La Quaresima è un tempo privilegiato di riflessione e rinnovamento spirituale, un percorso che la Chiesa ci invita a compiere per riscoprire la misericordia del Padre, rivelata nel volto di Gesù. In particolare, le domeniche quaresimali offrono un vero e proprio cammino catechetico che ci prepara a vivere la riconciliazione con Dio e con i fratelli. La terza domenica di Quaresima, nei diversi cicli liturgici (Anno A, B, C), propone brani evangelici che, pur nella loro specificità, convergono su temi fondamentali quali la conversione, l'acqua viva, la fede autentica e la natura del vero culto a Dio.

L'Urgenza della Conversione: Vangelo dell'Anno C (Luca 13,1-9)
Il brano del Vangelo di Luca per la terza domenica di Quaresima nell'Anno C si divide in due parti significative. Nella prima, Gesù invita alla conversione prendendo spunto da fatti di cronaca dell'epoca: l'eccidio di alcuni Galilei ordinato da Pilato durante una celebrazione religiosa e il crollo della torre di Sìloe che causò la morte di diciotto persone. Gesù sottolinea che queste tragedie non sono una punizione per specifici peccati, ma un richiamo universale alla conversione, affermando: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.»
Spesso, di fronte a eventi negativi, ci chiediamo: "perché Dio lo ha permesso?". Gesù ci invita a un diverso approccio, ponendo domande più profonde: "quale domanda questa situazione pone nel mio cuore? Come il Signore mi chiede di vivere questa circostanza? Quale opportunità di cambiamento e rinnovamento può derivare da essa?". Ogni evento della nostra vita può diventare occasione di conversione, di novità nel pensiero e nelle azioni, di svolta nell'orientamento della nostra esistenza.

La Parabola del Fico Sterile
La seconda parte del testo è costituita dalla parabola del fico sterile. Nella Bibbia, il fico è spesso simbolo di fertilità, abbondanza e prosperità. Tuttavia, quando Israele si allontana dall'alleanza con Dio, il fico diventa simbolo di desolazione e giudizio, rappresentando l'infedeltà e la mancanza di frutti spirituali. Nella parabola, il padrone (che simboleggia Dio Padre) cerca frutti sul fico (che rappresenta il popolo di Israele e l'umanità) per tre anni (che possono rappresentare il tempo del ministero pubblico di Gesù) senza trovarne, e decide di tagliarlo. Ma il vignaiolo (Gesù) intercede, chiedendo un altro anno di cura e attenzione per vedere se porterà frutti in futuro.

La Quaresima, dunque, non è semplicemente uno dei tanti momenti dell'anno in cui siamo chiamati alla conversione, ma è il tempo privilegiato in cui Dio stesso si prende cura di noi. Non si tratta solo di un tempo di penitenza e sacrificio, ma di un tempo di grazia in cui siamo chiamati a rispondere all'amore di Dio con il nostro amore filiale. Il rischio più grande non è il nostro peccato, ma la nostra inerzia, la nostra indifferenza spirituale che ci rende sterili.
L'Acqua Viva e l'Incontro con la Samaritana: Vangelo dell'Anno A (Giovanni 4,1-42)
In questa terza domenica del tempo di Quaresima, nel ciclo liturgico dell’Anno A, la Chiesa ci propone un percorso battesimale attraverso l'incontro di Gesù con la donna samaritana. Giunto a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicino al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio, Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo di Giacobbe verso mezzogiorno. Arrivò una donna samaritana ad attingere acqua, e Gesù le disse: «Dammi da bere».

Abbattimento delle Barriere Sociali e Religiose
I discepoli di Gesù, che erano andati in città a far provvista di cibi, si meravigliarono al loro ritorno che stesse a discorrere con una donna, soprattutto perché era una Samaritana. La donna stessa chiese: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non mantenevano buone relazioni con i Samaritani e al tempo di Gesù la donna era vista in maniera diversa. Gesù, però, non bada minimamente a queste regole sociali; per lui, dialogare con una donna, per di più samaritana e considerata "nemica", fa parte di una normale relazione fra esseri umani. Il suo interesse primario è l'incontro umano, l'incontro con l'altro così com'è, infrangendo anche le barriere sociali. Gesù accoglie al suo seguito, oltre agli Apostoli, anche diverse donne, mostrando la sua missione universale per tutti gli uomini.
The Chosen - Gesù e la Samaritana
La Promessa dell'Acqua Viva
Gesù rispose alla donna: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». La donna, non comprendendo appieno la metafora, gli chiese da dove avrebbe preso quest'acqua viva, visto che il pozzo era profondo e Gesù non aveva un secchio. Gesù chiarì: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». Questa "acqua viva" rappresenta la pienezza dello Spirito, la fonte che è lo Spirito Santo. Non si tratta solo di quella che gli ebrei identificavano con la Scrittura, ma in Gesù diventa qualcosa di più, cioè lo Spirito stesso che rende viva la Parola in noi. La Parola, meditata e amata, diventa Parola di Dio viva in noi attraverso lo Spirito Santo.
La Rivelazione di Gesù e la Verità Interiore
La donna, desiderosa di quest'acqua per non avere più sete, chiese a Gesù di dargliela. A quel punto, Gesù le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». La donna rispose: «Non ho marito». Gesù replicò: «Hai detto bene: “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Questo passaggio brusco nel dialogo rivela la profonda conoscenza di Gesù sull'interiorità umana. Gesù non vede prima il peccato, ma la sofferenza e il dolore di chi cerca disperatamente l'amore. Vuole tirare fuori la verità da questa donna, che senza timore la pone innanzi a lui. Per arrivare ad accogliere ciò che Gesù dona c'è bisogno di un incontro più profondo, che porta alla verità.
La samaritana, cogliendo la profondità di quell'uomo, gli replicò: «Signore, vedo che tu sei un profeta!». A questo punto, il dialogo si sposta sul luogo dell'adorazione, una questione centrale tra Giudei e Samaritani. Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Il luogo della vera liturgia cristiana non è un santuario fisico, ma la persona che è corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Siamo noi il tempio, e nella vita quotidiana va adorato il Padre. Il culto e i templi sono un mezzo, ma Dio abita innanzitutto nella persona e lì va sopra ogni cosa adorato.
La Donna Samaritana, Discepola e Apostola
La donna rispose a Gesù: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Gesù le disse allora la rivelazione definitiva: «Sono io, che ti parlo». Questo "Io sono" richiama la rivelazione di Dio a Mosè, mostrando l'identità messianica di Gesù. Ormai non è più la stessa donna che è giunta solitaria al pozzo.
A seguito di questo incontro, la donna lasciò la sua anfora. Questa brocca, simbolo del suo passato e della sua ricerca insoddisfatta di "acqua", viene dimenticata. L'incontro con il Messia le ha aperto una prospettiva nuova, che condivide con i compaesani. Correndo in città, disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». La sua debolezza diventa la sua forza, le ferite di ieri feritoie di futuro. Molti Samaritani di quella città credettero in Gesù per la parola della donna, che testimoniava il suo incontro. La donna samaritana, in questo incontro con il Signore, è fatta discepola e, abbandonata l'anfora, corre e diventa apostola. Questo episodio ci insegna a non temere le nostre debolezze, ma a costruire su di esse. La Quaresima è un tempo in cui le domande si riaprono, perché siamo chiamati continuamente a cercare e a comprendere chi sia il Signore.

La Purificazione del Tempio e il Nuovo Santuario: Vangelo dell'Anno B (Giovanni 2,13-25)
Nella terza domenica di Quaresima dell'Anno B, il Vangelo di Giovanni ci presenta l'episodio della purificazione del Tempio. Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Il Tempio del Suo Corpo
I Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Solo dopo la risurrezione gli apostoli capiranno che il tempio di cui parlava Gesù era il suo corpo. La scena di Gesù che scaccia i venditori dal Tempio di Gerusalemme è così nitida e animata da attirare tutta quanta la nostra attenzione, ma il messaggio più profondo riguarda la risurrezione. Solo alla luce di Pasqua si comprende bene il rapporto fra il tempio insultato dai mercanti e il corpo di Gesù torturato sulla croce e risorto glorioso.
Con la persona di Gesù, il "luogo" dove si incontra il divino non sarà più localizzato a Gerusalemme, né in nessun altro posto, ma sarà lui stesso il vero santuario dove abita Dio. Di questo edificio sacro che è il suo corpo, Gesù ne è la testa e i credenti ne sono gli arti. Gesù è il nuovo santuario, "luogo" dove la comunione tra Dio e l'uomo è piena di vita; la Chiesa, corpo di Cristo, è la casa di Dio che abita nel cuore dei credenti, anch'essi pietre vive dell'edificio spirituale. La religione degli uomini, nata dal basso, è superata. La vera fede viene "dall'alto", nel senso della grazia: Dio stesso si fa presente, visibile e udibile nella persona e nella parola del Figlio. Lui è la tenda di Dio in mezzo al suo popolo.

L'azione di Gesù che rimuove e distanzia tutto - mercanti, animali e denari - dal piazzale del tempio, dalla casa di Dio, non è solo un gesto moralistico. Il fatto è che, d'ora innanzi, è da lui che si deve andare. Tutto il resto era solo una traccia, un addestramento. Gesù è l'unico Agnello di Dio venuto a togliere il peccato del mondo e di tutti, e la salvezza è offerta a tutti grazie alla croce e alla resurrezione del Figlio. Tornando alla scena, il tempio di Gerusalemme, luogo dell'incontro con Dio, si era trasformato in mercato. Oggi, al centro non c'è più il luogo di incontro fra Dio e l'uomo e dell'uomo con l'uomo riconosciuto fratello, ma spesso il "mercato totale", il santuario del consumismo che annulla i volti e rovina la terra. Gesù mette a soqquadro la casa del mercato perché torni ad essere la casa del Padre e della fraternità. E perché questo accada compirà l'atto supremo dell'amore: dare la vita per gli amici.
L'Autenticità della Fede: Insegnamenti Trasversali
Nel suo insegnamento, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente».
Questa è la pesante critica che Gesù rivolge alle persone più devote e sante della sua epoca, i farisei. Essi mostravano un cattivo esercizio dell’autorità, esigendo dagli altri ciò che loro non mettevano in pratica. L’autorità dovrebbe nascere dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso. Noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia, poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. La Quaresima ci incoraggia a percorrere questo cammino di autenticità, rifuggendo dall'orgoglio e dalla vanità, e ad essere miti e docili all'amore che viene da Dio, per il servizio dei nostri fratelli e per la loro gioia.