneità urbana. Questo innesca un rapporto tensivo tra i luoghi, antitesi prima diversamente declinata o pressoché assente nella piccola città storica. Come nota Flaiano (2002), “Roma è lontana, dall’altra parte, e manda fin qui un boato sommesso”.

La periferia attiva uno “sradicamento” sociale e un’incerta cittadinanza; ciò mette in crisi e rende labili valori come l’appartenenza alla città o l’eguaglianza sociale tra gli abitanti, e sottolinea quanto sia importante rafforzare l’immagine unitaria della città. Al di là dei variabili giudizi funzionali, delle ragioni storiche e di valore, l’evidenziarsi della periferia fa emergere una particolare “discontinuità” nello sviluppo urbano, e alcune nuove permeazioni tra ambiti prima nettamente diversi, mostrando come un’unità primitiva - un archetipo - (la Città), compiuta e pressoché compatta per lungo tempo, si disgreghi, esploda e si frammenti tramite una sorta di “mitosi”, di divisione cellulare, in ambiti fortemente differenziati: più stabili (i luoghi della centralità) e più instabili, rarefatti e soggetti a variazione (le periferie).

Foto di un quartiere periferico di Roma, con edifici popolari e spazi aperti che mostrano contrasti

La Periferia: Tra Spaesamento e Ricchezza Nascosta

Gli spazi periferici, i margini, i bordi discontinui, tra gli elementi caratterizzanti la città contemporanea, sono - oltre che cardini instabili, siti “deboli” e sensibili, ambiti problematici di difficile percezione e lettura - soggetti all’abbandono, tanto quanto all’intenzionalità del governo o alle azioni spontanee. Essi configurano una città intermedia, un territorio che spesso confonde per l’esiguità dei punti di riferimento, disorientante, ma tuttavia portatore, se vissuto, di specifici segni d’uso “comunitario” e familiare. La “periferia” è “casuale, irriferibile”, suggerisce P.P. Pasolini. Come afferma Lynch (1992), “anche i luoghi semplici e miseri hanno il loro fascino (…), nelle città ci sono posti trasandati dietro ai quartieri maestosi”. Questi “retri”, più trascurati e informali, sono usati da quei pochi che li frequentano stabilmente e sono i posti da osservare se si vuole sapere qualcosa di una zona.

Urbanistica e pianificazione hanno, nel tempo, declinato con tali luoghi una bifida, inconseguente e antinomica relazione - annettendoli o escludendoli dal dominio urbano - esercitando su essi un controllo normativo, o in fase più recente una più attenta “riscoperta” delle qualità potenziali (a volte solo retorica), o attivando una sorta di rimozione e abbandono, lasciando che si manifestassero, quasi in assoluta deregulation, le aporie urbane, così come le contraddizioni insite nell’assenza di pianificazione. Questa situazione ha ammesso che i margini divenissero una sorta di ground zero, teatro dell’irrisolto, dello scarto, del degrado non affrontato, dell’entropia, dell’accumulazione delle scorie: “le isole marginali sono sempre prede disponibili” (Lynch, 1992). Incompletezza, fragilità e inconsistenza - concreta e simbolica - comunicano un senso di spaesamento e di perdita, è il “lato scuro del cambiamento”. In tal senso le periferie possono essere definite come rovine contemporanee. L’osservazione di esse non dovrebbe, però, condurre a esprimere giudizi negativi, quanto a meditare che tale milieu - paesaggio impensabile in cui si rivela e fonde insieme la bellezza dell’imprevisto e il terrore dell’incontrollato - un agglomerato costituito da un’architettura spesso indifferente al contesto e alle persone, non va inteso come un non-luogo.

La Molteplicità degli Sguardi per una Comprensione Profonda

Ogni azione di governo dovrebbe scaturire da letture, da interpretazioni e dal “riconoscimento” delle qualità dei luoghi. Oltre all’esplorazione tecnica (analisi urbanistiche e strumenti ortodossi di studio), può essere proficuo - in special modo per siti così instabili e difficili da intendere e con una storia recente, come le periferie - esplorare cosa emerga da sistemi di lettura e di rappresentazione, fondati su altri linguaggi, attivando una crasi tra modi e generi eterogenei, ma compatibili: “lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo”, suggerisce Perec (1989). La molteplicità dello sguardo moltiplica il senso urbano, attivando un metodo di ricerca che amplifica la comprensione.

I linguaggi, in tutta evidenza, non sono mai neutrali, non si riferiscono a contenuti o rappresentazioni date, ma agiscono come “pratiche” che materializzano gli stessi oggetti di cui parlano. I sistemi di rappresentazione, le narrazioni, le immagini sono, dunque, atti culturalmente creativi e possiedono un valore performativo. Grazie a tale intreccio tra formalizzazioni diverse e attraverso la moltiplicazione delle visioni, è possibile percorrere i luoghi e nel contempo guardarli con occhio più distaccato. Il passaggio dalla visione zenitale (insita nelle mappe), all’attraversamento, esperibile per mezzo delle descrizioni visive e verbali, della letteratura, della fotografia, del cinema e delle “visioni” degli abitanti, mostra, allora, almeno, due città possibili: “la città-panorama” e una “città vivente”, porosa, umanizzata, permeabile a livello del suolo dove si realizza un altro genere di visibilità.

Scrittori, cinema, fotografia, le visioni degli abitanti registrano - con una sensibilità diversamente attenta da quella manifestata dal linguaggio urbanistico - la coesistenza tra aspetti contraddittori, mostrando che alcuni caratteri, anche deteriori, possono esser parte dell’identità urbana. In questo contesto, il linguaggio cinematografico, al pari di quello fotografico e letterario, punta a testimoniare l’esistente con documentaria esattezza, a trasfigurarlo simbolicamente, a comporre sequenze e regesti visuali, dando vita a una sorta di iconoteca da cui emergono le pratiche, i desideri, l’uso e i percorsi, il rapporto di appartenenza, le barriere, le fratture, i nodi irrisolti, la forma urbis e la forma civitas.

Per la comprensione delle periferie di Roma, oltre a Pier Paolo Pasolini, autore chiave per comprendere come la città abbia, tra gli anni ’50, ’60 e ‘70, trasformato il proprio ambito agricolo e generato altri spazi, possono essere chiarificatori gli scritti di autori come Levi, Gadda, Lodoli, Moretti.

Programma "Le Immagini dell’Urbe" a Roma

Il ciclo di proiezioni e incontri "Le immagini dell’Urbe" prevede una serie di incontri pubblici con urbanisti, registi e personalità della vita cittadina, che offriranno il loro punto di vista su come la città sia cambiata nel corso degli anni e quali sfide si prospettano per il futuro. Tra questi relatori vi sarà anche la sottoscritta. Di seguito, il programma dettagliato degli eventi:

Data Ora Luogo Tema Film e Documentari
SABATO 5 OTTOBRE 16:00 VILLA DE SANCTIS - CENTOCELLE
Casa della Cultura “Silvio di Francia” - Via Casilina, 665
Inaugurazione: "Le trasformazioni della città viste attraverso il cinema" “LA PRESA DI ROMA” (F. Alberini), “CARO DIARIO” (N. Moretti), “C’E’ ANCORA DOMANI” (P. Cortellesi)
SABATO 12 OTTOBRE 16:00 VILLA DE SANCTIS - CENTOCELLE
Casa della Cultura “Silvio di Francia” - Via Casilina, 665
"Le trasformazioni di Centocelle" Documentario “CENTOCELLE, UN RACCONTO” (Antonio Lacroce), Film “LA GIORNATA BALORDA” (Mauro Bolognini)
SABATO 19 OTTOBRE 16:00 VILLA DE SANCTIS - CENTOCELLE
Casa della Cultura “Silvio di Francia” - Via Casilina, 665
"Le trasformazioni del Pigneto" Documentario “ERICOVERO” (Massimo Innocenti e Alessandro Menale), Film “ACCATTONE” (Pier Paolo Pasolini)
SABATO 26 OTTOBRE 16:00 VILLA DE SANCTIS - CENTOCELLE
Casa della Cultura “Silvio di Francia” - Via Casilina, 665
"La Roma multietnica" Incontro con l’autore, dibattito e proiezione del film “BANGLA” (Phaim Bhuiyan)
DOMENICA 6 OTTOBRE 16:00 TUFELLO - MONTESACRO
Aula Consiliare del Municipio III - Piazza Sempione, 15
"La Roma delle borgate" Dibattito e proiezione dei film “FRAMMENTI” (IIS Donato Bramante), “LADRI DI BICICLETTE” (Vittorio De Sica)
DOMENICA 13 OTTOBRE 16:00 TUFELLO - MONTESACRO
Aula Consiliare del Municipio III - Piazza Sempione, 15
"La Roma dei senza casa" Dibattito e proiezione dei film “L’ONOREVOLE ANGELINA” (L. Zampa), “BRUTTI SPORCHI E CATTIVI” (E. Scola)
SABATO 19 OTTOBRE 21:00 OSTIENSE
Biblioteca Joyce Lussu - Via Costantino, 49/A
"La Roma operaia e industriale" Film “C’È ANCORA DOMANI” (Paola Cortellesi)
DOMENICA 3 NOVEMBRE 16:00 TESTACCIO
Città dell’Altra Economia - Largo Dino Frisullo snc
"La Roma delle case popolari" Film “UNA GIORNATA PARTICOLARE” (Ettore Scola)

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