Il percorso dell'autobiografia e l'identità femminile nella letteratura

Si impara molto, di questioni di metodo e di merito, leggendo l’ultimo libro di Sergio Zatti, Il narratore postumo. Confessione, conversione, vocazione nell’autobiografia occidentale. Si tratta di uno studio di ampia gittata, originale e suggestivo, su un tema di grande attualità, in tempi in cui un bulimico pronome «Io» invade ogni forma di scrittura. Zatti ci conduce all’interno della «storia segreta» dell’autobiografia, analizzando come questo genere si sia sviluppato in rapporto alle mutanti concezioni del Soggetto nel corso della storia culturale.

Schema cronologico delle tappe dell'autobiografia occidentale: da Agostino e Rousseau fino alle moderne declinazioni del Novecento.

Le radici dell'autorappresentazione

Circa tredici secoli e mezzo separano le due Confessioni che costituiscono lo schema retorico fondamentale del racconto autobiografico: quelle di Agostino alla fine del Trecento e quelle di Jean-Jacques Rousseau a metà del Settecento. Mentre Agostino scrive un racconto drammatico e internamente dialogico, sdoppiando il destinatario tra Dio e gli uomini, Rousseau costruisce la memoria autobiografica partendo dai propri ricordi d’infanzia e dalle sue «storie giudiziarie».

Con Rousseau, il discrimine interessante risiede nell’insistito appello al lettore, chiamato a essere testimone della sincerità d’autore. L’autobiografia si intreccia qui con il novel, in un’epoca che vede la nascita dell’individuo borghese. È proprio in ragione di questa «espressione del sé» che nasce la necessità di prendere le distanze da Montaigne, dal suo volersi impronta di ogni condizione umana.

La trasformazione del Soggetto nel Novecento

All’alba del Novecento, la scoperta psicoanalitica di un Io freudiano, che «non è più padrone in casa sua», modifica alla radice il senso dei materiali infantili. Il progetto autobiografico non viene più visto come strumento di conoscenza, bensì come una «costruzione della personalità». Zatti esplora questo passaggio attraverso autori chiave come Baudelaire, Proust, Benjamin e Perec, giungendo a definire la scrittura di sé come una «formazione di compromesso» dove sopravvive una verità dell’io.

Alessandro Manzoni (1785-1873)

L'identità femminile e la sovversione del genere

Il concetto di identità come spazio supremo della ricerca moderna non vale necessariamente per tutti, se si considera la prospettiva delle donne. Prendiamo l'esempio di Virginia Woolf e della sua autobiografia Momenti di essere. Qui, la scrittrice compie una straordinaria impresa: afferma una soggettività che non desidera l’immortalità, ma che si riconosce nell’origine.

L’oggettivazione che prende figura in Woolf è piuttosto spoliazione e disidentificazione dell’io. Attraverso questa «limpida scrittura», lei sovverte il genere autobiografico, ponendo domande cruciali che ancora oggi interrogano chiunque si accinga a narrare la propria vita:

  • Chi è il soggetto dell’autobiografia?
  • Come è costruito il senso di una vita?
  • Qual è il ruolo della memoria e dell’oblio?
  • Quanto contano immaginazione e immaginario?

Domande alle quali, dopo l'esempio di Virginia Woolf, donne e uomini non rispondono più allo stesso modo.

Autore/Autrice Approccio all'autobiografia
Agostino Dialogo tra peccato, memoria e Dio
Rousseau Costruzione dell'Io e appello alla sincerità
Virginia Woolf Spoliazione dell'Io e disidentificazione

Nota: Per approfondire le tematiche della memoria e dell'identità attraverso le letture, il volume "Donna con libro" di Bianca Pitzorno offre una riflessione parallela su come i libri influiscano sulla formazione di una lettrice lungo tutto l'arco della vita.

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