Gli Eremi Rupestri della Puglia: Un Viaggio nella Spiritualità e nell'Architettura Ipogea

Sin dal Medioevo, antiche cavità naturali hanno accolto riti religiosi e comunità eremitiche in tutta la Puglia, testimoniando come la religione cristiana si sia diffusa fuori dalle città, tramandandoci i tesori del mondo rupestre. L'importanza attribuita a questi luoghi, spesso legata a un valore di sacralità che la grotta, come luogo di riti iniziatici e simbolo del mondo sotterraneo, ha acquisito fin dall’epoca arcaica, ha avuto un peso rilevante nel processo di cristianizzazione dei siti rupestri che interessa diverse aree del bacino mediterraneo e soprattutto l’Italia centro-meridionale a partire dai primi secoli dell’alto Medioevo.

All’origine della fondazione di questi luoghi spirituali vi sono spesso apparizioni, miracoli, ritrovamenti di immagini o trasporti miracolosi, eventi che vedono protagonisti bambini, pastorelli o contadini. La grotta è inoltre il luogo in cui erano soliti ritirarsi dal mondo, in un assoluto isolamento, gli eremiti cristiani del Medioevo, per un periodo di raccoglimento o in via definitiva. Terminata l’esistenza dell’eremita, la cavità rupestre rimaneva spazio sacro che custodiva la memoria di una straordinaria esperienza di santità. È il caso dei romitaggi di Pulsano o dell’eremo di San Biagio ad Ostuni, nascosto fra gli anfratti delle Murge.

Mappa della Puglia con indicazione dei principali siti rupestri menzionati

Gli Eremi di Pulsano sul Gargano: Un Santuario Rupestre a Picco

Sul versante meridionale del Gargano, incastonati su un anfratto roccioso, sorgono gli eremi rupestri di Pulsano. Questi ambienti, di dimensioni solitamente esigue, sono scavati all’interno delle rocce che caratterizzano le tre valli Monteleone-Mattino, dei Romiti e Campanile. Il promontorio garganico, in maggioranza calcareo e formato in ambiente marino, presenta notevoli manifestazioni carsiche, rendendo il paesaggio mosso e frastagliato, ideale per l'insediamento di una vita fatta di solitudine e meditazione.

L'Abbazia di Santa Maria di Pulsano e la Comunità Eremitica

L'Abbazia di Santa Maria di Pulsano, distante 8 km da Monte Sant’Angelo, con i suoi eremi circostanti, fu edificata nel 591 dal beato Gioele, per volere del papa-monaco San Gregorio Magno. Costruita sul colle di Pulsano, in uno scenario di rocce grigie su strapiombi di oltre 200 metri, è stata nei secoli luogo di monaci, anacoreti e cenobiti, orientali e latini, dediti al lavoro, alla contemplazione e all'ascesi. Dopo il primo insediamento dei monaci di S. Equizio, l’originario monastero eremitico passò, per un breve periodo a ridosso del X secolo, sotto la giurisdizione cluniacense.

Intorno all'edificio sono stati censiti circa 24 eremi, alcuni dei quali ubicati in luoghi davvero inaccessibili a picco sugli strapiombi di roccia. I primi recessi dell’abbazia dovevano consistere proprio in eremi rupestri, taluni ubicati su luoghi davvero inaccessibili. Essi, in alcuni casi, sono costituiti da una semplice grotta lungo la parete scoscesa del fianco del vallone, altri invece da piccole costruzioni solitarie su dirupi impervi.

Caratteristiche e Organizzazione della Vita Eremitica

Le grotte naturali erano utilizzate dai monaci come abitazioni e luoghi di preghiera. Sebbene la vita eremitica fosse orientata all'isolamento, i monaci necessitavano anche di momenti religiosi vissuti in collettività e di condivisione della vita comune. Per questo, gli eremi erano connessi tra loro e all’abbazia di S. Maria. Gli eremiti che abitavano queste celle erano in comunicazione tra di loro, dal momento che alcuni eremitaggi erano dedicati alla vita comunitaria (di culto e di abitazione) e al lavoro collettivo. Un esempio di ciò è l'eremo adibito a mulino, la cui presenza testimonia la necessità di attività comuni.

I vari eremi sono collegati da una rete viaria di sentieri e scalinate, oltre che da una vera e propria rete idrica: un sistema di canalizzazioni scavate nella roccia per la raccolta delle acque piovane, convogliate in cisterne, terrazzamenti e singole celle.

Ogni eremo è contraddistinto da una sua particolare caratteristica, sia per la posizione scenografica che per la decorazione artistica che contiene. Molti di essi, infatti, custodiscono preziosi affreschi a tema religioso. Non sappiamo con esattezza l'esatto periodo in cui gli eremi furono abitati, ma si suppone lo fossero già dai primi insediamenti dauni nella regione e che furono abbandonati non prima dell’era moderna, considerando alcuni affreschi ancora oggi visibili. Fino al XIV-XV secolo, molti pellegrini, di ritorno dalla grotta di San Michele a Monte Sant’Angelo, scelsero di ritirarsi a vivere su questi monti impervi, scalando rocce o calandosi con corde per raggiungere i luoghi isolati.

Foto aerea dell'Abbazia di Santa Maria di Pulsano e degli eremi circostanti

Eremi Notevoli a Pulsano

  • Eremo di S. Michele: Secondo gli scrittori Ughelli e Baronio, San Francesco d’Assisi (nel 1216) e Celestino V (nel 1295) vi avrebbero soggiornato.
  • Eremo di S. Nicola: Nel 1970 è stata rinvenuta una pagina dell’evangeliario greco di Pulsano.
  • Eremo Il Mulino: Distante circa 45 minuti dall’abbazia, si distingue per la sua posizione ardita a circa 400 metri di altezza, su un abisso.
  • Eremo Studion: Parte del sistema di ipogei rupestri e semirupestri connessi all’Abbazia di Santa Maria di Pulsano (XII secolo) e alla prima comunità dell’Ordine monastico degli Eremiti Pulsanesi. Situato nella valle Campanile, è ricavato da grotte naturali a mezza costa e collegato all’eremo Pinnacolo. Il nucleo rupestre è costituito da cinque ambienti, ampliati e regolarizzati mediante escavazione o costruzione di setti divisori. Il nome potrebbe derivare da San Teodoro Studita o rievocare il monastero bizantino Studion. Una lunga scalinata conduce all’ingresso dove si trovano cisterne o silos scavati nella roccia. Alcuni vani si articolano in più spazi, delimitati da palizzate lignee. Una cappella rupestre, purtroppo in grave stato di degrado, conserva affreschi in stile moderno raffiguranti probabilmente il santo eremita Benedetto in preghiera, la deposizione del Cristo e altri santi monaci, come Sant’Antonio Abate e San Pacomio.

Accessibilità e Stato Attuale degli Eremi di Pulsano

Gli eremi sono raggiungibili tramite dei sentieri, tuttavia, non tutte le grotte sono di facile accesso a causa della loro posizione impervia. Essi sono aperti al pubblico e i monaci dell'Abbazia di S. Maria di Pulsano gestiscono le visite e la fruizione dove possibile.

A partire dal XIII secolo, l'Abbazia di Pulsano iniziò il suo declino. Dopo alcune incursioni saracene e il passaggio di diversi ordini monastici, nel 1969 l’abbazia fu definitivamente abbandonata, portando a un progressivo degrado degli eremi e a un grave depauperamento artistico dell’Abbazia a causa di furti e atti vandalici. Nel 1997, la chiesa abbaziale è stata riaperta al culto pubblico e vi è stata rifondata la comunità monastica di Pulsano. Oggi i monaci si prendono cura degli eremi, ma molti di essi versano in grave stato di degrado: sono spesso irraggiungibili e quindi maggiormente esposti agli agenti atmosferici, oppure sono utilizzati dai pastori del territorio. I problemi più gravi riguardano la stabilità delle strutture, spesso a rischio di crollo, e la conservazione degli affreschi murari. Allo stato attuale, gli eremi non sono tutelati da vincolo diretto e non si riscontrano progetti o proposte di recupero e riutilizzo specifici.

Grazie alla mobilitazione dei monaci, gli Eremi hanno raggiunto il primo posto al 5° censimento "I Luoghi del Cuore" del 2008, raccogliendo 34.118 segnalazioni, evidenziando il forte interesse pubblico per questi beni culturali, che costituiscono la traccia della vita monastica nel territorio di Monte Sant’Angelo.

L'abbazia di S.Maria di Pulsano (FG) e i suoi eremi

Altri Insediamenti Rupestri in Puglia

La Puglia offre numerosi altri esempi di insediamenti rupestri e chiese scavate nella roccia, testimonianza di una profonda e diffusa civiltà ipogea.

Gravina in Puglia: La Città delle Gravine

La città di Gravina in Puglia sorge in buona parte sulle sponde di crepacci chiamati 'gravine', profonde incisioni scavate nella roccia dal torrente Gravina. Questo paesaggio rupestre è ricchissimo di grotte scavate nelle pareti rocciose. L'eccezionale numero di pitture murali, come quelle della chiesa rupestre di San Vito Vecchio a Gravina di Puglia, testimoniano l’antica presenza di queste comunità.

La chiesa di San Vito Vecchio, situata nel quartiere “delle fornaci”, è nota per gli affreschi realizzati verso la fine del Duecento da artisti che lavoravano tra Puglia e Basilicata. Purtroppo, dopo essere stata abbandonata e utilizzata come deposito di rifiuti e poi cisterna per l’acqua, le pitture si rovinarono. Gli affreschi sono stati staccati dalle pareti della cripta, restaurati e collocati nel Museo della Fondazione Santomasi di Gravina.

Tra le grotte di Gravina vi è anche il famoso complesso rupestre delle Sette Camere o delle Grotte, formato da sette ambienti posti su tre livelli e comunicanti attraverso scalini. Questi ambienti, scavati e abitati forse già nell’altomedioevo, furono poi utilizzati come ricoveri per animali o cisterne.

Panoramica delle gravine di Gravina in Puglia con indicazione delle grotte

Mottola: La "Cappella Sistina" Rupestre

Nei pressi di Mottola, si ammirano la Chiesa rupestre di Santa Margherita e l’Insediamento rupestre di età medievale di Casalrotto, databile tra l’XI e il XIV secolo.

La cripta di San Nicola, situata a sud-est di Mottola nel cuore del villaggio rupestre di Casalrotto, è definita da alcuni storici dell’arte la "Cappella Sistina della civiltà rupestre dell’Italia Meridionale" per la bellezza dei suoi affreschi. L'interno è diviso in tre navate con dodici nicchie e i muri sono interamente ricoperti da affreschi di grande valore artistico, realizzati tra l’XI e il XIII secolo. Dopo un restauro, i colori appaiono brillanti e rappresentano figure di Santi come San Giorgio e San Michele Arcangelo, la Vergine con Bambino, il Cristo benedicente e altri personaggi biblici.

Fasano: Il Parco Rupestre Lama D’Antico

Procedendo verso Brindisi, si incontra il Parco Rupestre Lama D’Antico, con le chiese di San Giovanni e San Lorenzo a Fasano. Il parco si trova alle porte di Fasano, immerso in un paesaggio naturalistico tra distese di ulivi e carrubi, campi di grano e arbusti. È uno dei più suggestivi villaggi rupestri dell’area, formatosi in quello che un tempo era il letto di un fiume. Le grotte, scavate dall’uomo e usate come abitazioni, furono occupate già nell’Età del Bronzo, ma intensamente sfruttate a partire dal X secolo. All’interno del parco ci sono tre chiese datate ad età medievale: una detta di Lama d’Antico, tra le più grandi delle chiese rupestri di Puglia, e le altre due dedicate rispettivamente a San Lorenzo e a San Giovanni. I meravigliosi affreschi che in parte ricoprono le pareti fanno rivivere la forte solennità del luogo.

Brindisi: La Cripta di San Biagio

La Chiesa di San Biagio, tra San Vito dei Normanni e Brindisi, si trova al centro di un insediamento monastico scavato nella roccia, occupato da una comunità di monaci a partire dal 1100 circa. La chiesa, di forma rettangolare e lunga più di 12 metri, ha pareti e volta quasi interamente rivestite da affreschi con modelli bizantini che si mescolano alla cultura figurativa locale, mostrando scene della vita di Cristo e figure di Santi. Un’iscrizione in greco rivela che l’igumeno Benedetto ne affidò l’esecuzione a un certo Martino, mentre l’architetto della chiesa si chiamava Daniele. Era dedicata a San Biagio, santo molto amato dai contadini.

Massafra: La Chiesa di San Leonardo

A nord di Massafra, la Chiesa di San Leonardo è una chiesa ipogeica, scavata al di sotto del piano di calpestio direttamente nel banco roccioso. Per accedervi, bisogna percorrere un dromos (corridoio in discesa). È composta da un unico ambiente orientato est-ovest, con la volta in parte crollata e un grande pilastro centrale. Come molte chiese bizantine, la navata è divisa dal bema (spazio riservato ai sacerdoti) da un’iconostasi affrescata. Realizzata intorno al X secolo, gli affreschi che la ricoprono risalgono al Duecento e Trecento.

Carpignano Salentino: La Cripta di Santa Cristina

La Cripta di Santa Cristina o chiesa della Madonna delle Grazie, a Carpignano Salentino, conserva uno dei più antichi cicli pittorici della Puglia. Scavata nella roccia più di 1000 anni fa, è un grande ambiente quadrato diviso in due navate con pilastri che sorreggono la volta. Grazie alle iscrizioni presenti, si conoscono i nomi dei tre principali artisti: Teofilatto, Eustazio e Costantino. Teofilatto eseguì un affresco nel 959 d.C. raffigurante Cristo benedicente, Eustazio dipinse la Madonna bambina in braccio a Sant’Anna, e Costantino raffigurò alcuni Santi.

Otranto: L'Insediamento Rupestre di Torre Pinta

A sud di Otranto, nella "Valle delle Memorie", sorge l’insediamento rupestre di Torre Pinta. Qui si trovano più di 40 grotte scavate lungo i fianchi rocciosi della valle, utilizzate soprattutto in età medievale come abitazioni e magazzini, sebbene probabilmente esistessero già in età tardoromana. Tra queste, due sono particolarmente importanti: la cripta di San Nicola, una chiesa a tre navate usata anticamente come cappella e poi stalla, e un ipogeo a forma di croce scavato nella roccia, sormontato da una torre.

Alessano: Il Villaggio Rupestre di Macurano

L’insediamento rupestre di Macurano si trova lungo la strada che collega Alessano con Marina di Novaglie, sul litorale salentino. Si tratta di un vero e proprio villaggio scavato nella roccia, composto da abitazioni, stalle per gli animali con abbeveratoi, pozzi, frantoi, tombe e strade. Nonostante parte sia stata distrutta dalle attività estrattive di una vicina cava, 31 cavità sono ancora oggi visibili. Le sue origini risalgono all’età medievale, quando alcune comunità scelsero di trasferirsi nelle grotte e vivere dei prodotti della terra, favorita dalla disponibilità di acque convogliate da canali e cisterne.

tags: #eremi #rupestri #puglia