Il tema dell'esclusione di alcuni salmi e versetti dal Salterio liturgico post-Concilio Vaticano II ha generato un dibattito significativo all'interno della Chiesa. André Wénin, professore all’Università Cattolica di Lovanio e al Pontificio Istituto Biblico, ha contribuito a questa discussione con il suo libro “Salmi censurati”, tradotto in italiano da EDB. Questo testo affronta la questione dei salmi contenenti imprecazioni contro nemici, avversari o i "cattivi", ponendo interrogativi sul perché siano stati omessi e quale sia il loro significato profondo.
Il Dibattito sui "Salmi Censurati"
Arriva sempre un momento in cui un cristiano, appassionandosi ai salmi a partire dalla Liturgia delle Ore, scopre che nella Bibbia ci sono più salmi e più versetti di quelli che aveva imparato a conoscere dal ciclo tetraebdomadario del Salterio, almeno di quello uscito dalla riforma successiva al Concilio Vaticano II e autenticato dalla costituzione apostolica Laudis canticum di Paolo VI. È stato calcolato che nella Liturgia delle Ore manca circa il 5% del Salterio, inclusi tre salmi integralmente omessi: i salmi 58 (57), 83 (82) e 109 (108), seguendo la doppia numerazione della Bibbia di Gerusalemme. Questa omissione si estende anche a singoli versetti in altri salmi, come il versetto 6 del salmo 109 (108) o il versetto 11 del salmo 5.
La Riforma della Liturgia delle Ore dopo il Vaticano II
La nuova forma della Liturgia delle Ore (LO) conseguente alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, ha come punto di partenza iniziale la costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, che tratta della Liturgia delle Ore al capitolo IV (nn. 83-101). Il capitolo inizia dal valore teologico della LO, opera di Cristo e della Chiesa (nn. 83-85), e prosegue sulla sua dimensione pastorale (nn. 86-87). Da qui l'esigenza di una riforma per adeguare questa celebrazione alle mutate condizioni odierne (nn. 88-89). Il n. 89 chiedeva un numero minore di salmi per il Mattutino (Ufficio di Lettura), la soppressione dell'Ora di Prima e per la Compieta la scelta di salmi più appropriati per la fine della giornata. Il n. 91 parla della distribuzione dei salmi, tenendo presente che deve essere una celebrazione accessibile a tutti i fedeli (anche laici), con celebrazioni più brevi (numero dei salmi); da qui l'apertura anche all'uso delle lingue vive (n. 101). Su questi criteri di fondo è stata pensata una nuova struttura della LO, che si snodi in uno spazio di tempo più lungo di una settimana (n. 91). Dopo sei anni di lavoro della commissione incaricata, il ritmo della Liturgia delle Ore si snoda su quattro settimane, con tre salmi (o tre parti di salmi) per ogni Ora del giorno, eccetto Compieta che ha un salmo solo (eccetto la prima Compieta della domenica e la compieta del mercoledì che ne hanno due, perché brevi). I salmi più lunghi furono divisi in due o tre parti, mentre il lungo salmo 118 conservò le sue 22 parti, quante le lettere dell'alfabeto ebraico.

Le Ragioni Ufficiali dell'Omissione
I salmi e i versetti esclusi hanno una caratteristica comune: si tratta di testi "imprecatori", contenenti espressioni d’ira, di vendetta o di odio. Nei Principi e Norme per la Liturgia delle Ore, n. 131, si può leggere che “l’omissione di questi testi è dovuta unicamente ad una certa qual difficoltà psicologica”. In pratica, si tratterebbe di un’impossibilità pratica a conciliare lo spirito di preghiera cristiano con questi versetti dal sapore vendicativo, ritenuto di impronta veterotestamentaria. Già il numero 122 della rivista La vie spirituelle (1970) aveva raccolto una serie di interventi pro e contro la presenza di questi versetti, evidenziando la difficoltà a pregare con espressioni imprecatorie, nelle quali si vedeva, tra l’altro, il pericolo di uno scandalo dei fedeli.
Il problema era stato sollevato nell’aula conciliare, ma la quasi unanimità dei Padri si espresse per la conservazione dell’integralità del salterio, chiedendo però che i 150 salmi venissero ridistribuiti su più settimane. Tuttavia, la questione venne risollevata durante i lavori del Consilium incaricato di rendere applicativa la costituzione Sacrosanctum Concilium. Nel 1964, un tentativo di distinguere l'uso dei salmi imprecatori come letture anziché preghiere liturgiche venne respinto. L'anno successivo, i "disagi soggettivi" legati a questi salmi furono nuovamente messi sul tavolo. Paolo VI intervenne per tre volte, inclinando progressivamente verso la decisione di ometterli. Le manovre di Annibale Bugnini furono decisive: nonostante la maggioranza del Consilium si fosse espressa per la conservazione di tutti i salmi (117 vescovi a favore, 25 contrari, 31 “iuxta modum” durante il sinodo del 1967), Bugnini aggiunse una "nota di tendenza" agli atti inviati al Papa, osservando una crescente corrente di contrari. Egli spiegò: “Il disagio spirituale causato da espressioni di ira e di vendetta [...] è particolarmente sentito dalle giovani generazioni e da quanti dicono l’ufficio nella lingua parlata. E il motivo è che il salmo è una formula di preghiera, e questa deve essere favorita dal testo. Certe espressioni di ira, odio, imprecazione hanno bisogno di una buona cultura biblica, per essere rettamente intese, e ciò nonostante, quando tornano sulle labbra, non facilitano l’unione e la lode di Dio”. Così, Paolo VI si espresse per “la scelta dei salmi più adatta alla preghiera cristiana”, creando una profonda discontinuità con la tradizione liturgica plurisecolare.

Comprendere la Natura dei Salmi Imprecatori
La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 83), ricevendo la sua unità dal cuore di Cristo. La preghiera dei salmi, che senza interruzione accompagna e proclama l'azione di Dio nella storia della salvezza, deve essere compresa con rinnovato amore dal popolo di Dio. Questo richiede uno studio più assiduo del loro significato da parte del clero e una catechesi adeguata per i fedeli.
Il Contenuto e la "Difficoltà Psicologica"
I salmi imprecatori, o i versetti da essi tratti, sono stati giudicati "psicologicamente difficili da comprendere in ambito evangelico, in bocca a Cristo, in quanto sono preghiere che invocano la vendetta di Dio e la maledizione sugli avversari, mentre Gesù chiedeva di perdonare anche i nemici e pregare per i persecutori". Un esempio emblematico è la conclusione del salmo 136, che invoca la distruzione dei "piccoli" di Babilonia. La questione è come pregare questi versetti, che sono Parola di Dio, da parte di persone non preparate al genere letterario dei salmi.
124. Introduzione ai Salmi Imprecatori.
La Violenza Biblica e la Preghiera
M. Clément de Beurmont, un trappista di Bellefontaine, ha criticato la decisione di rimuovere i salmi imprecatori, ricordando che la Scrittura intera può dare luogo a fraintendimenti, e che "è in nome della Scrittura che Cristo fu condannato". Né si può invocare il "sapore veterotestamentario" di tali versetti, poiché anche il Nuovo Testamento ne è pervaso, basti pensare alla maledizione di Gesù contro il fico (figura di una maledizione su Gerusalemme) o alla richiesta di vendetta presente nel libro dell'Apocalisse da parte dei santi sotto l'altare. Wénin denuncia che alcuni salmi sono stati riscritti "così da conferire loro un tono più accettabile"; altri sono stati trattati come "anticaglie precristiane" o il "riflesso dell’uomo vecchio". Qualche esegeta ha persino argomentato che in certi Salmi “si apprende ciò che Dio non è”.
L'Interpretazione Profonda del Desiderio di Vendetta
Questi salmi nascono dalla consapevolezza che il male e il peccato sono realtà contro Dio. Chi prega il salmo imprecatorio non è tanto preoccupato del male che riceve, quanto del fatto che il male mette in gioco Dio, "fa male a Dio". Se il male trionfa senza l'intervento divino, diventa legittimo chiedersi dove sia Dio: se non c'è o è impotente. La preghiera imprecatoria si preoccupa di Dio e aiuta chi prega a capire la profondità e l'orrore del male. Essa costringe a reagire, affermando che restare calmi e indifferenti davanti al male significa mentire, essere conniventi o indifferenti. Il salmo imprecatorio invita a tirar fuori la propria violenza, ma come preghiera, mostrando a Dio il nostro desiderio di vendetta per chiedere a Lui di convertirci. Chiediamo a Dio di fare vendetta, ma lasciando a Lui di agire secondo i suoi criteri, che sono diversi dai nostri.
Wénin, nel suo studio sul Salmo 109 (108), chiarisce che i versetti 6-19, dal tono violento e apparentemente inaccettabile, rappresentano in realtà le parole degli accusatori riportate dall’accusato. Il giusto ingiustamente accusato si rivolge a YHWH invocando la sua vicinanza e il suo intervento come difensore dei poveri e dei deboli, per difendere il suo stesso nome. Il termine biblico "vendetta" non equivale al significato moderno di vendetta personale, ma si riferisce all'atto divino di ristabilire la giustizia. In ogni caso, l'espressione in questi salmi non è mai una rabbia o un odio gratuito o immotivato, ma è l'esplosione del dolore di colui che si trova le vie sbarrate, ridotto all'impotenza di fronte al male potente e impunito. Se YHWH non interviene a ristabilire la giustizia, smentisce il suo statuto di Dio giusto e liberatore.
La Rilettura Cristologica e Agostiniana
Il modo di Dio di fare vendetta, come rivelato nel Nuovo Testamento, è perdonando, distruggendo non il peccatore ma il peccato, e ultimamente mandando suo Figlio a uccidere la morte. Pregare i salmi imprecatori è chiedere che venga la Pasqua, che la morte muoia, che venga il Regno di Dio con tutta la sua forza, la violenza non della nostra vendetta, ma del nostro desiderio del Regno. Questi salmi ci aprono al desiderio di salvezza, trasformando il desiderio di morte in desiderio di vita. Questa interpretazione non è un accomodamento allegorizzante moderno, ma una fedeltà alla Tradizione ermeneutica della Chiesa.
Sant'Agostino, nelle sue Enarrationes in ps. 136 (137), fornisce una chiave interpretativa che mostra come la Tradizione abbia affrontato questi testi. Commentando l'invettiva contro Babilonia, egli spiega: "Siano soffocati i suoi piccoli! Sì! In compenso [del male arrecatoci] siano sfracellati i suoi piccoli e muoiano. Chi sono i piccoli di Babilonia? Le cattive passioni appena nate." Agostino esorta a "schiacciare" le cattive passioni quando sono ancora piccole, prima che si irrobustiscano e diventino cattive abitudini. Questo ci invita a lottare contro il male interiore con la stessa veemenza con cui il salmista si scaglia contro i nemici esterni. I salmi imprecatori hanno sempre educato all’“odio perfetto” (perfecto odio oderam illos - Salmo 139 (138), 22), inteso come un'avversione santa e un disgusto verso ciò che offende Dio e la sua legge.

I Salmi nella Tradizione Liturgica della Chiesa
Il libro dei Salmi possiede una grazia meritevole di particolare attenzione, riportando impressi i moti di ciascuna anima e il modo con il quale essa cambia e si corregge. Per la fede ebraico-cristiana, il rapporto tra la Scrittura (Parola di Dio) e la liturgia è "fontale": studiare la liturgia è studiare la Bibbia, perché la liturgia è ancora la Bibbia. La Parola di Dio tende di per se stessa verso l'azione liturgica, e la liturgia è l'atto in cui si rivela la presenza divina. Il Salterio è "il libro in cui la Parola di Dio diventa preghiera dell'uomo", e ciò richiede un'esegesi liturgica dei Salmi per comprenderne la centralità nella lettura credente.
Genesi e Evoluzione dell'Uso dei Salmi
Nell'esperienza di preghiera di Israele, i Salmi sono sorti in ambito liturgico: sono stati prima cantati a lungo nella liturgia e poi messi per iscritto. Nel corso dei secoli, gli ebrei li hanno utilizzati nel culto, come testimoniano le soprascritte musicali e liturgiche che si trovano all'inizio della maggior parte di essi. Il canto dei salmi faceva parte della liturgia ebraica del tempio e della sinagoga, e per osmosi naturale è entrato a far parte anche della liturgia cristiana. La liturgia cristiana si pone infatti in continuità con quella ebraica, pur nella sostanziale novità del mistero di Cristo.
Fin dalle origini, la Chiesa ha pregato i Salmi innanzitutto perché essi sono stati la preghiera di Cristo stesso. Gesù li ha pregati nell’assemblea liturgica del suo popolo e li ha ruminati nel suo colloquio segreto con il Padre; li ha citati nel suo insegnamento e nella sua preghiera più di ogni altro testo della Scrittura. Il Cristo Signore è il punto di convergenza e la sintesi di tutta la Scrittura, e più che mai il compimento e l'esegesi dei Salmi.
Nel II secolo, i Salmi erano usati nelle assemblee principalmente nella lettura pubblica, un’innovazione cristiana. A partire dal III secolo, il Salterio si impose come libro di base della preghiera liturgica dei cristiani, generalmente eseguiti in maniera responsoriale. Nei secoli IV e V fiorirono numerosi commentari patristici al Salterio (Ilario di Poitiers, Basilio di Cesarea, Giovanni Crisostomo, Agostino di Ippona). L'uso dei Salmi nella liturgia cristiana ha attraversato i secoli, e chi li proclama con consapevolezza si sente in comunione con tutti coloro che li hanno pregati, i santi dell’antica e della nuova alleanza.

La Preghiera di Cristo e del "Christus Totus"
I Salmi sono dunque preghiera di Cristo, ma del Christus totus, il Cristo totale, poiché in essi pregano la testa e le membra, il Capo che è Cristo e il corpo che è la Chiesa. Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio. E quando prega il corpo del Figlio, la sua testa non si separa da lui; per cui la stessa persona, l’unico Salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e in noi la sua voce. Il cristiano che prega i Salmi per Cristo, con Cristo e in Cristo, vede così diventare sempre più sua la preghiera di Cristo, e vox sua la vox Christi; egli impara ad avere in sé sempre di più lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù.
Salmodiare con Saggezza e Intelligenza
La domanda "salmodiare è pregare?" implica che la modalità di esecuzione dei Salmi debba consentire una preghiera meditativa, grazie alla quale sia possibile penetrare con tutta la propria persona il significato delle parole che si pronunciano. Come richiede il salmista stesso: «Psallite sapienter» (Sal 46 [47],8). È un principio fondamentale nella vita di preghiera che la mente e il cuore debbano accordarsi con ciò che la voce proclama, non il contrario. Se ciascuno tiene presente questa dottrina, svaniscono le difficoltà che chi salmeggia potrebbe avvertire per la differenza del suo stato d’animo da quello espresso nel Salmo.
Strumenti per la Comprensione Liturgica dei Salmi
Quella dei Salmi non è una preghiera facile e la Chiesa ha sempre avuto coscienza delle difficoltà che essi comportano. Tre elementi nella tradizione latina hanno contribuito molto a far comprendere i Salmi e a trasformarli in preghiera cristiana: i titoli, le orazioni dopo i Salmi e soprattutto le antifone. I titoli attuali della Liturgia delle Ore sono brevi enunciati che sintetizzano il genere letterario del Salmo, fornendo una prima chiave di comprensione. Immediatamente sotto a questi titoli vi è una sentenza del Nuovo Testamento o dei Padri che invita a pregare in senso cristologico. Le orazioni o collette salmiche, preghiere che seguivano la recitazione del Salmo e con cui il presidente dell’assemblea raccoglieva le intenzioni dei presenti, sono un altro strumento per l'interpretazione cristologica del salmo.

La Struttura Attuale della Liturgia delle Ore e l'Omissione
I salmi giunti fino a noi sono 150, raccolti in un libro biblico chiamato salterio. Il salterio è il nome di uno strumento musicale: i salmi si cantavano accompagnati da strumenti musicali che ne davano il ritmo e l’intonazione. Questo ci dice già che i salmi sono dei canti poetici e che vanno cantati, un po’ come tutti i poemi antichi, in modo diretto, a cori alterni, da un solista o in modo responsoriale tra salmista e ritornello dell’assemblea. I Principi e Norme per la Liturgia delle Ore (PNLO, nn. 278-279) sottolineano che "alla piena comprensione di molti salmi contribuisce non poco il fatto che essi vengano cantati o almeno siano sempre considerati in questa luce poetica e musicale".
La Nuova Distribuzione del Salterio
Nella composizione del salterio i salmi non si susseguono in modo casuale, ma sono raccolti seguendo un ordine: si inizia con la scelta di vita (salmo 1: Beato l’uomo che non segue) e si conclude con la glorificazione di Dio con canti e tutti gli strumenti musicali (salmo 150: Lodate il Signore nel suo santuario). Il salterio si suddivide in cinque libretti che terminano ognuno con due Amen. Questa impostazione di fondo è stata conservata grosso modo anche nell’ultima riforma della Liturgia delle Ore. Tuttavia nella distribuzione dei salmi si è tenuto conto delle Ore del giorno, dei giorni della settimana, nonché di particolari feste e periodi dell’anno liturgico. Così, ad esempio, a Compieta ci sono salmi adatti alla sera, alle Lodi mattutine e ai Vespri le scelte sono diverse. Possiamo distinguere salmi invitatori, di Lodi, di Vespro, di Compieta, per l'Ufficio di lettura, salmi della domenica (pasquali), del venerdì (penitenziali), del sabato (storici e sapienziali).
Accanto ai 150 salmi, nel tempo erano subentrati nella preghiera cristiana della LO anche altri Cantici presenti in altri libri biblici dell’Antico Testamento e negli stessi vangeli (Benedictus, Magnificat, Nunc dimittis). Il numero dei Cantici biblici fu completato in modo che ogni giorno delle quattro settimane avesse un suo cantico dell’AT alle Lodi; si aggiunsero poi 9 cantici presi dai libri del NT da recitarsi settimanalmente nei Vespri (questi ultimi cantici sono una novità) e si è conservata la recita quotidiana dei tre cantici evangelici per Lodi, Vespri e Compieta.
I Salmi Esclusi e la Loro Quantità
Due tipi di salmi da tempo facevano difficoltà: i salmi imprecatori e i salmi storici. I salmi imprecatori (57, 82, 108, e numerosi versetti in altri) erano considerati "psicologicamente difficili da comprendere in ambito evangelico". Si è deciso di tralasciare questi salmi o questi versetti nella Liturgia delle Ore corrente, sebbene i monaci li abbiano giustamente mantenuti. I salmi storici (77, 104, 105), che ripercorrono la storia del popolo ebreo, hanno senso nella preghiera dei cristiani in quanto ripercorrono le opere salvifiche di Dio che avranno il loro coronamento nella morte e resurrezione di Gesù, nella Pasqua di Gesù. Per questo motivo questi salmi storici sono stati riservati al sabato (di Avvento e Natale, Quaresima e Pasqua), come introduzione alla domenica (PNLO, n. 130).
124. Introduzione ai Salmi Imprecatori.
La Critica all'Omissione e la Fedeltà alla Parola di Dio
La decisione di togliere i salmi imprecatori si basava su fraintendimenti piuttosto gravi. Un errore è stato quello di separare i salmi imprecatori dal resto della Scrittura, dimenticando che tutta la Scrittura può essere fraintesa. La Chiesa non dovrebbe essere "sommersa da un'onda pacifista" che delinea l'impossibilità di pregare "contro" qualcosa. Le posizioni di chi asserisce l’impossibilità di pregare e agire “contro” qualcosa rivelano una profonda incomprensione della teologia biblica.
Papa Francesco, nelle sue catechesi sulla Santa Messa, ha sottolineato l'importanza del Salmo Responsoriale, la cui funzione è di favorire la meditazione di quanto ascoltato nella lettura precedente. Egli ha affermato che “l’omissione di letture o la loro sostituzione con testi non biblici, siano proibite: esse infatti impoveriscono e compromettono il dialogo tra Dio e il suo popolo in preghiera”. Questa affermazione rafforza l'idea che la Bibbia non va censurata, ma sono piuttosto i lettori e i credenti che vanno educati alla scuola della Bibbia per comprenderne la profondità e la complessità. In definitiva, la Liturgia non è mai un tutto fisso, ma deve rimanere fedele alla pienezza della Parola di Dio.
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