Don Tonino Bello: Vita, Ministero e Messaggio

Introduzione: Il Ricordo di un Educatore Speciale

La figura di Don Tonino Bello è stata oggetto di numerosi studi e apprezzamenti, ma un aspetto fondamentale della sua vita e del suo ministero, l'esperienza educativa vissuta nel Seminario Vescovile di Ugento tra il 1958 e il 1976, rischiava di essere trascurato. Questa preoccupazione fu avvertita in particolare durante il convegno per il decennale della morte di don Tonino tenuto ad Assisi nel settembre del 2004, dove nessuna delle relazioni dava conto dell'esperienza vissuta in seminario.

L'attenzione rivolta agli scritti, alla parola e ai gesti del Vescovo, infatti, finiva per lasciare sullo sfondo tratti importanti della sua personalità e trascurare del tutto la prima parte del Suo ministero, avara di pubblicazioni ma ricca di gesti semplici e sublimi. Questo ha portato biografi ed esegeti a considerare quella stagione come uno spazio minore, una parentesi priva di particolare interesse. Di fronte a questo errore di prospettiva e al rischio dell'oblio ingeneroso, alcuni dei suoi alunni si sono sentiti in dovere di raccontare e far rivivere i colori vividi che caratterizzarono quell'esperienza.

L'esperienza vissuta a Ugento fu speciale, innovativa, felice e unica. Non fu un insegnamento basato su regole e comportamenti, ma su stimoli esistenziali come la ricerca della gioia, la pratica dell'amicizia, il coraggio delle scelte e l'educazione all'entusiasmo. È un'esperienza che, a dispetto del tempo, resta viva nel cuore di tutti gli ex allievi, i quali la ricordano come una favola meravigliosa vissuta nell'adolescenza, toccando felicemente anche don Tonino che egli stesso la rievocò finché visse con accenti commossi.

Riaprire le pagine de “L'Antenna”, la pubblicazione ciclostilata del Seminario vescovile di Ugento interamente scritta da don Tonino dal 1962 al 1968, si rivelò un compito emotivamente intenso. Se da un lato quelle pagine sprigionavano "un prolungamento di gioia", ricordando un periodo felice e sereno, dall'altro tale gioia si trasformava a volte "in nodo alla gola", una sorta di sindrome emotiva da ricordo che attanagliava e attanaglia gli ex allievi. Tuttavia, ha prevalso l'obbligo divulgativo, il dovere di far conoscere la straordinaria vicenda di un giovane educatore che in un luogo sperduto del Salento suscitò in un gruppo di ragazzini entusiasmo e amicizia.

Ritratto fotografico di Don Tonino Bello con un sorriso

Le Radici Salentine e la Formazione (1935-1957)

Nascita e Infanzia nel "Sud del Sud"

Don Tonino Bello nacque il 18 marzo 1935 ad Alessano, in provincia di Lecce, da Maria Imperato e Tommaso Bello. Cresciuto in quello che amava definire il "sud del sud", egli vedeva in quella povertà e essenzialità un privilegio, intuendo che la sua terra sarebbe potuta diventare ostaggio di una "ricchezza vampira".

La sua infanzia fu segnata da profondi lutti familiari: il padre morì improvvisamente nel 1942, e in poco più di due anni, la follia della Seconda Guerra Mondiale colpì duramente la famiglia, portando alla morte dei suoi fratellastri Vittorio e Carmine Giacinto. Questi eventi, avvenuti quando Tonino non aveva ancora compiuto dieci anni, gli instillaronoo "il tarlo della follia della guerra" che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, alimentando il suo impegno per la pace. Ricorderà da adulto: "Mio padre non lo ricordo. So che piangevo in segreto quando vedevo i miei compagni delle elementari accompagnati a scuola dai loro papà". Sentì il tributo di dover vivere anche per la sua gente, "povera di denaro, ma ricca di sapienza, dimessa nel comportamento, ma aristocratica nell'anima, rude nel volto contadino, ma ospitale e generosa".

Mappa del Salento con Alessano, Ugento e Tricase evidenziate

Gli Anni del Seminario e la Scoperta del "Centro"

L'intelligenza e la bontà del giovane Tonino non sfuggirono al Parroco, don Carlo Palese, che nel 1945 gli propose la vita del seminario. Così, con una valigia piena di sogni, Tonino varcò la soglia del Seminario di Ugento. Qui iniziò una nuova vita di preghiera, studio e nuove conoscenze, dove compagni ed educatori si accorsero subito del ragazzo bravo e generoso.

Dopo cinque anni, si trasferì al Seminario regionale di Molfetta, eccellendo in tutte le materie, praticando sport, suonando l'organo e la fisarmonica. Il suo spirito gioviale lo rendeva amabile a superiori e compagni. Proseguì gli studi a Bologna presso il seminario ONARMO (Opera di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai), un percorso formativo alternativo che approfondiva il pensiero sociale della Chiesa, la storia del movimento sindacale e il contatto diretto con le fabbriche e gli operai. Don Tonino descrisse quel periodo come "bellissimo", caratterizzato da "i segni del periodo preconciliare" e la "presenza straordinaria del card. Lercaro", con un focus sulla riscoperta della liturgia e dei suoi valori sociali.

A Bologna ricevette gli ordini minori e il suddiaconato. Nonostante la proposta di rimanere in quella diocesi, scelse di tornare nella sua terra salentina, un legame che lo avrebbe accompagnato per sempre. Ricevette il diaconato il 7 luglio 1957 e l'8 dicembre dello stesso anno fu ordinato sacerdote ad Alessano da Monsignor Ruotolo, che ne aveva richiesto la dispensa data la sua giovane età. Monsignor Cremonini, padre spirituale del seminario ONARMO, scrisse a mamma Maria che il suo "egregio e amabile figliolo, dotato di speciali doti di mente e di cuore," avrebbe ricevuto "una dignità divina e il potere di dispensare alle anime dei fedeli gli ineffabili doni della grazia".

Don Tonino Educatore e Teologo (1958-1978)

Il Ministero nel Seminario Vescovile di Ugento

Nel 1958, dopo aver conseguito la Licenza alla Facoltà Teologica di Milano, don Tonino si trasferì a Ugento. Appena giunto nel seminario, fu nominato professore di più materie scolastiche e incaricato della disciplina. Durante i diciotto anni di permanenza, fu dapprima prefetto, poi vice rettore e infine rettore dal 1974 al 1976. Questa fu la più lunga esperienza della sua vita, e per l'intera diocesi ugentina, la più feconda, una "semina benefica per il clero e per i laici" volta a costruire l'avvenire della Chiesa diocesana.

Quegli anni furono fondamentali per mettere ulteriormente a nudo le sue straordinarie capacità educative e pastorali, il suo impegno senza sosta e la sua cultura senza confronti. Egli fu educatore di molti sacerdoti diocesani e di numerosi giovani, suscitando in loro entusiasmo e amicizia.

Foto d'epoca del Seminario vescovile di Ugento

"L'Antenna": Voce e Specchio dell'Esperienza

Un elemento distintivo del suo ministero educativo fu "L'Antenna", una pubblicazione ciclostilata del Seminario vescovile di Ugento, comparsa il 31 maggio 1962 e interamente scritta da don Tonino. La sua pubblicazione durò fino all'agosto 1968, senza regolarità periodica. Don Tonino stesso predisse che rileggere "L'Antenna" avrebbe ricordato agli ex allievi "che nella vostra giovinezza avete vissuto un periodo felice e sereno perché nel petto vi mormoravano le acque della grazia di Dio".

Il Concilio Vaticano II e la Nomina a Monsignore

Nel 1962, con l'inizio del Concilio Vaticano II, Monsignor Ruotolo, vescovo di Ugento, decise di portare con sé don Tonino a Roma, considerandolo ormai il suo teologo personale. Le tracce degli interventi del vescovo durante le sessioni conciliari furono preparate da don Tonino, che trovò anche il tempo di scrivere un diario su quell'esperienza romana. L'aria di rinnovamento lanciata dal Concilio Ecumenico influenzò profondamente la sua già ricca cultura pastorale, che avrebbe evidenziato nel suo ministero episcopale.

Nel frattempo, il suo notevole contributo a Roma servì a preparare una grande sorpresa: a soli ventotto anni, don Tonino fu nominato "monsignore" da Monsignor Ruotolo. Accettò di buon grado, ma continuò a farsi chiamare "don" Tonino, anche dopo la sua nomina episcopale. Durante la sua permanenza a Roma, si iscrisse all'Università Lateranense, laureandosi in Teologia nel 1965.

La Passione per lo Sport e l'Impegno Extra-Seminario

Gli anni trascorsi a Ugento misero in risalto un'altra passione di don Tonino: lo sport. Era sempre pronto a impegnarsi in ogni attività sportiva e agonistica con i suoi ragazzi, arrivando addirittura a ottenere il patentino di arbitro di calcio. Fu lui a dare origine a una squadra di pallavolo del seminario, che raggiunse risultati incredibili nel campionato nazionale. Nel 1978, lasciò il seminario quando il vescovo Monsignor Mincuzzi lo nominò amministratore parrocchiale del "Sacro Cuore di Ugento". Qui si tuffò a tempo pieno nel suo nuovo lavoro, ricostituendo il Consiglio parrocchiale e dedicando attenzione al canto sacro e alla preparazione delle letture della domenica. È ancora ricordato per il suo girare continuo per le strade della parrocchia, conoscendo tutti e chiamando ciascuno per nome, con un sorriso e una parola di incoraggiamento per tutti.

Parroco a Tricase e le Prime Chiamate all'Episcopato (1979-1982)

La Rivoluzione Pastorale a Tricase

Nel 1979, don Tonino fu eletto parroco della "Natività di Maria" a Tricase, un paese a pochi chilometri da Alessano. La gente lo accolse con grande affetto ed entusiasmo, considerandolo un figlio della propria terra. In soli tre anni, don Tonino rivoluzionò il paese con il suo impegno dinamico, introducendo scelte nuove e rinnovatrici, e applicando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. La sua chiesa si riempiva di tantissime persone affascinate dalle sue omelie, che a volte usava per lanciare "sferzate" ai politici e agli amministratori locali. La sua popolarità crebbe, conquistando anche i giovani di Tricase, in particolare i suoi alunni, poiché egli viveva l'impegno scolastico non come un lavoro, ma come una missione, un momento di espansione e verifica del suo ministero sacerdotale e pastorale.

I Rifiuti delle Nomine Vescovili

Nel 1980, don Tonino fu convocato a Roma dalla Congregazione dei Vescovi, dove il cardinale Sebastiano Baggio gli propose la nomina a vescovo con destinazione Palmi, in Calabria. Quell'evento lo turbò profondamente, e alla fine decise di declinare la proposta. Poco tempo dopo, una seconda convocazione a Roma gli portò la proposta di nomina a vescovo nella diocesi di Tursi, in Basilicata. Anche questa volta don Tonino non accettò, tormentato dall'idea di lasciare Tricase, la sua parrocchia e la sua gente che amava, ma soprattutto la sua mamma, ormai anziana, che sarebbe morta nel novembre del 1981.

Foto di Tricase, una piazza o una chiesa significativa

Don Tonino Vescovo: La Chiesa del Grembiule (1982-1993)

La Nomina e l'Ingresso nella Diocesi

L'anno successivo, a metà giugno, don Tonino ricevette la terza proposta. Questa volta, sebbene indeciso, fu propenso ad accettare. Il 10 agosto 1982 fu nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, e successivamente anche di Ruvo di Puglia, entrata a far parte della nuova diocesi il 30 settembre 1986. La notizia fu accolta con gioia, e don Tonino, in un incontro scherzoso con il clero delle tre città, disse di aver voluto subito incontrare la "fidanzata che la Santa Sede gli aveva trovato per corrispondenza", ovvero la Chiesa di Molfetta.

La celebrazione di consacrazione episcopale avvenne a Tricase il 30 ottobre, seguita da una folla immensa. Qualche giorno dopo, don Tonino si recò a Roma per prestare giuramento davanti al Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Quest'ultimo rimase colpito dalla semplicità del suo abbigliamento e sbalordito nel vedere la croce pettorale fatta in legno, un oggetto insolito per un vescovo. Don Tonino spiegò i motivi di quella scelta e donò la croce al Presidente. Il suo ingresso nella nuova diocesi avvenne il 21 novembre 1982, festa della presentazione di Maria al Tempio, un evento che rivelò subito la sua intenzione di "dirottare" la Chiesa molfettese verso nuove strade, come evidenziato dalla sua omelia.

“Don Tonino Bello: Vescovo dei nostri giorni”, il documentario in onda su TRM Network

Il Vescovo degli Ultimi e l'Esempio di Vita

Don Tonino Bello divenne noto come il "vescovo col grembiule", un'espressione coniata da lui stesso per testimoniare la necessità e il dovere di stare sempre dalla parte degli ultimi, una Chiesa vicina alle persone sofferenti attraverso gli insegnamenti semplici del Vangelo. Fin dall'inizio del suo ministero episcopale, rinunciò ai segni esteriori del potere, scegliendo una vita sobria, semplice e di grande umiltà. Scendeva in piazza a fianco degli operai in sciopero, apriva le porte del palazzo vescovile alle famiglie degli sfrattati e andava a parlare con i senzatetto alla stazione.

Le sue azioni e le sue prese di posizione pubbliche fecero scalpore nell'Italia degli anni '80. Non temeva di denunciare le ingiustizie, usando le sue prediche per lanciare "sferzate" ai politici locali e agli amministratori. Egli incarnava il "potere dei segni" in contrasto con i "segni del potere". La sua spiritualità era radicata nel "contatto con il Signore", il "tesoro nascosto" che aveva trovato, come l'uomo della parabola che vende i suoi averi "pieno di gioia". Ai dubbi dell'adolescenza rispondeva con coraggio, spronando alla responsabilità delle scelte e indicando la "rotta giusta": "abbi fiducia in te,... il tuo destino è nelle tue mani, nelle scelte che compi ogni giorno... gioisci, inebriati di felicità, mantieni il contatto con Colui che solo può dare la gioia... la vita è bella, spendila a caro prezzo, al prezzo più alto".

Il suo ministero fu costellato di gesti di prossimità e cura verso i più vulnerabili. Ricordava l'incontro con Gennaro, un senzatetto che dormiva sotto una barca capovolta, al quale offrì un rifugio e dignità. E ancora la storia di Giuseppe, un uomo uscito di prigione per la ventesima volta, al quale, nonostante le ricadute, Don Tonino continuava a dare speranza e sostegno, promettendo: "Coraggio Giuseppe, siamo tutti pezzi di galera ma prepariamoci ad uscirne". Questi episodi mostrano la sua profonda convinzione che non esistono ferite che non possano essere curate e che le cicatrici sono "firma di guarigione".

L'Impegno per la Pace e il Disarmo

Negli anni '80, da vescovo di Molfetta, scelse la pace e il disarmo, diventando una guida e un punto di riferimento imprescindibile del movimento pacifista italiano. Si impegnò a favore dell'obiezione di coscienza alle spese militari e sostenne con forza la campagna che nel 1990 portò all'approvazione della legge 185 per regolare il commercio di armi. Si batté contro il piano di militarizzazione della Puglia, contro gli euromissili a Comiso e le politiche di riarmo del governo italiano. Le sue prese di posizione radicali gli costarono attacchi e dure critiche, accuse di ingenuità e visioni utopistiche, ma lui non si tirò indietro.

La pace, l'antimilitarismo, il disarmo, la giustizia sociale e la scelta di schierarsi accanto agli oppressi furono le stelle polari della sua azione pastorale e sociale. Sul finire del 1985 venne nominato presidente di Pax Christi, imprimendo al movimento cattolico internazionale per la pace una direzione chiara e intransigente. Sosteneva che "la pace che si disgiunga dalla giustizia è peggio della guerra" e denunciava l'economia sommersa della speranza in contrasto con una ricchezza globalmente mal distribuita, dove "i cento pani che mettiamo sul tavolo" sono per "i 100 commensali che stanno a questo tavolo" distribuiti in modo diseguale. Ricordava che "ogni due secondi sulla terra muoiono tre persone PER fame", non DI fame, a causa delle risorse disponibili ma non equamente condivise.

Don Tonino sottolineava l'importanza di passare dalla "pace della coscienza" alla "coscienza della pace". La prima, individuale, non basta: bisogna sviluppare una coscienza attiva che si batta per la pace nel mondo. Egli invitava alla "parresia", il coraggio profetico di prendere posizione, di denunciare le ingiustizie, anche a costo di essere scomodi. Le sue lettere agli operai delle fabbriche di armi ("è più difficile scrivere a voi che al Sottosegretario della Difesa") sono un esempio della sua audacia nel confrontarsi con realtà difficili. Egli credeva fermamente che "l'uomo avrà partita vinta", e che non bisogna stancarsi di tifare per l'uomo, anche se "il mondo ha perduto alle parole".

Manifestazione per la pace con striscioni e folla

La Malattia e il "Pellegrinaggio della Speranza" a Sarajevo

Sul finire del 1991, don Tonino fu colto all'improvviso da una grave malattia, un cancro allo stomaco. La notizia fece il giro del mondo, e messaggi di conforto giunsero da ogni parte. Dopo una prima operazione, tornò al suo incarico pastorale, ma le cure non riuscirono a sconfiggere il male. Don Tonino decise allora di trasformare il suo letto di dolore in un "altare scomodo", dal quale continuò a incoraggiare il suo popolo. Il suo corpo era debilitato, ma il suo spirito più vivo che mai.

Organizzò una storica marcia nella Sarajevo sotto assedio nel dicembre 1992, per portare un "pellegrinaggio della speranza" e denunciare la follia della guerra. Nonostante le sue condizioni di salute sempre più precarie, volle marciare a tutti i costi con la sua gente. Da quel viaggio nel cuore della Bosnia, tornò però sconfortato, stanco e carico di dubbi, chiedendosi perché di fronte al pericolo dello scontro di civiltà non si favorisse un'interlocuzione invece che una guerra.

L'Eredità e il Riconoscimento Postumo

La malattia non gli diede tregua. Il 20 aprile 1993, don Tonino Bello, il "vescovo col grembiule", morì all'età di 58 anni. I funerali, celebrati a Molfetta, furono seguiti da una folla immensa di circa sessantamila persone, giunte da tutta Italia e dall'estero. La sensazione di perdita fu immensa. Nonostante un iniziale rischio di oblio da parte della Chiesa istituzionale, la sua memoria e il suo messaggio sono rimasti vivi e attuali. La Chiesa ha poi riconosciuto le sue virtù eroiche, indicandolo come Venerabile, un passo significativo nel percorso verso la santità, riaffermando la validità di una vita spesa "per la giustizia, per il disarmo, per la pace".

“Don Tonino Bello: Vescovo dei nostri giorni”, il documentario in onda su TRM Network

Il Messaggio di Don Tonino Bello: Coraggio, Speranza e Nonviolenza

Il messaggio di Don Tonino Bello è un invito costante alla speranza e al coraggio. Ai giovani indicava obiettivi alti, un'aria rarefatta da respirare, trasmettendo entusiasmo e amicizia. Le sue parole: "io ti indico la strada dove dovresti andare perché la tua vita si possa realizzare in pieno, poi tu vai. Se succede un certo momento che su questa strada ti fermi perché sei stanco, oppure incespichi e cadi, non fa niente se ti rialzi e cammini".

Don Tonino ci invitava alla gioia, ma non nascondeva il difficile percorso per conquistarla, il caro prezzo di quella conquista, il duro scontro tra il bene e il male. La sua critica alla "ricchezza vampira" e alla disuguaglianza economica mondiale era un chiaro appello a fare "scelte storiche concrete" e a non rimanere inerti. "Il mondo è diviso in due parti," diceva, "i ricchi sempre più ricchi e il pullulare dei poveri che diventano sempre più poveri." Per lui, la giustizia era inseparabile dalla pace: "la pace che si disgiunga dalla giustizia è peggio della guerra".

Sosteneva la nonviolenza attiva, un concetto che, a suo dire, "non sia ancora penetrato" a fondo. Credeva che il "disarmo unilaterale incondizionato" fosse la strada da percorrere, un'idea che spesso lo portava a confrontarsi con critiche e incomprensioni, ma che non lo faceva demordere dalla sua parresia, il coraggio profetico di parlare con fermezza e grinta. La ricchezza autentica, per lui, non era "garantita né dall'oro né dall'argento ma ricca unicamente del nome di Gesù". Don Tonino è stato un amico, un compagno di viaggio, un poeta, un vescovo-pastore, ma soprattutto un uomo capace di legare insieme verità e dolcezza, che al pugno chiuso preferiva la mano aperta.

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