La vita di Amabile Lucia Visintainer, nota come Santa Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, è un esempio di fede e dedizione ai più bisognosi. Nata nel Trentino, ha fondato la prima congregazione religiosa in Brasile, le Piccole Suore dell'Immacolata Concezione, dedicando la sua esistenza al servizio e all'umiltà.
Nascita ed Emigrazione in Brasile
Amabile Lucia Visintainer nacque a Vigolo Vattaro, un piccolo paese del Trentino-Alto Adige (allora territorio dell’Impero austro-ungarico), il 16 dicembre 1865. Era la secondogenita di Napoleone Visintainer (o Wiesenteiner), scalpellino e muratore, e Anna Pianezzer, contadina e sarta. La famiglia, molto povera, contava quattordici fratelli. Amabile dimostrava una maturità superiore alla sua età, dovendo dare una mano sin da piccola: badava alla nonna e ai fratelli più piccoli, aiutando la mamma nelle faccende domestiche e curando l'orto.
A otto anni, cominciò a lavorare in una delle filande del suo paese natale, addetta alla cernita dei bozzoli. Nel 1875, come molti altri trentini, la famiglia Visintainer emigrò in Brasile in cerca di fortuna, stabilendosi nello Stato di Santa Catarina. Lì, i capifamiglia emigrati fondarono la colonia di Nova Trento e di Vigolo. Amabile aveva dieci anni al suo sbarco in Brasile e si adattò rapidamente alle difficilissime condizioni di vita delle foreste tropicali. Insieme agli altri figli degli emigrati, iniziò a frequentare una scuola tenuta da una maestra compaesana. Nonostante le difficoltà nell'accedere ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana, poté ugualmente frequentare il catechismo grazie alla sua indole buona. Il giorno della Prima Comunione, Amabile corse dalla mamma, felice perché aveva improvvisamente imparato a leggere.

La Vocazione Religiosa e la Nascita della Congregazione
All'età di quattordici anni, con l'arrivo del missionario gesuita padre Augusto Servanzi, la vita di Amabile prese una svolta. Il sacerdote affidò a lei e a Virginia Nicolodi, che le si era affiancata, il compito di insegnare il catechismo, visitare gli ammalati e provvedere alla manutenzione della chiesetta intitolata a San Giorgio, patrono di Vigolo Vattaro. Il suo impegno in parrocchia e nella cura degli ammalati non venne mai meno, anche dopo la morte della madre, quando Amabile aveva ventidue anni e dovette occuparsi dei fratelli più piccoli.
Dieci anni dopo la Prima Comunione, Amabile vide per tre volte in sogno la Madonna, come era apparsa a Lourdes. La prima volta le disse: «È mio ardente desiderio che cominci un'opera: lavorare per la salvezza delle mie figlie». In un sogno successivo, la Vergine le chiese: «Che cosa hai deciso, figlia mia?». Amabile, ormai, aveva deciso: «Vi servirò, cara Madre! Ma sono una povera creatura… Tuttavia, prometto di fare tutto il possibile». La Madonna concluse: «Ti darò qualcuno che possa aiutarti».
La vita di Amabile cambiò radicalmente il 12 luglio 1890, quando venne affidata alle sue cure e a quelle di Virginia un’anziana donna malata di cancro, Angela Viviani. Le due amiche lasciarono le rispettive famiglie e si ritirarono in una misera casupola di legno vicino alla cappella di San Giorgio a Vigolo, ospitando la malata terminale. Nonostante le preoccupazioni delle famiglie e dei compaesani per la loro vita solitaria e il carattere difficile di Angela, Amabile aprì un secondo ospedaletto a Nova Trento, su consiglio del superiore della missione dei gesuiti.
Il gesuita padre Luigi Maria Rossi, primo parroco di Vigolo, comprese il potenziale delle due ragazze, alle quali si era unita anche Teresa Maule, per costituire la prima congregazione religiosa nata in terra brasiliana. Anche il vescovo di Curitiba, inizialmente scettico, cambiò parere vedendo la dedizione e lo spirito di penitenza con cui vivevano Amabile e le sue compagne. Il 25 agosto 1895, concesse l’approvazione canonica di una nuova congregazione religiosa. Amabile cambiò il suo nome in Suor Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, Virginia divenne Suor Matilde dell’Immacolata Concezione e Teresa Suor Agnese di San Giuseppe. La congregazione fu chiamata Figlie dell’Immacolata Concezione, in virtù della devozione di Suor Paolina verso la Madonna di Lourdes.
Per mantenere la comunità e gli ammalati, Suor Paolina, ricordando il suo lavoro in filanda, introdusse in Brasile la coltivazione dei bachi da seta, tessendo e cucendo, confezionando rosari e fiori finti. Nel piccolo convento presero i voti ragazze immigrate e native americane, donne africane appena liberate dalla schiavitù e figlie della borghesia locale.
Superiora Generale e Prove Difficili
Nel 1903, Suor Paolina fu eletta superiora generale. Nello stesso anno, padre Rossi, trasferitosi a San Paolo, la invitò a raggiungerlo. Tuttavia, Madre Paolina rimase in carica fino al 1909, quando fu deposta d’ufficio dall’arcivescovo di San Paolo, monsignor Duarte Leopoldo e Silva, che cambiò il nome della congregazione in Piccole Suore dell’Immacolata Concezione. Nonostante l'affetto delle consorelle, alcuni non apprezzavano la sua ingenuità e la disinvoltura nel trattare con tutti.
Suor Paolina accettò di ritirarsi come sottoposta a Bragança Paulista, in uno dei conventi più poveri. Pur godendo di buona salute fisica, provò una forte aridità di spirito in questo periodo. Nel 1918, fu richiamata nella casa di San Paolo, dove continuò la sua vita umile e laboriosa. Non era più la superiora, ma visitava spesso le altre case per incoraggiare le consorelle. La fondatrice continuò a vivere come una semplice suora senza incarichi, prima a Bragança Paulista, poi di nuovo a San Paolo, anche quando il diabete complicò le sue condizioni di salute. Così pregava: «Voglio essere vostra per sempre, o Signore, l’ultima delle vostre figlie che vuole essere sempre l’ultima, per essere più vicina a voi, mio caro Gesù».
La Malattia e la Morte
Da molti anni, Suor Paolina soffriva di diabete. Nel 1938, a causa della malattia, le andò in cancrena un dito della mano destra. Ricoverata tra i suoi stessi malati, subì l’amputazione del dito e, il 18 marzo 1938, di tutto l’arto, dato che la cancrena si era estesa. Commentò che Dio si era letteralmente preso prima il dito, poi il braccio, aggiungendo: «Ma io gli ho già dato tutto da tanto tempo, e Lui sa di potermi chiedere tutto quello che vuole». Negli ultimi mesi di vita divenne completamente cieca e accolse gli ultimi istanti della sua vita, flagellata dalla cancrena, con la preghiera: «Sia fatta la volontà di Dio». Passò la sua agonia invocando: «Misericordia, Signore, misericordia!». Morì a San Paolo il 9 luglio 1942, lasciando dietro di sé un ordine formato da seicento suore votate interamente ai poveri e bisognosi.
Due anni prima, in occasione del cinquantesimo di fondazione della congregazione, aveva lasciato il suo testamento spirituale: «Siate umili. Confidate sempre e molto nella Divina Provvidenza; mai e poi mai dovete scoraggiarvi, malgrado i venti contrari».
Il Cammino verso la Santità: Beatificazione e Canonizzazione
Il processo informativo per la sua canonizzazione fu aperto nella diocesi di San Paolo il 3 settembre 1965 e concluso due anni più tardi. Tra le numerose grazie attribuite alla sua intercessione, fu selezionata quella ricevuta da Eluíza Rosa de Souza di Imbituba, nello Stato di Santa Catarina. Ventiquattrenne e già madre di quattro figli, dopo due aborti spontanei e una nuova gravidanza complicata, fu colpita da una grave emorragia post-operatoria con arresto cardiaco. Le suore dell'ospedale posero sul suo petto un'immaginetta con una reliquia "ex indumentis" di Madre Paolina. Dopo oltre settantadue ore di coma profondo, il 23 settembre 1966 Eluíza riprese conoscenza. Il decreto di convalida degli atti giuridici del processo sul presunto miracolo fu emesso il 13 febbraio 1988, e il nesso tra la guarigione e l'intercessione di Madre Paolina fu confermato il 10 gennaio 1989.
San Giovanni Paolo II la beatificò il 18 ottobre 1991 a Florianópolis, durante il suo secondo viaggio apostolico in Brasile. Come secondo miracolo da convalidare per la canonizzazione fu esaminato il caso di Iza Bruna Vieira de Souza, nata il 5 giugno 1992 con un meningoencefalocele occipitale, una grave malformazione al cervello. La nonna della bambina, Zaira Darub de Oliveira, aveva invocato la Beata Paolina durante la gestazione e continuò a farlo in ospedale, ponendo una sua immagine accanto alla piccola. Il 4 maggio 2001, i Consultori teologi verificarono il nesso tra l’avvenuta guarigione e l’intercessione di Madre Paolina, confermato il 3 luglio dello stesso anno.
Lo stesso Pontefice la canonizzò in Piazza San Pietro a Roma il 19 maggio 2002, domenica di Pentecoste. Amabile Visintainer fu la prima donna brasiliana, nonché la prima nativa del Trentino-Alto Adige, a ottenere il massimo onore degli altari. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella della Sacra Famiglia a San Paolo.

L'Eredità di Santa Paolina
Alla sua morte, Santa Paolina aveva lasciato quarantacinque case sparse in cinque Stati del Brasile. Oggi, la sua congregazione conta quasi trecentonovanta suore, divise in settantaquattro comunità. La grande maggioranza si trova in America Latina, ma contano presenze anche in tre Stati africani (Ciad, Camerun e Mozambico). Le opere di bene cominciate da Santa Paolina non si fermarono alla sfera esclusiva della religiosità; grazie alla sua energia vennero costruiti numerosi luoghi di culto e ricoveri per l’assistenza ai diseredati. Ancora oggi, le suore si dedicano al servizio dei più bisognosi e di quanti si trovano in condizioni ingiustamente trascurate, tramite scuole, ospedali, ricoveri, orfanotrofi ed educandati, ma anche nella pastorale parrocchiale, diocesana e popolare. Attualmente la sua congregazione è diffusa in Italia, Europa, America Latina e Africa per portare sollievo a poveri, orfani e malati e diffondere ovunque l’istruzione e il messaggio di Gesù.
Altre Suore di nome Amabile
Suor Amabile Graziosa
Si è spenta all'età di 95 anni Suor Amabile Graziosa, sorella presso la "Congregazione della Famiglia del Sacro Cuore di Gesù" di Sulbiate, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua umile vita. Nata a Verderio ex inferiore il 28 settembre 1926, Suor Amabile Graziosa è stata in diverse congregazioni prima di approdare e rimanere per ben 55 anni in quella di Costa Masnaga.
Una religiosa della Congregazione di Sulbiate la ricorda così: «Era una sorella umile e religiosa. Ha sempre vissuto in semplicità svolgendo uffici umili e nascosti. La ricordiamo nel rispetto della Fede che ha sempre mostrato e per aver sempre partecipato e collaborato alla vita parrocchiale e pastorale». Dal 2013, dopo essersi ammalata e aver subito un intervento, è stata accolta nella sede secondaria della Casa Madre di Sulbiate, dove è spirata serena, lasciando il ricordo della sua grande discrezione e umanità con settant'anni di vita consacrata alle spalle.
Suor Amabile Faoro
In occasione dell'annuale giornata diocesana dedicata alla vita consacrata, è stata festeggiata suor Amabile Faoro delle Suore del Cottolengo, per i suoi 60 anni di professione religiosa.