I fiori, con la loro intrinseca bellezza e fragilità, assumono un ruolo profondo e significativo all'interno della liturgia e della devozione cristiana. Lungi dall'essere meri elementi decorativi, essi diventano simboli potenti della nostra lode, della nostra preghiera e del nostro pensiero rivolto a Dio. Attraverso la loro presenza, esprimono la gioia della terra e della natura che cantano, si elevano e lodano il Creatore.
Il Significato Profondo dei Fiori nella Lode a Dio
La cura della chiesa, i fiori e le luci, devono rappresentare la lode a Dio. Sono i simboli della nostra lode, della nostra preghiera, del nostro pensiero per Lui. Devono essere i più belli, i più dolci, i più teneri, i più caldi possibile, perché anche la terra e la natura gioiscono per il loro Dio. I fiori più belli, pochi ed essenziali, sono pieni di significato. Sono fiori che non servono ad abbellire, ma che con la loro presenza parlano di Dio; non servono a riempire, ma riempiono il cuore di chi li guarda; non servono ad apparire, ma diventano l'essenza stessa della lode. Sono fiori che cantano al nostro posto, quando noi non ci siamo, e che cantano con noi, quando ci siamo.

Scelta e Disposizione dei Fiori negli Spazi Liturgici
È importante scegliere i fiori e disporli avendo ben chiaro questo senso, questo significato di lode e di preghiera. Anche la disposizione, più che a riempire angoli nascosti, deve diventare una corona, tutta rivolta all'Eucaristia. Deve assomigliare a un coro che sta cantando a Dio, che guarda Dio, con Dio al centro. Chi li vede deve rivolgere il suo sguardo al Signore. Devono essere segnali del nostro andare verso Dio e di Dio che viene verso di noi, come un prolungamento e un irraggiamento di Dio verso di noi.
Nella Messa i fiori non andrebbero messi sull'altare, perché è dedicato al Signore, a Dio in persona. Devono, invece, servire a dare risalto all'altare dove si sta celebrando il mistero eucaristico. L'importante è usare semplici fiori, anche pochi, anche due a vasetto, anzi è meglio. Quindi, non concentrati, non ammassati, non pressati, ma suddivisi, distribuiti. Pochi, semplici, anche singoli, messi in più vasetti, per dare una forma, per dare un contorno, per dare una cornice a qualcosa di molto importante. I fiori esprimono così una forma significativa, dando centralità all'Eucaristia, luogo della presenza di Dio in persona, Signore del cielo e della terra.
CORSO DI ARTE FLOREALE LITURGICA
La Formazione nell'Arte Floreale Liturgica
È fondamentale una formazione del personale addetto alla cura della chiesa, con il parroco o con il liturgista della diocesi. Questa figura è essenziale e può dare le indicazioni giuste per capire il cosa, il come, il quando, il dove e il perché mettere i fiori e altro, come organizzare gli spazi e seguire le indicazioni del Magistero della Chiesa. Quando si celebra uniti alla liturgia, all'interno dei nostri spazi liturgici delle nostre chiese, abbiamo sempre una serie di linguaggi che vanno armonizzati e curati, perché la liturgia è bellezza, ma sempre nella semplicità; dunque, i fiori partecipano a questa sorta di armonia di linguaggi. Quando si entra in chiesa, si viene accolti dai fiori e dalla loro disposizione, ancor prima che cominci la celebrazione.
Ecco perché è importante che possano comunicare perfettamente il senso della giornata, l'attenzione al colore liturgico, al significato di quella giornata che stiamo celebrando. A volte può essere più utile fiorire l'altare, altre volte è meglio valorizzare l'ambone oppure la croce o il fonte battesimale. Ciò che è fondamentale è che a fiorire sia una persona che conosce bene la liturgia. Bisogna conoscere i luoghi, i colori liturgici, le letture della giornata, leggere le collette, le orazioni utilizzate dal sacerdote e sulla base di questo poi andare a disporre i fiori. Fare un corso di arte floreale per la liturgia significa fare anche un po' di formazione soprattutto biblica e liturgica.
Pionieri e Iniziative di Formazione
Questa sensibilità per i fiori nella liturgia proviene dal mondo francese. Suor Cristina Cruciani delle Pie Discepole ha portato in Italia questa preziosa attenzione ai fiori, formandosi in Francia. Portando l'attenzione ai fiori, ha portato evidentemente anche l'attenzione alla celebrazione, perché non è un fiorire fine a se stesso ma un fiorire con consapevolezza. Suor Cristina ha avviato i primi corsi di arte floreale per la liturgia in Italia, e molti li hanno frequentati per riportare poi nelle parrocchie le proprie conoscenze. Se si vuole assumere una capacità tecnica superiore, bisogna frequentare un corso specifico in cui le tecniche e le conoscenze liturgiche convergono insieme.
Don Danilo Priori ha avviato un corso gratuito sulla decorazione floreale liturgica nella parrocchia romana di San Martino I, nel quartiere di San Giovanni, trasmettendo la sua passione per l'arte floreale attraverso numerosi corsi di formazione. Ha conseguito il diploma quinquennale di decoratore floreale presso l'Istituto italiano decorazione floreale amatoriale, frequentando poi il corso di arte floreale per la liturgia organizzato dalle Pie Discepole.
Il Simbolismo dei Fiori nelle Sacre Scritture e nella Tradizione
I fiori (e in generale il mondo vegetale) sono da sempre l'immagine della vita: emblema della rinascita del ciclo stagionale, simbolo di gioia e di lutto, di amore terreno e celeste. Ed è questo il motivo per cui in tutto il mondo vengono usati nelle cerimonie.
Riferimenti Biblici e Classici
Nelle Sacre Scritture troviamo numerosissimi riferimenti ai fiori, alle piante, agli alberi, sin dalla prima pagina fino alle ultime. Troviamo i gigli dei campi che nel Vangelo ci ricordiamo più facilmente e che sono vestiti in tutta la loro maestosità, bellezza, splendore e candore. Troviamo le rose che crescono lungo i corsi d'acqua, assorbendola un po' come il credente assorbe la sapienza dal Signore. E poi c'è il Cantico dei Cantici, forse per eccellenza il libro biblico in cui vengono citati il maggior numero di fiori e di specie floreali.
È importante sapere se un fiore ha un significato particolare nella Scrittura, come la palma che è spesso associata al martirio. Molti fiori non sono contenuti evidentemente nella Scrittura, ma non per questo non possono o non debbono essere usati. Spesso è capitato che alcuni fiori, nel corso del tempo, per tradizione, abbiano assunto un certo significato un po' per l'uso che ne veniva fatto, un po' per quella che era anche la loro forma e la loro caratteristica specifica. Ad esempio, il garofano, per la presenza dei chiodi, è stato legato al martirio di Cristo. L'importante è conoscerne il simbolismo e armonizzare quanto presente nella Scrittura con quanto si trova al mercato dei fiori.
Sono numerosi gli esempi del simbolismo floreale anche nella letteratura classica, fra gli altri, Lucrezio con il suo “De rerum natura” e Ovidio con le “Metamorfosi”. Il Girasole, ad esempio, era una fanciulla di nome Clizia che, respinta da Apollo, dio del Sole, continua a desiderarlo e a seguirne il carro, trasformandosi poi in fiore. Narciso era un giovane di straordinaria bellezza condannato a invaghirsi della sua immagine. Iris, "ammantata di mille colori", è la personificazione dell'arcobaleno e messaggera degli dei. Nella Bibbia il mandorlo, per la sua fioritura precoce, è il simbolo della vita nuova (Geremia), e il giglio e l'issopo di purezza (Cantico dei cantici, Salmi).

Fiori e Tempi Liturgici: Dalla Quaresima alla Pasqua
Nei primi secoli del cristianesimo, la Chiesa aveva deprecato l'uso dei fiori nella liturgia, temendo connessioni con il mondo pagano. Ma già nel IV secolo, Giovanni Crisostomo ne raccomandava l'uso nei matrimoni e nei funerali e San Gerolamo era favorevole all'usanza di cospargere di fiori e foglie le cappelle dei santi. I fiori simboleggiavano il Paradiso, la misericordia di Dio e Maria Vergine e, nel giorno di Pentecoste, una pioggia di fiori rappresentava la discesa dello Spirito Santo.
Nei mosaici delle chiese antiche, post-costantiniane, c'è un evidente fiorire della natura in corrispondenza della presenza del Signore Gesù. Ricorre spesso l'uso dell'erba, del pascolo, dei più vari elementi vegetali, come nell'abside della basilica di San Clemente a Roma, dove girali di acanto si dipartono dall'albero della Croce offrendo riparo agli uccelli del cielo. Il primo fiore che ha aperto i suoi petali è il grembo di Maria; le melodie dei canti popolari dedicate alla Vergine la chiamano infatti giglio. Il deserto fiorirà - i profeti lo hanno ripetuto sempre. Un mondo senza i fiori è lo stagno del male, del peccato, è un luogo dove non c'è Dio.
La coincidenza dell'epoca cosmica del rinnovarsi della natura con il tempo della Pasqua del Signore non è casuale. Se il popolo d'Israele è uscito dall'Egitto con il plenilunio di primavera, Dio non lo ha permesso accidentalmente; già disegnava, seppure nell'ombra, il rifiorire della vita. La relazione tra la Pasqua del Signore e la primavera che sboccia è nell'ordine della gratuità assoluta per cui Dio ci ridà la vita senza nostro merito e ci pone perfino nella condizione di dirgli grazie.
Il Signore Gesù ha scelto come linguaggio della propria vittoria il nascondimento, la compostezza assoluta, la familiarità di un "Pace a voi". Così i germogli che bucano i rami secchi e scuri degli alberi, l'erba nuova, lo spandere profumo e poi l'affacciarsi dei colori, i petali impalpabili: tutto è un'immensa celebrazione, ma con uno stile pacato. Un fiore di pesco che sboccia su un ramo, o una rosa che si apre, o anche una semplice margherita, una violetta, un nontiscordardimé, o i campi gialli di colza, sono silenziosi. I fiori non sono mai sfacciati, non richiamano; ci si ferma e li si ammira. Raccontano la vita, senza gridarlo, senza imporsi, senza proclamarlo con enfasi. Il fiore è immolato, è la bellezza che si sacrifica. Il ministero del fiore è questo genere di vittoria: esso è bello - reciso. È luce, profumo e colore - reciso. Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore.
Quando la Quaresima chiede l'assenza dei fiori, nella denudazione di tutto, le chiese si fanno spigolose, fredde; sono pietra, marmo. Al mattino di Pasqua, il profumo dell'incenso che ancora aleggia dalla Veglia e i fiori che sono tornati ammorbidiscono immediatamente la nostra anima. In questa occasione si potrebbe evocare il giardino del Risorto con vasi di piante che donino le loro fioriture lungo le settimane in cui risuona l'eco del grande Alleluja. La fioritura che simboleggia un nuovo inizio, la vita che ha il sopravvento sulla morte, spesso con una forma circolare, per i cristiani simboleggiante il cielo e l'Eternità. Colori come il bianco e il giallo rimandano alla luce e alla speranza di una vita nuova.
I Fiori nella Commemorazione dei Defunti e l'Indulgenza Plenaria
Portare un fiore nel luogo dell'eterno riposo, sentirne il profumo quando si entra in una Chiesa, deporlo ai piedi di una Croce. Sono molti i momenti nei quali il fiore diventa preghiera. Lo è soprattutto a novembre quando si va nei cimiteri per commemorare i defunti: pratica, questa, che associata alla visita ad una chiesa recitando il Pater Noster e il Credo garantisce l'indulgenza plenaria, estesa a tutto il mese di novembre, come disposto dal decreto della Penitenzieria Apostolica e dettata dall'emergenza Covid.
Spesso si utilizzano i crisantemi per la Commemorazione dei defunti. Liturgicamente è una scelta corretta in quanto il crisantemo è un fiore stagionale, ed è sempre la scelta migliore quella di usare fiori di stagione piuttosto che cercare fiori esotici o che non ci appartengono come tradizione. Oltre a essere molto bello, il crisantemo è di tantissime varietà e colorazioni, e ha una caratteristica fondamentale: se ben curato, dura molto. Questo perdurare della preghiera offerta attraverso il fiore è significativo. Anche se li associamo al mese dei morti, nella tradizione orientale, per esempio in Giappone nella tecnica dell'ikebana, il crisantemo è il fiore di luce, fiore di vita eterna, un aspetto che possiamo valorizzare.

Linee Guida per una Decorazione Floreale Consapevole
L'uso dei fiori nella Liturgia dev'essere pensato con una prospettiva biblico-teologica; non di arredo, di abbellimento, di apparato, ma di adesione. Se le norme chiedono che non vengano posti sulla mensa dell'altare è perché non si ricrei il contesto del banchetto, del "buffet di gala". E non è nemmeno il caso di comporre un "presepio" di primavera in cui all'ambone si dà la forma del sepolcro vuoto spalancato, con accanto una pietra rotolata, un lenzuolo che esce. La composizione floreale dev'essere evocativa, non scenografica.
Le composizioni siano prive di leziosità. È bene evitare gli ammassi, ricercare la purezza, una nobile semplicità. Anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell'acqua... Abbiamo bisogno di ingentilire lo spazio, di dargli la morbidezza, il tratto delle mani di Dio che hanno plasmato questo cosmo, per ricordare al nostro cuore che la Pasqua è nuova creazione. I fiori vanno liberati, non costretti da forme create da noi, disegni geometrici, abbinamenti con legni, sabbia, sassi, stoffe, candele. C'è bisogno della loro purezza, della loro assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio. Il rimando all'adesione gentile dei fiori allo stile del Signore vorrebbe aiutarci a cogliere ciò che avviene sacramentalmente sul presbiterio, tra la roccia del sacrificio e il sepolcro spalancato, e a intuire il mistero della Croce di Gesù.
Come prima indicazione, ogni credente dovrebbe sempre tenere a mente di evitare qualunque spreco e dunque evitare grandi composizioni, spendere tanti soldi, perché il primo obiettivo è sempre quello di aiutare le persone in difficoltà. Il fiore risente di una certa simbologia: è reciso, offerto, è destinato a fiorire la chiesa, dare bellezza e poi è destinato a seccare. Quindi ciò che ci interessa è la simbologia del fiore, è come una sorta di preghiera che uno poggia lì, come semplice dono.
Alcuni criteri pratici suggeriscono di abbandonare l'idea di qualche vaso che arredi, dello sfarzo, del salone barocco, del riciclaggio. Le chiese non sono serre. L'eccesso toglie nobiltà alla forza che hanno anche solo pochi fiori accanto alla nuda pietra dell'altare, dell'ambone. I fiori non sono da usare come i soprammobili a casa. Stanno nei pressi dell'altare, circondano l'ambone: fine. L'omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all'‘appena’.
Comporre questi vasi deve attingere al nostro personale grazie a Gesù ed è una sensibilità da creare, nelle parrocchie, con la dignità di un autentico ministero. Non si riduce a un gioco di piante da spostare. Le persone che se ne assumono l'impegno potrebbero avere anche molto da lavorare per assicurare fiori nobili, puliti, eliminando fiocchi, carte, coprivasi, plastiche trasparenti. Funerali, matrimoni, omaggi affettivi fanno sì che si raccolga molto materiale e la cosa più sbagliata è infilare in tutti gli angolini degli altari laterali piante su piante o composizioni rigidamente legate all'occasione. Decostruendo gli apparati, si colga di fiore in fiore il meglio, per poter porre sui nostri presbiteri questo segno così puro, così eloquente, così immediato. Bisogna assumere un tratto teologico nell'uso del fiore, dandogli nobiltà e semplicità, con una costanza pasquale. Un criterio è bene che ci accompagni: eliminare tutte le relazioni scontate con i tempi liturgici e i loro colori.
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