Ebrei Evangelici in Italia: Tra Teologia, Sostegno a Israele e Richiami alla Pace

I cristiani evangelici, una comunità in crescita a livello mondiale, esprimono un'articolata gamma di posizioni e sensibilità nei confronti del popolo ebraico e dello Stato di Israele. In Italia, tale impegno si manifesta attraverso iniziative di amicizia, sostegno e, allo stesso tempo, riflessioni critiche sugli sviluppi del conflitto mediorientale.

In Italia, la popolazione protestante è stimata tra le 350.000 e 430.000 persone, un numero che raddoppia includendo gli stranieri, secondo l'agenzia stampa Nev della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).

L'Amicizia Evangelica e le Sue Radici Teologiche

Come cristiani evangelici, molti desiderano esprimere una sincera amicizia e affetto per il popolo ebraico. Essi affermano, in modo chiaro, un impegno di amorevole amicizia verso il popolo ebraico e di forte contrasto all'antisemitismo attuale. Credono che sia giusto e buono che coloro che hanno una competenza particolare e delle abilità specifiche presentino il Messia alle persone, pur chiarendo di non voler in alcun modo offendere gli amici ebrei con queste affermazioni. Questo deriva da un obbligo di fede e coerenza con le Sacre Scritture.

Nel contesto del cristianesimo mondiale, che all’inizio del 2020 contava circa 660 milioni di evangelici, si riscontrano diverse interpretazioni delle Scritture riguardo al Paese mediorientale. C’è chi crede nella "teologia della benevolenza", considerando il popolo ebraico come eletto da Dio e, perciò, meritevole di sostegno. Altri adottano una prospettiva messianica, pensando che il trionfo dello Stato d’Israele permetterà il ritorno di Dio sulla terra. Secondo questa lettura, il ritorno del popolo ebraico nella “terra promessa” è visto come il compiersi della volontà di Dio che, dopo l’Apocalisse, instaurerà il suo dominio.

«Dio ama Israele e noi onoriamo tutto ciò che Dio ama, siamo invitati a pregare per loro», spiega il pastore Emanuele Frediani della Chiesa Apostolica in Italia, attiva dal 1958 e con sede a Grosseto. Egli aggiunge: «Abramo ha ricevuto la promessa dal Signore. Chi studia le Scritture sa che Israele è l’orologio di Dio». Questa interpretazione colloca gli eventi in Palestina come un avanzare della “lancetta di Dio”, i rintocchi del Suo tempo, ponendo l'occupazione del territorio palestinese come un danno collaterale e l'inasprimento del conflitto come il naturale corso degli eventi.

Mappa del Medio Oriente con evidenziato Israele e i territori palestinesi

Organizzazioni Italiane di Sostegno a Israele

L’appoggio evangelico al sionismo non è una novità. Già alla fine dell’Ottocento, le nascenti comunità cristiane protestanti aiutarono a presentare le prime idee di Stato d’Israele, come testimoniato dalla famosa frase “un popolo senza un Paese, per un Paese senza un popolo”, attribuita all'aristocratico inglese evangelico Lord Shaftesbury.

Evangelici d'Italia per Israele (Edipi)

Oggi, molte organizzazioni finanziano l’Aliyah, il “ritorno” degli ebrei in terra promessa. «Noi sosteniamo l’Aliyah, letteralmente la salita. A Gerusalemme non si va, si sale, perché è a 750 metri di altitudine», spiega Andie Hortai Basana, presidente di Evangelici d’Italia per Israele (Edipi). Fondata nel 2002 (o 2003) con sede a Padova, Edipi è stata una delle prime organizzazioni evangeliche italiane a sostenere l'Aliyah. Nasce in un momento di forte conflitto, quando, come racconta Basana, il desiderio di aiutare concretamente gli israeliani sorse in seno alla Chiesa evangelica italiana.

Le donazioni ricevute da Edipi provengono da tutta Italia e sono inviate soprattutto alle congregazioni di ebrei messianici presenti sul territorio, come la comunità agricola Yad Hashmona alla periferia di Gerusalemme. «Sono ebrei, ma sono come noi perché hanno riconosciuto in Gesù il messia», afferma Basana.

L’Edipi mantiene rapporti anche con le istituzioni laiche, organizzando eventi con l’ambasciata israeliana o partecipando a conferenze con esponenti politici di Fratelli d’Italia. Sostiene campagne di respiro internazionale, attive nel nostro Paese, come quelle dell’associazione sionista Keren Hayesod, che nel 2022 ha aiutato 74.915 olim (ebrei che decidono di “tornare”) e ha fornito un’abitazione a 4.586 nuovi cittadini israeliani.

Basana sottolinea l'importanza dell'aiuto concreto: «Non è abbastanza dire di sostenere Israele secondo i dettami della Bibbia, bisogna anche fare qualcosa di concreto, appoggiarlo con i beni materiali». L'impegno evangelico è cresciuto dal 7 ottobre: «Le persone ora sono più coinvolte. Facciamo più preghiere, raccogliamo più soldi», racconta Basana.

Cristiani per Israele (C4I)

Tra le associazioni e le Chiese più attive nel riconoscimento e nell'appoggio allo Stato d’Israele c’è Cristiani per Israele (C4I). Fondata nel 1979 in Olanda e con sede italiana a Padova, vanta di aver aiutato oltre 130.000 persone a raggiungere la “terra promessa”. Il loro sito sostiene: “Gli ebrei torneranno dai quattro angoli della terra in preparazione della venuta del Messia. Possiamo vedere queste profezie che si stanno adempiendo davanti ai nostri occhi”.

Il Dispensazionalismo: La Base Teologica del Sostegno Incondizionato

Al centro di questa visione, che trasforma la fede in un potente motore geopolitico, vi è il dispensazionalismo. Questa dottrina teologica protestante, nata nel XIX secolo con il teologo anglo-irlandese John Nelson Darby e diffusa dalla Bibbia di Studio Scofield (1909), interpreta la storia come il susseguirsi di ere divine diverse. In questa prospettiva, il popolo ebraico e la nazione di Israele rivestono un ruolo centrale e insostituibile nei piani profetici di Dio, in particolare in relazione agli "End Times" e al ritorno di Cristo.

La fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la presa di Gerusalemme Est nel 1967 sono interpretate come l’adempimento di antiche profezie bibliche, segni inequivocabili che il mondo si sta avvicinando all’Armageddon e al Millennio. La geografia sacra biblica, in particolare le regioni di Giudea e Samaria (la Cisgiordania), assume un significato che trascende la mera strategia militare o politica: la sovranità ebraica su queste terre è prerequisito per l’adempimento degli eventi profetici finali.

Tale profonda convinzione teologica genera un sostegno a Israele che è, per sua natura, incondizionato e spesso impermeabile alle critiche basate su considerazioni di diritto internazionale, diritti umani o interessi geopolitici pragmatici. Se Israele è uno strumento divino, il suo successo e la sua sicurezza diventano imperativi religiosi e ogni azione che ne garantisca sopravvivenza ed espansione territoriale è vista come parte di un disegno superiore.

Voci Dissonanti e l'Impegno per la Pace e la Giustizia

Fortunatamente, non tutti i cristiani evangelici in Italia condividono queste posizioni. L’Assemblea della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), insieme al Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), a fine ottobre 2023, ha approvato un documento su Israele e Palestina che invita a pregare per una giusta pace in Medio Oriente “costruita sui pilastri della giustizia, della sicurezza e dei diritti umani per tutti i popoli della regione”, chiedendo il cessate il fuoco e l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. L’Unione Battista ha inoltre espresso la volontà di partecipazione dei cristiani nei processi di pace, costruendo “ponti sospesi sul baratro della storia”.

Negli anni, l’impegno della FCEI si è tradotto nella promozione di progetti come “Fiori di pace” e “Semi di pace”, che, come spiega il pastore Luca Baratto, segretario esecutivo della FCEI, «sono impegnati nel supporto alla convivenza pacifica, per il dialogo tra israeliani e palestinesi». Baratto, commentando le interpretazioni delle associazioni sioniste, sostiene: «Non credo che ci sia un legame diretto tra lo Stato di Israele e le profezie bibliche».

Una concezione dogmatica della fede può rendere acritica la risposta verso politiche criminali. «Non ne facciamo un discorso politico - spiega il pastore Frediani - Ora è a Gaza, prima in Europa, prima c’era Hitler, ora l’Iran, cambiano i protagonisti, la storia rimane la stessa. Crediamo che il problema sia spirituale». Tuttavia, per molti, come evidenziato in un dibattito sulla rivista tedesca Zeit con il delegato per il dialogo cristiano-ebraico della Chiesa evangelica della Germania centrale, Teja Begrich, l'antigiudaismo è stato una piaga storica del cristianesimo. Begrich afferma: «Noi pastori dovremmo dire chiaramente che anche il credo ebraico è vero e che non c’è nessun privilegio cristiano della verità. Dovrebbe essere obbligatorio per i teologi non solo sapere l’ebraico, ma anche conoscere l’Ebraismo. Non esiste il cristianesimo senza l’Ebraismo. Gli ebrei non hanno bisogno di noi».

Schema che illustra le diverse posizioni teologiche tra gli evangelici

Riflessioni sul Conflitto Attuale e la Responsabilità Etica

Il contesto attuale, con i recenti scenari di conflitto nella Striscia di Gaza, mette in luce la tragica complessità. Si prova orrore per la strage di Hamas del 7 ottobre, per la violenza cieca messa in atto contro la popolazione inerme. Tuttavia, l’azione ha anche contribuito a fornire al Governo di Netanyahu l’occasione per scatenare un’offensiva militare che, secondo alcune analisi, potrebbe configurarsi come crimine di guerra, aggravando la condizione di minorità e di apartheid in cui versano i palestinesi.

Le azioni militari in corso a Gaza e in Cisgiordania sono definite come sproporzionate, crudeli e disperate per il numero di vittime e le distruzioni. In pochi mesi, secondo dati ONU, si contano decine di migliaia di palestinesi morti, tra cui un numero elevatissimo di bambini e donne, e molti feriti. La popolazione è allo stremo, privata persino dei soccorsi umanitari a causa del blocco imposto da Israele, alimentando un odio sistematico tra chi sopravvive.

«Scorra il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne», recita il profeta Amos (5,24). Questa parola, valida per tutti, inclusi Israele e i suoi alleati, contrasta con le prese di posizione del mondo protestante europeo che, a volte, tende a considerare Israele una vittima circondata da nemici. Credenti evangelici esprimono delusione e scandalo per i silenzi, le omissioni e gli equilibrismi che impediscono alle strutture ecclesiastiche e ai leader di nominare esplicitamente quanto accade a Gaza.

Le prese di posizione timide, arretrate e ambigue, come quelle che sembrano far iniziare il conflitto il 7 ottobre senza considerare quasi un secolo di storia, non sono più sostenibili. L’imparzialità e l’equidistanza, in questi giorni di strage, avallano le scelte del più forte. Come chiese, esiste una lunga tradizione di pratiche nonviolente e teologie di stampo pacifista, rappresentate da figure come Martin Luther King, Nelson Mandela, Desmond Tutu e Tullio Vinay, quest'ultimo capace di affermare nel 1982: «Per la stessa ragione per la quale sono stato, anche con gravi rischi, vicino alle sofferenze degli ebrei, non posso ignorare, ora, quelle dei palestinesi. Non si stupisca. Sempre dalla parte di Abele».

Il cessate il fuoco e il diritto alla convivenza dei due popoli sono condizioni per un percorso di riconciliazione. Come seguaci di Gesù Cristo, la riconciliazione è l'unica via, un difficile percorso che deve fare i conti con la memoria e i lutti di entrambe le parti. Si osserva con angoscia il riemergere dell'antisemitismo in Occidente, ma anche con preoccupazione le forme di sionismo cristiano che promuovono il dominio di Israele su tutta la Palestina storica a motivo delle antiche promesse di elezione, un'ottica che può ostacolare una pace giusta e duratura.

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