La storia delle farmacie a Trieste è profondamente radicata nel tessuto cittadino, con testimonianze che risalgono già all'epoca tardo medievale. La presenza di questi esercizi era così significativa che gli Statuti del 1365 stabilivano quali case comunali dovessero essere riservate agli “apothecarii” e agli “speziali”. Già nel 1444, Federico III d’Austria e il suo seguito, giunti a Trieste, si rifornirono ampiamente di medicinali e spezie, indicando una tradizione consolidata ben prima dell'espansione settecentesca legata al porto di Carlo VI e Maria Teresa.

Le Origini e il Ruolo delle Spezierie Triestine
Le prime farmacie di Trieste affondano le radici nel XVIII secolo, un'epoca di fioritura portuale e demografica. A quel tempo, la farmacia era comunemente chiamata "spezieria", il luogo dove avveniva la preparazione, la conservazione e la dispensazione dei medicamenti, sotto la gestione dello “speziale”. I primi farmacisti triestini provenivano principalmente dal Veneto e dall'Istria veneta, come testimoniato dai trattati che utilizzavano, le cosiddette "pharmacopeae", provenienti dalla scuola salernitana, da Venezia e dal resto d'Italia. La "bibbia" dello speziale era il "Dizionario Farmaceutico-Chimico" del veneziano Lorenzo Cappello, pubblicato nel 1728.
Nonostante la città avesse ancora una popolazione limitata, lo storico Tamaro individuava già dodici farmacie agli inizi del XVIII secolo, un numero elevato che preannunciava il potenziale di Trieste. La struttura di una spezieria del Settecento, nella sezione aperta al pubblico, non differiva radicalmente dalle farmacie odierne: presentava un massiccio banco di legno, spesso adornato da bilance artistiche, e file di vasi di fattura italiana o bottiglie di cristallo di Boemia per la conservazione degli ingredienti. Nelle nicchie non mancavano statue dedicate a Igea ed Esculapio, simboli della medicina.
Un Luogo di Socialità e Cultura
Le farmacie settecentesche non erano solo punti vendita di rimedi, ma ricoprivano una funzione sociale simile a quella dei caffè dell'epoca. Erano luoghi d'incontro e di discussione, dove si confrontavano le ultime novità, i dibattiti politici, le scoperte letterarie e si intrecciavano le vite di medici, letterati, politici, intellettuali e persino cospiratori. Il laboratorio dello speziale era un ambiente affollato di alambicchi, mortai, inclusi quelli di bronzo che erano vere opere d'arte, e caldaie, strumenti essenziali per la preparazione delle misture.
Regolamentazione e Concorrenza
Nel Settecento, le farmacie triestine venivano concesse o a titolo personale dal Comune, o dietro pagamento allo stato, previa verifica del capitale necessario per avviare l'attività. Quest'ultime, spesso vere e proprie "dinastie" familiari, potevano essere tramandate di padre in figlio. A partire dal 1770, le farmacie furono sottoposte a rigide normative attraverso l'"Istruzione per li approvati Speziali", che imponeva regole severe sulla pulizia degli strumenti, l'utilizzo delle sostanze (anche velenose come l'arsenico) e condannava duramente ciarlatani e venditori abusivi di medicamenti.
La medicina dell'epoca oscillava tra l'esperienza empirica e le formulazioni scientifiche ancora in fase embrionale. I farmaci erano distinti in: semplici (animali, vegetali, minerali), composti (dall'unione dei semplici) e spagirici (ottenuti da processi chimici). Tra i distillati e i preparati mediorientali spiccavano resine come la sandracca, il sangue di Drago e l'aloe. Celebre era la resina tacamahaca, utilizzata per i "tacomachi", cerotti medicati da cui deriva l'espressione odierna.

Curiosamente, l'arte farmaceutica si stava allontanando dalle medicine di origine animale, pur conservando in alcuni locali come la farmacia "Ai Due Mori" (nel 1790) oggetti bizzarri come coralli rossi, millepiedi e corna di cervo. Un rimedio famosissimo, seppur oggi considerato discutibile, era la teriaca, un composto di oltre ottanta sostanze, inclusa carne di vipera e oppio. Venezia era la principale produttrice, ma i farmacisti triestini non esitavano a porre il marchio del Leone di San Marco sulla propria produzione "casalinga".
La "Farmacia Alla Madonna" in Piazza Ponterosso
Tra le farmacie storiche di Trieste, una menzione particolare merita la Farmacia Alla Madonna in Piazza Ponterosso. La sua fondazione risale al 1756, per opera di Giuseppe Fabris. Questa antica spezieria, testimonianza vivente della storia commerciale e sanitaria della città, oggi opera in Largo Piave 2, mantenendo viva una tradizione plurisecolare.
La "Farmacia Alla Madonna della Salute" e la Famiglia Patuna
Un'altra significativa farmacia triestina legata al nome "Alla Madonna" è la storica Farmacia Alla Madonna della Salute. Situata in Via Giulia e oggi nota semplicemente come "Alla Salute", questa farmacia fu diretta durante la Seconda Guerra Mondiale dal Dottor Sergio Patuna. Il Dott. Sergio Patuna, venuto a Trieste il 1° ottobre 1944, iniziò a lavorare come Direttore nella farmacia allora chiamata Godina “Farmacia alla Madonna della Salute”. Dopo aver ricoperto questo ruolo per diversi anni, nel 1975 ne divenne l'unico proprietario. Questo evento segnò le basi per la successiva fondazione della omonima Farmacia Patuna a San Giacomo, erede di una lunga tradizione e dedizione al lavoro farmaceutico che il Dott. Sergio Patuna coltivò per tutta la vita.

Altre Farmacie Storiche Triestine
Trieste vanta un patrimonio di farmacie storiche che ancora oggi rappresentano una parte importante del suo tessuto urbano. Attualmente, diciassette esercizi costituiscono il 23% dei locali storici della città. Tra i più antichi e significativi, oltre alle menzionate "Alla Madonna", si possono citare:
- La farmacia “All’Aquila Imperiale”, in via di Tor San Piero (originariamente in contrada Riborgo), risalente al 1630.
- La farmacia “Ai Due Mori”, in Piazza Unità d’Italia, risalente al 1750.
- La farmacia “Alla Fontana Imperiale”, poi “All’Igea”, gestita da Giuseppe Napoli e oggi in via Piccardi.
- La farmacia “Al Corso”, del 1801, con interni di conservazione museale.
- La farmacia “All’Orso Nero”, nel quartiere teresiano presso il Canal Grande, fondata nel 1806, resa celebre dal farmacista e botanico Bartolomeo Biasoletto.
- La farmacia “All’Angelo” in Piazza Goldoni, “Al Cammello” in Viale XX Settembre e “Alla Testa d’Oro” in Via Mazzini.
- Le farmacie “Al Redentore” (1805), legata a Italo Svevo e al suo "Vino di China Serravallo", e “S. Andrea” (1856), con i suoi interni in legno realizzati dagli stessi artigiani del Castello di Miramare, entrambe in zona Piazza Cavana e Piazza Venezia.
Queste farmacie, con le loro storie uniche, continuano a essere punti di riferimento per la comunità, testimoniando un'eredità di cura e servizio che attraversa i secoli.