L'Eremo di Sant'Alberico, un luogo di profonda solitudine e spiritualità, si trova a sud di Balze di Verghereto, a quota 1147 metri sul livello del mare. È situato a metà strada tra il paese di Balze e il monastero delle Celle, in una profonda gola ai piedi dei Monti Aquilone, delle Celle e dell'Ocri. Questo eremo è l'unico di numerosi cenobi e romitaggi medievali di quest'area rimasto attivo fino ai giorni nostri.
Il percorso per raggiungerlo, lungo l'ottocentesca "strada" fatta costruire dal Granduca di Toscana per collegare Balze con Capanne (oggi sulla strada per Alfero), costituisce tuttora un bellissimo sentiero escursionistico, caratterizzato da un'originale e possente selciatura in pietra.

Storia e Fondazione dell'Eremo
Origini e Trasformazioni
Non si hanno notizie certe sull'anno di fondazione dell'eremo, né rimane alcuna traccia del suo aspetto originale, che probabilmente consisteva in una grotta austera. Già nel 1580, il suo aspetto era mutato: i Camaldolesi, proprietari fin dall'anno Mille, avevano costruito due piccole cellette votive e tre celle ad uso abitativo per i monaci che desideravano avvicinarsi alla vita del santo. Vi era anche un orticello e una fonte, il tutto contenuto entro un muro di recinzione. L'eremo, di fondazione benedettina (probabilmente per opera del ravennate San Pier Damiani), passò ai Camaldolesi che lo custodirono dal XII secolo fino al 1822. Insieme alla "grancia" o fattoria che possedevano nella vicina Cella "inter ambas Paras", fu poi venduto a privati e presto rovinò.
Nel 1408, l'eremo fu unito, insieme al monastero della Cella (situato ai piedi del monte Aquilone), all'eremo maggiore di Camaldoli e affidato alle cure di un eremita laico (non sacerdote), facendo così perdere al luogo il suo ruolo strettamente religioso. La presenza di Gebizo, priore in ambas paras e vescovo di Cesena, facilitò al monastero la donazione del privilegio papale. Non è nota con certezza l'identità di Gebizo; forse possiamo individuarlo come discepolo di S. Romualdo o S. Pier Damiano. I documenti pervenuti portano il termine "priore" per indicare il superiore del monastero, particolarità propria di Fonte Avellana almeno dal priorato di S. Pier Damiani.
Periodo di Abbandono e Rinascita
Dopo la vendita a privati nel 1822, seguì un lungo periodo di abbandono. Fu monsignor Francesco Dezzi della Falera (1842-1921) a toglierlo da tale stato: ricevuto in eredità, nel 1873 lo ricostruì dalle fondamenta, erigendovi una chiesetta e qualche stanza per il romito. Egli soprattutto ridiede vigore al culto di Sant'Alberico, la cui venerazione si era diffusa per una vasta area tra Romagna, Toscana e Marche. Il parroco di Balze, in quegli anni, lo rinnovò in modo che ancora vi si potesse condurre una vita di penitenza e preghiera. Fu appunto don Francesco Dezzi che fece costruire la via crucis lungo il sentiero che conduce all'eremo.
Nel 1840 vi fu come custode Bastiano Santucci e, dopo la riedificazione, Pietro Moretti (1847-1929), indi Abramo Giambagli dal 1927 fino al 1951. Il legname tagliato e lavorato dai frati veniva poi venduto, per essere utilizzato come materiale per costruzioni. Nonostante i secoli trascorsi, è possibile ancora oggi vedere ciò che rimane della Vecchia segheria, che si trova a circa 200 metri dall'eremo. Le mappe vennero eseguite in seguito ad una disputa che i monaci ebbero con gli uomini del Comune delle Balze, testimoniando che la vita del monastero non fu sempre tranquilla.

La Figura di Sant'Alberico
Vita e Leggenda del Fondatore
La vita del fondatore Alberico, morto intorno al 1050, è scarsamente documentata. Egli costruì sotto un aspro versante del Fumaiolo un romitorio - una cella e due grotte scavate nella roccia - ove visse in penitenza operando miracoli e guarendo malattie addominali ed ernie. Non è facile attribuire un preciso periodo storico alla vita di Sant'Alberico Eremita. Alcuni testi fanno risalire il periodo verso il IV/V secolo, quando in tutto il mondo cristiano di allora fiorì e si sviluppò la vita eremitica. Altri lo collocano nella prima metà del secolo XI. Questa data genera ancor più dubbi, poiché se si considera quanta vita monastica crebbe e si sviluppò nei pressi dell'eremo in quel tempo, con ogni certezza ne sarebbe rimasta una traccia indelebile.
Secondo la tradizione popolare, il santo, di nobili origini, di cui si afferma che appartenne anche all'ordine cavalleresco di San Giorgio, sentitosi chiamare da Dio al suo servizio, lasciò tutto per dedicarsi ad una vita ascetica, fatta di penitenza e preghiera. La prima meta, secondo la tradizione orale, fu nel territorio dove visse San Marino (IV secolo) alle pendici del monte Titano, dove in seguito fu eretta l'abbazia benedettina di S. Anastasio in Valle, diocesi del Montefeltro (oggi diroccata). Qui esiste una fonte di acque sulfureo/alcaline che sgorgò a motivo di un miracolo del santo e chiamata Fonte o Bagni di Sant'Alberico, nota fin da tempi antichi (oggi è centro di imbottigliamento di un'acqua minerale denominata di San Marino). Al Santo Alberico pare che il luogo non piacesse, forse non era abbastanza "orrido" per la sua scelta ascetica. Così si spostò alle pendici del monte Fumaiolo, in località Ocri, per poi trasferirsi definitivamente presso una grotta, poco distante, che diventerà in seguito famosa con il nome di eremo di Sant'Alberico, prendendo il suo nome.
Le Reliquie e il Culto
Qui morì, secondo la tradizione all'età di 120 anni, e qui venne sepolto. La sua venerata salma vi è rimasta fino al 1300, quando, per paura che i fiorentini (i quali rivendicavano i territori sui quali era anche situato l'eremo) trafugassero il corpo, durante la notte le reliquie furono spostate in gran segreto a S. Anastasio in Valle e qui murate in un luogo a tutti sconosciuto. Nel 1640, durante lavori di restauro, avvenne casualmente il ritrovamento delle reliquie del santo. Nella chiesetta di pietra ad una navata si conservano una tibia del Santo fondatore e una statua in pietra, che i fedeli usano appoggiare sull'addome per ottenere il miracolo della guarigione. Il 29 agosto si celebra, con grande concorso di fedeli, la secolare Festa di Sant'Alberico.
È noto che l'eremo è stato anche luogo di passaggio per San Francesco, il quale, per dirigersi verso il monte della Verna, ricevuto in dono dal conte Orlando Cattani di San Leo, percorreva il sentiero che dal monastero della Cella di San Giovanni Battista conduce all'eremo di S. Alberico per poi raggiungere il paese delle Balze e quindi continuare il suo cammino verso quel monte della Verna, a lui tanto caro, luogo in cui riceverà i segni della croce.

Il Ruolo dell'Eremita nella Chiesa Cattolica
Definizione e Vocazione
Eremita, dal greco eremites, da eremos, solitario, è una persona che vive solitaria in luoghi nascosti. Per evitare false interpretazioni, è bene sottolineare ciò che la Chiesa cattolica intende considerare l'Eremita e quale sia il suo ruolo nella vita ecclesiale. Il Codice di Diritto Canonico, al numero 603, afferma:
- § 1 Oltre gli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella assidua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio per la salvezza del mondo.
- § 2 L'Eremita è riconosciuto dal diritto come dedicato a Dio nella vita consacrata se professa pubblicamente i tre consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza), confermandoli con voto o con altro vincolo sacro, nelle mani del vescovo diocesano e sotto la sua guida osserva la forma di vita che gli è propria (1983).
La vita eremitica è una scelta di vita che chiede di essere interpretata, più che misurata.
Una Realità che Invita alla Riflessione
Nonostante si ostini ad interpretare la realtà sociale unicamente dal punto di vista dei fenomeni di massa, vi sono, quale contrapposizione di fatto, senza alcuna iattanza, realtà che inducono a riflettere sull'unicità e sulla singolarità di ciascuna persona. Sono realtà, come quella di Sant'Alberico, che vengono sicuramente da lontano e affondano le loro radici nel medio evo, ma con altrettanta sicurezza, traggono linfa vitale da volontà, desideri, atteggiamenti e comportamenti, che non solo sono connessi al presente, ma intendono assolutamente accedere alla quotidianità, e che, anziché rivolgersi al passato, hanno ben chiaro il cammino da compiere verso il futuro.
L'eremo non assume, da questo punto di vista, soltanto la connotazione di un luogo verso il quale andare fisicamente, ma anche quello di un punto di riferimento verso il quale tendere spiritualmente. Questo perché ciascuno, indipendentemente dalla propria collocazione sociale, cultura o radice religiosa, non può disgiungersi da se stesso, rinunciare alla propria razionalità e, quindi, non cogliere con la mente e con il cuore l'urgenza di un richiamo come l'eremo di Sant'Alberico per poter respirare, cioè per poter recuperare la propria dimensione terrena, quella stessa che gli permette di riconoscersi creatura, quanto meno di fronte alla natura, alla ricerca della propria essenza, anzi di Colui che stima e ama quella nullità senza nulla chiedere in cambio tranne un'ammissione, che sta all'origine dell'umanità di ciascuno, e che nella solitudine sollecita ad amare e a pregare.
Sua ecc. mons. Antonio Lanfranchi ha espresso il suo compiacimento affinché questo luogo venga conosciuto come introduzione e anticipazione per essere poi vissuto, almeno come meta per riflettere, meditare, pregare e sperare. Intanto, qualcuno si occupa di tenere aperta la porta della nostra speranza, vivendo di fronte al Signore per ringraziarlo anche per noi e per rendergli onore.
Monaci VITA EREMITICA
Gli Eremiti Custodi: Testimonianze di Fede
Don Quintino Sicuro (1920-1968)
L'eremo è intimamente legato all'apostolato silenzioso, alla dura penitenza e carità infinita di don Quintino Sicuro (1920-1968), asceta di straordinaria levatura morale. Nato a Melissano (LE) il 29 maggio 1920, si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza nel 1939, diventando vicebrigadiere nel 1946 e distinguendosi per "sacrificio ed abnegazione". Da questo stato, Dio lo chiamò al suo servizio mediante un radicale mutamento della vita. Povertà e imitazione di Cristo furono una sua libera scelta, realizzata a 27 anni con un modo originale, deciso, coerente e gioioso.
Devotissimo alla Madonna, affidò alla sua guida materna il cammino non facile. La redenzione piena della sua giovinezza fece tappa prima a Treia (MA), poi negli eremi di Montegallo, Monte Carpegna (AP) e Sant'Alberico (FO) ove realizzò la sua più alta aspirazione: il sacerdozio. Vestito d'uno spolverino bianco, sandali e barba lunga, vi arrivò dalla Puglia, trentaquattrenne, nel giugno del 1954 quando l'edificio era cadente ed abbandonato. Dopo anni di penitenza e preghiera, raggiunse la consacrazione sacerdotale nel dicembre del 1961; indi tra il 1965 e il 1967, con povertà di mezzi, iniziò a ricostruirlo integralmente, facendolo più grande ed ospitale cenacolo ove ritemprare ed educare lo spirito, riconsacrandolo col suo esempio. Fece del suo eremo un centro di accoglienza e spiritualità per tanti sacerdoti e laici, che salivano lassù in cerca di pace e di verità. Nell'ansia di portare Cristo ai fratelli, visse donando e donandosi fino alla morte che lo colse improvvisa sul valico del Monte Fumaiolo, in un ultimo slancio di generosità, il 26 dicembre 1968. Don Quintino Sicuro è sepolto qui, in un masso scavato con le sue mani, all'aperto, di fronte alla chiesa. Per lui, nel 1985, è stata introdotta la causa di beatificazione e canonizzazione, processo che si è concluso il 28 agosto 1991, con gli atti processuali consegnati alla Congregazione dei Santi in Roma il 27 maggio 1993.

Fratel Vincenzo Minutello (1932-2006)
Il successore di don Quintino fu fratel Vincenzo Minutello, pugliese anch'egli, nato a Racale di Lecce il 23 gennaio 1932. Quando seguì don Quintino e giunse all'eremo di Sant'Alberico, aveva trent'anni. Nella sua vita aveva provato il seminario, desiderando diventare sacerdote, senza riuscirvi. Con don Quintino visse pienamente la sua vocazione diaconale, essendogli compagno e fratello nella preghiera, nel lavoro e nei viaggi fino alla morte del servo di Dio. Dopo la morte di don Quintino, dal 1968 al 2006, per quasi quarant'anni, nel suo ricordo, fu vigile abitatore dell'eremo, che per lui fu "l'anticipo del Paradiso", ben voluto e aiutato da quanti hanno avuto la fortuna d'incontrarlo. Dal 21 aprile 2007 anche i suoi resti mortali riposano presso l'Eremo.
Fratel Michele Falzone (1962-2014)
Dopo fratel Vincenzo, l'eremo è stato affidato all'eremita Giovanbattista Ferro. Successivamente, ha continuato a vivere grazie alle cure di Fratel Michele Falzone. Nato in una famiglia numerosa nel 1962, ha sviluppato sin da giovane un talento artistico, vincendo un concorso come stilista di alta moda e operando nel settore fino al 1986. La sua conversione è attribuita a papa Giovanni Paolo II. Entrato nei frati minori dell'Emilia Romagna, ha compiuto un lungo percorso formativo e missionario in diverse parti del mondo, tra cui Papua Nuova Guinea e Australia, dove ha fondato una scuola per tecnici ortopedici. Dopo essere rientrato in Italia nel 1997 e aver ricoperto vari incarichi nell'Ordine dei Frati Minori, ha avviato la sua nuova esperienza come Eremita dell'Eremo di Sant'Alberico nella diocesi di Cesena Sarsina il Sabato Santo del 14 aprile 2006. Questa decisione, senza rigettare le esperienze fatte lungo vent'anni di apostolato, lo ha visto affidarsi alla Beata Vergine di Lourdes per il suo cammino. Fratel Michele ha raggiunto il Padre nel 2014.
Oggi l'eremo è affidato all'eremita Giovanbattista Ferro. L'eremo rappresenta anche oggi, come nel passato, la meta di pellegrinaggi da parte di coloro che venerano il santo, nonché meta di tanti scout che vengono per sostare e ritirarsi insieme all'Eremita. Infatti la leggenda narra che Sant'Alberico, prima di dedicarsi alla vita eremitica, fosse stato cavaliere di San Giorgio, che è il santo patrono degli scout.
Informazioni Pratiche e Accessibilità
Come Arrivare all'Eremo
L'Eremo di Sant'Alberico si trova in Via Sant'Alberico, 87, Località Capanne. È aperto tutto l'anno.
Percorso da E/45: Uscire alle indicazioni Monte Fumaiolo-Balze, quindi proseguire fino a Ville per la SP 137 (2,5 km) ove si devia sulla SP 38 che in 7,5 km conduce a Balze.
Percorso da Rimini: Seguire la SP 258 fino a Ponte Messa, poi prendere la SP 76 fino a Balze.
Da Balze:
- A piedi: Imboccare la mulattiera per l'Eremo (2,2 km), ben indicata: per il primo tratto si segue il Sentiero CAI OO, poi il Sentiero CAI 125 fino all'Eremo.
- In macchina + a piedi: Da Balze si prosegue in macchina in direzione Capanne per circa 5 km. All'indicazione Eremo di S. Alberico si devia a sinistra giungendo ad un ampio piazzale. Da qui occorre proseguire a piedi per un'erta mulattiera che in 500 metri porta all'Eremo.

Accoglienza e Finalità
L'eremo è attrezzato per l'accoglienza con pernottamento (13 posti) solo per ritiri ed esercizi spirituali, offrendo un luogo di silenzio e raccoglimento che invita alla riflessione e alla preghiera. È un luogo mite nel periodo estivo e aghiacciante in inverno, quando al verde dei faggi plurisecolari si sostituisce un bianco mantello di neve e ghiaccio.