Don Giuseppe "Peppino" Barbesta, un sacerdote la cui vita è stata un inno alla solidarietà e all'impegno per gli ultimi, è venuto a mancare a Retegno (frazione di Fombio) all’età di 89 anni, sabato 26 giugno, pochi giorni prima di compiere i suoi 90 anni il 20 luglio.
La salma è rimasta in chiesa per tutta la domenica per il saluto dei fedeli. Il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti ha celebrato il funerale nella chiesa di San Biagio a Codogno.

Gli Inizi del Ministero e la Nascita dei "Lavoratori Credenti"
Originario di Graffignana, don Peppino fu ordinato sacerdote nel 1954. Esercitò il suo ministero in diverse parrocchie, tra cui San Martino Pizzolano, Secugnago (dove fu parroco dal 1974 al 1990) e Retegno. Animato da una instancabile vitalità sorretta da una fede granitica, don Peppino era per tutti il «sacerdote degli ultimi».
Negli anni Settanta, portando il Vangelo nelle fabbriche, promosse la solidarietà fattiva fondando l’associazione ’Lavoratori Credenti’ nel 1976. Dal 1970, cominciò a frequentare i consigli di fabbrica per diffondere la parola del Vangelo e la sua visione della centralità dell’uomo e del reciproco rispetto nel mondo del lavoro. Nonostante la missione non fosse semplice, i sindacalisti, anche i più distanti dalla parola di Dio, lo ascoltavano con attenzione. Fu proprio nelle fabbriche che iniziò a reclutare i volontari per formare questa associazione dedita agli aiuti umanitari.
Fondando i Lavoratori Credenti, don Barbesta aveva l'intento di tornare a far sentire la voce dei cattolici. Sotto la sua guida, i membri dell'associazione presero parte a vertenze sindacali nel Basso Lodigiano, dando vita a un forte gruppo capace di organizzare grandi imprese in nome della solidarietà.
I "Tir della Solidarietà": Un Ponte Umanitario tra Nazioni
L'impegno di don Peppino nella solidarietà iniziò con il soccorso ai terremotati. Portò subito aiuti ai colpiti dal sisma del Friuli nel 1976 e, quattro anni dopo, in Irpinia nel 1980.
Negli anni, i "Tir della Solidarietà" di don Peppino e dei Lavoratori Credenti, carichi di beni di sussistenza, aiuti, fondi e speranza, hanno attraversato mezza Europa e oltre, arrivando ovunque ci fosse bisogno. Negli anni Ottanta, in particolare, i Tir della Solidarietà verso la Polonia, all'epoca travagliata da profondi mutamenti politici, sociali ed economici e oppressa dal regime, rappresentarono un gesto di straordinario coraggio e abnegazione nell’aiuto. Nel successivo decennio, l'opera fu estesa alle popolazioni sofferenti di Romania, Bulgaria, Albania, Ucraina e Bosnia, allora dilaniata da un'atroce guerra. Ha portato aiuti anche in Kosovo, durante le operazioni di pulizia etnica, e nella Bosnia devastata dalla guerra.
Tante furono le sue missioni nella terra martoriata della Palestina, e a Jenin, in Cisgiordania, volle costruire un asilo. I suoi aiuti si estesero anche in Siria e Mozambico. Come ricorda il vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti: «Condividevamo il comune amore per la Terra Santa. Nonostante l’età avanzata era tornato anche due anni fa insieme ai suoi volontari. Lo avevo ammonito: si riguardi don Peppino, non è più il caso di viaggiare.»

L'Amicizia con Lech Walesa
Una delle relazioni più significative di don Peppino fu l'amicizia personale con Lech Walesa, leader di Solidarność e futuro presidente della Polonia. La loro amicizia nacque a metà degli anni Ottanta, quando il sacerdote con occhialini e basco, che predicava il Vangelo in fabbrica, portava aiuti e sostegno a Solidarność grazie ai suoi Tir della Solidarietà. Nel 2011, prima di salire sul palco a Lodi, Lech Walesa passò a Retegno per una messa in suo onore celebrata proprio da don Peppino Barbesta.

Il Ruolo a Fombio e Retegno e le Nomine Diocesane
Don Peppino Barbesta ha rivestito il ruolo di collaboratore pastorale di Retegno dal 2006. In un contesto di nuove nomine per la diocesi di Lodi, il vescovo monsignor Giuseppe Merisi ha nominato don Pino Bergomi, già parroco di Caselle Landi, nuovo parroco di Fombio e di Retegno, che sono rispettivamente capoluogo e frazione di un'unica realtà comunale. In questa riorganizzazione, sia don Ernesto Zanelotti, precedente parroco di Fombio, sia don Peppino Barbesta sono rimasti a Fombio e Retegno quali collaboratori pastorali del nuovo parroco, don Pino Bergomi. Don Bergomi, nato il 13 aprile 1949 a Brembio e ordinato sacerdote il 16 giugno 1984, ha svolto il suo ministero esclusivamente nel basso Lodigiano e per Fombio e Retegno ha rappresentato la sua terza esperienza da parroco.
Riconoscimenti e la Commemorazione di una Vita
Per il suo instancabile impegno, l'anno scorso don Peppino ha ricevuto dal Comune di Secugnago la benemerenza civica.
La sua figura è stata celebrata anche attraverso la pubblicazione del libro "Ciau, bel umòn!", a lui dedicato. La presentazione del volume, che oltre alla parte scritta da Pallavera si arricchisce di 61 racconti originali riguardanti la figura del prete nativo di Graffignana, ha registrato numeri da tutto esaurito, con quasi 150 persone presenti al collegio vescovile di via Legnano a Lodi. L'iniziativa editoriale è stata promossa da Mario Uccellini, presidente dei Lavoratori Credenti. «Ciau bel umon è il saluto che don Peppino usava rivolgere a tutti» ha raccontato Uccellini, sottolineando come il libro sia al tempo stesso «storia del nostro territorio, delle sue vicende sociali, politiche e di chiesa, ricordandone le evoluzioni, la solidarietà dispiegate in Italia e nel mondo, la generosa risposta delle nostre comunità agli appelli che i lavoratori credenti hanno lanciato in questi 50 anni».
Durante la presentazione, il vescovo Maurizio ha ricordato come «Don Barbesta aveva uno spirito indomabile che lo rendeva frutto buono della sapienza che insegna la via per la saggezza e la prudenza. Fondando i Lavoratori Credenti aveva l’intento di tornare a fare sentire la voce dei cattolici.» Anche Duccio Castellotti, presidente Fondazione Bpl e autore di uno dei racconti, ha rimarcato che «Il messaggio che ci lascia don Peppino è quello di approfondire e conoscere. È stato un prete visionario e profetico. Ritrovarlo in queste pagine aiuta a riscoprire il valore dell’uomo e dell’umano».
L'autore Pallavera ha concluso, ricordando che, nonostante don Peppino lo invitasse sempre nei suoi viaggi solidali, non ci era mai andato. Ha espresso la speranza di aver «saldato il debito» con questo libro, riconoscendo l'impossibilità di raccontare appieno la complessità della sua figura in un unico volume.

In ricordo di don Barbesta, è stato recitato il Rosario a suffragio a Retegno. L'iniziativa, promossa dai Lavoratori Credenti, dall'Ufficio diocesano di pastorale sociale e dagli amici, ha previsto cinque interventi a tema: don Peppino e la fede, don Peppino e gli amici, don Peppino e la famiglia, don Peppino e il lavoro, don Peppino e gli ultimi.