Il significato di "Liberaci dal male" nell'Adorazione Eucaristica

Il male rappresenta da sempre un enigma che suscita interrogativi profondi e sofferti. L'uomo tenta di trovarne risposte soddisfacenti, ma senza successo. Anche il credente, di fronte al male, invoca Dio, come testimonia il Padre nostro, la preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli, la cui ultima invocazione è «ma liberaci dal male» o «liberaci dal Maligno» (Mt 6,13).

Questa preghiera, che inizia con un'invocazione a Dio come "Padre", si conclude con un'invocazione contro il Maligno, il male. Si invoca il Padre affinché "venga il suo Regno", nella consapevolezza che esiste una realtà che lo contraddice, e per questo si prega il Padre di compiere un'opera di liberazione. Con questa invocazione, il credente esprime la fede e la speranza che il male, per quanto radicale, e il Maligno, per quanto potente, possano essere sconfitti e quindi non appartengano all'ordine irreversibile dell'umanità e del mondo.

rappresentazione del Padre nostro con un'enfasi sulla liberazione dal male

L'Enigma del Male nella Tradizione Biblica e Cristiana

La Bibbia presenta numerosi tentativi di reagire all'enigma del male, cercando la sua causa nella malvagità umana (teoria della retribuzione terrena), nella sofferenza come pedagogia e purificazione, o nell'ereditarietà della colpa.

La Genesi e l'Origine del Male

Una risonanza prevalente, almeno nell'occidente cristiano, è il racconto delle prime pagine della Genesi, interpretate come "storiche", che hanno narrato la caduta dell'uomo e l'ingresso del male nel mondo creato. Così, dal primo peccato dell'uomo, istigato dal Maligno, sarebbero derivati tutti i mali. Tuttavia, questi capitoli della Genesi sono testi sapienziali e non storici; vogliono essere racconti "dell'inizio" che proiettano ai primordi dell'umanità non ciò che è cronologicamente originario, ma ciò che è umanamente basilare, un archetipo costante nell'umanità.

Aliena dal testo biblico è l'idea che il peccato dia origine alla storia, poiché solo l'amore di Dio che crea e vuole l'altro da sé è all'origine della storia. Questi testi affermano con forza che l'uomo non è frutto del caso o della necessità, ma della libertà di Dio e del suo amore; dicono che l'uomo è preceduto da Dio ed è destinato a Dio. Affermano, con il loro valore antropologico, che non il male e il peccato sono l'ultima parola della storia umana, bensì la promessa di Dio insita nella sua volontà creatrice.

La Seduzione del Serpente e la Paura della Morte

I primi capitoli della Genesi rivelano anche una presenza nella creazione, il "serpente", una dominante capace di sedurre l'umanità. Non è una persona, bensì una non-persona, l'anti-persona; è una dominante che agisce "tra" gli esseri umani e la realtà come rovina, divisione, disintegrazione: una potenza senza volto che si mostra efficace nel cuore degli uomini.

Questa potenza è in grado di stravolgere le parole di Dio all'umanità, promettendo che mangiando dell'albero vietato non si morirà (cf. Gen 3,4). Emerge così la paura della morte, che diventa il movente profondo della tentazione: il Maligno fa una promessa illusoria ma potente e seducente che dischiude la possibilità di vittoria sulla morte nella via dell'autoaffermazione, del possesso, dell'accaparramento, della voracità, del consumo. L'uomo e la donna compiono un itinerario che va dalla non accettazione del limite alla paura della morte, fino all'elaborazione di una contro-verità in cui il desiderio di vita, di immortalità, di onnipotenza produce una nuova visione del mondo: il mondo appare preda, oggetto da carpire, possedere e dominare.

La paura della morte - la "regina delle paure", come la definisce il libro di Giobbe - induce l'uomo a preservare la propria vita con qualsiasi mezzo, a possedere per sé i beni della terra, a dominare sugli altri. L'uomo, consapevole o meno, cerca di assicurarsi vita abbondante, di combattere e lottare contro la morte anche senza e contro gli altri. Come risultato di questa paura, si manifesta nell'uomo una tendenza egoistica che la tradizione cristiana chiama "philautía" (amore di sé), che spinge a contraddire ogni via di comunicazione e di comunione e a far regnare il demonio come "tramite", "inter-mezzo".

La Lettera agli Ebrei esplicita questo legame tra paura della morte e male: «Gesù è diventato partecipe del nostro sangue e della nostra carne per rendere impotente, attraverso la morte, colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo, e liberare quelli che per paura della morte sono alienati, soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Ebr 2,14-15). Questa rivelazione audace mostra come gli uomini siano schiavi, a causa della paura della morte, e per questo commettano il male, poiché la morte è istigazione al peccato e salario del peccato (cf. Rm 6,23).

Gesù ha avuto paura dalla morte e dal dolore?

Gesù Cristo: la Vittoria sul Male e sul Maligno

Tutta la vita di Gesù, dall'inizio del suo ministero con la lotta contro Satana e le tentazioni nel deserto, è stata una battaglia contro il Maligno e un'azione di liberazione per quanti erano in potere del diavolo, della morte, della malattia e del peccato. Gesù non si è interessato speculativamente al male, ma si è accostato al male incarnato dalla malattia, dalla sofferenza, dalla morte, dal peccato in uomini e donne concrete, in vittime del male. La sua vita è stata una liberazione dal male di coloro che lo hanno incontrato e sono stati salvati dalla loro fede, destata dalla sua presenza.

L'Amore di Gesù fino all'Estremo

Secondo il quarto Vangelo, tutta la vita di Gesù può essere letta come un amare fino all'estremo, fino alla fine (cf. Gv 13,1): una lotta contro il male combattuta solo con l'amore, l'amore di Dio e l'amore degli uomini cui Gesù era inviato. Epifania di questo amore è stata la sua morte-risurrezione. Lui, che aveva conosciuto nella sua carne la paura della morte, che aveva innalzato preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte (Ebr 5,7), che aveva agonizzato alla vigilia della sua passione per paura della morte, vista come calice da bere per non venir meno all'amore, ha saputo vincere la paura della morte e andare verso di essa sempre liberamente e per amore.

È proprio nella sua passione e morte che Gesù ha vinto la morte stessa, continuando ad amare concretamente gli uomini, anche i suoi nemici e uccisori, e amando anche Dio che lo abbandonava a quella morte ignominiosa e violenta. Nella passione-morte di Gesù, è il suo amore vissuto fino all'estremo che ha lottato con la morte e l'ha vinta, e quindi ha vinto il male e il Maligno. Paolo può dunque gridare: «Dov'è, o morte la tua vittoria?» (1Cor 15,55) perché egli sa che Cristo è veramente risorto e che la risurrezione è potenza nello Spirito Santo che vince Satana e ogni dominante, vince il male e ogni peccato.

La Risurrezione come Speranza Cristiana

La risurrezione di Gesù Cristo, e quindi la risurrezione di tutta l'umanità e la trasfigurazione di questo cosmo in terra nuova e cieli nuovi, è la particolarità e la singolarità della fede cristiana. Il male è stato vinto per sempre, Satana è cacciato fuori e, come canta l'Apocalisse (21,4), è avvenuta la "morte della morte" e il Maligno è gettato nello stagno di fuoco per sempre, reso inoperante e inefficace nel suo agire contro tutta l'umanità redenta (cf. Ap 20,10).

Da ciò deriva che i cristiani, aderendo con tutto il loro essere alla buona notizia della risurrezione, possono nutrire la speranza che il male e il Maligno, già vinti in Cristo, saranno vinti anche in loro. Gesù è il primogenito di molti fratelli, e se alla sua sequela si ama come lui ha amato, allora già adesso si passa dalla morte alla vita (cf. 1Gv 3,14): amando si combatte il male, amando lo si vince, amando si partecipa alla vita stessa di Dio, di colui che è amore, secondo la definizione ultima e definitiva data dal Nuovo Testamento.

"Liberaci dal male": Un'Invocazione di Battaglia

L'invocazione "Liberaci dal male" o "liberaci dal Maligno" nel Padre nostro è un'espressione di battaglia, non passiva. Il male indica la persona di Satana, che si oppone a Dio e che è "il seduttore di tutta la terra" (Ap 12,9). La vittoria sul diavolo è già conseguita da Cristo, ma i fedeli pregano affinché la famiglia umana sia liberata da Satana e dalle sue opere.

Differenza tra "Male" e "Maligno"

La differenza tra "liberaci dal male" e "liberaci dal maligno" nel Padre nostro ha una base linguistica e teologica:

  • Dal male: Questa traduzione si concentra sulla dimensione più generale del "male" come sofferenza, peccato, difficoltà, ingiustizia e tutto ciò che è negativo e dannoso per l'umanità.
  • Dal maligno: Questa traduzione è più specifica e si riferisce direttamente alla figura del "maligno", cioè Satana o il diavolo, come l'entità che incita al peccato e alla tentazione.

La versione "liberaci dal male" è stata scelta per mantenere una lettura più universale e meno vincolata all'interpretazione di una lotta contro una figura malvagia specifica, anche se, in altre traduzioni bibliche, come in alcune versioni del latino, si trova l'espressione "dal maligno". La differenza, dunque, sta nel modo in cui viene interpretato il "male", che può essere visto come una condizione generica o come un'entità specifica. In ogni caso, la preghiera chiede la protezione da tutte le forme di male, che siano fisiche, morali o spirituali.

Il Padre nostro, come riportato nel Vangelo di Matteo (6,9-13) e Luca (11,2-4), è stato insegnato da Gesù ai suoi discepoli come modello di preghiera. Nel testo greco originale di Matteo 6,13, la frase è: "ἀπὸ τοῦ πονηροῦ" (apò tou ponērou). Questo aggettivo "πονηρός" (ponēros) è usato nella Bibbia per designare sia il "male" in senso generale che una persona malvagia o un'entità maligna. Può quindi riferirsi al male come forza astratta o a una figura concreta, come il "maligno" o "Satana".

La scelta di "liberaci dal male" indica una visione di protezione universale, in cui il male non è visto solo come un'entità personale (come Satana), ma come un concetto che abbraccia tutte le forme di sofferenza e ingiustizia nel mondo. La richiesta di liberazione non riguarda solo la lotta contro il male spirituale, ma anche contro le difficoltà quotidiane, le ingiustizie sociali, la malattia, la morte e tutte le prove della vita che possono portare all'allontanamento dalla fede o dal bene. Se si utilizza l'espressione "dal maligno", la preghiera assume un tono più specificamente spirituale, chiedendo protezione contro il diavolo e le sue tentazioni, cercando la forza per resistere al peccato.

illustrazione di una mano che protegge da figure oscure simboleggianti il male e il maligno

La Preghiera di Liberazione

La preghiera di liberazione è una preghiera privata che può essere fatta da tutti, singoli o gruppi, e per tutti; non richiede nessuna autorizzazione. Nonostante non abbia schemi o formule fisse, occorre osservare le norme generali delle preghiere indicate dal Catechismo della Chiesa Cattolica. È una preghiera privata di intercessione fatta per sé o per gli altri, singolarmente o da un gruppo di fedeli o da un qualsiasi sacerdote, per impetrare da Dio, confidando sempre nella forza dello Spirito Santo, la liberazione di chi soffre a causa dell'azione ordinaria del maligno. È lodevole che i fedeli preghino singolarmente e comunitariamente anche con l'intenzione di chiedere la liberazione dal maligno.

La differenza con l'esorcismo è sostanziale. L'esorcismo è un sacramentale che coinvolge l'autorità della Chiesa e può essere amministrato solo dai vescovi o dai sacerdoti da essi autorizzati. Durante l'esorcismo, il sacerdote affronta direttamente il demonio e gli intima, in nome della Chiesa, di andarsene. Nella preghiera di liberazione, sacerdoti e laici, singolarmente o comunitariamente, pregano il Signore affinché intervenga a liberare la persona sofferente.

Gesù ha avuto paura dalla morte e dal dolore?

Papa Benedetto XVI, nel suo libro Gesù di Nazaret, ha affrontato il tema del male, offrendo una straordinaria lettura attualizzante della Scrittura e dell'insegnamento di Gesù. Parlando della chiamata dei Dodici, il Papa rivela che Gesù istituisce i Dodici, la Chiesa, con una duplice destinazione: per stare con Lui e quindi per mandarli ad annunciare il bene ed esorcizzare, cioè liberare dal male: "Devono stare con Lui per conoscerlo; per giungere a quella conoscenza di Lui che non poteva dischiudersi alla 'gente', che lo vedeva solo dall'esterno e Lo considerava un profeta, un grande della storia delle religioni, ma non poteva percepire la sua unicità (Mt 16,13ss). I Dodici devono stare con Lui per conoscere Gesù nel suo essere uno con il Padre e poter così diventare testimoni del suo mistero." (pp. 206-207).

La Missione dei Discepoli: Annuncio e Guarigione

"Diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità" (Mt 10,1). Il primo incarico è quello di predicare: donare agli uomini la luce della Parola, il messaggio di Gesù. Gli apostoli sono innanzitutto evangelisti. Lo stare con Gesù, allora nella sua fase terrena oggi da crocifisso risorto, prepara i discepoli alla missione, perché essere con Gesù e lasciarsi assimilare a Lui nell'amore comporta la dinamica della missione. La finalità di questa missione è l'annuncio del Vangelo, far incontrare sacramentalmente, liturgicamente, la Persona del Risorto con il conseguente dono dello Spirito, con il potere di scacciare i demoni, cioè esorcizzare e liberare dal male.

Il cristianesimo ha anche una componente terapeutica, di guarigione dal male fisico. "Il potere di scacciare i demoni e di liberare il mondo dalla loro oscura minaccia in vista dell'unico e vero Dio - questo potere esclude al contempo ogni concezione magica della guarigione, in cui si cerca di servirsi proprio di queste potenze misteriose. Le guarigioni magiche sono sempre legate anche all'arte di volgere il male contro il prossimo e di mettergli i 'demoni' contro. Signoria di Dio, regno di Dio significa propriamente l'esautoramento di queste forze mediante il sopraggiungere dell'unico Dio, che è buono, il Bene in persona" (p. 211).

La Preghiera del Cristiano: "Liberaci dal male-Maligno"

La preghiera del cristiano è l'invocazione al Padre misericordioso di essere liberati, cioè esorcizzati, dal male e dal tentatore, che è il maligno. Come Gesù, anche il cristiano è soggetto alla tentazione, agli assalti quotidiani e alle persecuzioni a lungo termine del drago dell'Apocalisse (cap. 12-13), della "bestia" uscita dal mare, salita dagli oscuri abissi del male, con gli attributi del potere politico assoluto.

Per non essere inghiottiti da questo moloch vorace e maligno, il cristiano deve pregare con tutte le sue forze: Signore, liberaci dal male, liberaci dal maligno. Mons. Angelo Amato, citando Benedetto XVI, sottolinea: "Solo quando hai perduto Dio, hai perduto te stesso; allora sei ormai soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione. Allora il 'drago' ha vinto davvero. Finché egli non riesce a strapparti da Dio, tu, nonostante tutte le sventure che ti minacciano, sei ancora rimasto intimamente sano... Questo dunque chiediamo nel più profondo: che non venga strappata la fede che ci fa vedere Dio, che ci unisce a Cristo. Chiediamo che per i beni non perdiamo il Bene stesso; che anche nella perdita dei beni non vada perso per noi il Bene, Dio; che non andiamo persi noi: liberaci dal male!" (pp. 198-199).

È la fiducia che ha sostenuto i martiri e che san Paolo ha espresso con queste straordinarie parole: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?... Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?... In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,31-39).

Nella preghiera, oltre a confermare la nostra obbedienza alla sua divina volontà, chiediamo al Padre celeste anche di porre un limite alle tribolazioni e ai mali che devastano il mondo e la nostra vita. Anzi, nella liturgia romana, questa domanda "liberaci dal male" viene ulteriormente ampliata e specificata: "Liberaci, o Signore, da tutti i mali, passati, presenti e futuri. Per l'intercessione di tutti i santi, concedi la pace ai nostri giorni, affinché, con l'aiuto della tua misericordia, viviamo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento."

Il Papa conclude: "Si percepisce l'eco delle necessità in tempi turbolenti, si percepisce il grido per una redenzione completa. Questo 'embolismo', con cui nelle liturgie viene rafforzata l'ultima domanda del Padre nostro, mostra l'aspetto umano della Chiesa. Sì, noi possiamo, noi dobbiamo pregare il Signore anche di esorcizzare cioè di liberare il mondo, noi stessi e i molti uomini e popoli sofferenti dalle tribolazioni che rendono la vita quasi insopportabile."

immagine di fedeli in preghiera durante l'adorazione eucaristica

tags: #adorazione #eucaristica #liberaci #dal #male