Fabio Basile: Biografia di un Campione Olimpico

Fabio Basile è un judoka italiano, noto per aver conquistato la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. La sua carriera è costellata di successi, ma anche di sfide personali che hanno forgiato il suo carattere.

Nascita e Primi Anni

Fabio Basile nasce a Rivoli, in provincia di Torino, il 7 ottobre del 1994. Fin da bambino, manifesta un approccio alla vita diverso dai suoi coetanei, sentendosi "diverso dagli altri, non per il talento ma per il modo di condurre la mia vita". I suoi genitori hanno fatto molti sacrifici per permettergli di allenarsi, credendo sempre in lui.

La passione per il judo nasce fin da subito. Nel 2000, a soli 6 anni, Fabio resta affascinato dalle Olimpiadi di Sydney e decide che un giorno anche lui avrebbe partecipato ai Giochi Olimpici. Ricorda ancora l'emozione di vedere Pino Maddaloni trionfare alle Olimpiadi, un momento che ha acceso in lui la scintilla per questo sport.

Inizia la sua carriera al Club 2011 Avigliana per poi passare all’Akiyama Settimo Torinese, dove si allena sotto la guida del maestro Pierangelo Toniolo. Durante l'infanzia, ha rivelato a Verissimo di aver detto a sua madre: "Non preoccuparti mamma, un giorno diventerò il judoka più forte del mondo e penserò io a tutto".

La Battaglia contro la Malattia nell'Infanzia

Una delle esperienze più significative della vita di Basile risale all'infanzia, quando a soli 4 anni si ammalò gravemente. "Quando avevo 4 anni mi ammalai di pleuropolmonite da stafilococco e i dottori mi avevano dato tre giorni di vita. È stato il periodo più difficile della mia vita", ha raccontato il campione nel 2018 a Verissimo. Questo episodio è dettagliatamente narrato nel suo libro, dove spiega come la malattia abbia contribuito a forgiare il suo carattere resiliente.

"Ero ricoverato da trenta lunghissimi giorni, quando il dottore decise di tentare l'unico antibiotico che non mi era stato ancora somministrato: Non lo usiamo più dagli anni Settanta perché è superato, ma tentar non nuoce, aveva spiegato il medico ai miei genitori. E mi riempì di penicillina", racconta Basile nel suo libro. La sua guarigione, un tempo considerata improbabile, è attribuita alla penicillina, sebbene sua madre e sua nonna avessero creduto rispettivamente nell'intervento dell'arcangelo Michele e di Padre Pio.

Fabio Basile bambino in ospedale o illustrazione simbolica della battaglia contro la malattia infantile

Questa esperienza ha lasciato un segno indelebile: "Quando vedi la morte vicina ti scatta qualcosa dentro; una volta che superi una cosa del genere superi tutto nella vita". La determinazione a farcela, nonostante il pessimismo dei medici, è diventata una parte fondamentale della sua personalità.

L'Ascesa nel Judo Italiano

La carriera agonistica di Fabio Basile inizia a delinearsi fin da giovane. A 17 anni, entra nella storia del judo italiano laureandosi il più giovane campione italiano assoluto di sempre, un traguardo raggiunto a Verona. In quell'occasione, Basile ha battuto avversari di calibro come Matteo Benassi e Daniel Lombardi, sconfiggendo poi Angelo Lanzafame, che gli aveva in precedenza sfilato il titolo italiano juniores, e affrontando il tre volte campione italiano Fabio Andreoli. Complessivamente, Basile vanta al suo attivo tre titoli di Campione Italiano Assoluto conquistati con i colori del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, per il quale milita attualmente, e un totale di cinque titoli italiani e sette podi tricolori.

Fabio Basile sul podio di un campionato italiano

Dopo questi successi a livello nazionale, ha ricevuto diverse offerte dai gruppi sportivi militari e delle forze dell'ordine. A livello internazionale, nel 2013, ha conquistato il bronzo sia ai Giochi del Mediterraneo a Mersin, nella categoria 60 kg, sia ai campionati europei giovanili di Bucarest, confermando il suo talento. Durante il percorso scolastico, a 15 anni, gli è stata diagnosticata la dislessia, una condizione che lo ha portato a subire atti di bullismo da parte dei compagni di scuola.

La Strada per Rio 2016 e la Rivincita

Il percorso verso le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 è stato particolarmente arduo. A fine 2015, il judoka italiano si trovava ampiamente fuori dalla zona qualificazione olimpica. Nonostante ciò, nel 2016, a suon di risultati, tra cui un bronzo agli Europei, Basile ha realizzato una scalata incontenibile nel ranking mondiale. Questa performance gli ha permesso di superare il veterano azzurro Elio Verde e di meritarsi il pass per i Cinque Cerchi. Basile, salito al quinto posto del ranking mondiale, non ha dimenticato i periodi in cui era stato poco considerato dai tecnici della Nazionale: "Per tre anni non sono stato convocato. Dopo la vittoria volevo dire ‘non avete capito un c…’ a chi non credeva in me, ma se non avessi avuto questo stimolo, non so se avrei vinto".

Incluso nel gruppo dei giovani judoka del “Progetto Tokyo 2020”, ha bruciato le tappe conquistando il pass olimpico per Rio de Janeiro 2016 in sole 5 competizioni. La sua determinazione era ferrea: “Sono sempre stato sicuro di poter fare cose grandi, in Brasile ci volevo andare a tutti i costi. Lo dovevo a me stesso e anche ai miei genitori, alla mia fidanzata Sofia Petitto, vicecampionessa mondiale cadetta, e al mio grande amico Antonio Esposito, campione mondiale juniores, con i quali condivido molti momenti quotidiani del mio lavoro. Sono felice dell’opportunità che mi è stata data e quindi ce la metterò tutta."

L'Oro Olimpico e Nuove Ambizioni

Il titolo olimpico vinto a Rio de Janeiro 2016 ha segnato un momento cruciale nella vita di Fabio Basile, portandolo alla ribalta internazionale. Dopo il trionfo, il 21enne nativo di Rivoli, tornato a Torino dopo un meritato periodo di vacanza, non ha nascosto nuovi propositi, rivelando alla rivista “Chi” il desiderio di intraprendere la carriera di attore. "Mi piacerebbe lavorare in Gomorra. La serie mi piace molto per come è recitata", ha dichiarato Basile, mostrando interesse per il mondo della recitazione.

Fabio Basile: “A quattro anni mi diedero solo tre giorni di vita"

Questa nuova aspirazione dimostra la sua volontà di esplorare orizzonti diversi oltre il tatami, pur mantenendo un legame profondo con il judo.

La Filosofia di un Guerriero e la Vita dopo Rio

La sua mentalità da guerriero lo ha portato a prendere decisioni importanti, come quella di trasferirsi da solo in Giappone per allenarsi con i maestri dell'Oriente, un'esperienza formativa cruciale. Tornato alle competizioni, a partire dall'ottobre del 2017 Basile ha deciso di affrontare una nuova sfida, passando alla categoria -73 kg in occasione del Gran Slam di Abu Dhabi.

Basile è un sostenitore della resilienza e della forza interiore: "Non bisogna mai mollare, perché è proprio quando sembra andare tutto in fumo che arriva il momento di dare il massimo e tirare fuori quella forza in più che possiamo trovare solo dentro noi stessi". La sua filosofia di vita è stata influenzata anche da esperienze personali dolorose, come la scomparsa del fratello Michael, avvenuta il 19 novembre 2021 a seguito di un arresto cardiaco, che lo aveva introdotto al judo.

Fabio Basile in azione sul tatami o in un momento di allenamento intenso

Sul tatami, Fabio Basile si trasforma: "Quando combatto non sento nulla, sono di ghiaccio. Non penso chi sto rappresentando, non so chi sono. Appena conclusa la gara mi sono sentito il padrone del mondo. È un’emozione talmente grande che è difficile concretizzarla a parole". Per lui, l'invidia e le cattiverie del mondo del judo non sono rabbia, ma benzina per dare il massimo. "Ogni volta che salgo sul tatami mi sento vivo. Bisogna continuare a gestire le emozioni ed è fondamentale non pensare più al passato. Non ho mai avuto un mental coach".

La sua visione della vita è profonda: "Affrontare la propria oscurità è l'unico modo per conoscere sé stessi. Per sfidare la soglia del dolore ci vuole fegato, le anime coraggiose che lo fanno spesso soffrono per una causa più grande. Per poter provare il vero piacere, sono convinti che bisogna provare anche il vero dolore. Per loro, il dolore da accesso al senso della vita. Comunque la si scelga di vedere, tutte le ferite alla fine guariscono e le cicatrici che portiamo ci ricorderanno sempre con orgoglio del dolore che abbiamo provato. Dopotutto, ciò che non uccide ti fortifica", ha raccontato sui social, sottolineando l'importanza di superare le difficoltà per diventare più forti.

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