L'Eremo di Campello: 90 anni di storia e spiritualità

Tra le colline d'ulivi che collegano Campello sul Clitunno e Trevi, in Umbria, sorge un luogo che da novant'anni rappresenta un punto di riferimento per la spiritualità e l'accoglienza: l'Eremo di Campello. Fondato nel 1926 da sorella Maria, nata Valeria Paola Pignetti, questo spazio è diventato nel tempo un simbolo di vita evangelica radicale, vissuta lontano dai quadri istituzionali e dai confini confessionali troppo stretti.

Veduta panoramica dell'Eremo di Campello incastonato tra le colline umbre

Le origini e la figura di sorella Maria

Sorella Maria, che nelle sue lettere si firmava francescanamente come "la Minore", maturò la sua vocazione durante la Prima Guerra Mondiale, mentre prestava servizio come infermiera nell'ospedale anglo-americano di Roma. Fu lì che iniziò a sentire la chiamata a una vita più vicina ai poveri, meno garantita e meno protetta dalle certezze istituzionali. Nel 1923 scoprì l'antico eremo, allora quasi un rudere, e decise di restaurarlo insieme a sorella Amata, una compagna di fede anglicana.

La piccola comunità, composta da donne che i vicini chiamano affettuosamente "lodolette" - ispirandosi alle parole di sorella Maria: «Loda l'allodola Dio, quando si solleva in alto e quando cade a terra» - vive da allora una continuità di preghiera e povertà. Sorella Maria non volle mai fondare una nuova congregazione, dichiarando: «Il nostro unico vincolo religioso è solo quello dell'amore fraterno».

Foto d'archivio di sorella Maria, fondatrice della comunità

Un ecumenismo vissuto, non teorizzato

L'avventura spirituale di Maria fu caratterizzata da una straordinaria apertura interreligiosa, che all'epoca - negli anni '20 e '30 - appariva come una sfida sospetta per un cattolicesimo severo e inquadrato. L'eremo divenne un luogo di incontro per persone lontane dagli orizzonti culturali tradizionali:

  • Ernesto Buonaiuti: intellettuale modernista, scomunicato dalla Chiesa, fu un amico intimo che Maria chiamava affettuosamente "Ginepro".
  • Personalità internazionali: Maria intrattenne relazioni con figure del calibro di Mahatma Gandhi e Albert Schweitzer, medico e missionario in Gabon.
  • Dialogo ecumenico: La comunità ospitò pastori valdesi, anglicani e protestanti, basando il proprio credo sulla comunione con chi soffre piuttosto che sulla distinzione dogmatica.

Come spiega Daniela Maria, attuale responsabile della comunità: «L'ecumenismo per cui l'Eremo è famoso non è mai stato una teoria, ma un punto di arrivo e partenza dal Vangelo, fonte del volersi bene».

Il piccolo chiostro francescano restaurato dell'Eremo, luogo di silenzio e meditazione

L'Eremo oggi: 90 anni di testimonianza

Nel settembre 2016, la comunità ha celebrato il 90° anniversario della fondazione con una festa che ha visto la partecipazione di centinaia di persone e delle autorità locali. Sebbene per decenni l'eremo abbia vissuto sotto il sospetto ecclesiastico - con tanto di divieti di celebrazione imposti negli anni '20 - oggi è riconosciuto come un prezioso "eremo di frontiera".

Elemento Descrizione
Vita quotidiana Preghiera, accoglienza dei poveri, cura dell'orto e silenzio.
Ospitalità Aperta a tutti, senza distinzione di credo o opinioni.
Eredità Una vita semplice che ha anticipato molti fermenti del Concilio Vaticano II.

La vita delle sorelle continua oggi seguendo la scia di sorella Maria, morta nel 1961 e sepolta nel piccolo cimitero sovrastante l'eremo, chiamato "campicello di pace". In un mondo frenetico, questo luogo rimane una macchia bianca nel verde della montagna, un rifugio dove la preghiera è considerata «la forza cosmica maggiore».

Enrica Bortolazzi "Nel silenzio dell'eremo"

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