L'Estetica e gli Ornamenti nell'Antico Egitto

Gli antichi Egizi davano molta importanza al loro aspetto esteriore, che rifletteva non solo la cura personale ma anche lo status sociale e le credenze religiose. L'igiene, le acconciature, le calzature e i gioielli erano elementi fondamentali della vita quotidiana e rituale.

Illustrazione di antichi Egizi con abiti e ornamenti tipici

Igiene e Cura del Corpo

La pulizia del corpo era tenuta in grande considerazione dal popolo egizio. La giornata degli Egizi iniziava proprio con la pulizia, sebbene non disponessero di saponi moderni. Usavano paste leviganti, prodotte con sale, natron, cenere, argilla e miele, oppure emulsioni detergenti a base di oli vegetali o grasso animale, le cui ricette figurano nei papiri medici. Oli e grassi erano essenziali in un clima secco per proteggere la pelle da scottature e punture di insetti, e per mantenerla idratata. Anche i faraoni si preoccupavano di assicurare ai sudditi meno abbienti cibi, vesti e unguenti.

Per ragioni di igiene e a causa del clima caldo, gli Egizi si rasavano completamente il capo, tanto che volto e cranio rasati divennero segno di nobiltà. Esistevano ricette per eliminare le rughe o pratiche come lo sfregamento con la pietra pomice, per ammorbidire la pelle di gomiti e ginocchia. Palline di carruba venivano utilizzate come deodorante. Erodoto narra che i sacerdoti addetti al culto avessero l’obbligo di depilarsi tutto il corpo ogni due giorni, oltre a lavarsi due volte al giorno e due volte la notte con acqua fredda. Gli Egizi quindi radevano il capo e la barba, anche se in certi periodi divenne di moda portare un corto pizzo sul mento o dei baffi sottili. Solo in caso di lutto o di partenza per l’estero era consentito lasciar crescere la barba.

Cosmesi e Profumi

Fondamentale era poi il trucco. La pelle veniva schiarita con una crema pastosa color ocra, mentre gli occhi venivano pesantemente truccati, non solo per motivi estetici, ma anche curativi, per proteggerli da infezioni sollecitando le ghiandole lacrimali. Si utilizzava sia il khol o bistro, di colore nero, costituito prevalentemente da galena, usato fin dal periodo Predinastico per mettere in risalto il contorno degli occhi e le sopracciglia; sia la polvere di malachite, di colore verde, stesa sulle palpebre superiori e inferiori. Questi minerali venivano frantumati su tavolette di scisto e poi mescolati a dei grassi per formare una pasta densa colorata, conservata in piccoli vasi e applicata con bastoncini in avorio o legno. Le donne si truccavano labbra e guance con ocra rosa o rossa. Le unghie di mani e piedi, i capezzoli, le palme delle mani e le piante dei piedi venivano tinti con l’henné.

Molto importanti erano i profumi, tanto che gli autori classici annoveravano i profumieri egizi tra i migliori al mondo. I profumi erano estratti vegetali misti a olio o grasso, prodotti con ingredienti rari e d’importazione, come il loto, i fiori di henné e di gigli bianchi, e resine quali incenso, mirra, laudano e galbano.

Acconciature, Parrucche e Copricapi

La maggior parte della popolazione andava normalmente a testa nuda. Anche i bambini portavano il cranio rasato, probabilmente per contrastare le infestazioni da pidocchi, di solito con un’unica lunga ciocca di capelli che pendeva dal capo, detta ricciolo o treccia dell’infanzia, e poteva avere una coda diritta o ricurva.

Parrucche: Eleganza e Protezione

Spesso venivano indossate delle parrucche o dei panni di lino. Le parrucche venivano portate da notabili, scribi e donne delle varie classi sociali e confezionate con capelli autentici, con crine di cavallo o con fibre vegetali, fissati alla rete di supporto con cera d’api e resina. Non erano solo un elemento decorativo di grande bellezza, ma aiutavano anche a riparare dal sole il cranio rasato.

  • Durante l’Antico Regno, le parrucche erano semplici e corte, sia per gli uomini che per le donne: con scriminatura centrale, divise in due masse corpose che scendevano dritte e dalla forma svasata, oppure parrucche a casco, con taglio scalato a ciocche sovrapposte, più aderenti al volto. Dee e regine portavano una lunga parrucca di fitte treccioline, divisa in tre ciocche, una sulla schiena e due sul petto, le quali potevano anche essere più corte della prima.
  • Nel Medio Regno, si diffuse un modello di parrucca detto parrucca hathorica, sempre tripartita e con le ciocche davanti terminanti ciascuna con un ricciolo rivolto verso l’esterno.
  • Nel Nuovo Regno, le parrucche divennero sempre più complesse, lunghe e folte, arricchite di riccioli modellati con cera d’api e resine, intrecciate con fili d’oro o colorate con indaco e henné. Dalla XVIII dinastia si diffuse la parrucca a mantello con capelli molto lunghi, talvolta fino al bacino, formata da una massa compatta di ciocche intrecciate che circondava il viso. Gli uomini prediligevano una doppia parrucca, con un primo livello che cadeva sulla fronte e un secondo che scendeva sulle spalle con un tipo di intreccio differente.

Spesso le pettinature venivano impreziosite da spilloni in osso, avorio o metallo, pettini e diademi, veli colorati e dorati, coroncine e ghirlande realizzate con pietre e metalli a formare motivi come i fiori di loto. Regine e principesse potevano portare sulla parrucca l’ureo, la testa del serpente sacro, simbolo di sovranità.

Ricostruzione di parrucche egizie di diverse epoche

Copricapi Comuni e Reali

Gli uomini, per riparare il cranio rasato dal sole, utilizzavano alcuni copricapi, oltre alle parrucche. Il copricapo più antico era una semplice calotta sferica molto aderente, di stoffa o di cuoio, che avvolgeva la testa dalla fronte alla nuca e lasciava le orecchie scoperte. Era utilizzato soprattutto da soldati, contadini e artigiani, ma talvolta anche da sovrani o alti dignitari. Un altro copricapo egizio era il khat, un copricapo a sacco formato da un telo semicircolare che ricadeva sulla nuca. Benché l’uso non sia documentato dall’iconografia, è probabile che gli Egizi portassero anche lo zucchetto, poiché uno di questi copricapi è stato rinvenuto nella tomba di Tutankhamon.

Il copricapo più diffuso era il klaft, un pezzo di lino o di cuoio, sagomato alle estremità e portato aderente alla fronte, che passava dietro le orecchie e ricadeva in due bande sulle spalle e sulla schiena. Il faraone ne indossava un tipo particolare, detto nemes, realizzato in tessuto prezioso a righe blu ed oro, i colori del dio Ra, e fissato sulla fronte da una fascia dorata recante un ureo e fermato sulla schiena da una guaina dello stesso tessuto.

Simboli di Regalità Faraonica

Tipiche dei faraoni erano inoltre le varie corone reali:

  • La corona rossa, detta Deshret, simbolo della sovranità sul Basso Egitto.
  • La corona bianca, detta Hedjet, simboleggiava il territorio dell’Alto Egitto.
  • Le due corone furono unite insieme, prendendo il nome di Pschent o corona doppia, quando l’Alto e il Basso Egitto furono riuniti in un unico regno.
  • La corona azzurra, detta Khepresh o corona di guerra, aveva la forma di un elmetto con i lati sporgenti ad ali.
  • La corona di Amon era l’elemento distintivo del dio Amon ed era composta da una bassa tiara d’oro e da due lunghe piume di struzzo.
  • La corona Atef era la corona del dio Osiride, simboleggiante la giustizia, ed aveva la forma della corona bianca, con anch’essa due piume di struzzo.

Uno dei simboli di regalità portati dal faraone era una barba posticcia, come quella indossata dal dio Osiride. Era una barba rituale in legno o metallo dipinto, fissata a una mentoniera d’oro, destinata alle occasioni ufficiali e utilizzata dal 3.000 a.C. fino al 1.580 a.C. Altri elementi distintivi del faraone erano i simboli del potere tenuti nelle mani: lo scettro Heqa (o Hekat o Haqa), un bastone con la sommità ricurva, e il flagello Nelhekh, un bastone con tre fruste all’estremità, entrambi legati inizialmente a pratiche agropastorali.

Le Calzature: Sandali per Tutti

Le calzature nell'antico Egitto non differivano a seconda del sesso. Erano principalmente dei sandali, soprattutto infradito, denominati tab-tebs, noti fin dai tempi più antichi, quando venivano trattati con particolare riguardo. Il re Narmer, per esempio, camminava a piedi nudi, scortato dal suo cosiddetto portasandali, che reggeva un paio di sandali. Anche i contadini, quando avevano delle commissioni da fare, portavano i sandali in mano o appesi a un bastone e li indossavano una volta arrivati a destinazione. Durante il Nuovo Regno, e in particolare sotto i ramessidi, le calzature venivano maggiormente indossate.

I sandali erano realizzati con foglie di papiro o di palma, erbe e cuoio. I faraoni li portavano anche fatti in oro o con raffigurati, sotto o sulla suola, i nemici tradizionali dell’Egitto, come asiatici e nubiani, in modo da poterli simbolicamente calpestare, assicurando così l’integrità del paese. I sacerdoti li portavano bianchi. I sandali avevano suole modellate ed erano costruiti con un laccio che sormontava il collo del piede, fissato sui lati della suola, e un altro laccio che andava dal primo laccio alla suola, tra l’alluce e l’indice. I molteplici reperti archeologici hanno permesso di individuare varie fogge, tra cui una con la suola con la punta ricurva, e altre con copritallone.

Esempi di sandali egizi antichi, inclusi sandali bianchi dei sacerdoti

L'Arte della Gioielleria Egizia

Gli Egizi indossavano splendidi gioielli colorati, che ravvivavano il candore delle vesti. I gioielli rivelavano l’importanza e il rango dei loro proprietari e ad alcuni era attribuita una funzione magico-protettiva. Sia gli uomini che le donne amavano ornarsi con collane, bracciali, orecchini e cavigliere. Anche i bambini e gli animali, come i gatti ritenuti sacri, potevano indossare gioielli. A pietre e metalli si attribuivano significati simbolici: lo splendore dell’oro rappresentava la divinità, il rosso della corniola il sangue e quindi la vita, l’azzurro dei lapislazzuli il cielo.

L'orafo era un mestiere prestigioso nella società egizia e si tramandava di padre in figlio. Gli artigiani sapevano lavorare l’oro, incastonare le pietre preziose e anche creare decorazioni raffinate. Tra le tecniche utilizzate nella creazione dei gioielli c’era anche la decorazione a smalto, dove venivano create piccole celle saldando sottili fili o listelli d’oro su una lastra di metallo e inserendo in questi spazi vetro o pietre, fondendoli con il calore fino a creare una massa smaltata. Molti dei gioielli più preziosi e ben conservati sono stati scoperti nelle tombe, come il famoso tesoro della principessa Khnumit.

Collane e Pettorali

Le collane assumevano varie forme: da semplici fili di perline con o senza pendenti o pettorali, ovvero placche trapezoidali con motivi figurativi; agli ampi collari detti hosckh o usekh, dalla forma semicircolare che copriva spalle e petto, e composti da diversi fili di perle in oro, pietre dure e faience (ceramica invetriata), tonde, tubolari o a goccia. Il collare poteva essere così pesante da richiedere un pendaglio posteriore, che fungeva da contrappeso. Il collare usekh era un ornamento molto famoso, indossato dai faraoni, dalle regine e dalle statue che rappresentavano le divinità.

Bracciali e Cavigliere

I bracciali si potevano portare al polso, all’avambraccio, al braccio o, dalle donne, alle caviglie. Potevano essere costituiti da semplici file di perline o reti intessute con perline, o modellati in oro con pietre e smalti.

Orecchini: Storia e Varietà

Anche se la tomba di Tutankhamon ha restituito numerose paia di orecchini, il faraone veniva ritratto con i buchi ma non con gli orecchini indosso, evidenziando una contraddizione tra iconografia e realtà. Probabilmente iniziarono ad essere usati durante il Nuovo Regno, assumendo svariate forme e motivi: a bottone, ad anello, a spirale, a pendaglio, con fiori ed animali, come gli orecchini a forma di serpente indossati dalla regina Nefertari. Sia uomini che donne amavano ornarsi con gli orecchini.

Vetrina con vari tipi di orecchini egizi antichi

Anelli

Un gioiello molto diffuso era l’anello, nato come sigillo, soprattutto in forma quadrata o di scarabeo.

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