Gli Altari e le Tradizioni della Festa di San Giuseppe in Sicilia

San Giuseppe, padre della provvidenza, protettore dei falegnami, degli orfani e delle giovani in età da marito che lo invocano per poter contrarre un buon matrimonio, è largamente venerato in tutta la Sicilia. Non vi è Comune che in data 19 marzo, o in altra, non commemori la solennità del santo Patriarca. Il suo culto è presente in ben 83 Comuni dell’isola e uno dei momenti più folkloristici e diffusi della festa è la “Cena di San Giuseppe” o l'allestimento degli “altari” votivi.

La Festa di San Giuseppe, celebrata il 19 marzo, è una ricorrenza molto sentita, soprattutto nei piccoli centri, dove la devozione religiosa si intreccia con rituali antichi e una forte dimensione comunitaria. San Giuseppe è considerato il protettore dei poveri e delle famiglie e, proprio per questo, la festa, che coincide con la Festa del Papà, è da sempre legata ai temi della condivisione, dell’accoglienza e della gratitudine.

Illustrazione o foto di San Giuseppe con Gesù bambino e strumenti da falegname, o un'immagine sacra

L'Allestimento della Tavolata e degli Altari di San Giuseppe

Gli altari di San Giuseppe, chiamati anche tavolate, sono un vero e proprio spettacolo da ammirare. Vengono allestiti come segno di devozione o ringraziamento per una grazia ricevuta e sono preparati nelle case dei devoti che, per tutta la giornata, rimangono aperte al pubblico. Per la loro preparazione, si utilizzano coperte cucite a mano, ricamate in seta, oro e filati preziosi. L'usanza vuole che l'altare sia formato da cassettoni e tavoli, poggiati al muro, per creare ripiani sfalsati che devono essere dispari, ricoperti da tovaglie di grande pregio e preziosi merletti.

La Cornice e gli Elementi Simbolici

Per apparecchiare la tavola, si fissa al muro, a far da cornice, una coperta variopinta. A questa fanno da contorno arance amare, limoni e rametti di zagara, che stanno a simboleggiare i tanti episodi negativi della vita umana. Sulla tavola viene stesa una tovaglia bianca e, al centro della Cena, un piccolo altare con un'immagine del Santo e la lampada ad olio (simbolo della fede) viene posta davanti al quadro, accesa per tre giorni.

Ai margini si mettono due portafiori con le violaciocche (“u balicu”) e le fresie, vicini ai piatti di frumento appena germogliato (“u lauri”, simbolo della Provvidenza Divina). Adornano l'altare anche piante di lenticchie e grano germogliato, tutti simboli di prosperità.

Foto di un altare di San Giuseppe allestito, con lampada a olio, fiori e frumento germogliato

Il Pane Votivo: Simbolo e Scultura

Il pane di San Giuseppe è forse l’elemento più simbolico dell’intera festa e sicuramente l’elemento fondamentale dell’altare. Preparato con semola di grano duro, viene modellato a mano in forme che richiamano la figura del santo e il mondo contadino: croci, bastoni, corone, utensili da lavoro, ma anche elementi naturali legati alla fertilità e all'abbondanza. Intorno al piccolo altare si dispone, con una certa simmetria, il pane (simbolo del lavoro umano) lavorato e decorato in varie forme, che un tempo rappresentava la ragione d'essere dell'altare stesso per il significato atavico di "Grazia di Dio".

Tra le forme più comuni si trovano:

  • “i ucciddati”: pane di forma perfettamente rotonda, in numero di tre o multipli di tre, che simboleggiano una fede illimitata.
  • “a sfera” e “a facci”: ricordano l’origine della stirpe di Davide da cui discende San Giuseppe.
  • “u vastuni”: bastoni che ricordano le promesse fatte al Santo.
  • “i rusiddi a esse e a gi”: come le iniziali del Santo.
  • Altre forme includono cestini, piattini, fiori, il cuore (simboleggiante la Sacra Famiglia), la palma (dedicata alla Madonna), il bastone fiorito di S. Giuseppe, pesci ("u pisci"), mani, cavallucci, uccelli e il nome di Maria.
Questi enormi pani, che troneggiano sulle tavolate, vengono confezionati con squisita arte dalle massaie del vicinato e rappresentano vere e proprie sculture, riproducenti santi o istoriati con fregi e motivi vegetali. Piccoli panini denominati “a cusuzza”, dopo essere stati benedetti, vengono donati a coloro che visitano l'altare.

Questa tradizione del pane, entrata a far parte dei beni immateriali della Regione Siciliana, assume forme e significati diversi a seconda del territorio. A Santa Croce Camerina, il pane, noto come Pani Pulitu, è il fulcro delle Cene di San Giuseppe. A Leonforte, le "cuddure", pani votivi finemente decorati, diventano vere e proprie sculture. Anche a Salemi, le Cene di San Giuseppe rappresentano il cuore della celebrazione e si rinnovano di anno in anno.

Infornata di pani votivi di San Giuseppe con diverse forme simboliche

Le Pietanze Tradizionali della Cena di San Giuseppe

Le preparazioni tipiche di questa ricorrenza sono numerose, con piatti semplici che richiamano la cucina contadina e dolci golosi, che rendono la festa un autentico racconto corale della Sicilia. Sull'altare vengono disposte le offerte: pasta, vino e verdure di stagione.

Primizie e Verdure di Stagione

Al centro della Cena c’è il piatto con le primizie, che rappresentano le offerte fatte all’antica Dea delle Messi: carciofi, finocchi e altri ortaggi tipici di questo periodo (frutto della terra lavorata dall'uomo). Spesso troviamo anche cardi e asparagi.

Molte verdure sono preparate in vari modi:

  • Frittate di cardi e finocchi: servite ai visitatori.
  • Finocchi selvatici: preparati come frittata oppure lessati e ricoperti di mollica di pane con lo zucchero.
  • Verdure fritte: come broccoli, cardi e asparagi impastati con uova e formaggio e fritti nell'olio bollente.

Finocchi fritti - Ricetta

I Piatti Salati

Sulla tavolata una volta era imbandita con semplicità. Le donne preparavano “u maccu”, un piatto di fave e taglierini, oggi sostituito dalla pasta “principissedda” condita con una salsa preparata con varie spezie: cannella, garofano, camommo.

Il macco di fave (o maccu) è una delle preparazioni più antiche della cucina siciliana, una crema densa a base di fave secche decorticate, spesso aromatizzata con finocchietto selvatico o cipolla. È particolarmente diffuso nella Sicilia orientale e centrale, con una forte tradizione a Ramacca.

Accanto al macco, in molte località si prepara la minestra di San Giuseppe, una zuppa che varia da paese a paese, ma che ha sempre una base di legumi secchi, verdure di stagione (ceci, lenticchie, fave, cavoli, finocchi e bietole) e, in alcuni casi, pasta spezzata.

La pasta con le sarde e finocchietto, uno dei piatti simbolo della cucina siciliana, trova spazio nelle celebrazioni, soprattutto nella Sicilia occidentale. Gli ingredienti principali sono sarde, finocchietto selvatico, pinoli, uvetta e pangrattato tostato (la famosa muddica atturrata). Il finocchietto selvatico, crescendo spontaneamente in questo periodo, rende il piatto perfettamente stagionale.

Su ogni buccellato si mette un pasticcio di spinaci, le polpette di riso e del baccalà fritto in pastella (quanto di meglio c’era da mangiare in tempo di Quaresima nei tempi trascorsi).

Inoltre, non possono mancare tre bottiglie di vino, simbolo dell’abbondanza, e su di ognuna di esse un’arancia, fonte di benessere per i contadini.

I Dolci Tradizionali

La tavolata offre anche vari tipi di biscotti e dolci tipici:

  • “cicirieddi”
  • “mastazzola”
  • “cubaita”
  • “mustata”
  • “cassateddi”
  • Sfince di San Giuseppe: il dolce più rappresentativo, soprattutto a Palermo e nella Sicilia occidentale. Si tratta di grandi bignè fritti, farciti con ricotta zuccherata, gocce di cioccolato e decorati con scorza d’arancia candita o ciliegie.
  • Crispelle di riso: note anche come zeppole, preparate con riso cotto nel latte, aromatizzato e fritto, poi condite con miele, spesso di zagara.
  • Altri dolci includono pignolate, torte, cannoli, cassate e babà ripieni.

Foto di un assortimento di dolci tipici di San Giuseppe, come sfince e crispelle

I Rituali della Festa e delle Tavolate

Una delle tradizioni più toccanti è l'invito a tre poverelli (un anziano, una ragazzina e un bambino) che rappresentano Giuseppe, la Madonna e Gesù. La famiglia si reca in chiesa per la benedizione, mantenendo intorno al capo una corona di rami di arancio, simbolo della Sicilia. San Giuseppe tiene in mano un bastone alla cui sommità c’è della fresia.

I tre "santi", seguiti dai padroni di casa e dagli invitati, dopo la benedizione, si dirigono verso casa accompagnati dalla banda musicale. Ad attenderli una porta chiusa. San Giuseppe bussa per tre volte e per altrettante volte gli viene negato l’ingresso (come quando Giuseppe e Maria incinta ebbero il rifiuto ad alloggiare alla locanda di Betlemme). Infine, alla quarta richiesta, la porta della casa si apre e i tre personaggi vengono ricevuti. La padrona offre subito a San Giuseppe una catinella con acqua (rappresenta la grazia) e vino (simbolo dell’abbondanza): momento di purificazione che rappresenta il gesto di lavarsi le mani.

San Giuseppe, per rito, pronuncia contemporaneamente la frase: “‘Ncantu ‘ncantu c’è l’ancilu santu, Patri, Figghiu e Spiritu Santu”, che tradotto significa: "in ogni angolo c'è un angelo custode perché qui abita la trinità: il padre, il figlio e lo spirito santo". Poi i tre personaggi siedono a tavola e mangiano, serviti dai padroni di casa, portando a casa loro gli avanzi perché nulla vada perduto. Questi "santi", all'inizio della tradizione, erano reclutati tra le famiglie più indigenti, consentendo loro di sostenersi per qualche settimana.

Tradizioni Locali: Un Viaggio nella Devozione Siciliana

Leonforte (EN)

A Leonforte, la festa è legata alle tavolate votive promesse al santo, con una tradizione lunga 400 anni. Le Tavolate, sparse in tutto il territorio comunale, vengono invase da turisti che giungono nella città della Granfonte. Caratteristica particolare è la collaborazione dei commercianti leonfortesi che nelle proprie vetrine espongono altarini votivi. Già dal pomeriggio del 18 marzo, e per tutta la notte fino alle prime luci dell’alba, una moltitudine di gruppi festosi si riversa per le antiche strade impegnata a “girari l’Artara”, un lungo peregrinare alla ricerca degli altari, individuati da una segnaletica inequivocabile: un tempo una semplice scatola di scarpe foderata di carta velina rossa, illuminata dall’interno, con l'acronimo "W S.G." ritagliato sul coperchio.

La preparazione dell’altare richiede l’apporto e lo sforzo dell’intero vicinato (S. Giuseppi voli traficu: S. Giuseppe esige un estenuante lavoro) oltre che per la lavorazione del pane, anche per l’approntamento delle varie frittate di cardi e finocchi, sfingi, fave e ceci bolliti, che non tutta andrà a finire sull'altare, bensì distribuita alle centinaia di visitatori durante la lunga veglia del 18. La lunga notte della "girata dill’Artari" vede Leonforte letteralmente invasa da una moltitudine di visitatori da ogni parte della Sicilia.

A mezzogiorno del 19 marzo, si giunge alla cerimonia conclusiva con la partecipazione dei "santi" ai quali verrà distribuito quanto imbandito sull’altare.

Agrigentino: Burgio e Ribera

A Burgio, prima della festa vera e propria, dal primo mercoledì dopo Natale e fino al 19 marzo, si celebrano i “Mercoledì di San Giuseppe”, con la recita della novena. Il 19 marzo si rinnova la tradizione della tavola imbandita per i poveri, con pietanze preparate e offerte dai fedeli per grazia ricevuta o per voto fatto. I beneficiari di questo rito, chiamati “santi”, sono almeno tre. Andando in giro per il borgo, dove le porte aperte permettono di ammirare di casa in casa le tavole imbandite di pietanze tipiche, si potrà ricevere in dono anche il caratteristico pane di San Giuseppe.

A Ribera, ad aprire i festeggiamenti è la caratteristica “Entrata dell’alloro”, in programma la domenica antecedente al 19 marzo. La protagonista è la sfilata a cavallo di fedeli recanti rami di alloro con nastri colorati. Con l’accompagnamento della banda musicale, a seguire il corteo c’è la “straula”, antico carro siciliano trainato da buoi e sormontato da un’alta torre coperta di alloro e pane benedetto, poi distribuito ai partecipanti. Il 19 marzo, i devoti che interpretano la Sacra Famiglia, seguiti dagli apostoli, vanno di casa in casa a visitare gli altari di San Giuseppe: tavole imbandite di ogni ben di Dio e a prova di vegetariano, visto che la carne è assolutamente bandita.

Palermitano: Castronovo, Giuliana e Palazzo Adriano

A Castronovo di Sicilia, la mattina del 19 marzo, per le vie del borgo sicano la processione dei fedeli, guidata dai “Santuzzi” che rappresentano la Sacra Famiglia, si muove verso la Chiesa Madre. Solo dopo, la folla raggiunge la piazza del municipio, dove ad accoglierli ci saranno Gesù, Giuseppe e Maria seduti alla tradizionale tavola, riccamente imbandita con tredici pietanze tipiche locali che prima vengono benedette, come benedetto è il pane distribuito a tutti gli intervenuti.

A Giuliana, le famiglie devote al Santo allestiscono a casa il loro “Artaru di San Giseppi”. Altari elegantemente apparecchiati con prezioso tovagliato realizzato dalle mani esperte di eccelse ricamatrici, e adagiati alla parete dove tradizionalmente viene appesa una coperta con al centro un quadro raffigurante San Giuseppe o la Sacra Famiglia. Il pane votivo, preparato nelle forme più varie, viene adagiato tra fiori, piante di lenticchie e grano germogliato. Immancabili i tipici “cucciddati” (dolci a forma di ciambella) e le “sfincie” con crema di ricotta. Nel menù di San Giuseppe, tante le verdure: cardi, finocchi, broccoli e asparagi impastati con uova e formaggio e fritti nell’olio bollente. Tra i piatti più tradizionali, la pasta con la “muddica”, mollica di pane cotta nel forno e mescolata al miele e al cioccolato grattugiato.

A Palazzo Adriano, San Giuseppe si festeggia due volte all’anno: il 19 marzo e la prima domenica di settembre. In entrambe le occasioni, oltre alla mostra dei pani votivi, si organizza la sagra dedicata al Santo, con tante degustazioni di caratteristiche pietanze a base vegetale, un tempo definite cibi poveri: cardi, broccoli in pastella, asfodeli, asparagi, finocchi di montagna. Non mancano i dolci della tradizione e simbolo di sicilianità, quali pignolate e “sfince” con crema di ricotta. Anche qui c’è l’usanza di aprire la porta di casa ai visitatori che vogliono ammirare le tavole imbandite per l’occasione.

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