L'Eucaristia: Spiegazione dai Vangeli e da San Paolo

L'Eucaristia, conosciuta anche come comunione o santa cena, è per la maggior parte delle Chiese cristiane il sacramento istituito da Gesù Cristo durante l'Ultima Cena, alla vigilia della sua passione e morte. Il termine deriva dal greco εὐχαριστέω (eucharisteo), che significa 'ringrazio, rendo grazie'. L'Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana», come affermato dal Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica Lumen gentium, 11.

rappresentazione dell'Ultima Cena

Definizione e Elementi Costitutivi del Sacramento

L'Eucaristia è il sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo per il nutrimento delle anime.

Materia e Forma dell'Eucaristia

  • La materia dell'Eucaristia è il pane di frumento e il vino di uva.
  • La forma dell'Eucaristia sono le parole di Gesù Cristo: «Questo è il Corpo mio; questo è il Calice del Sangue mio...».

Il Ministro dell'Eucaristia

Il ministro dell'Eucaristia è il sacerdote, il quale, pronunciando nella Messa le parole di Gesù Cristo, cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Lui.

L'Istituzione dell'Eucaristia

Gesù Cristo istituì l'Eucaristia nell'Ultima Cena, prima della sua Passione, quando consacrò il pane e il vino, e li distribuì agli Apostoli come Corpo e Sangue suo, comandando che poi facessero altrettanto in sua memoria. Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù al momento della consacrazione. Dopo la consacrazione non c'è più né pane né vino, ma ne restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza. Le specie o apparenze sono tutto ciò che cade sotto i sensi, come la figura, il colore, l'odore, il sapore del pane e del vino. Sotto le apparenze del pane c'è tutto Gesù Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità; e così sotto quelle del vino. Quando si rompe l'ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane; e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte. Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo. La santissima Eucaristia si conserva nelle chiese, perché i fedeli l'adorino, perché la ricevano nella comunione, e perché sentano in essa la perpetua assistenza e presenza di Gesù Cristo nella Chiesa.

L'Eucarestia: cosa significa offrire il corpo e il sangue di Cristo?

L'Eucaristia nei Vangeli Sinottici e in Giovanni

L'istituzione dell'Eucaristia è narrata in tre Vangeli: Matteo (26,26-29), Marco (14,22-25) e Luca (22,19-20), oltre che nella Prima Lettera ai Corinzi (11,23-26).

Matteo, Marco e Luca

I Vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) presentano l'Ultima Cena come un pasto pasquale. Durante questo pasto, Gesù prende il pane, rende grazie, lo spezza e lo dà ai suoi discepoli, dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prende il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi». Matteo, in particolare, aggiunge «per il perdono dei peccati». I racconti di Matteo e Marco mostrano rassomiglianze che si rifanno alle celebrazioni eucaristiche sorte nella chiesa di Gerusalemme. Questi vangeli non sono una cronaca, ma teologia, trasmettendo la verità di un fatto e la comprensione della comunità primitiva. Nonostante le differenze tra le versioni, ciò che emerge è la volontà di Gesù di donarsi come cibo e bevanda spirituale.

Il Vangelo di Giovanni e l'Eucaristia

Giovanni, pur dedicando all'Ultima Cena ben cinque capitoli del suo Vangelo (contro parte di un capitolo negli altri Vangeli), non parla esplicitamente dell'istituzione dell'Eucaristia in quel contesto. I commentatori suggeriscono che questo sia dovuto al fatto che ne ha parlato ampiamente nel capitolo 6, dove Gesù dice: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui». Questo primo annuncio dell'Eucaristia aveva già provocato una divisione tra i discepoli, così come l'annuncio della passione li aveva scandalizzati: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo. Nel Vangelo di Giovanni, l'istituzione eucaristica è sostituita con l'episodio della lavanda dei piedi, dove Gesù insegna il servizio reciproco, sottolineando che l'Eucaristia è lavarsi i piedi e diventare i servi gli uni degli altri, poiché, come si nota nel Vangelo, «Giovanni ormai scrive il Vangelo dopo gli anni novanta, e vede che nella Chiesa l'Eucaristia è diventata un rito, sì, si spezza il Pane, si accede al Calice, ma non c'è più servizio l'un dell'altro nella comunità cristiana».

L'Istituzione dell'Eucaristia nella Prima Lettera ai Corinzi

Il racconto più antico dell’istituzione dell’Eucaristia è quello che San Paolo fa nella sua prima lettera ai Corinzi (1Cor 11,23-26), risalente agli anni 50 d.C. Questo racconto si inserisce in un contesto di rimprovero per gli abusi contro la carità che i Corinti facevano nei riguardi dei più poveri e indigenti. San Paolo richiama i Corinti, facendogli capire che quello non era il modo giusto per disporsi alla Cena del Signore e per ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo, cibo di vita eterna e scuola di carità.

Il Racconto di San Paolo

San Paolo narra ciò che è avvenuto durante l’Ultima Cena del Signore, ricordando così ai Corinti la ragione del loro riunirsi: «Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso» (v. 23). Il binomio “ricevere-trasmettere”, desunto dal vocabolario della tradizione rabbinica, esprime la fedeltà a un dato ricevuto: Paolo ha trasmesso quello che lui stesso, per primo, ha ricevuto e cioè che «il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (vv. 23-26).

San Paolo che scrive le lettere ai Corinzi

Significato delle Parole di Consacrazione

  • La formula della consacrazione del pane: «Questo è il mio corpo, che è per voi» (v. 24) esprime bene l’aspetto sacrificale e redentivo del rito eucaristico e la presenza reale di Cristo.
  • Per quanto riguarda la consacrazione del calice, San Paolo usa una formula diversa da quella utilizzata da Matteo (26,26ss.) e da Marco (14,22ss.), dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue», ponendo così l’accento sull’alleanza nuova con la quale Cristo, nel suo sangue, sostituisce l’antica alleanza, anch’essa stipulata nel sangue, tra Dio e Israele.

Il Concetto di "Memoriale"

Sia dopo la prima formula, che dopo la seconda, a differenza del Vangelo di Luca (22,19s.), San Paolo aggiunge: «fate questo in memoria di me» (vv. 24.25). In questo modo San Paolo sottolinea che il rito eucaristico è il memoriale dell’Ultima Cena. Questo "memoriale" (zikkaron; anamnesis) non è semplicemente un ricordo, ma un «ricordo attualizzante», un rivivere gli eventi salvifici della cena e della Passione del Signore. Nell’Antico Testamento l’agnello pasquale era solo un ricordo simbolico ed evocativo, mentre la celebrazione dell’Eucaristia realizza e riproduce il sacrificio di Cristo. Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Ecclesia de Eucharistia” afferma che nella celebrazione eucaristica il sacrificio redentore di Cristo «ritorna presente, perpetuandosi sacramentalmente, in ogni comunità che lo offre per mano del ministro consacrato…. In effetti, «il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio»… l’unico e definitivo sacrificio redentore di Cristo si rende sempre attuale nel tempo» (n. 12). Se si trattasse solo di una presenza simbolica, San Paolo non potrebbe dire che «chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore» (1Cor 11,27).

Il Ruolo del Sacerdote e la Tradizione Apostolica

Perché il rito eucaristico sia vero memoriale, è necessario che chi lo compie sia stato investito da Cristo stesso di uno speciale potere di consacrazione. Le parole pronunciate da Gesù nell’Ultima Cena: «Fate questo in memoria di me» erano dirette solo agli Apostoli che in quel preciso momento furono ordinati da Cristo stesso sacerdoti. È dunque il sacerdote ministeriale che «compie il Sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo» (Ecclesia de Eucharistia, n. 29). "In persona di Cristo" significa che il sacerdote, nel momento della consacrazione, si identifica sacramentalmente «col sommo ed eterno Sacerdote, che è l’autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno» (Ecclesia de Eucharistia, n. 29). Il Mistero eucaristico, dunque, «non può essere celebrato in nessuna comunità se non da un sacerdote ordinato» (Ecclesia de Eucharistia, n. 29). San Paolo parla dell'Eucaristia accidentalmente, in risposta agli abusi di Corinto, utilizzando il suo insegnamento per correggere disordini ecclesiali e disciplinari.

L'Eucaristia e il "Banquetto" nella Vita di Gesù

I Vangeli, letti come un racconto, rivelano un aspetto sorprendente della vita di Gesù: il grande numero di banchetti a cui partecipa o che organizza. Contrariamente alle aspettative di chi si aspetterebbe Gesù frequentare principalmente il Tempio o le sinagoghe, egli è spesso a tavola, in incontri che talvolta suscitano scandalo. Il primo atto pubblico di Gesù dopo il Battesimo di Giovanni e le tentazioni nel deserto è partecipare a una grande festa organizzata dal peccatore Levi (Matteo, Marco, Luca). Questo pasto con i pubblicani, persone pubblicamente ritenute peccatrici, provoca la critica: «mangia coi peccatori!». Da quel momento, Luca riporta che Gesù fu chiamato «beone e mangione, amico dei pubblicani e delle prostitute». Gesù si giustifica dicendo: «Ma io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori; non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati», affermando di essere stato mandato da coloro che non si sentono giusti.

Altri Banchetti Significativi

  • Il banchetto a casa di Simone il Lebbroso, dove una donna peccatrice unge i piedi di Gesù, scatenando il biasimo di Simone il fariseo.
  • La moltiplicazione dei pani nel deserto, presentata dagli evangelisti come un banchetto dove Gesù fa sedere la gente «ad aiuola, a gruppi di dodici», sottolineando la dimensione della comunione e del dialogo, non solo del consumo di cibo.
  • I pasti con gli amici, come Marta e Maria a Betania, dove Gesù si reca spesso.
  • L'ultimo pasto prima della passione, sempre a Betania, dove Maria lo unge in vista della sepoltura.

Il sigillo di tutto è l'Ultima Cena, pasto pasquale per i sinottici, pasto di addio e di amicizia non pasquale per il Vangelo di Giovanni. Tutto è iniziato con un banchetto cui sono ammessi i peccatori, e tutto termina con un pasto con i suoi, in cui Gesù dona l'Eucaristia, che è «a favore dei peccatori: "Questo è il sangue sparso per voi e per le moltitudini"».

Il Banchetto di Cana nel Vangelo di Giovanni

Anche Giovanni, nel suo Vangelo, pur non parlando dell'istituzione eucaristica nell'Ultima Cena, sente il bisogno di raccontare il primo gesto pubblico di Gesù: il banchetto nuziale a Cana. Questo episodio è un "segno", non un "miracolo" nel linguaggio giovanneo, che rivela Gesù come lo sposo e la comunità dei discepoli come la sposa, per i quali Lui dà il vino nuovo, il vino della nuova alleanza, il vino buonissimo. Il tutto è celebrato in un banchetto, in un festino nuziale, in cui il vino buono è servito con abbondanza a tutti.

La Dottrina Eucaristica Paolina e le Controversie

La teologia cattolica dell'Eucaristia è stata condizionata dalla controversia con i protestanti dalla Riforma al Concilio Vaticano II. Lutero ammetteva la presenza reale di Cristo ma la limitava al tempo della celebrazione e negava la transustanziazione. Calvino e Zwingli la concepivano come simbolica o virtuale, e tutti negavano l'aspetto sacrificale del sacramento. Di conseguenza, i teologi cattolici svilupparono gli aspetti della presenza reale permanente, della qualità di sacrificio e della teologia della transustanziazione, trascurando altri aspetti presenti nelle Scritture e nei Padri della Chiesa.

Gli Abusi a Corinto e la "Cena del Signore"

Paolo parla dell'Eucaristia nella sua prima lettera ai Corinzi, in due luoghi diversi (capitoli 10 e 11), a causa di abusi e disordini nella comunità. Nel capitolo 10, Paolo affronta la questione del consumo di carni immolate agli idoli. Alcuni cristiani, sia ebrei che pagani convertiti, avevano scrupoli riguardo a queste carni. Paolo argomenta che la partecipazione ai sacrifici pagani, anche se solo attraverso il cibo, costituiva idolatria e impediva la comunione con Cristo. «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo di un’unica pagnotta». Questo sottolinea l'importanza della koinonia (compartecipazione) con Cristo attraverso l'Eucaristia e l'unità della Chiesa come corpo di Cristo.

illustrazione della comunione tra i fedeli

Nel capitolo 11, Paolo rimprovera i Corinti per le divisioni e gli abusi durante le loro "cene comuni", che precedevano l'Eucaristia. I più ricchi arrivavano presto, mangiavano il proprio cibo e a volte si ubriacavano, lasciando i poveri a guardare. Questo comportamento contrastava con lo spirito dell'Eucaristia e con il comando di Gesù di aspettarsi gli uni gli altri. Paolo ricorda loro le parole di istituzione dell'Eucaristia, sottolineando che «chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore» e «chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore mangia e beve la propria condanna».

Il "Fate questo in memoria di me"

Il "fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me" (1Cor 11,25) introduce il concetto di memoriale "ricordo attualizzante": categoria biblica del memoriale (zikkaron; anamnesis; memoria). La celebrazione dell'Eucaristia è appunto questo: il Memoriale della cena e della Passione del Signore e cioè ringraziamo, rendendo attuali questi momenti della salvezza che non sono un ricordo-ricordare ma un vivere-rivivere. Quando celebriamo il memoriale riviviamo la Cena e la Passione che avvengono nel momento stesso della celebrazione. I primi cristiani designano le loro assemblee eucaristiche con l'espressione: "Frazione del pane", perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l'Ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione (Es. Emmaus, Lc 24,30s).

L'Eucaristia nella Nuova Alleanza

Le parole di Gesù sul calice («Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue») richiamano la promessa di Geremia (31,31-34) e Ezechiele (36,25-27) di una nuova alleanza che non consisterà in precetti esterni, ma in una legge interna, uno spirito nuovo che spinge all'obbedienza a Dio. Come il sangue di un animale era stato lo strumento per creare il popolo dell’antica alleanza con Mosè (Es 24,8), così il proprio sangue di Gesù sancirà la nuova alleanza che darà vita alla sua Chiesa. Per l'Antico Testamento, il sangue è la vita, e Gesù, versando il suo sangue, sigilla l'alleanza che si compie sul Calvario.

La Riscoperta del Significato dell'Eucaristia

I Vangeli e la Prima Lettera ai Corinzi mostrano che fin dall'inizio non c'è stata una forma unica di celebrare l'Eucaristia, ma diverse modalità. È importante riscoprire la vivacità dell'Eucaristia, sganciandosi da rituali che l'hanno mummificata, per ritrovare la presenza di Gesù vivo, che continua a insegnare alla comunità attraverso essa. La comunità si riuniva nella celebrazione eucaristica, ricordava le parole di Gesù, ne capiva il significato e ne coglieva di nuove. L'Eucaristia è la sintesi di tutta la fede, della speranza e della capacità di amore, vissuta fino all'estremo da Gesù. È in questo contesto che si inserisce la meditazione sull'Eucaristia, il Sacramento dei sacramenti, la cosa più straordinaria che il Signore Gesù ci ha lasciato.

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