Teramo piange la scomparsa di don Paolo Di Mattia, storico parroco della chiesa di Sant'Antonio, venuto a mancare all'età di 93 anni. La sua lunga e operosa vita sacerdotale, iniziata nel giugno del 1950, è durata 70 anni, dei quali ben 53 dedicati alla guida della parrocchia di Sant'Antonio, dove è diventato un punto di riferimento per più generazioni di fedeli.

Don Paolo era una figura amata e ben conosciuta dai teramani, capace di stringere un rapporto duraturo e sincero con i suoi parrocchiani. Nonostante un carattere apparentemente burbero, nascondeva una profonda umanità e una notevole capacità di comprendere il prossimo. La sua franchezza si manifestava anche in critiche spontanee nei confronti degli amministratori pubblici, ai quali riservava appelli e preghiere affinché non dimenticassero mai la loro missione di servitori del popolo.
A settembre scorso, don Paolo era andato in pensione per raggiunti limiti di età. Tuttavia, molte persone hanno continuato a considerarlo un amico di famiglia, testimoniando il profondo legame che aveva creato con la comunità.
Un percorso vocazionale inaspettato
La vita di don Paolo Di Mattia ha avuto una svolta spirituale inaspettata. Nato nel 1975 in Canada, dove i suoi genitori erano emigrati per lavoro, è tornato a Teramo all'età di tre anni. Ultimo di cinque figli, ha appreso dalla famiglia il valore dell'onestà e dell'impegno nel lavoro. Dopo il liceo scientifico, ha intrapreso gli studi di ingegneria meccanica, una scelta dettata dalla ricerca di stabilità lavorativa. Laureatosi con il massimo dei voti, ha iniziato una brillante carriera come progettista, ricoprendo ruoli di responsabilità e gestendo anche una succursale.
Nonostante il successo professionale e i numerosi benefit, un'esperienza lavorativa legata alla gestione della manutenzione dell'ospedale di Atri ha segnato un punto di svolta. Durante un intervento di ristrutturazione della cappella dell'ospedale, un incontro casuale con il cappellano lo ha portato a leggere la Bibbia e a partecipare alla messa quotidiana. Questo avvicinamento alla fede, inizialmente dettato dalla curiosità e dalla razionalità, si è trasformato in un profondo cambiamento interiore.

L'incontro con persone di fede profonda, capaci di perdonare l'imperdonabile, ha acceso in lui un bisogno di spiritualità che ha trasformato i suoi obiettivi. Ha iniziato a considerare il lavoro non più fine a sé stesso, ma un servizio verso l'altro, soprattutto verso il malato. Nel 2009, ha sentito il desiderio di dedicarsi alla Chiesa, anche se inizialmente non aveva chiara l'idea del sacerdozio.
La chiamata al sacerdozio e il seminario
Un pellegrinaggio a Medjugorie nell'estate del 2014 e una confessione con un sacerdote irlandese hanno ulteriormente alimentato il suo desiderio di diventare sacerdote. Nonostante i timori legati alla propria santità e alla possibilità di dare scandalo, il sacerdote lo incoraggiò citando l'esempio di Gamaliele. Tornato in Italia, ha manifestato il suo desiderio al vescovo, ma inizialmente ha ricevuto una risposta negativa a causa del limite di età per l'ammissione al seminario.
Tuttavia, una settimana dopo, una nuova opportunità si è presentata: un posto si era liberato nel seminario e don Paolo ha potuto iniziare il suo percorso. Ha intrapreso sette anni di seminario, di cui ne ha completati quattro, dedicandosi allo studio, alla riflessione e alle esperienze pastorali in contesti diversi, tra cui carceri, luoghi di povertà e parrocchie, per confermare la sua vocazione.
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La scelta del sacerdozio comporta la rinuncia a un aspetto fondamentale dell'essere umano: la paternità carnale. Questo sacrificio è parte integrante del cammino di fede che porta a una nuova forma di paternità spirituale.
La vita parrocchiale e le iniziative
Don Paolo Di Mattia è stato un parroco dinamico e attento, capace di formare centinaia di catechisti e di guidare la comunità con saggezza. Nel corso dei suoi 53 anni di servizio, ha promosso numerose iniziative per la sua parrocchia. Tra queste, ha seguito il restauro dell'antica cattedrale di Sant'Anna, della chiesa di San Luca e il recupero della cappella feriale di Sant'Antonio, ristrutturando anche l'antico organo.
Ha inoltre dotato la parrocchia di locali adeguati per le attività di catechismo. Per un certo periodo, ha istituito la Festa della maternità a Sant'Anna, durante la quale venivano benedette le donne incinte il 26 luglio.
Gli ultimi anni e il ricordo dei confratelli
Dopo il pensionamento, avvenuto nel settembre 2019, don Paolo non ha potuto godere a lungo della sua meritata riposo. Una caduta nel dicembre dello stesso anno gli causò la frattura del femore, complicando la sua riabilitazione e impedendogli di camminare autonomamente. La successiva pandemia di Covid-19 e le restrizioni sanitarie hanno ulteriormente limitato i suoi contatti e peggiorato le sue condizioni di salute.
Don Cristian Cavacchioli, che gli è stato vicino fino alla fine, lo ricorda come una persona dinamica, arguta e curiosa della vita, capace di trasmettere questa voglia di vivere ai suoi parrocchiani. Anche don Antonio Ginaldi, suo successore nella parrocchia, esprime affetto e stima, sottolineando come don Paolo sia stato un maestro e un pastore per i sacerdoti più giovani, dimostrando grande rispetto per il suo cammino pastorale.
Don Paolo lascia il fratello Dario, la cognata Gigliola e le nipoti Monica e Patrizia. I funerali, celebrati dal vescovo Lorenzo Leuzzi, si sono svolti nella chiesa di Sant'Antonio, dove è stato allestita la camera ardente. La salma è stata poi sepolta nel cimitero di Cartecchio, nella zona riservata alla confraternita del Carmine.