La Vita e la Testimonianza del Cardinale Ernest Simoni: Un Simbolo di Fede e Perdono

Tra i nomi dei nuovi cardinali annunciati da Papa Francesco all’Angelus di domenica 9 ottobre 2016, uno ha particolarmente attirato l’attenzione: quello di un semplice prete che di lì a poco avrebbe compiuto 88 anni, l’albanese don Ernest Simoni Troshani. La sua nomina cardinalizia, confermata nel concistoro del 19 novembre 2016, non è stata solo un riconoscimento personale, ma, come lui stesso ha tenuto a precisare, un omaggio a tutti i martiri e i cattolici perseguitati nella sua terra. Don Simoni è il secondo albanese a ricevere la porpora cardinalizia.

Foto di Papa Francesco che abbraccia il Cardinale Ernest Simoni a Tirana

Biografia di Ernest Simoni: Dalle Origini all'Ordinazione

Nascita e Formazione

Il Cardinale Ernest Simoni è nato a Troshani, un villaggio a pochi chilometri da Scutari, in Albania, il 18 ottobre 1928, da una famiglia profondamente religiosa e cattolica. All'età di 10 anni, entrò nel collegio francescano del suo paese natale, dove rimase fino al 1948.

La Persecuzione e l'Ordinazione Clandestina

Il 1948 segnò una svolta drammatica: al culmine della persecuzione del regime comunista di Enver Hoxha, il convento francescano venne saccheggiato e convertito in un luogo di tortura per i carcerati. I frati furono fucilati e i novizi cacciati. Dal 1953 al 1955, Simoni fu impegnato nel servizio militare obbligatorio. Al termine di questo periodo, riprese e portò a termine clandestinamente gli studi teologici, ricevendo l'ordinazione sacerdotale l'8 aprile 1956 a Scutari, nella cui diocesi fu incardinato pur rimanendo profondamente francescano nell'animo.

Mappa dell'Albania con le principali città e i luoghi di prigionia menzionati

L'Arresto e gli Anni della Prigionia sotto il Regime di Enver Hoxha

L'Accusa e la Condanna a Morte

Don Simoni era l’unico sacerdote vivente che sia stato testimone della persecuzione del regime di Enver Hoxha, il quale aveva proclamato l'Albania il "primo Stato ateo al mondo". Ritenuto un "nemico del popolo" dalla dittatura comunista, venne arrestato dalla polizia il 24 dicembre 1963, nella notte di Natale, subito dopo la celebrazione della messa a Barbullush. Fu messo in una cella d'isolamento a Scutari. L'accusa principale era quella di aver celebrato messe di suffragio per l'anima del presidente americano John F. Kennedy, assassinato un mese prima, messe che lui affermava di aver celebrato "secondo le indicazioni date da Paolo VI a tutti i sacerdoti del mondo". Un'ulteriore accusa riguardava il suo abbonamento alla rivista russa "L'Union soviétique", invisa al regime filocinese. Subì torture fisiche e psicologiche. Gli dissero: "Tu sarai impiccato come nemico perché hai detto al popolo che moriremo tutti per Cristo se è necessario".

La Commutazione della Pena e i Lavori Forzati

Inaspettatamente, la pena capitale fu commutata in venticinque anni di carcere. Nel frattempo, in Albania, chiese e moschee venivano abbattute (la cattedrale di Scutari divenne un palazzetto dello sport) e il nome di Dio era bandito, in una furia antireligiosa che si abbatté su cattolici, ortodossi, musulmani e sufi bektashi. Don Simoni ha trascorso 28 anni in prigionia e sotto costrizione lavorativa. Nei primi anni di lavori forzati, dovette spaccare le pietre estratte da una cava con una mazza di ferro pesante una ventina di chili, e successivamente fu impiegato nelle gallerie buie delle miniere di Spac. Nel 1973, una nuova condanna a morte venne emessa nei suoi confronti, con l'accusa di aver istigato una sommossa, ma la testimonianza a suo favore di uno dei suoi carcerieri fece sì che ancora una volta la condanna non venisse eseguita.

Il Ministero Sacerdotale Clandestino nella Prigione

Nonostante la drammatica situazione, don Ernest Simoni non perse mai la fede e non interruppe il suo ministero sacerdotale. "Durante il periodo di prigionia", racconta, "ho celebrato la messa in latino a memoria, così come ho confessato e distribuito la comunione di nascosto". Ogni giorno, di nascosto, celebrava la Messa, sfruttando ciò che aveva a disposizione: l'ostia la cuoceva di nascosto su piccoli fornelli a petrolio che servivano per il lavoro o su un fuoco acceso con legna secca, mentre il vino lo sostituiva con il succo dei chicchi d’uva che spremeva, o utilizzava boccette di vino portategli dai parenti d’inverno. Addirittura divenne il padre spirituale di molti carcerati. Sapeva di rischiare la vita, ma ripeteva: "Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Quante volte ho recitato questo Salmo...". Ai suoi compagni di prigionia, gli aguzzini ordinarono di registrare la sua “prevedibile rabbia” contro il regime, ma dalla bocca del sacerdote uscirono sempre e solo parole di perdono e di preghiera.

Rappresentazione artistica del Cardinale Simoni che celebra la Messa clandestinamente in prigione

Dopo la Liberazione: Servizio e Riconciliazione

Dopo circa 18 anni di prigionia e lavori forzati, nel 1981, fu parzialmente liberato, ma rimase un "nemico del popolo" e venne costretto a lavorare per altri dieci anni nelle fogne di Scutari. Esercitò il suo ministero sacerdotale clandestinamente fino alla caduta del regime avvenuta nel 1990. Da allora in poi, ha continuato il suo servizio come umile presbitero in diversi villaggi come Kabash, Pukë, Kukël, Gocaj, Barbullush, Mal i Jushit, Torovicë e Sumë, senza risparmiare alcuno sforzo per riconciliare molte persone, evitando la vendetta e offrendo la sua testimonianza. Con la venuta della libertà religiosa, il Signore lo ha aiutato a "servire tanti villaggi e a riconciliare molte persone in vendetta con la croce di Cristo, allontanando l’odio e il diavolo dai cuori degli uomini".

A Cuneo la testimonianza del Cardinal Ernest Simoni

L'Incontro con Papa Francesco e la Nomina Cardinalizia

Il 21 settembre 2014, in occasione della visita apostolica di Papa Francesco in Albania, don Ernest Simoni testimoniò dinanzi a lui il suo vissuto, commuovendo profondamente il Pontefice, fino alle lacrime. Francesco lo ascoltò in silenzio e, quando l'anziano sacerdote si inginocchiò davanti a lui, lo risollevò, pose la sua fronte sulla sua e lo abbracciò a lungo, stringendolo a sé, baciandogli le mani. "Davvero sentire parlare un martire del proprio martirio è forte", disse poco dopo il Papa ai giornalisti sul volo di ritorno a Roma, "credo che eravamo tutti commossi per questi testimoni che parlavano con naturalezza e con un’umiltà e sembravano quasi raccontare le storie della vita di un altro".

Il 9 ottobre 2016, Papa Francesco ne annunciò la nomina a Cardinale, onore conferito poi nel concistoro del 19 novembre 2016. Questa nomina è stata un riconoscimento per tutti i martiri e i cattolici perseguitati nella sua terra, un simbolo della loro resilienza e fede incrollabile.

La Testimonianza di Fede e Perdono

La storia di don Ernest Simoni è la dimostrazione vivente che rispondere alla violenza con il perdono è possibile. Appena fuori dal carcere, ha confermato il perdono ai suoi aguzzini, invocando per loro la misericordia del Padre. La sua devozione speciale, imperterrita anche di fronte a molteplici anni di estrema sofferenza, è stata evidente anche in occasione di eventi pubblici, come la Messa presieduta ad Arzago d’Adda. L'Arcivescovo Angelo Massafra, a capo della diocesi di Scutari-Pult e presidente della Conferenza episcopale albanese, ha scritto nella prefazione al libro su Simoni: "Di lui, esemplare nella sua fedeltà a Gesù, il lettore potrà apprezzare l'indefettibile forza di volontà, la capacità di pregare e di essere vicino agli altri e l'estrema umiltà".

Il Libro "Dai lavori forzati all’incontro con Francesco"

La storia di don Ernest Simoni è raccontata nel libro "Dai lavori forzati all’incontro con Francesco", scritto dal giornalista Mimmo Muolo e pubblicato dalle Edizioni Paoline. L'idea del libro è nata proprio da quell'esperienza toccante dell'incontro con Papa Francesco, dalle lacrime del Pontefice e dalla vicenda fuori del comune dell'anziano protagonista. La biografia di Simoni è soprattutto una vicenda dello spirito narrata sullo sfondo dell'affresco di un'epoca dolorosa che ha coinvolto l'intera nazione albanese. "Quello che avvenne in Albania il mondo non lo aveva ancora visto", disse san Giovanni Paolo II nel 1993, visitando Tirana. Don Ernest è la personificazione di quelle parole, avendo sperimentato sulla sua pelle tutto ciò che i comunisti fecero alla Chiesa cattolica e ai sacerdoti durante un cinquantennio. Muolo annota nel suo libro: "Nel lungo tempo della tirannide, non sapevi mai se svegliarsi la mattina era una benedizione del cielo o una nuova infinita condanna".

Copertina del libro

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