La Gioia della Misericordia e il Cammino del Profeta Giona

Il tema centrale che guida la riflessione è il Dio di misericordia. Spesso si incontra difficoltà nell'accettare la misericordia divina, un Dio che perdona, e nel nostro stesso atto di perdonare. Coloro che sperimentano il perdono e la misericordia di Dio sono chiamati a esserne testimoni e mediatori, un compito che può risultare arduo e faticoso. Nel periodo quaresimale, una riflessione su questo tema, attraverso la guida del libro del profeta Giona, risulta particolarmente pertinente.

illustrazione del profeta Giona

Il Profeta Giona e la Fuga dalla Missione Divina

L'inizio del libro di Giona è tipico dei testi profetici: “Fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, questa parola del Signore”. Il profeta è colui che ascolta la Parola di Dio e si fa suo mediatore, incarnandola nelle sue parole contingenti e storiche. Questo presuppone un ascolto, un'accoglienza e un'obbedienza alla Parola divina da parte del profeta. Anche per Giona, tutto sembra iniziare in questo modo, con un chiaro comando: “Alzati, va a Ninive, la grande città e in essa proclama che il loro male è salito fino a me.”

Ninive: Simbolo di Violenza e Nemico di Israele

Ninive, capitale degli Assiri, sorgeva sul Tigri in Mesopotamia ed era da tempo immemorabile simbolo di ricchezza, potenza e violenza sanguinaria. Per Israele, Ninive rappresentava un grande incubo, poiché nel VIII secolo gli Assiri avevano invaso e distrutto il regno del Nord, asservendolo completamente. Era quindi la città nemica per antonomasia, che evocava una drammatica tragedia nazionale nella memoria del popolo ebraico. Sebbene al tempo della stesura del libro di Giona Ninive fosse già in rovina (distrutta dai Medi e Babilonesi nel 612 a.C.), la sua memoria di splendore e violenza rimaneva indelebile. È a questa città, presentata nel suo massimo fulgore, che Giona viene inviato per denunciare che "il male è salito fino a Dio".

La Fuga di Giona: Discesa nell'Incoscienza

Di fronte a questa missione, Giona si alza ma si mette in cammino per fuggire a Tarsis, un porto remoto a ovest, lontano dal Signore. Mentre Dio gli dice di andare a est (Ninive), Giona si dirige radicalmente a ovest. Questa fuga si configura come una serie di "discese": scende a Giaffa, poi si imbarca sulla nave per Tarsis, e quando scoppia una tempesta, scende nella stiva della nave, fino a cadere nell'assoluta incoscienza del sonno. L'atmosfera del racconto è fiabesca, con elementi simbolici: il male che sale, Giona che scende, l'ordine di andare a est e la direzione verso ovest, che dipingono il ritratto di un profeta che rifiuta radicalmente la sua vocazione. In questa situazione di pericolo, i marinai pagani reagiscono pregando ognuno il proprio dio, mentre Giona, il profeta del Dio vero, si rifugia nel sonno, come un modo per estraniarsi dalla realtà e non affrontare la paura.

mappa del Mediterraneo antico con Ninive e Tarsis

La Rivelazione di Giona e la Conversione dei Marinai

È il capitano della nave a svegliare Giona, esortandolo a pregare il suo Dio, mostrando l'ironia di un profeta che ha bisogno di un pagano per ricordargli la sua fede. Interrogato dai marinai, Giona rivela finalmente la sua identità: "Io sono ebreo e temo il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra". Il verbo "temere" in ebraico ha un doppio significato: paura e rispetto. Giona è "timorato" di Dio in quanto ebreo scelto, ma anche "timoroso" e impaurito, il che spiega la sua fuga. Nonostante la sua reticenza, Giona, senza volerlo, compie il suo ruolo profetico decidendo di essere gettato in mare per salvare i marinai. Questo atto di auto-sacrificio porta i marinai a credere nel Dio che Giona aveva proclamato, non più nei loro dèi. Così, Giona diventa profeta, accettando di dare la vita per gli altri, seppur "suo malgrado".

La Preghiera dal Ventre del Pesce e la Seconda Possibilità

Una volta gettato in mare, Dio ordina a un "grande pesce" di inghiottire Giona, che rimane nel suo ventre per tre giorni e tre notti. Lì, Giona prega il Signore, recitando un "grande salmo" che attinge a diverse espressioni bibliche. In questa circostanza estrema, Giona, che prima rifiutava di obbedire a Dio, si rivolge a Lui, capendo che solo Dio può salvarlo. Sebbene i marinai si siano convertiti, rimane il problema di Ninive. Così, tutto ricomincia: il pesce sputa Giona sulla riva, e Dio, per la seconda volta, gli dice: "Alzati e va a Ninive". Dio insiste, non demorde, offrendo a Giona una seconda opportunità.

illustrazione di Giona nel ventre della balena

L'Obbedienza Formale e la Vera Missione Profetica

Stavolta Giona obbedisce, ma la sua è un'obbedienza solo formale e materiale. Va a Ninive, ma senza lo spirito del profeta, che dovrebbe aiutare i peccatori a comprendere il loro peccato e il bisogno di perdono. La missione profetica non è una minaccia, ma un annuncio di grazia, un invito alla conversione affinché la distruzione possa essere evitata. Dio, infatti, non è un Dio burbero o iracondo, ma il Dio della gioia profonda, che perdona e organizza "feste e banchetti" per celebrare il ritorno del peccatore, come nella parabola del Figlio Prodigo.

Il Dio della Gioia e della Misericordia

Il nostro Dio è il Dio della gioia, non di una gioia superficiale, ma di quella profonda e vera. Spesso Gesù, nel Vangelo, descrive il Padre come Uno che organizza feste e banchetti. Il Regno dei Cieli stesso è paragonato a un Re che celebra una festa di nozze per suo figlio. Nella parabola del figlio prodigo, il Padre supera ogni aspettativa, correndo incontro al figlio, abbracciandolo e ordinando una festa, senza dargli il tempo di pronunciare le scuse preparate. "Facciamo festa!" è l'esclamazione divina, che rivela la Sua onnipotenza manifestata soprattutto nella misericordia.

La misericordia di Dio nella Bibbia

Gesù ha compendiato tutti i comandamenti in uno solo: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Gv 15,12). Ci ha rivelato la natura di Dio come quella di un Padre che non si arrende mai finché non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la compassione e la misericordia. Nelle parabole della misericordia, Dio è sempre colmo di gioia, soprattutto quando perdona. Dio ci ama così profondamente che non ha inviato un angelo, ma è venuto Egli stesso a comunicarcelo, facendosi uomo e morendo in Croce per noi.

La Gioia del Vangelo e la Veglia Pasquale

La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che si incontrano con Gesù. "Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento." (Papa Francesco, Evangelii Gaudium). Papa Francesco invita ogni cristiano a rinnovare il proprio incontro personale con Gesù o a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui. "Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti. Egli rende i suoi fedeli sempre nuovi, essi riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi."

La Notte di Veglia in Onore del Signore

Per antichissima tradizione, la Veglia Pasquale è la notte di veglia in onore del Signore (Es 12, 42), nella quale i fedeli, con le lampade accese, attendono il ritorno del Signore. È la più importante e nobile tra tutte le solennità. L'intera celebrazione si svolge durante la notte, iniziando dopo il tramonto e concludendosi prima dell'alba della domenica. La Messa della Veglia, anche se prima di mezzanotte, è la Messa pasquale della domenica di Risurrezione.

illustrazione della Veglia Pasquale con il cero pasquale

Struttura della Veglia Pasquale

  1. Solennee Inizio della Veglia o Lucernario: comprende la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale. Il sacerdote introduce la veglia, benedice il fuoco nuovo, incide il cero pasquale con una croce, le lettere Alfa e Omega e le cifre dell'anno corrente, simbolizzando Cristo come principio, fine e Signore del tempo. Può anche infiggere cinque grani d'incenso, rappresentando le sante piaghe di Cristo. Segue la processione con il cero pasquale acceso, dove la "Luce di Cristo" viene proclamata tre volte e tutti accendono le proprie candele.
  2. Liturgia della Parola (o Preconio Pasquale): si compone di nove letture (sette dall'Antico Testamento, Epistola e Vangelo), che narrano la storia della salvezza, dalla creazione alla risurrezione di Cristo. Il preconio pasquale, cantato dal diacono o dal sacerdote, è un inno di gloria al Cristo risorto, che celebra la vittoria sulla morte e il peccato. "Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto." Questo canto celebra la notte che ha ricongiunto la terra al cielo e l'uomo al suo creatore. Le letture ripercorrono momenti salienti: la creazione (Gen 1,1-2,2), il sacrificio di Abramo (Gen 22,1-18), l'Esodo (Es 14,15-15,1), la promessa di salvezza (Is 54,5-14; Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-17a.18-28), fino al Nuovo Testamento che rivela il compimento di queste promesse in Cristo.
  3. Liturgia Battesimale: i nuovi membri vengono rigenerati nel Battesimo.
  4. Liturgia Eucaristica: la comunità viene invitata alla mensa che il Signore ha preparato per il suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione.

La lettura della Parola di Dio è una parte fondamentale della Veglia Pasquale, e si raccomanda di leggere almeno tre letture dall'Antico Testamento, inclusa sempre quella del capitolo 14 dell'Esodo con il suo cantico.

La misericordia di Dio nella Bibbia

Cantici e Inni di Gioia

La celebrazione è ricca di canti che esprimono la gioia e la fede della comunità. Tra questi, spiccano:

  • "Gloria al Padre onnipotente": un inno alla Trinità.
  • "ALLELUIA CRISTO E’ RISORTO VERAMENTE" e "CANTATE AL SIGNORE": canti pasquali che celebrano la risurrezione di Gesù.
  • "COM’È GRANDE IL TUO AMORE" e "COME TU MI VUOI": espressioni di dedizione e lode.
  • "DIO HA VISITATO IL SUO POPOLO": canto che celebra le meraviglie operate da Dio.
  • "MISERICORDIAS DOMINI, IN AETERNUM CANTABO" e "MISERICORDES SICUT PATER": inni che enfatizzano la misericordia eterna del Signore, un invito a rendere grazie al Padre e al Figlio per il loro amore e perdono, e ad aprire il cuore a chi ha fame e sete.
  • "OGGI PER NOI È NATO IL SALVATORE" e "RALLEGRATI": canti che annunciano la nascita e la salvezza in Cristo.
  • "RISURREZIONE": un canto che esprime la gioia per il Cristo risorto e la sua vittoria sulla morte.
  • "SCUSA, SIGNORE": un canto di umiltà e richiesta di perdono.
  • "SEI LUCE SPLENDIDA": un inno a Gesù come luce e guida.

Questi canti, insieme ai salmi responsoriali come "Benedici il Signore, anima mia!", "Dell’amore del Signore è piena la terra", "Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio", e "Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato", arricchiscono la liturgia e permettono ai fedeli di esprimere la loro fede e gratitudine.

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