Introduzione all'Opera di Federico Campagna
Federico Campagna, studioso di filosofia e teologia e ricercatore al Warburg Institute di Londra, è una delle voci filosofiche italiane più interessanti, sebbene viva e lavori a Londra. La sua ricerca si distingue per l'avvicinamento alla "cosa mistica" e per una prosa filosofica di alta qualità. Recentemente Einaudi ha pubblicato il suo saggio Altrimondi. Lezioni dal passato per sopravvivere alla storia, un'opera metafisica e mediterranea che prosegue la traiettoria del precedente Cultura profetica. Messaggi per i mondi a venire. La novità non risiede nelle atmosfere soffuse della magia e della profezia, né nel lessico mitico e simbolico dell'autore, e nemmeno nella politica errante, peregrina, berbera che per Campagna annuncia la venuta dei nuovi mondi.
Il saggio Altrimondi è stato progettato in tempi lunghi, forse piacevolmente indolenti, tipicamente meridionali, un po' come si immaginava si progettassero le cattedrali barocche di Noto, Modica e Scicli. L'eccesso barocco, sincretico, oziosamente raffinato di quei templi serviva a rallentare, a perdere tempo, a guadagnare svago e riflessione, diluendo le frenesie della vita e della sua edificazione. Altrimondi, forse non una cattedrale, può essere immaginato come un labirinto, simile a quello di Minosse, o come i mercati di Tunisi o Istanbul: frenetico e rumoroso nelle voci e nei colori, ma flemmatico nei movimenti.

"Altrimondi": Il Mediterraneo come Spazio Metafisico e Geofilosofia delle Rovine
Il saggio di Campagna, Altrimondi, è un viaggio che porta nella Spagna musulmana tra traduttori della lingua greca e sapienti della cabala, poi tra i colli della Toscana con Pico della Mirandola, e ancora più lontano, nei cieli elicoidali dello gnosticismo, nelle ombre dell’esoterismo di Ermete Trismegisto, fino alle avventure amerinde di Cabeza de Vaca e alla malinconica scrittura di Joseph Roth. In questo contesto, Altrimondi intende rispondere al tramonto dell'Occidente e alle sue politiche, come quelle delineate da Peter Thiel.
Nei giorni in cui Altrimondi usciva in libreria, Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies, proponeva la sua visione apocalittica: l'Occidente è un mondo in rovina, le sue strutture politiche e sociali sono a un tramonto più che spengleriano, e le sue potenze intellettuali, culturali e giuridiche versano in una crisi senza precedenti. Thiel individua nemici esterni (la Cina tecnocratica, il mondo islamico teocratico) e interni (la massa informe del popolo dell'automazione e del digitale, il migrante). La sua soluzione è la secessione dei più ricchi, assumendo il ruolo frenante del Katechon, un concetto teologico-politico di una forza che trattiene l'apocalisse.
La risposta di Campagna è invece "berbera e piratesca", più offensiva che difensiva, anche quando sembra contemplativa. È proprio il Mediterraneo lo spazio metafisico che segna l'alternativa al Katechon di Thiel. Il Mediterraneo è, sin dalla sua origine, un cumulo di rovine e detriti, la cui storia è costellata di apocalissi e catastrofi. Il mare è da sempre una potenza che erode, un simbolo del disfacimento dei mondi. Tuttavia, il Mediterraneo è "gioiosamente apocalittico", "caldamente fantasmico", "eroticamente in rovina". Per questo la geofilosofia di Campagna è anche una rovinologia, una scienza appassionata delle rovine, poiché solo chi sa indagare le rovine sa che ogni fine è l'ombra necessaria a nuove albe. Altrimondi è così una grandiosa opera di resurrezioni, dove ogni apocalisse è sempre anche l'inizio di nuovi immaginari, sogni e desideri. La Wunderkammer è lo scrigno di queste nuove albe, e il barocco il suo stile necessario, alchemicamente indispensabile.

Un'immagine simbolica di questa visione è il quadro di Tischbein al museo di Goethe a Francoforte, dove il sommo poeta è rappresentato con un mantello greco e un cappello agreste, seduto su un rudere con intorno "un paesaggio di stratificate rovine". Manganelli, interpretando il quadro, osserva che Goethe non è solo il poeta, ma un "potente, un signore, un re" il cui trono è un'enorme rovina: il Signore delle rovine. Mentre per Thiel le rovine preannunciano la catastrofe, per Manganelli e per Altrimondi, le rovine sono simboli vivi, indizi profetici, materiali indispensabili quando l'apocalisse è già compiuta. È attraverso le rovine che una città come Francoforte rinasce nel segno di nuovi paesaggi onirici, governata da un Goethe che presiede a una "città impura, abitata da vivi e da frammenti di morti".
Di fronte a ogni apocalisse, il Mediterraneo ha saputo rigenerare nuovi ordini senza abbracciare il nichilismo. Alessandro Magno, ad esempio, è visto come mito di un'identità instabile, meticcia, macedone e non greca, pronta ad accogliere le bizzarrie dei popoli orientali. Analogamente, davanti al crollo di Roma, gnostici, neoplatonici e maghi orientali trasformarono le rovine in un cosmo immaginifico per sopravvivere e resistere allo smarrimento e al caos.
A vegliare su Altrimondi, benché mai citati, ci sono due numi tutelari: Ernesto De Martino e Alexandre Kojève. Per De Martino, l'essere umano deve mantenere la capacità di agire e dare senso alla realtà anche di fronte a una storia opprimente. Campagna, seguendo De Martino, individua nel mito e nel rito strumenti di «destorificazione», un sottrarsi al tempo lineare rifugiandosi in un tempo metastorico, dove il dramma della fine è già stato vissuto e superato da un modello mitico, agendo "come se" non si fosse immersi nelle rovine della Storia. Il nuovo cosmo di Campagna ha molto in comune anche con l'impero latino immaginato da Kojève nel 1945: un "Impero" fondato sull'arte, sulla "dolcezza di vivere" e su quel «dolce far niente» che è otium.
La "Cultura Profetica" e il Concetto di "Worlding"
Il libro Cultura profetica di Federico Campagna è un testo inusuale, che mescola toni lirici, pamphletistici e profetici a una parte narrativa, una sorta di "favola" filosofica. Questo saggio analizza come comunicare una complessa visione metafisica a un pubblico non solo adulto e non solo contemporaneo, cercando di suggerire una mappa concettuale attraverso la quale autori più talentuosi possano scrivere storie davvero profetiche.
Il punto di partenza è il concetto di "worlding", il "fare mondo", che Campagna fa risalire a Heidegger. Lo definisce come «un processo metafisico che distingue i diversi “qualcosa” individuali, creando così delle discontinuità in un piano di pura esistenza in cui non esistono divisioni». È un processo che estrae il mondo attuale dall'assenza di differenze, da un "mondo senza di noi" privo di qualunque osservatore, una sorta di sunyata buddhista. Accanto al "worlding" nasce la sua linea temporale, un segmento con inizio e fine. Quello in cui ci troviamo ora, la "modernità occidentalizzata", è giunto alla fine e dobbiamo profetizzarne uno nuovo.
Il "mondo dietro ai mondi" è ciò che si trova all'inizio di un mito cosmogonico, la realtà in sé stessa, oltre ciò che possiamo vedere e capire. Quella che percepiamo come realtà è solo un minuscolo frammento, distorto dai nostri limiti cognitivi e plasmato dalle credenze metafisiche della civiltà. Non abbiamo alternativa: la realtà in sé eccede infinitamente la nostra comprensione. I mistici sono gli unici, autentici cercatori della "verità vera", ma la loro via passa attraverso l'estinzione di sé e del mondo (fana nel Sufismo), per poi ricostituire (baqa) il proprio mondo, un percorso non per tutti. Per poter vivere felicemente, è molto utile avere un mondo.
World Literature. Un concetto controverso
Campagna critica la "modernità occidentalizzata" per aver impostato il proprio processo di "worlding" sul principio del "linguaggio assoluto", dove la totalità dell'esistente coincide con ciò che rientra nelle regole della classificazione linguistica. L'assioma di questo mondo è il principio di non contraddizione, la cui imposizione ha rimodellato l'intero campo di ciò che è possibile pensare, fare e immaginare, in modo paragonabile al passaggio dal regno di Crono a quello degli dèi dell'Olimpo. Da ciò deriva anche la paura degli ibridi e della fluidità identitaria. Nonostante questo mondo sia giunto alla fine e si sia esteso su tutto il pianeta, innumerevoli mondi sopravvivono sotto la sua crosta, e da essi potranno ramificarsi nuovi modi di immaginare la realtà.
Tra gli elementi stilistici che caratterizzano il linguaggio "profetico" c'è l'assenza sia dell'autore che del pubblico. Un'opera come il Corano non ha né autore (Maometto lo ha ricevuto e trascritto) né pubblico (chi lo legge deve diventare Maometto per comprenderlo). Lo stesso vale per Omero, il Tao Te Ching o le Upanishads. Un altro elemento riguarda i livelli del racconto: i testi "profetici" tengono insieme in un'unica narrazione una paradossale coincidenza di opposti. Le storie sono grottesche, senza un inizio né una fine, e includono il loro contrario, rendendo conto di una realtà a molti livelli e per la gran parte ineffabile. Campagna crede che questa cultura profetica, pur assente a livello commerciale, continui a esistere, anche se di nascosto, con mistici "poli" che sono il fondamento spirituale del loro tempo, di cui nessuno ha notizia.
Il "Tetrafarmaco": Strumenti per un Nuovo "Fare Mondo"
Per Campagna, il passaggio da un vecchio a un nuovo mondo richiede un "tetrafarmaco", un'eredità da lasciare a chi dovrà costruire un mondo dalle rovine del nostro. Questo si compone di quattro elementi essenziali: la metafisica, che ordina e cataloga i mondi; lo sciamanesimo, che rifiuta il principio di non contraddizione; il misticismo, che rifiuta le differenze e riflette il mondo ineffabile; e la cultura profetica. Le prime tre figure, combinate, danno vita alla visione della realtà descritta dalla favola finale del libro.
La quarta figura, il profeta, non incarna un metodo per la creazione di un mondo, ma rappresenta un modo per comunicare tra i mondi. Il profeta è quel genere di cantore in grado di raccontare cosmologie comprensibili al di là dei confini tra i mondi e soprattutto a chi abbia ancora un mondo stabile in cui vivere. Il profeta non è una figura individuale ed elitaria come lo sciamano o il mistico, ma una "posizione", un modo di guardare la realtà e di modulare la voce che tutti possono assumere. È una figura anonima, come gli architetti delle cattedrali gotiche o l'Omero collettivo, un mito che si riverbera e si compone di singolarità anonime.
La figura del profeta è centrata sull'idea che il mondo sia composto da una serie di consapevolezze che osservano una realtà di per sé senza confini, senza linguaggio e senza ordine. Il caos, quando osservato, viene ordinato tramite la creazione di mondi. Il profeta si sofferma su quell'atto, cogliendo il momento in cui il caos diventa cosmos, in cui un abisso senza senso viene racchiuso in un ritornello di senso. Egli tiene a mente contemporaneamente che il tempo e il mondo sono storie possibili, ma anche storie false, fittizie, che la realtà in qualche modo le contraddice.

Il Sacro, il Linguaggio e la Magia in Campagna
In un'epoca definita della post-verità, Campagna riflette sulla forza del concetto di sacro. Egli afferma che il sacro, ciò che travalica tutti i concetti e tutti i linguaggi, come concetto non ha molto valore. Quello che invece ha senso è l'esperienza del sacro, che potremmo chiamare volgarmente autocoscienza o "awareness" di esistere. È l'autoriflessione di un esistente che guarda il fatto che sta esistendo e non trova parole per descriverlo. Se si osserva il puro fatto dell'esistenza abbastanza a lungo, si può venirne rapiti, e questo porta alla mistica. L'elemento del sacro, l'ineffabile "essere" delle cose, non è qualcosa di vero, ma una pura autoevidenza a cui Campagna si affida.
La più prodigiosa delle tecniche è il linguaggio, che mente e misura, e si misura con il potere. Il linguaggio è il processo di divisione delle proprie percezioni "crude". Quando osserviamo il mondo, siamo investiti da un'onda di percezioni indivise. Il linguaggio è lo strumento che permette di tagliare quest'onda e trasformarla in un paesaggio di oggetti singoli e comprensibili, un paesaggio in cui sia possibile vivere in un cosmos. È uno strumento fondamentale per la vita nel mondo, ma diventa pericoloso quando ci si dimentica che è uno strumento e lo si erge a legge suprema e "naturale". Le comunità identitarie (etniche, nazionali) sono prodotti del linguaggio, fornendo nomi per gli oggetti e per il soggetto che vogliamo essere. Le identità sono strumenti linguistici utili, ma non bisogna credere che a queste divisioni corrisponda qualcosa di "naturale" o di dato da sempre. Un pensiero autenticamente religioso (e dunque mistico) può maneggiare le identità senza porre fede nella loro "verità", solo a condizione di avere a mente che il livello più profondo della realtà (l'esistenza stessa) al contempo sostiene e supera ogni distinzione. In termini mistici, questo livello di pura esistenza si definisce come il livello supremo del sacro.
La magia, come descritta da Campagna, è semplicemente un particolare modo di ristrutturare in forma di "mondo" l'onda di percezioni "crude" che ci investe. La tecnica è un'altra modalità di "fare-mondo". La magia crea il proprio cosmos sulla base di un'intuizione dell'esistenza pura, ineffabile e indivisa, come il cuore stesso della realtà. La tecnica, all'opposto, fonda il proprio progetto cosmogonico su una fede nel linguaggio assoluto, innalzato a legge naturale della realtà. Il progresso non è esclusivo di un particolare modo di fare mondo; ogni cosmologia ha un proprio orizzonte di progresso possibile. Il problema del progresso all'interno del mondo della tecnica sta nell'esclusività che si auto-assegna, come se fosse l'unico progresso possibile, portando a dimenticare la funzione ultima di tale progresso. L'ispirazione per il contenuto del libro deriva dall'urgenza di un problema personale (un crescente senso di irrealtà del mondo e di impotenza individuale), con la supposizione che tale problema non fosse solo suo, e il desiderio di immaginare una via d'uscita possibile.
Visione del Futuro e Responsabilità Culturale
Campagna immagina un futuro in cui, purtroppo, ci sarà il ritorno di qualcosa di molto tragico che il mondo occidentale sembra aver rimosso: la guerra. Non sa dire se sarà guerra civile o nucleare, ma teme che la guerra, grande costante della storia del mondo, farà il suo ritorno nelle nostre vite, rendendo la paura un elemento dominante. Parallelamente a questo, quasi come una terapia automatica, assisteremo a un movimento sempre più intenso di distacco dal mondo, una persuasione diffusa che il mondo del dolore e della distruzione non sia tutto ciò che esiste. Infine, immagina che arriverà un momento in cui si proverà nuovamente a investigare quella parte di noi, e del mondo, che non è suscettibile di distruzione. Un movimento simile si affermò già nella tarda antichità, quando le certezze del vecchio mondo crollarono, dando origine all'Ermetismo, al Neoplatonismo magico e allo Gnosticismo. Il nostro futuro potrebbe essere una ripresa di quanto già avvenuto a quel tempo: un "Futuro Antico".
La crisi odierna, con lo schiacciamento sul presente del mondo globale e la sua incapacità di proiettarsi verso un futuro radicale che rielabori il collasso, è primariamente una crisi dell'immaginario e della cultura. Campagna suggerisce che non possiamo accorgerci del momento in cui il nostro mondo finisce, ma solo quando è già accaduto: ci svegliamo e siamo già morti, come nella storia della zanzara. Questa non è un'ansia di vedere i barbari, ma la consapevolezza che storicamente ciò è già avvenuto, come il modo in cui il mondo medievale guardava a quello antico. La nostra temporalità è sbilanciata verso il futuro, generando una sensazione di inevitabilità. Il libro tenta di riconcettualizzare questa visione del tempo come gabbia, per immaginare una fine oltre la quale esiste un'altra storia, e ripensare il nostro ruolo oggi, non solo dentro, ma anche oltre l'orizzonte del nostro futuro.
Per uscire dall'idea che il mondo che abitiamo sia l'unico possibile, Campagna suggerisce di considerarci non come abitanti del presente, ma del passato. La nostra responsabilità "parentale" nei confronti di chi verrà dopo di noi non consiste nel consegnare un archivio della nostra idea di mondo, ma una foresta fertile di storie sulla realtà, un serbatoio di memorie e ispirazioni migliori, anche a costo di "mentire, modificare, cambiare" ciò che siamo stati. L'impressione che Campagna ha sulle ultime generazioni non è quella di giovani rivoltosi, ma fin poco inclini al conflitto, sebbene abbiano investito su libertà personali, fluidità di genere, rapporto con il corpo, clima e ambiente. Il vero conflitto osservato tra le generazioni passate e presenti è simile a quello tra le classi sociali: un conflitto unidirezionale, condotto dalle generazioni più anziane contro quelle più giovani, bloccando ogni possibilità di ridistribuzione di reddito, accesso ai mezzi di produzione e mobilità sociale, con i giovani che sembrano "eccessivamente quieti".
World Literature. Un concetto controverso
Il Filosofo come Migrante e l'Importanza dei Luoghi Immaginari
Il rapporto di Campagna con i luoghi è quello di un migrante. I suoi genitori si sono trasferiti da Palermo in Valtellina, dove è nato. Poi a Milano, e infine in Inghilterra. Per lui, i luoghi fisici sono solo luoghi di passaggio o di lavoro. I luoghi veri sono quelli immaginari. Il suo rapporto con il genius loci di alcuni luoghi è molto forte, ma si riferisce a posti completamente immaginari, come la Palermo della sua immaginazione che indirizza molti dei suoi interessi e di ciò che scrive, una città che "non esiste davvero da nessuna parte".
Egli rivendica la realtà dei luoghi non reali, come fanno molti migranti che, dopo qualche tempo dalla partenza, si accorgono di non avere più niente dietro di sé, che il luogo in cui si abita non sarà mai davvero proprio, e che in fondo non si appartiene più a nessun posto reale. A quel punto, molti decidono di migrare con l'immaginazione in luoghi privi di materialità o di realtà "fattuale". Campagna crede che sia utile provare davvero a immaginarsi come abitanti del passato. Si può così comprendere come la nostra voce si trovi già insieme a tante altre più antiche, e come i nostri libri appartengano già al passato, insieme a quelli di Gilgamesh, Omero o Lao Tze. Qualunque cosa si dica, si sarà sempre "inattuali" rispetto al futuro che ascolterà le nostre parole, un linguaggio che riesce a superare le barriere tra le diverse epoche, che lui chiama cultura profetica.
Consigli Esistenziali in un Mondo in Trasformazione
Alla domanda su come vivere, Campagna darebbe due consigli. Il primo riguarda la sopravvivenza: per chi non è nato ricco, trovare un lavoro qualsiasi che impegni il meno possibile e che paghi abbastanza per vivere. Il lavoro è un male inevitabile, da prendere con distacco, come un'esperienza degradante che non definisce chi siamo veramente e non può scalfire la nostra dignità. Il secondo consiglio è la costanza nel tempo. Per esempio, come scrittore, non è nato con talento, ma ci sono voluti due decenni di esercizio per iniziare a scrivere decentemente.
Se ci si volesse bene e gli si chiedesse un consiglio esistenziale, Campagna inviterebbe a vivere "come se lei fosse l’unico immortale in un mondo di mortali". Tutto apparirebbe fragile, bellissimo e degno di cura. Si verrebbe da sorridere alla vista della propria fragilità e sotto di essa si scorgerebbe quel nucleo eterno che sopravvive a ogni distruzione. La paura, dopo un po', inizierebbe a sciogliersi, e con essa l'impulso alla distruzione e alla repressione di ciò che risulta incomprensibile. Passerebbe anche la voglia di sprecare la propria eternità inseguendo inutili chimere o "ammazzando il tempo". La gioia, piuttosto che il dolore, è lo stadio conclusivo di una visione della realtà davvero integrale, in cui ogni cosa è riconosciuta al contempo in quanto se stessa, in quanto parte di una coincidenza di opposti, e in quanto manifestazione del nulla che tutto anima e tutto trascende.