Giuseppe "Pino" Puglisi, nato a Palermo nel 1937, è stato una figura centrale nella lotta contro la cultura mafiosa attraverso l'evangelizzazione e l'impegno sociale. Ordinato sacerdote nel 1960, ha dedicato la sua vita al servizio degli ultimi, operando in contesti difficili come Godrano e, infine, nel quartiere di Brancaccio a Palermo, dove la sua missione pastorale si è scontrata duramente con gli interessi della criminalità organizzata.

L'impegno pastorale e la visione del Vangelo
Per don Puglisi, il cristianesimo non era un sistema teologico astratto, ma un'esperienza di vita che si fa messaggio. La sua metodologia educativa si basava sulla sequela evangelica: «Dio ci parla in Gesù, e in Gesù Dio si fa parola attraverso le persone e le cose». Il sacerdote riteneva che la credibilità dell'annuncio cristiano si giocasse nella testimonianza personale e nella concretezza delle scelte pastorali.
A Brancaccio, Puglisi intendeva scardinare una religiosità fatta di sole devozioni, promuovendo invece la ricerca del senso della vita come servizio ai fratelli. Il suo obiettivo era la creazione di una comunità ecclesiale che si ponesse come alternativa alla famiglia mafiosa.
Il Centro Padre Nostro: un presidio di legalità e dignità
Il 16 luglio 1991, don Puglisi fondò il Centro di accoglienza Padre Nostro, inaugurato ufficialmente il 29 gennaio 1993. La scelta di collocare il Centro fuori dai locali parrocchiali non fu casuale: il sacerdote desiderava che le persone si rivolgessero alla struttura non solo per appartenenza di fede, ma per un fatto di umanità. Solo dopo essersi presi cura dei bisogni primari, egli avrebbe annunciato loro il Vangelo.
Il nome del Centro assume un significato profondo in contrapposizione alla figura del "padrino":
- Contrapposizione culturale: Il "Padre Nostro" richiama l'universalità della fratellanza cristiana contro il potere gerarchico e omertoso della mafia.
- Promozione umana: Il Centro si occupa di bambini, anziani, detenuti, donne vittime di abusi e senzatetto, fornendo servizi educativi, sportivi e di assistenza sociale.
- Prevenzione: L'impegno per i più piccoli mira a impedire che la criminalità organizzata sfrutti il degrado del quartiere per "arruolare nuove reclute".

Il martirio e l'eredità spirituale
La mafia, sentendosi minacciata dalla crescente consapevolezza sociale stimolata dal parroco, iniziò una politica di intimidazioni. Don Puglisi, pur consapevole dei rischi, non arretrò mai, convinto che "se ognuno fa qualcosa, allora si può davvero cambiare". Il 15 settembre 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, fu assassinato davanti alla sua abitazione da sicari mafiosi.
Il suo sacrificio è stato riconosciuto dalla Chiesa il 25 maggio 2013, con la proclamazione a beato, primo martire ucciso per mano di mafia in odio al Vangelo. Oggi, l'eredità di don Pino vive attraverso le molteplici attività del Centro Padre Nostro, che continua a coniugare la promozione umana all'evangelizzazione, offrendo ai giovani di Palermo una prospettiva di vita alternativa alla cultura della violenza.