La Risurrezione, i Sadducei e il Significato del Vangelo secondo Epicoco

Il cristianesimo si fonda in maniera essenziale su un’unica cosa: la risurrezione di Cristo. Un cristianesimo senza la risurrezione non è più cristianesimo. Questo è il motivo per cui l’interrogativo dei sadducei nel Vangelo di oggi riguarda in verità ognuno di noi in maniera profonda. La questione centrale è: credi che Gesù sia risorto dai morti? Credi nella risurrezione? Nessuno può rispondere per un altro; ciascuno deve domandarsi se fa o no parte di coloro che dubitano, come i sadducei.

Gesù discute con i Sadducei, illustrazione biblica

L'Interrogativo dei Sadducei sulla Risurrezione

“Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione, e lo interrogarono”. Così inizia il racconto del Vangelo, che ci ricorda come in noi non sia nascosto solo un fariseo, con il suo spasmodico amore per gli schemi, le regole e i giudizi, ma anche un sadduceo con tutti i suoi dubbi sulla risurrezione. Non deve scandalizzarci questo, perché il mistero della risurrezione è in realtà un mistero profondo, che sfugge a ogni concetto esaustivo.

Chi erano i Sadducei?

A Gerusalemme persisteva, nel corso delle epoche e malgrado i cambiamenti politici, un’aristocrazia sacerdotale di orientamento conservatore, alla quale resta legato l’appellativo Saddukàios (Σαδδουκαῖος), risalente a Sadoq, uno dei principali sacerdoti attivo durante il regno di Davide. I sadducei, classe di ricchi possidenti che facevano parte dell’aristocrazia sacerdotale, non credevano nella risurrezione, né tanto meno negli angeli, negli spiriti o nelle tradizioni dei farisei. Erano i materialisti del tempo di Gesù. Il Dio immaginato dai sadducei era un Dio poco interventista, che lasciava gli uomini pienamente responsabili delle proprie azioni. Essi diffidavano inoltre della tradizione orale e come Scrittura Sacra riconoscevano solo la legge affidata da Dio a Mosè.

La Provocazione a Gesù: Il Caso dei Sette Fratelli

Nel Vangelo secondo Luca (Lc 20, 27-38), si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c’è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Questa storia, palesemente inventata dai sadducei, aveva lo scopo non tanto di ottenere risposte, quanto di ridicolizzare ogni discorso sulla risurrezione. Essi sembravano già sapere che non potesse esserci una soluzione a una questione così particolare, basandosi sulla mentalità dell'epoca che considerava la donna come proprietà del marito.

La Risposta Rivoluzionaria di Gesù

Gesù parte da questa provocazione per fare un ragionamento spiazzante, dimostrando che non solo la risurrezione è vera, ma è anche radicalmente diversa da tutte quelle aspettative umane legate alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. Rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.»

Il senso pieno della vita cristiana: vivere in funzione della risurrezione - Lc 20, 27-38 G.Paparone

Una Nuova Logica di Vita

Gesù non vuole spiegarci cosa scientificamente accade, ma cosa essenzialmente succede. La logica della risurrezione è una logica completamente nuova. Il suo messaggio è chiaro: «Voi che ragionate pensando che questa donna sia la proprietà di qualcuno, in realtà mettetevi in testa che nessuno può accampare diritti su di essa perché è libera. E nella logica della risurrezione la prima cosa che verrà fatta fuori sarà proprio la logica del dominio e del possesso». Di chi sarà questa donna? La risposta di Gesù è implicita: “di nessuno”, perché la logica della risurrezione ci libera anche da tutte le logiche di possesso con cui è caratterizzata questa vita.

Il verbo usato da Luca al participio aoristo passivo - kataxioō (καταξιόω) - ha una connotazione morale che si può intendere nel senso di una passività umana che porta alla luce l’intervento di Dio, oppure nel senso etico della dignità che pone l’accento sulla ricompensa offerta a un comportamento virtuoso. Questa espressione, che ricorre in una forma simile al v. 34 e al v. 35, significa anzitutto che le condizioni di vita di quanti sono ritenuti “degni della vita futura” sono radicalmente diverse da quelle dei comuni mortali. Suggerisce quindi un’applicazione al presente e non solo al futuro dopo la morte, implicando anche un impegno ascetico: chi ha accolto i tempi nuovi e in essi è stato accolto non si preoccupa più del mondo, ma si dedica totalmente al Signore.

Il Riferimento a Mosè: Dio dei Viventi

A conferma della risurrezione, Gesù aggiunge: «Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Questa formula solenne e ripetitiva si riferisce al Dio d’Israele, il Dio fedele a ogni generazione. La frase non dice solo che Dio è Dio, il Dio adorato dai patriarchi, quanto piuttosto il Dio che si è fatto carico di Abramo, Isacco e Giacobbe e che non smetterà di preoccuparsi del suo popolo. Per questo i patriarchi non sono abbandonati alla morte, ma vivranno ancora grazie alla fedeltà di Dio. Di fronte a questa risposta, alcuni scribi dissero: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più fargli alcuna domanda, rimanendo colpiti dal totale silenzio e sgomento che Gesù lasciò in chi lo ascoltava.

Il Significato Teologico della Resurrezione

Resurrezione: Oltre la Semplice Rivitalizzazione

Sarebbe troppo riduttivo pensare che la risurrezione sia semplicemente il ritorno in vita di un corpo morto, come magari è successo a Lazzaro. La risurrezione non è la semplice rivitalizzazione di un corpo morto, ma una vita nuova della materia stessa che entra in una dimensione nuova, di cui noi non sappiamo nulla se non i tentativi che gli evangelisti ci hanno lasciato raccontandoci delle apparizioni dello stesso Gesù risorto. La risurrezione è una “vita nuova”, una vita radicalmente diversa che si innesta su questa nostra vita, come la farfalla che è radicalmente diversa dal bruco, eppure nasce da lì.

Simbolismo della farfalla e del bruco per la trasformazione della risurrezione

Libertà dalla Logica del Possesso

La risurrezione è un mistero. Non sappiamo cosa materialmente accadrà, ma sappiamo che saremo liberi dalla logica del possesso con cui facciamo i conti in questo mondo. La vita eterna non è più una vita segnata dal possesso, ma è la realtà del dono, dell’esperienza della gioia che viene dal dare e non dal prendere, dal possedere, dallo strumentalizzare. Una vita retta dalle medesime logiche di possesso sarebbe solo un inferno, non un paradiso.

Vivere la Resurrezione Già Oggi

Per un cristiano, questa logica nuova è già all’opera ora dentro ciascuno di noi. Attraverso il Battesimo, la forza della risurrezione già sta agendo nel nostro cuore e proprio per questo ci dobbiamo domandare se stiamo ancora ragionando con la logica del dominio e del possesso o se stiamo ragionando con la logica del dono. Si è figli della risurrezione non quando si crede semplicemente a qualcosa che avverrà alla fine dei tempi, ma quando, in virtù proprio di questa convinzione, si vive diversamente già da adesso.

Chi è credente lo si riconosce non da ciò che dice, ma da come vive. Chi vive nella logica del possesso (persone, cose, situazioni) in realtà non testimonia la risurrezione, ma solo la logica di questo mondo in cui la violenza e il sopruso sono diventati così diffusi che le cronache nere pullulano di morti e tragedie causate proprio dal dominio e dal possesso. Dobbiamo farci nuovi anche nella mente, superando le logiche di questo mondo e comprendendo che la vita che ci dona Cristo non è la stessa vita solo migliorata, ma è una vita nuova, radicalmente nuova. Diversamente, perché dovremmo accettare l’inverno, la fatica, l’attesa, l’assenza, se non ci fosse nessuna estate e nessuna mietitura?

Le Radici Bibliche della Speranza nella Risurrezione

La Testimonianza dei Maccabei

La speranza nella vita nuova ed eterna non è un concetto nuovo. Già nel Secondo Libro dei Maccabei (2 Mac 7,1-2.9-14), troviamo la testimonianza di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». Giunto all’ultimo respiro, il secondo disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Questa è una chiara affermazione della fede nella risurrezione, dove il corpo è disprezzato per la speranza di riaverlo dal Cielo.

La Conferma di San Paolo

Anche San Paolo, nella Seconda Lettera ai Tessalonicési (2 Ts 2,16 - 3,5), invoca la benedizione divina: «Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene». Egli esorta anche a pregare affinché la parola del Signore corra e sia glorificata, e i credenti siano liberati dagli uomini corrotti e malvagi, sottolineando che il Signore è fedele e custodirà dal Maligno. Questa fiducia nel Signore conferma l'attesa di una vita che supera le tribolazioni presenti.

tags: #epicoco #vangelo #oggi #risurrezione #sadducei