Il contenzioso sull'area ex Ariston
Il Consiglio di Stato ha parzialmente annullato il decreto con il quale il Segretariato regionale beni culturali della Calabria aveva posto, due anni fa, il vincolo d'interesse culturale sull'area ex Ariston. In particolare, la decisione riguarda la parte in cui il provvedimento includeva tra le aree vincolate gli immobili della omonima società e della signora Adriana Blotta.
Il giudice d'appello ha accolto i ricorsi, riformando le sentenze di rigetto del Tar e dando il via libera, per quanto riguarda la Ariston srl, alla ripresa dell'iter per la realizzazione di un fabbricato di otto piani fuori terra al posto del vecchio cinema, situato sulla centralissima via Carpino. La società Ariston srl è subentrata due anni fa nella proprietà del vecchio cinema dopo averlo rilevato, insieme al terreno, da una parte degli eredi della famiglia Blotta.

Le motivazioni del Consiglio di Stato
Il legale della Ariston srl, il professore Saverio Sticchi Damiani del Foro di Lecce, ha sottolineato come il Consiglio di Stato abbia ritenuto di non condividere la decisione del giudice di prime cure. Il tribunale ha riconosciuto che il vincolo non era sorretto da alcuna valutazione complessiva da parte dell'Amministrazione, definendo la rilevanza archeologica del sito come una "valutazione essenzialmente congetturale", smentita dalle relazioni tecniche di parte.
Inoltre, è stato evidenziato un evidente "difetto di partecipazione al procedimento", poiché l'Amministrazione non ha considerato gli argomenti tecnici elencati nelle relazioni di parte. Il giudice d'appello ha riconosciuto che la relazione tecnica a fondamento del decreto ha disatteso i criteri metodologici necessari, attribuendo alla stessa un'impropria efficacia performativa di tutela archeologica.
Infine, il Consiglio di Stato ha affermato l'erroneità del modus operandi dell'amministrazione per non aver valutato la dimensione ed eterogeneità del comprensorio, in violazione del principio di economicità e proporzionalità dell'azione amministrativa, che impone un costante bilanciamento tra interesse pubblico e diritto di proprietà privata.
Arcangelo Curto e le inchieste giudiziarie
Il nome di Arcangelo Curto, ex assessore comunale di Crotone di area centrodestra, è emerso in diverse inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il territorio. Curto è stato coinvolto, in qualità di imprenditore, in vicende legate alla percezione illecita di finanziamenti pubblici.
L'inchiesta "Domino"
Nell'ambito dell'operazione denominata "Domino", condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, Arcangelo Curto è stato destinatario di una misura cautelare. L'indagine ha fatto luce su un sodalizio criminale, facente capo al nucleo familiare degli Esposito, dedito alla creazione di società "scatole cinesi" con l'unico intento di ottenere erogazioni pubbliche, in particolare attraverso la legge 488, per poi fallire e distrarre i fondi ottenuti. Complessivamente, il gruppo avrebbe percepito illegalmente somme per circa 90 milioni di euro.

L'inchiesta "Raggiro"
Curto risulta indagato anche nell'inchiesta "Raggiro", relativa a una presunta truffa ai danni dell'Unione europea. L'operazione ha portato al sequestro di beni per 635 mila euro, somma corrispondente al contributo erogato alla società Cmn Srl per la realizzazione di un impianto logistico di distribuzione agroalimentare. Anche in questo caso, le indagini hanno evidenziato come la società non disponesse dei requisiti patrimoniali necessari per accedere ai finanziamenti. Il Procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, ha espresso profonda preoccupazione per l'utilizzo truffaldino di fondi pubblici destinati allo sviluppo del territorio.