Negli ultimi anni, si è osservato un crescente aumento, all'interno delle nostre parrocchie, nella costruzione di strutture destinate a molteplici usi, spesso includendo ambienti per la ristorazione. Questo include sale definite “polivalenti”, che prevedono in ambienti immediatamente adiacenti la presenza di cucine, dispense e luoghi di disbrigo. Allo stesso modo, altre strutture, adibite esclusivamente alla ristorazione e utilizzate specialmente in occasione di sagre patronali, tendono a diventare costruzioni stabili, impiegate anche in varie altre circostanze.

La Distinzione tra Occupazione di Suolo e Titolo Edilizio
L’occupazione di un’area con un chiosco, che sia demaniale o privata, richiede sempre un’attenta valutazione delle normative vigenti. L’occupazione con un chiosco di un’area demaniale, ad esempio, richiede un atto autorizzatorio, essendo il bene destinato ex lege all’uso collettivo e avendo caratteri propri quali l’inalienabilità e l'impossibilità di formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano. Non del tutto dissimile è il regime dei beni che fanno parte del patrimonio indisponibile, che non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano. Per completare il quadro prospettico, va aggiunto che le opere realizzate su beni demaniali o in concessione, che fanno parte delle pertinenze (beni destinati in modo durevole al servizio dei beni demaniali), accedono al bene demaniale principale in forza del meccanismo di cui all’art. 934 c.c.
Un aspetto non secondario e cruciale è che, per l’esecuzione di opere su suolo di proprietà pubblica o privata, non è sufficiente un eventuale provvedimento di concessione per l’occupazione di detto suolo, ma occorre l’ulteriore ed autonomo titolo edilizio. Questo opera su un piano diverso e risponde a presupposti distinti rispetto sia all’atto che accorda l’utilizzo a fini privati di una determinata porzione di terreno, sia ad altri atti autorizzativi eventualmente necessari (come ad esempio, l’autorizzazione ambientale).
Il Chiosco come Nuova Costruzione: L'Obbligo del Permesso di Costruire
La realizzazione di un intervento edilizio su un’area pubblica o privata, inclusa quella parrocchiale, non costituisce un’esimente per l’applicazione delle ordinarie regole stabilite dal Testo Unico per l’Edilizia, il DPR 380/01. Infatti, va considerato che il chiosco, così come il gazebo o il dehor, costituisce una vera e propria trasformazione urbanistico-edilizia del territorio, e cioè una nuova costruzione che, ai sensi degli articoli 3 e 10 del DPR 380/01, richiede il preventivo rilascio del permesso di costruire.

Irrilevanza di Materiali, Stagionalità e Provvisorietà
A nulla rilevano le considerazioni, introdotte per esimerne l’assoggettabilità al Testo Unico per l’Edilizia, circa i materiali utilizzati (per esempio, acciaio in luogo di cemento armato) e la stagionalità e provvisorietà, o più in generale l’assenza di stabilità dell’intervento. Anche strutture concepite come temporanee o leggere sono soggette alle stesse normative edilizie se comportano una modifica significativa e non effimera del suolo e del suo utilizzo.
Regolamentazione del Commercio su Aree e Compatibilità Urbanistica
Una lettura della disciplina di riferimento, come quella regionale per il commercio su aree pubbliche per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, espone nella più esemplare vividezza tale possibilità. Ne discende l’applicazione alla fattispecie del comma 3 dell'art. 20 del DPR 380/01 e dell'art. 3, Definizioni stradali e di traffico, del D.Lgs. n. 285/1992 (Codice della Strada). Anche qualora l’eventuale sedime stradale, in cui insisterebbe il chiosco, occupasse parte del marciapiede, la necessità del permesso di costruire persiste, in quanto l'installazione è comunque una trasformazione urbanistica. Le finalità istituzionali concernenti la gestione dei beni pubblici sono previste dal legislatore in varie disposizioni normative da cui si evince la necessità che la gestione dei beni pubblici e la relativa cessione sia orientata al rispetto dei principi di economicità, adeguatezza, proporzionalità e gestione produttiva dei beni stessi, anche qualora siano individuate forme alternative o sussidiarie di valorizzazione a salvaguardia dell’interesse pubblico.
Il procedimento amministrativo per la somministrazione di alimenti e bevande
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