I Musei Civici di Belluno e Palazzo Fulcis si arricchiscono di una nuova, fondamentale opera d'arte. La signora Gabriella Pagani-Cesa, in memoria del padre Andrea, ha generosamente donato alla città di Belluno il Crocifisso ligneo del celebre intagliatore Andrea Brustolon, un'opera da sempre custodita dalla sua famiglia. Questa acquisizione, perfezionata il 17 agosto 2017, rappresenta una delle più importanti nella storia dei Musei Civici, valorizzata dal rinnovato interesse suscitato dall'apertura del nuovo museo a Palazzo Fulcis, che ha posizionato Belluno sulla mappa dei musei del Veneto.

Il Capolavoro del Brustolon: Caratteristiche e Storia
Il Crocifisso donato è considerato uno degli esemplari di migliore qualità tra la produzione di Brustolon destinata alla devozione privata. Realizzato in legno di pero, l'opera si distingue per la sua delicata fattura e per aver mantenuto intatta la sua patina originale. A differenza di altri crocifissi pensati per gli altari delle chiese, come quello già presente nella chiesa di San Giuseppe a Belluno (ora esposto al secondo piano di Palazzo Fulcis), questo pezzo nasce per essere contemplato da vicino, favorendo la meditazione devota di un singolo proprietario privato e della sua famiglia.
La Descrizione di Antonio Agosti e la Scoperta del Basamento
Già nel 1833, il canonico Antonio Agosti aveva descritto l'opera con grande ammirazione: «Alto circa mezzo braccio, può dirsi un capolavoro del genere di finito intaglio per corretto disegno, per la molta espressione, e per la diligente indicazione dei muscoli e delle vene nelle più minute parti del corpo.» Agosti menzionava anche il piedistallo, sul quale, per indicare la causa della morte dell'Uomo-Dio, erano raffigurati il mondo, la "comun madre" (Eva) e la Morte, con il Serpente tentatore al di sopra.
Sebbene l'opera fosse già stata esposta nel 2009 in occasione della mostra di Andrea Brustolon a Palazzo Crepadona, solo in tempi recentissimi è emerso lo straordinario basamento completo. In esso, con un'invenzione barocca che ben si allinea alla sensibilità bizzarra ed estrosa del maestro, si possono oggi rintracciare Eva, la Morte (raffigurata da uno scheletro purtroppo oggi mutilo del teschio) e il Mondo, sul quale si sviluppano le spire del serpente, simbolo del Maligno. Il Crocifisso, che sembra "fiorire" da questa base, diventa così parte di uno sviluppo quasi teatrale e narrativo, dove la vittoria sulla morte e il peccato trova la sua completa e icastica rappresentazione.

L'Arricchimento delle Collezioni dei Musei Civici
La donazione del Crocifisso Pagani-Cesa va a completare una delle collezioni pubbliche più ricche di opere di Andrea Brustolon. La sala 15 del museo già ospita tre modelli in terracotta e il Crocifisso d’altare proveniente dalla chiesa di San Giuseppe. Inoltre, le collezioni museali includono l'album completo di disegni di Brustolon, un documento imprescindibile per comprendere il suo metodo di lavoro e progettazione. Alcuni fogli di questo album, che rivelano studi dedicati ad altari, crocifissi, anatomia umana e invenzioni allegoriche, sono esposti eccezionalmente a corredo della prima presentazione pubblica dell'opera donata. In particolare, il disegno con numero di inventario 816 sembra strettamente collegato all'invenzione del Crocifisso Pagani-Cesa, mostrando l'approfondita meditazione dell'artista sul tema della Crocifissione, fin nei più minuti dettagli come lo studio delle mani contratte dal dolore.
Palazzo Fulcis, insieme con il Museo del Settecento veneziano a Ca' Rezzonico, si conferma così una delle tappe obbligate per la comprensione dell'arte di questo virtuoso maestro e straordinario intagliatore.

Andrea Brustolon: Il "Michelangelo del Legno"
Andrea Brustolon, nato a Belluno nel 1662 da padre intagliatore, è una figura centrale del barocco veneto. Il suo primo maestro fu probabilmente il genovese Filippo Parodi a Venezia, sebbene questi fosse esperto del barocco romano. Le sue prime commissioni furono per le chiese dell’area dolomitica, come a Zoldo (Altare delle anime a San Floriano; Altare a Mareson), a Belluno e a Feltre. Le sue eccezionali doti di ebanista lo resero un artista ricercato anche nella produzione d’arredo, per la quale le maggiori famiglie veneziane si contesero i suoi servizi. I celebri fornimenti per i Venier, i Pisani e i Correr, datati entro la fine del XVII secolo, rappresentano alcuni dei più alti traguardi dell'ebanisteria di ogni tempo, tanto da valergli la definizione di “Michelangelo del legno” da parte di Balzac. Brustolon riusciva a unire un'impareggiabile abilità tecnica e una capacità di variare e giocare con le diverse essenze lignee, a una grande efficacia compositiva, con un senso pienamente ‘barocco’ per il meraviglioso, il movimento e il drammatico.
Il Contesto Espositivo e le Future Iniziative
Dopo un piccolo intervento di manutenzione, il Crocifisso, dal valore stimato di circa 80 mila euro, è stato riportato a Belluno da Brescia, grazie anche all'intermediazione di Francesco Piero Franchi. L'opera sarà esposta nella stanza 15 di Palazzo Fulcis, dove finora mancavano esempi di crocifissi di Brustolon. Per accogliere questo capolavoro e celebrarne il ritorno, i Musei Civici hanno organizzato una piccola mostra incentrata proprio sui crocifissi di Brustolon, che durerà per tutto l'autunno-inverno. L'assessore alla Cultura Marco Perale ha sottolineato l'intenzione di mostrare, insieme all'opera, i disegni di Brustolon, illustrando così il metodo di lavoro della sua bottega. La mostra, che proseguirà fino a febbraio, ha l'obiettivo di coinvolgere le scuole e la comunità, consolidando il museo come punto di riferimento culturale. Questo evento segna l'inizio di una stagione di esposizioni a Palazzo Fulcis dedicate a singoli aspetti dell'arte bellunese o a oggetti finora non esposti, come monete o medaglie, incentivando i bellunesi a tornare periodicamente al Fulcis.
Un Museo che Ispira Generosità
La donazione del Crocifisso di Brustolon è un segno tangibile di un rinnovato interesse e generosità verso le raccolte cittadine, stimolato dall'apertura di Palazzo Fulcis. L'assessore Marco Perale ha evidenziato come il museo si stia affermando come "il luogo della memoria collettiva della città e del suo territorio". A seguito di questa e di altre importanti acquisizioni, il museo ha continuato ad attrarre donazioni. Tra queste, si annoverano un dipinto ovale raffigurante una monaca della famiglia De Vei, riconducibile alla scuola di Gaspare Diziani e databile al XVIII secolo, donato dai fratelli Luca e Annalia Sommavilla. A ciò si aggiunge una cassapanca di legno intarsiato del Seicento, donata da Luigi Bortoluzzi in memoria della madre, Letizia Nicoletti Bortoluzzi, che andrà ad arricchire gli arredi preziosi delle sale espositive. Queste opere, commenta il curatore Denis Ton, "incrementano le nostre raccolte e arricchiscono di nuovi frutti la lunga stagione di elargizioni al museo cittadino, che adempie al suo compito istituzionale di tutelare la storia artistica e locale della città". Un'altra donazione degna di nota sarà un maestoso mobile di Valentino Panciera Besarel, del valore di 10 mila euro, promesso post mortem da Angelo Marzollo. Questo mobile, realizzato in occasione delle nozze Ghin Marzollo, arriverà al Fulcis in futuro, dimostrando la crescente attrattiva del museo.
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