La terza sezione di The Waste Land (La Terra Desolata) di T.S. Eliot, intitolata "Il Sermone del Fuoco", rappresenta uno dei capitoli più intensi e ricchi di simbolismo del celebre poema. Il titolo stesso è un riferimento a uno dei più importanti discorsi della dottrina buddhista, pronunciato da Siddhartha dopo il suo risveglio sotto l'albero di fico sacro. Mentre nel contesto buddhista il sermone di fuoco evoca purificazione e illuminazione, nel poema di Eliot esso assume un significato ambiguo, oscillando tra la sterilità ardente del mondo moderno e la potenziale purificazione spirituale. Il lungo monologo di questa sezione è un fiume di parole che, tuttavia, sembra non trovare ascolto tra i personaggi del poema, evidenziando una profonda incomunicabilità e decadenza.
Il Fiume Tamigi: Specchio della Modernità Degradata
Il nucleo fondante del brano più lungo del poema è costruito attorno al motivo del fiume Tamigi, descritto da Tiresia, figura mitologica a metà tra uomo e donna, come un corso d'acqua più simile a un canale fognario. La tenda del fiume è rotta: le ultime dita di foglie Stringono e affondano nell’argine fradicio. Il vento Attraversa la terra bruna, inascoltato. Le ninfe sono partite.
Il fiume non porta vuoti di bottiglia, buste di sandwich, Fazzoletti di seta, scatole di cartone, mozziconi O altre testimonianze delle notti d’estate. Le ninfe son partite. E i loro compagni, gli eredi fannulloni dei dirigenti della City; Partiti, non hanno lasciato l’indirizzo. Questa descrizione introduce immediatamente il tema della contaminazione e del degrado. Le acque del Tamigi, intrinsecamente legate alla vita e alla fertilità, sono ora inquinate dagli scarti della civiltà contemporanea, diventando metafora della sterilità spirituale e morale.
Il narratore, con una voce sibilina, constata la partenza delle Ninfe, mettendo in contrasto gli spiriti del mito greco con le giovani donne che, nella contemporaneità, accompagnano i rampolli della borghesia inglese. Questa visione pruriginosa dà il via a un'escalation di vignette incentrate sulla decadenza dei costumi e della sessualità. L'eco sessuale e industriale del rispondersi di motori e clacson ribadisce questo innesco di corruzione.
L'apparizione di un ratto è particolarmente distintiva. Un ratto strisciò mollemente nella vegetazione Trascinando il ventre viscido lungo l’argine Mentre pescavo nel canale tetro In una sera d’inverno dietro il gasometro Meditando sul naufragio del re mio fratello E sulla morte del re mio padre prima. Bianchi corpi nudi sulla terra bassa e umida E ossa gettate in una mansarda bassa e secca, Smosse dalle zampe del ratto, di anno in anno. Questo animale saprofago, che riesce a sopravvivere cibandosi di ogni tipo di rifiuto, è stato interpretato da molti come un corrispettivo dell'autore stesso. Eliot, infatti, costruisce la sua opera utilizzando frammenti disparati da ogni fonte letteraria o meno, un parallelo affascinante con lo stato mentale del poeta che all'epoca vedeva la sopravvivenza e la creazione poetica sullo stesso piano.

Decadenza Morale e Sessuale: Tiresia e gli Incontri Urbani
Il narratore Tiresia, sebbene cieco e "tremolante fra due vite", osserva la scena della decadenza urbana e sessuale con una lucidità quasi profetica. Presso le acque dei Lemano mi sono seduto e ho pianto… Dolce Tamigi, scorri piano, finché non concludo il mio canto. Dolce Tamigi, scorri piano, perché non parlo né forte né tanto. Ma alle mie spalle sento un turbine gelato Il suono di ossa smosse, e un sogghigno spalancato. Un ratto strisciò mollemente nella vegetazione Trascinando il ventre viscido lungo l’argine Mentre pescavo nel canale tetro In una sera d’inverno dietro il gasometro Meditando sul naufragio del re mio fratello E sulla morte del re mio padre prima. Bianchi corpi nudi sulla terra bassa e umida E ossa gettate in una mansarda bassa e secca, Smosse dalle zampe del ratto, di anno in anno. Ma alle mie spalle sento di tanto in tanto Un suono di clacson e automobili, che condurranno Sweeney da Mrs. Porter nel nuovo anno. Oh la luna chiar su Mrs. Porter brilla E su sua figlia Si lavano le gambe in acqua di bottiglia Et O ces voix d’enfants, chan tant dans la coupole! Chip chip chip Ciuk ciuk ciuk ciuk ciuk ciuk Rudemente forzata Tereo.
Città irreale Sotto la nebbia scura di un mezzogiorno d’inverno Mr. Eugenides, mercante di Smirne, Non rasato, con la tasca piena di ribes, C.I.F. per Londra: bolla e allegata, M’invitò in francese demotico A pranzo al Cannon Street Hotel Seguito da un weekend al Metropole. Mr. Eugenides è un simbolo di omosessualità e sterilità, esplicitata dai luoghi di incontro proposti e dalla presenza di uva secca - un frutto un tempo fertile - nelle sue tasche, rinsecchita a favore di una soddisfazione puramente umana e miserabile. L'impossibilità della riproduzione è un tema centrale.
All’ora viola, quando gli occhi e la schiena Si sollevano dalla scrivania, quando il motore umano aspetta Come un taxi che vibra e aspetta, Io Tiresia, sebbene cieco, tremolante fra due vite, Vecchio dalle vizze mammelle femminili, io vedo All’ora viola, l’ora serale che tende Verso casa e conduce a casa il marinaio dal mare, A casa all’ora del tè la dattilografa, sparecchia la colazione, Accende il fornello, e tira fuori la cena in scatola. Fuori dalla finestra pendono rischiose Le sue combinazioni lambite dall’ultimo sole, Sul divano (suo letto per la notte) si ammucchiano Calze, pantofoline, camicette e busti. Io Tiresia, vecchio dalle poppe vizze, Osservai la scena, e predissi il resto: Anch’io aspettai l’ospite imprevisto. Questo giovane foruncoloso, arriva, Impiegatuccio d’agenzia immobiliare, sguardo spavaldo, Un plebeo che esibisce l’impudenza Come un cilindro di un milionario di provincia. Il momento è ora propizio, o così arguisce, Il pasto è terminato, e lei è stanca e annoiata, Lui si sforza di coinvolgerla in carezze Non sono respinte, anche se non desiderate. Paonazzo e deciso, parte subito all’assalto; Mani esploranti non incontrano difesa: La vanità di lui non ha bisogno di risposta, E prende per un benvenuto l’indifferenza. Il tramonto sporcato dalla nebbia industriale, "l'ora violetta", diviene un momento sospeso, privo di significato, in cui gli oggetti si fondono con le persone.
(E io Tiresia ho sofferto tutto Quanto si compie su questo divanoletto: Io che sedetti a Tebe sotto il muro E discesi nelle regioni più profonde dei morti.) Lui le elargisce un ultimo bacio condiscendente, E scende tro le scale tentoni, trovando le luci spente. Lei si volta e guarda un attimo nello specchio, Quasi senza accorgersi che l’innamorato è partito; Nella sua mente passa un pensiero informe: “Anche questa è fatta, fortuna che è finito.” L'incontro sessuale è viziato da un'assenza totale di empatia e desiderio da parte della donna, una dattilografa la cui occupazione è diventata il suo unico tratto descrittivo. Questa mancanza di emozione crea un clima surreale di forzatura, in netto contrasto con l'episodio di Filomela, dove lo stupro era violento ma con una chiara dimensione emotiva. Eliot esprime disprezzo per l'imbarbarimento della società, dove i rapporti umani sono svuotati di significato. Quando una bella donna alla passione cede Si aggira di nuovo nella stanza, sola, Si rassetta i capelli con mano automatica E mette un disco sul grammofono. Il grammofono, simbolo del trionfo della cultura "bassa" su quella intellettuale, rappresenta la riproducibilità infinita di fronte all'unicità, e quindi la svalutazione, dell'esperienza.

Simbolismo dell'Acqua e del Fuoco: Purificazione e Corruzione
“Questa musica mi strisciò accanto sulle acque” E lungo lo Strand, su per King William Street. Oh City, oh città, a volte sento Vicino a un pub di Lower Thames Street , Il lamento piacevole di un mandolino E uno sbatacchiare e chiacchierare all’interno Dove i pescatori si riposano a mezzogiorno; dove i muri Della chiesa di Magnus Martyr raccolgono Indistricabile splendore di bianco ionio e oro. Il fiume suda Olio e catrame Le chiatte vanno alla deriva Col volgere della marea Vele rosse Larghe Sottovento, strambano sul grosso bompresso. Le chiatte lavano Tronchi alla deriva Lungo la distesa di Greenwich Oltre l’Isola dei Cani. Quest'intreccio mistico tra un pub pieno di vita ma privo di spiritualità, un Tamigi profanato e una chiesa suntuosa, rivela la profonda crisi spirituale. L'elemento umano è assente nella chiesa, suggerendo una mancanza di fiducia di Eliot nella capacità della religione, intesa come rito ripetuto, di portare salvezza.
Weialala leia Wallala leiaialaElizabeth e Leicester Battito di remi La poppa era foggiata Conchiglia dorata Rossa e oro Le rapide onde Increspavano le due sponde Vento di ponente Portava con la corrente Rintocchi di campane Bianche torri Weialala leia Wallala Ieialala. Eliot congiunge la regalità spirituale del luogo magico con la regalità storica, portando Elisabetta I e Leicester al centro della scena. La loro relazione, storicamente romanticizzata, viene qui svuotata e ridotta a un mero accoppiamento basato sull'interesse sessuale, un "monologo di spettri" dove l'amore non è mai stato considerato.
Nonostante il titolo, l'elemento protagonista della sezione non è il fuoco, ma il suo contrario: l'acqua. Il fiume Tamigi e il lago Lemano si sovrappongono, diventando le acque in cui sta pescando il Fisher King. La leggenda del Graal, secondo Jessie Weston, deriva da antichi culti di fertilità, come quello in onore di Indra, dove l'acqua è portatrice di vita. Tuttavia, nel poema di Eliot, entrambi i simboli (acqua e il pesce, simbolo cristiano di vita) sono degradati. L'acqua, che dovrebbe portare vita, è contaminata dagli scarti della civiltà contemporanea, diventando portatrice di putrido e morte, rendendo impossibile la soluzione rappresentata dalla cristianità attraverso l'atto di pescare. Il fuoco, invece, pur indicando sterilità e arsura, assume una valenza simbolica positiva di purificazione, come suggerito dalla chiusura della sezione.
BiblioRencontres 2023 - Le forme dell'acqua. Miti, personaggi e simboli secondo la letteratura.
La Chiusura: Rassegnazione e Ricerca Spirituale
“Tram e strade polverose. Highbury mi ha fatta. Richmond e Kew. Disfatta. A Richmond alzai le ginocchia Supina sul fondo di una stretta canoa.” “I miei piedi sono a Moorgate, e il mio cuore Sotto i miei piedi. Dopo l’evento Lui pianse. Promise “un nuovo inizio”. Perché risentirmi? Non feci nessun commento” “Sulle Sabbie a Margate. Io non connetto Niente con niente. Le unghie rotte di mani sudice. I miei povera gente che non si aspetta Niente.” la la A Cartagine poi venni Brucia brucia brucia brucia O Signore tu mi spegni O Signore tu mi spegni Brucia. La doppia chiusura del poema agisce su livelli paralleli. Il passaggio delle "Sabbie a Margate" evidenzia la presa di coscienza della malattia e l'impossibilità di districare la "matassa" della mente, sia per l'autore che per l'umanità. Il "Niente" finale sposta la tematica dal particolare all'universale, dalla neuropatia di Eliot alla salvezza del genere umano.
Gli ultimi versi, "Brucia brucia brucia brucia O Signore tu mi spegni O Signore tu mi spegni Brucia", rappresentano una sovrapposizione tra Sant'Agostino e Buddha, entrambi alla ricerca di sollievo dalla sconsolata veggenza di Tiresia attraverso la metafisica, la rinuncia e l'abnegazione alla causa superiore del divino. La chiusura della sezione con la parola "burning" (brucia), tratta direttamente da un sutra buddhista, isolata e priva di punteggiatura, ne accentua la potenza e l'ambiguità. Come sottolinea Serpieri, il fuoco in questo contesto "indica sterilità, ma anche arsura interiore e quindi ricerca spirituale". È impossibile non pensare alle feste del fuoco descritte da Frazer, che ne evidenzia l'uso per allontanare i mali, collegandole a festività pagane e celtiche. Il fuoco, dunque, purificato o distruttivo, rimane un simbolo potente della condizione umana nella Terra Desolata.
