La preghiera ebraica quotidiana è un pilastro fondamentale della vita spirituale ebraica, caratterizzata da una ricca tradizione di benedizioni e suppliche che scandiscono la giornata. Tra queste, le Benedizioni del Mattino, note come Birchot Ha-Shachar, occupano un posto di rilievo, esprimendo gratitudine per le azioni e le esperienze che spesso diamo per scontate.
Le Birchot Ha-Shachar: Gratitudine per l'Esistenza Quotidiana
Le Benedizioni del Mattino (Birchot Ha-Shachar) fanno parte integrante della funzione mattutina di Shachrit. Esse esprimono gratitudine per le azioni che potremmo considerare routinarie e ordinarie, come alzarci, vestirci e metterci le scarpe. Queste benedizioni mirano a infondere consapevolezza e apprezzamento per ogni aspetto della nostra esistenza e delle capacità fisiche e spirituali che Dio ci ha donato.
Secondo il Talmùd (Berachot 60b), idealmente dovremmo recitare queste benedizioni ogni mattina mentre compiamo l’azione corrispondente. Ad esempio, quando ci svegliamo e apriamo gli occhi si dice “Che apre gli occhi ai ciechi”, e quando ci vestiamo si dice “che veste gli ignudi”, e così via. Tuttavia, nella pratica contemporanea, le benedizioni si recitano generalmente come un’unica unità durante le preghiere del mattino a Shachrit, piuttosto che come benedizioni individuali nel momento esatto dell'azione.
Le prime benedizioni si rapportano a vari aspetti dell’esistenza umana. Nelle benedizioni tradizionali, si esprime gratitudine per fare parte del popolo ebraico, per il proprio status di popolo libero e per la propria appartenenza di genere. Storicamente, il motivo per cui uomini e donne recitano benedizioni diverse era che i Saggi ritenevano che gli uomini avessero un vantaggio per via dell'obbligo di compiere più Mitzvot (precetti), considerate un privilegio con una ricompensa spirituale associata. Secondo un approccio contemporaneo, è preferibile concentrarsi su una benedizione che ringrazia per ciò che si è, piuttosto che sui confronti con gli altri.
Un esempio di queste benedizioni è: בָּרוּךְ אַתָּה ה’, אֱ-לֹהֵינוּ מֶלֶךְ הָעוֹלָם, שֶׁעָשַׂנִי בְּצַלְּמוֹ (Baruch Atah Adonai, Eloheinu Melech Ha'olam, she'asani b'tzalmo), che significa "Benedetto sei Tu, Signore, nostro Dio, Re dell'universo, che mi hai fatto a Sua immagine".

La pratica di recitare le Birchot Ha-Shachar incoraggia a trasformare le azioni di routine in momenti di gratitudine consapevole, contrastando la tendenza a svolgerle "con il pilota automatico". Questa consapevolezza quotidiana è un modo per esercitare i "muscoli della riconoscenza" e riconoscere la sacralità insita nella vita di tutti i giorni.
Concetti simili di gratitudine al risveglio si trovano nella preghiera Modeh/Modah Ani, mentre le Birchot Ha-Nehenenin esprimono gratitudine sia per le cose di cui godiamo ogni giorno (come mangiare cibi particolari) sia per eventi insoliti (come vedere un arcobaleno).
La Struttura della Preghiera Mattutina (Shachrit)
La preghiera mattutina (Shachrit) è composta da quattro segmenti principali, ognuno con un significato specifico e un ruolo nella connessione con il Divino.
Korbanot (Offerte)
Questo segmento introduttivo, sebbene non obbligatorio in senso stretto, viene recitato poiché i servizi di preghiera corrispondono ai sacrifici che i sacerdoti offrivano anticamente a nome del popolo. In assenza del Tempio di Gerusalemme, la recitazione dei versi che descrivono le offerte quotidiane e l’incenso serve come una loro sostituzione spirituale.
Pesukei De-zimra (Versetti di Lode)
Poiché è corretto recitare lodi a Dio prima di fare richieste, è consuetudine iniziare la preghiera di Shachrit con preghiere di lode, per lo più tratte dai Salmi. Al completamento di Pesukei De-zimra, l'Hazan (leader della preghiera o cantore) recita il Mezzo Kaddish. Il Kaddish, una preghiera significativa che esalta il nome di Dio, viene recitato alla conclusione di ogni segmento del servizio di preghiera per passare al segmento successivo con una nota di santità. Dopo il Kaddish, l'Hazan proclama: “Barekhu et Adonai ha-mevorakh” (Benedici il Signore, il Beato).
La preghiera ebraica per i defunti (il Kaddish dei dolenti) spiegata
Lo Shema e le sue Benedizioni
Il terzo segmento è costituito dallo Shema Israel e dalle benedizioni che lo accompagnano. I Saggi istituirono la recitazione di due benedizioni prima dello Shema mattutino e una dopo. Queste benedizioni completano l’argomento dello Shema, che proclama l'unicità di Dio. Esiste una Mitzvah (precetto) che collega la recitazione dello Shema e le sue benedizioni all'Amidah, recitando quest'ultima immediatamente dopo. Questo perché la redenzione degli ebrei dall’Egitto, menzionata alla fine dello Shema e nella benedizione che segue, ci ricorda il grande amore di Dio per il popolo ebraico, predisponendo il cuore alla preghiera con fervore.
L'Amidah (Le Diciotto Benedizioni)
L’Amidah, in ebraico עמידה, che significa "posizione eretta", è il culmine della preghiera ebraica, alla quale uomini e donne sono entrambi obbligati. Conosciuta anche come Shemonè Esrè, ovvero "diciotto", dal numero delle benedizioni che venivano recitate in tempi antichi (numero poi aumentato a diciannove), è una preghiera centrale che contiene richieste, lodi e ringraziamenti.
La lettura mattutina dello Shema e delle due benedizioni che la precedono e di quelle che la seguono precede la proclamazione della famosa serie delle diciotto benedizioni. La dodicesima di esse è stata storicamente identificata come una "maledizione" introdotta nell'85-90 d.C. contro i minim (eretici cristiani), ma sembra riferirsi più ampiamente a ogni sorta di credente che devia nell’eresia. La sua formula include suppliche come: «Per gli eretici e i calunniatori […] e tutti i tuoi nemici e odiatori. […] Benedetto sei tu, Signore, che spezzi i nemici e pieghi i superbi». L'introduzione di questa preghiera aggiuntiva nella "Tefillah" (la preghiera) sembra essere stata concepita sia per tenere lontani dalla sinagoga i giudeo-cristiani, sia per proclamare formalmente la rottura definitiva tra le due religioni. Preghiere ebraiche contro gli ebrei convertiti al cristianesimo sono menzionate anche da fonti cristiane antiche come Giustino, Girolamo ed Epifanio. Alcuni studiosi, tuttavia, ritengono che la menzione specifica dei Nazareni non sia originaria, ma sia stata aggiunta successivamente.
All'Amidah si aggiungono un rendimento di grazie dei maestri e una benedizione sacerdotale.

Altri Elementi della Preghiera Quotidiana Ebraica
Tachanunim (Suppliche)
Piene di fede e di pentimento sono i Tachanunim, le suppliche recitate con l’appoggio della fronte sull’avambraccio destro, un gesto che sostituisce l’umile segno di pentimento della prostrazione o del genuflettersi. Esse sono recitate con particolari aggiunte il lunedì e il giovedì.
Attributi Divini e Principi di Fede
Molto lentamente vanno poi proclamati i tredici attributi divini, che secondo il pensiero rabbinico rivelano i criteri dell’agire divino nel mondo, esaltando particolarmente la misericordia del Signore. Esistono inoltre formule per la lettura della Torah, il canto del giorno e quelle da recitare dopo la preghiera mattutina. Di grande importanza sono i tredici principi di fede stabiliti da Maimonide e i dieci ricordi per confessare quotidianamente l’unicità del Santo, come l'uscita dall’Egitto, il sabato, la manna, la rivelazione sul Monte Sinai e il ricordo di Gerusalemme.
La Preghiera della Sera (Ma'ariv)
La preghiera della sera comprende la lettura dello Shema, preceduta da due benedizioni e seguita da altre due. Si proclamano nuovamente le diciotto benedizioni dell'Amidah e la preghiera Alenu. Prima del riposo è consigliata una preghiera che corrisponde in sostanza alla Compieta dei cristiani. Si recita la benedizione Hashkivenu (“Facci riposare”), seguita dalla lettura dello Shema e da altre preghiere, una delle quali da ripetersi dodici volte: «Davide, re di Israele, vive e sussiste! Nella tua mano affiderò il mio spirito: tu mi hai redento, Signore, Dio di fedeltà».
Caratteri Essenziali della Preghiera Ebraica
La preghiera ebraica è strettamente legata allo studio della Torah e si fonda sull'autocoscienza sacerdotale d’Israele, che si percepisce come un “regno di sacerdoti”, una comunità sacerdotale. I tre momenti liturgici della giornata (mattino, pomeriggio, sera) sono avvertiti come un dovere e un vanto per ogni individuo. Il soggetto della celebrazione liturgica è essenzialmente l’assemblea e, di riflesso, il singolo fedele, in quanto parte attiva dell’intero popolo sacerdotale.
La preghiera non deve diventare una mera abitudine, ma si deve insistere sulla kawwanah - “l’intenzione del cuore” o “la devozione” - vero caposaldo della preghiera ebraica, definita “il servizio del cuore”. La preghiera è vissuta come il «dialogo amante con il Signore, lo Sposo di Israele, espresso sovente in modo appassionato, con i motivi del Cantico dei cantici». È la proclamazione dell’unicità del nome di Dio, al quale solo spetta la lode. Il Signore è l’“uno”, eterno, immutabile, altro dagli uomini, glorioso e mirabile, il santo di Israele, il “re” e il “padre” di Israele, e soprattutto Signore misericordioso.
Ciò che Israele chiede al suo Signore è che, avendo il Signore amato per primo Israele, la comunità impari a ricambiare il suo amore misericordioso, «unificando il cuore» dei fedeli nell’amore e nel timore del Suo nome. La ricchezza dei testi è prova inconfutabile di come la preghiera costituisca l’anima d’Israele, in quanto popolo eminentemente sacerdotale.
tags: #ebraiche #benedizioni #del #mattino