La Cattedrale di Massa Marittima, dedicata a San Cerbone (vescovo di Populonia dal 570 al 575 e Patrono della città), sorge alla sommità di una scalinata che si affaccia in diagonale sulla Piazza Garibaldi, la principale piazza cittadina. La sua insolita posizione trasversale rispetto alla piazza la rende un esempio urbanistico forse unico al mondo, sfidando le consuete prospettive architettoniche.
La sua costruzione, iniziata nei primi anni dell’XI secolo, si protrasse per lungo tempo, plasmando un notevole esempio di architettura romanico-gotica. Già a una prima occhiata appaiono evidenti due stili principali: il romanico della fascia più bassa e il gotico, stile in cui la Cattedrale fu ampliata e arricchita nel 1287 per opera di Giovanni Pisano. L'edificio, che ha subito numerosi rifacimenti e modifiche nel corso dei secoli, ha raggiunto il suo aspetto finale agli inizi del XIV secolo. Nel luglio del 1975, Papa Paolo VI l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

Architettura Esterna: La Facciata e i Dettagli Romanico-Gotici
Tutta la struttura esterna della Cattedrale è decorata da una serie di archi ciechi e da figure simboliche di animali dal significato apotropaico. La facciata, in stile pisano dell'XI-XII secolo, è riccamente decorata e divisa su più livelli, con colonne, archetti e statue attribuite al celebre scultore Giovanni Pisano. Il portale centrale è dotato di una piattabanda affiancata da due protomi leonine, e presenta nei cinque pannelli le Storie di San Cerbone, realizzate agli inizi del Duecento.
Al centro della controfacciata, il rosone è impreziosito da una rara vetrata trecentesca, opera di Gerolamo da Pietrasanta, che raffigura il Redentore in gloria ed episodi della vita del Santo. Al di là dello svettante campanile, che funge quasi da cerniera con il contiguo Palazzo Vescovile, si colloca l’ampliamento realizzato tra il 1287 e il 1304 da Giovanni Pisano. Allo stesso architetto si deve il completamento del fronte principale con l'aggiunta di un terzo ordine, il cui timpano-loggia goticheggiante è di indubbia originalità. Una fitta teoria di arcate cieche percorre il fronte, la metà del fianco destro e l’intera fiancata sinistra, mentre in corrispondenza del presbiterio emerge il quattrocentesco tamburo poligonale con sovrastante lanterna.

Gli Interni: Un Patrimonio di Fede e Arte
L’interno della Cattedrale è costituito da un impianto basilicale a tre navate, a croce latina con abside poligonale, e la sua sobria spazialità rammenta le origini romaniche dell'edificio. Le navate sono divise da colonne di travertino e pilastri cruciformi, alle cui sommità spiccano capitelli finemente scolpiti e di varia foggia, che ancora una volta ricordano lo stile di Giovanni Pisano. La navata centrale è coperta da volte a crociera risalenti alla metà del Quattrocento, mentre sono seicentesche quelle sovrastanti le navate laterali.
Varcata la soglia, presso la porta d’ingresso situata nella navata destra, è murato in una nicchia un sarcofago romano dell’età dei Severi (III sec. d.C.) sormontato da un affresco della fine del XIII secolo raffigurante la Madonna con Bambino e ai lati San Francesco e Santa Caterina di Alessandria. Sul muro della controfacciata si ammira una serie di splendidi bassorilievi preromanici, pregevole opera dai forti influssi bizantini. Poco distante, nella navata centrale, presso la porta principale, appaiono sulla destra tracce di affreschi con scene della Crocifissione e, a sinistra, un frammento di affresco raffigurante San Giuliano ospedaliere. La lunetta sopra la porta è chiusa da una tela in cui sono dipinti San Ciriaco, Sant'Andrea e San Bernardino Albizeschi, detti da Siena, Patroni secondari di Massa e dei singoli Terzieri. Sopra questa si erge una statua lignea che ritrae San Cerbone.
Opere d'Arte Notevoli negli Interni
- Fonte Battesimale: Nella navata sinistra, in un angolo, si trova la Fonte Battesimale (1267), opera di Giroldo da Como. È costituita da una vasca monolitica, magistralmente lavorata in bassorilievo, su cui sono scolpite scene dell’Antico e Nuovo Testamento. Nel 1447 vi fu aggiunto il rinascimentale tabernacolo marmoreo.
- "Maestà" di Duccio di Buoninsegna: Nella Cappella minore della navata destra si conserva una preziosissima tavola su cui è mirabilmente dipinta la "Madonna delle Grazie", opera di Duccio di Buoninsegna (m. 1318), realizzata nel 1316 per la Cattedrale di San Cerbone. Questa tavola, con la sua intensa umanità, è uno dei manufatti artistici più preziosi dell'edificio.
- Cappelle del Transetto: Nei due bracci del transetto si collocano le Cappelle del Santissimo Sacramento e delle Tre Sante (Divina Pastora, Santa Lucia e Sant'Agata, protettrici dei minatori, dei lavoratori della lana e dei fonditori). La Cappella sinistra di crociata presenta un affresco raffigurante queste sante e lungo la parete è posta la tomba del Vescovo Borachia (m. 1924). La Cappella minore della navata sinistra è dedicata a San Giuseppe.
- Altre Opere: Lungo le pareti sono esposte "tele" di Rutilio Manetti (1571-1639), di Raffaello Vanni (1587-1673) e di scuola senese (inizio sec. XVIII). Si menzionano anche i "resti" di una tavola di Sano di Pietro (1406-1481) e "Antifonari" miniati su pergamena (scuola senese, fine sec. XV). La Croce dipinta di Segna di Bonaventura (inizio XIV secolo) è un'altra opera degna di nota.

Il Presbiterio: Fulcro della Liturgia e Rinnovamento
In ogni edificio sacro, l’altare è il centro e assume nella visione d’insieme e nella celebrazione una rilevanza particolare. L’altare deve essere unico, perché è il simbolo di Cristo, e deve essere in pietra, a ricordare Cristo, la “Pietra” sulla quale la Chiesa è costruita.
Si erge nella navata centrale l’Altare Maggiore, opera di Flaminio del Turco, eretto nel 1626 in marmo giallo di Siena. Sull'altare è posta una copia del Crocifisso ligneo policromo, insigne opera di intaglio di Giovanni Pisano, il cui originale si trova oggi nel Museo di Arte Sacra di Massa Marittima. Dietro l’Altare Maggiore si apre il Coro, maestosa opera gotica dagli ampi finestroni, che ospita gli stalli canonicali del XV secolo.
Nel 2004, il presbiterio è stato sottoposto a importanti lavori di restauro e risanamento conservativo, in occasione dei quali è stato dotato di un nuovo altare e di un nuovo ambone, realizzati in travertino e fusione di bronzo patinato. Il progetto architettonico e la direzione lavori sono stati curati dall'Arch. A. Chiantelli, mentre il progetto artistico è opera di Ivan Theimer, la cui nuova cattedra vescovile è attualmente in fase di ultimazione.

Il Contributo Artistico di Ivan Theimer
Ivan Theimer, artista nato in Moravia e formatosi in Francia, ha operato nello spazio ridotto del Presbiterio, scegliendo dimensioni, materiali e collocazione per dialogare armoniosamente con l’antico. I materiali usati per il nuovo altare sono travertino e bronzo, selezionati per non entrare in conflitto con i marmi del seicentesco altare storico che fa da sfondo. La pietra utilizzata è un travertino cavernoso tratto dalla stessa cava vicino a Massa Marittima da cui fu estratto il materiale di costruzione della cattedrale, una pietra di oltre 5 milioni di anni.
La tradizione del “sacrificio” offerto sulla pietra della propria terra è qui ricordata nell’altare, la cui pietra è ornata di lapislazzuli, piccole pietre preziose e graniti provenienti da Israele e dall’Egitto, nonché da piccoli testi riprodotti al laser da codici e papiri. Nella tradizione cristiana, al sacrificio di Gesù si unisce il sacrificio dei santi e dei martiri. La mensa dell’altare ha una pietra corrispondente nel pavimento, che sostiene le colonne; simbolicamente è la pietra del sepolcro della resurrezione. Le colonne che reggono l’altare sono sette: un numero legato alla cultura ebraica, che comprende il tre e il quattro, indicando la perfezione assoluta e la durata nel tempo.
Una peculiarità artistica di Theimer è la tartaruga, animale ricco di simbologia in diverse culture orientali, considerata incarnazione del "mondo". L'artista l'ha collocata a sostegno delle colonne che sorreggono l'altare. Il serpente tra le zampe della tartaruga è una chiara allusione a tante antiche credenze sull'immortalità dell'animale che cambia pelle.
L'Arca di San Cerbone: Un Capolavoro di Scultura Gotica
Nel centro dell’abside, dietro l’Altare Maggiore, è posta l'Arca di San Cerbone, sublime opera marmorea di Goro di Gregorio (1324), uno dei massimi capolavori della scultura gotica italiana. L'arca, che contiene le spoglie del Santo, si presenta relativamente ben conservata e integra nelle sue parti. Un tempo era dipinta e impreziosita da fondali dorati.
Le storie della vita del Santo, minuziosamente scolpite lungo i fianchi dell’arca, dipanano la leggendaria esistenza del Vescovo africano giunto in Maremma per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali. La narrazione inizia con la scena in cui San Cerbone, condannato da Totila ad essere sbranato dagli orsi, è da questi miracolosamente lambito. Segue l'episodio in cui i cittadini di Populonia supplicano Cerbone di ritardare l’orario della Messa, e il loro successivo ricorso a Papa Virgilio. Un'ambasceria di legati apostolici reca poi a Cerbone l’ordine di comparire dinanzi al Papa.
Il viaggio di Cerbone a Roma è illustrato con vivace dinamismo: il Santo munge una cerva per placare la sete dei messi papali, e compie il miracolo della guarigione di tre viandanti colti da altissime febbri. L'arrivo di Cerbone a Roma e il suo incontro con il Papa, che si alza in piedi riconoscendolo subito come santo, concludono la serie di eventi. L'ultimo bassorilievo svela il mistero delle messe notturne celebrate da Cerbone: un coro di angeli compariva a cantare il Gloria, un fatto che il Santo aveva sempre voluto celare per umiltà.
Sul coperchio dell'arca, dodici clipei racchiudono figure sedute di santi e profeti. Nei due tondi centrali dei lati lunghi, da una parte si osserva la salma di Cerbone vegliata dagli angeli, dall'altra la Madonna con il Bambino. Lo stile dell'arca, con la sua spiccata inclinazione ad atteggiare le figure in una dolce curvatura a forma di S, rivela una totale adesione ai canoni estetici del gotico francese, precocemente e compiutamente tradotti in marmo da Goro di Gregorio su modelli desunti dall’arte orafa. Goro dimostra una straordinaria capacità di condurre la narrazione, rifuggendo dalla drammaticità per lasciare spazio all’incanto della favola e alla semplicità dei sentimenti.

Restauri e Scoperte Recenti nella Cattedrale
L'edificio ha beneficiato di importanti interventi di restauro. Dopo dieci anni di lavori, è ritornato visibile l’interno della cupola, rivelando magnifiche scoperte. Gli studi hanno permesso di stabilire che la cupola appartiene alla prima edificazione dell’edificio romanico ed è stata sicuramente completata entro la metà del XIII secolo, essendo quindi coeva al corpo romanico. Ciò è confermato dalle pitture del motivo a simulazione architettonica, dagli affreschi con i simboli dei quattro Evangelisti e le storie di San Cerbone, e da decorazioni a disegno geometrico nella parte alta dell’intradosso della cupola e apparati figurativi nella parete del tamburo.
Tra il 2008 e il 2009 è stata condotta un’analisi storico-critica-conoscitiva sull’intero edificio, con lo studio della geometria delle volumetrie e la produzione di rilievi 3D fotografici metrici ad alta definizione. Questi elaborati hanno costituito la base grafica per analizzare la storia costruttiva della Cattedrale, utilizzando tecniche di lettura stratigrafica archeologica. Le opere compiute, necessarie per salvaguardare e ristabilire la piena funzionalità dell’edificio e per garantire il miglioramento della resistenza statica e sismica, sono state realizzate in condivisione con gli Organi di tutela, utilizzando materiali e tecnologie compatibili con le esigenze di conservazione degli apparati decorativi e delle strutture storiche esistenti. L’intervento di restauro ha permesso di acquisire informazioni storiche rilevanti ed inedite nell’abside e nella cupola e di ricostruire le fasi costruttive e decorative che hanno determinato l’attuale configurazione volumetrica dell’area tergale.
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