L'espressione "fatte le suore e poi sbagliate capello" non trova un riferimento diretto o un significato consolidato nella lingua italiana, né emerge dal testo fornito. Il contesto sembra suggerire una riflessione più ampia sulla scoperta, l'indicibilità, il linguaggio e l'etica, spesso legata alla letteratura e alla filosofia, piuttosto che a un modo di dire specifico. Tuttavia, possiamo esplorare i temi emergenti dal testo che, con la loro complessità, potrebbero evocare un senso di "sbaglio" o "imperfezione" nella ricerca della conoscenza e dell'espressione.

La Scoperta e il Linguaggio: Un Viaggio Ineffabile
Il concetto di scoperta è centrale nel testo, ma non è una scoperta lineare o definitiva. Si parla di un "albero sempreverde di conoscenza diabolica" i cui frutti sono desiderati, ma la conoscenza stessa è un percorso tortuoso.
L'Enigma dell'Infanzia e la Poesia
Un esempio eloquente è l'esperienza infantile con "Trampolino Tonante" (Rumpelstilzchen). La scoperta del nome svela qualcosa, ma non lo chiude, aprendo alla poesia: "Scopro il nome di ciò che ha un nome, un nome che prima non si conosceva, e che a ciò, alla cosa, dà nome. Ma, dato il nome, qualcosa si dischiude senza chiudersi: la scoperta della poesia." Questo processo, ripetuto nel tempo, mantiene un "turbamento e l'ansia" costanti, suggerendo che il nome non coincide mai perfettamente con la cosa, lasciando un ineffabile che persiste anche con la conoscenza. Questa dinamica potrebbe essere associata all'idea di un "capello sbagliato" - un dettaglio apparentemente fuori posto che però rivela una verità più profonda e complessa.
IL VERO SIGNIFICATO DELLE FIABE
La Natura del Linguaggio in Wittgenstein e Vallejo
Il testo approfondisce il rapporto tra nome e cosa attraverso le opere di Ludwig Wittgenstein e César Vallejo. Wittgenstein, nel suo *Tractatus logico-philosophicus*, chiude sulla "indecidibilità e indicibilità logica dell’etica e dell’estetica", e sull'enigma del non-eterno e dell'eterno. Il segno può solo mostrare, non dire. La poesia, come evento, si rende "in-conoscibile eppure mostra".
- Wittgenstein: L'estremo rigore linguistico è un rigore etico verso conoscenze possibili. "L’etica è trascendentale. (Etica ed estetica sono tutt’uno)."
- Vallejo: Con *Trilce*, un neologismo "sin sentido", Vallejo incrina sintassi, grammatica, fonetica e lessico, costruendo un "evento nominante sulla vita, sul mondo" che conserva la sua forza interrogante. Il suo linguaggio, pur non arrivando all'arbitrio o al solipsismo, intensifica il "carattere etico, di responsabilità nominante".
La poesia, in questo contesto, agisce dove e quando, pur connotando, comunica il suo essere comunicante, anche se "ciò" che comunica è indicibile in altro modo. La forma, attraverso suono e ritmo, permette una "massima espansione semantica".
Conoscenza, Esistenza e l'Occultamento Contemporaneo
Il testo lamenta un conflitto crescente tra conoscenza ed esistenza. Le "cose visibili occultano, i segni occultano". Si osserva una prevalenza dell'ambizione al successo sulla ricerca della conoscenza, con "poetiche precettistiche" che, se da un lato impediscono di annegare, dall'altro impediscono di immergersi nella profondità della scoperta.
I processi di occultamento sono diventati sempre più sofisticati, convincendo gli "utenti" che le verità, essendo ineffettuali, non vadano conosciute o vadano subito dimenticate. Ciò porta a una crisi della "critica dell'esistente", indebolita dall'uso di un linguaggio ormai logorato. Ogni parola, si suggerisce, andrebbe "riconnotata", rendendo la comunicazione autentica estremamente difficile. Il problema dell'incomunicabilità, già esistenzialista, ha raggiunto "vertici sommi".
Il Concetto di "Non Manifesto" e la Poesia
La poesia, rispetto agli antichi, si trova di fronte a uno scoprire "ancor più radicale". Non si tratta più della scoperta di qualcosa di coperto o occultato, ma di una "manifestazione del non manifesto" - un'aporia irriducibile che mette in discussione la possibilità stessa di una progressione conoscitiva. Se la poesia è un "oggetto analogico che si pone in relazione col mondo", è un "come se", una "similitudine senza termine di paragone" che cerca di nominare se stessa, nominando. Questo sforzo di nominare ciò che è ineffabile, pur "sbagliando" o non trovando mai la corrispondenza perfetta, è forse l'essenza della ricerca poetica ed esistenziale.

Le Biblioteche come Luoghi di Ricerca e Scoperta
Nonostante le difficoltà intrinseche alla conoscenza e al linguaggio, le biblioteche emergono come luoghi cruciali in questo percorso. Sono spazi dove il sapere è accumulato, organizzato e reso accessibile, sebbene la fruizione possa essere complessa e spesso solitaria.
- La Regina Lettrice (Alan Bennett): La regina scopre la biblioteca circolante e inizia un inatteso viaggio nel mondo della lettura, confrontandosi con la sua stessa ignoranza e la passione altrui per i libri.
- Frances Hinton (Anita Brookner): La bibliotecaria protagonista si dedica allo studio dei problemi del comportamento umano, organizzando e catalogando l'incalcolabile e il non diagnosticato, cercando di dare ordine al caos.
- Roland Mitchell (A.S. Byatt): La sua ricerca nella London Library e al British Museum lo porta a scoperte inaspettate, come gli appunti di Randolph Henry Ash, che "non erano stati toccati prima d'ora".
- La Biblioteca di Don Chisciotte: È all'origine di tutte le sue vicende, dimostrando come i libri possano plasmare la realtà e la percezione.
Questi esempi evidenziano il ruolo della biblioteca non solo come custode del sapere, ma anche come catalizzatore per la scoperta personale e intellettuale. Anche se la conoscenza può essere difficile da afferrare o da comunicare, la ricerca continua, e le biblioteche rimangono i luoghi privilegiati per questa incessante esplorazione.