Don Nicola Mazza, riconosciuto dal 3 giugno 2013 come "venerabile" e "Servo di Dio" da Papa Francesco, fu una figura di spicco nel panorama veronese del XIX secolo, dedicando la sua vita all'istruzione dei meno abbienti e alla promozione delle missioni africane. Noto scherzosamente dai suoi compagni come "don Congo" per la sua profonda aspirazione all'evangelizzazione dell'Africa, un sogno che lo accompagnò per tutta la vita pur non riuscendo mai a realizzarlo direttamente.

Le Origini e la Formazione
Nascita e Contesto Familiare
Nicola Mazza nacque a Verona il 10 marzo 1790, primogenito di otto o nove fratelli, in una famiglia numerosa e benestante di commercianti di stoffe. Fu battezzato il giorno successivo nella parrocchia di S. Salvatore al Frignano, nel centro cittadino. La sua salute fin dall'infanzia fu così fragile e compromessa da impedirgli la frequenza scolastica, rendendo necessaria la presenza di un precettore privato in casa. Nel 1797, il coinvolgimento della città scaligera nelle vicende rivoluzionarie indusse il padre Luigi Mazza a spostare la famiglia nella tenuta di Marcellise, a pochi chilometri da Verona. Anni dopo, a causa di gravi difficoltà economiche, Luigi Mazza fu costretto a vendere il podere di Marcellise con le case annesse nel 1821, trasferendo la propria abitazione, presso cui viveva ancora Nicola, nella parrocchia di S. Nazaro. Alla fine degli anni Venti, la famiglia Mazza sarebbe tornata ad abitare nella parrocchia di S. Eufemia.
Gli Incontri Formativi e la Vocazione
Il precettore divenne per Nicola una figura di riferimento anche sotto il profilo spirituale. Nel fertile ambiente cattolico veronese dell'inizio dell'Ottocento, Nicola frequentò l'oratorio dei padri filippini, dove strinse amicizia con Antonio Cesari, rinomato predicatore e letterato, la cui spiritualità postulava la centralità dell'apologetica sociale. Cesari divenne per Nicola il proprio maestro, nonché amico e confessore fino alla sua morte nel 1828. Nonostante la predilezione di Cesari per la letteratura e l'oratoria, Mazza mostrò una spiccata preferenza per le discipline scientifiche, in particolare la matematica, nella quale si distinse brillantemente. Chiarita la sua vocazione sacerdotale, il 21 giugno 1807 Mazza entrò nel seminario vescovile di Verona e indossò la veste clericale a Marcellise; il 19 settembre ricevette la tonsura e gli ordini minori a Verona. La sua formazione fu significativamente influenzata anche dall'incontro con Gaspare Bertoni, già gesuita e fondatore nel 1816 dell'Ordine degli stimmatini, che divenne guida spirituale dei seminaristi e, dopo la morte del Cesari, confessore. Attraverso Bertoni, Mazza venne in contatto con gli ambienti delle Amicizie cristiane e con i motivi ultramontani di autori francesi.
Il Ministero Sacerdotale e l'Insegnamento
Dopo aver ricevuto il suddiaconato il 30 marzo 1811 e il diaconato il 14 marzo 1812, Nicola Mazza fu ordinato sacerdote nel 1814. Rifiutò l'incarico di parroco di Cisano sul Garda, scegliendo invece di dedicarsi all'insegnamento. A partire dall'anno scolastico 1815-16, insegnò matematica nel liceo del seminario vescovile di Verona, distinguendosi per le sue capacità didattiche e l'apprezzamento dei suoi allievi. Oltre alla matematica, disciplina nella quale fu particolarmente apprezzato, fu docente di meccanica e storia universale fino al 1850. Il 24 dicembre 1820 superò l'esame di abilitazione all'insegnamento presso l'Università di Padova, ottenendo il relativo diploma governativo il 17 marzo dell'anno seguente. In questo periodo, svolse anche i primi compiti del ministero sacerdotale nella parrocchia cittadina di S. Fermo; prestò servizio come cappellano festivo e confessore a Marcellise fino al 1839, e come assistente spirituale nell'Istituto delle sorelle minime della carità fondato pochi anni prima da Teodora Campostrini. La conclusione della sua docenza in seminario nel 1850 è probabilmente da ricondurre anche alla sostituzione del rettore don G.B. Santi, di simpatie rosminiane, con don F. Bacilieri, che si sottomise alle condanne emesse dalla Santa Sede.

L'Impegno per l'Istruzione e l'Accoglienza
Una Visione Educativa Inclusiva
L'impegno per l'accesso dei poveri all'istruzione fu la dimensione che più caratterizzò le opere di Don Mazza. Il suo lungo periodo di docenza lo portò a creare un'incredibile rete di opportunità, permettendo anche ai meno abbienti di frequentare le scuole superiori e l'università. Emblematici furono i casi di Luigi Dusi e Alessandro Aldegheri, due giovani di Marcellise ricchi d'ingegno ma poveri di mezzi, che Mazza condusse con sé a Verona per fargli frequentare le scuole del Seminario. Entrambi, una volta sacerdoti, iniziarono a collaborare alle opere educative del Mazza, continuando a tenere viva la sua opera tutta rivolta all'istruzione di bambini e bambine che per motivi economici non avevano accesso alla scuola.
L'Istituto Femminile
Sul versante femminile, Don Mazza si dimostrò altrettanto anticipatore. Nel 1829, con il sostegno di Gaspare Bertoni e del nuovo Vescovo Giuseppe Grasser, diede avvio all'Istituto Femminile, una casa privata d'educazione destinata a fanciulle orfane o indigenti. Questa iniziativa, rivoluzionaria nel suo genere, mirava ad assicurare alle ragazze una cultura elementare e un ricovero. Lo scopo era di "formarle donne di famiglia", accettando un debito residuo alla cultura sessista del tempo, ma garantendo loro un'educazione morale e civile. Già nel 1842, l'istituto raccoglieva 236 ragazze. Le ospiti non erano tenute a vivere recluse come in un monastero, ma uscivano regolarmente per adempiere i compiti domestici e parrocchiali, oltre a "quel moderato passeggio" per la loro salute e sollievo.
L'Istituto Maschile
Nel 1832, Don Mazza fondò un Istituto Maschile con l'intento di offrire una compiuta istruzione a ragazzi poveri "ma di grande ingegno". La peculiarità di questo istituto rispetto alle numerose congregazioni ecclesiastiche risiedeva nella scelta di accogliere unicamente giovani provenienti da famiglie indigenti, dando loro la possibilità di prepararsi non solo al sacerdozio, ma anche a diverse carriere civili. La mancanza di mezzi unita all'eccellenza dell'ingegno rimase il requisito fondamentale per l'ammissione, ribadito costantemente nei regolamenti, con una implicita polemica verso una società che riservava gli studi superiori ai ceti più elevati, a prescindere dalle potenzialità intellettuali. Lo scopo era garantire agli alunni una scolarità superiore in grado di condurli sino agli studi universitari e una piena libertà nella scelta del proprio stato.
Riconoscimenti e Questioni Controverse
Le iniziative educative di Don Mazza incontrarono il sostegno del governo del Lombardo-Veneto, che favorì la ripresa di vecchie istituzioni religiose e la nascita di nuove. I buoni rapporti con le autorità civili si colsero anche nella sua partecipazione al Consiglio Comunale di Verona per diversi trienni. Nel 1838, l'Imperatrice d'Austria Maria Anna Carolina Pia, moglie di Ferdinando I, visitò l'Istituto Femminile, ammirandone i preziosi manufatti e portando, nel 1839, al conferimento a Mazza di una "grande Medaglia d'oro con collana" per i suoi "pii meriti". Nonostante i riconoscimenti, Don Mazza dovette affrontare anche difficoltà, come la requisizione di alcune case dell'Istituto Femminile per scopi militari durante la guerra tra Piemonte e Austria, e gravi crisi economiche legate a calamità naturali ed epidemie di colera. I riflessi della questione rosminiana crearono ulteriori complessità. Don Mazza, che nel gennaio 1850 si diceva pronto a prendere le difese del «buono e bravo Rosmini», subì le conseguenze delle condanne alle opere rosminiane. Questa posizione causò una profonda crisi nel suo gruppo di collaboratori nel 1856, quando quattro dei sacerdoti più brillanti, tra cui Alessandro Aldegheri e Francesco Angeleri, lasciarono l'istituto per costituire il «nido rosminiano», a seguito di pesanti condizioni antirosminiane imposte per il rinnovo dell'usufrutto degli stabili da parte del conte P. Albertini.
La Passione Missionaria per l'Africa
Il "Sogno Africano" e il Piano
Tra la metà degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta, Don Mazza maturò l'idea di dare alla sua opera una prospettiva missionaria, anche a seguito dell'incontro con il sacerdote genovese N. Olivieri. La sua visione, configurata in un promemoria del 1852, prevedeva la missione come punto di congiunzione tra l'istituto maschile e femminile: il primo avrebbe dato "nei suoi preti […] il semenzaio dei missionari", mentre il secondo avrebbe fornito "l’educazione cattolica e civile a quelle piccole morette di là comperate e nel suo seno accolte". Nel suo progetto, un ruolo centrale era affidato ai "giovanetti e giovanette africane" riscattati e trasferiti negli istituti veronesi per essere educati. Una volta ritornati nel proprio continente, questi giovani "imbevuti dei principj di religione e di cultura civile" avrebbero formato, nella visione di Mazza, famiglie cristiane, educando i propri figli alla fede cattolica e secondo i principi della civiltà europea. Questa impostazione mentale risentiva dell'immagine dell'Africa come terra della "barbarie", opinione largamente diffusa in Europa all'epoca.
Le Spedizioni e le Difficoltà
Già dal 1849, la presenza e la testimonianza di Vinco, rientrato da Khartoum, avevano acceso nell'Istituto Maschile l'entusiasmo missionario. Don Mazza espose il suo piano a Vinco, incaricandolo, al suo ritorno in Africa, di riscattare sui mercati degli schiavi giovanetti neri di entrambi i sessi da educare a Verona e poi rimandare in Africa. Tra il 1851 e il 1853, padre Geremia da Livorno giunse a Verona con numerosi fanciulli africani (tra cui quattro arabi e tre nere nel 1851; ventotto neri, di cui diciotto maschi e dieci femmine, comprati al Cairo nel 1853), destinati all'educazione negli istituti mazziani. Dopo i primi viaggi esplorativi alla fine degli anni Quaranta e tra il 1853 e il 1855, la prima spedizione effettiva dei "mazziani", guidata da Giovanni Beltrame, partì per Khartoum nel 1857. Tra i cinque missionari diretti in Sudan figurava un giovane Daniele Comboni, che Don Mazza aveva accolto nel suo istituto maschile fin dal 1843. L'entusiasmo iniziale si scontrò presto con le dure realtà del continente africano. La missione subì gravi insuccessi e fallimenti: nel volgere di pochi mesi, due membri del gruppo più un laico aggregatosi morirono, e lo stesso Comboni, ammalatosi gravemente, fu costretto a tornare a Verona. L'inospitale S. Croce, dove i missionari giunsero il 14 febbraio 1858, fu un luogo avverso, con febbri malariche che colpirono tutti, causando la morte del sacerdote Francesco Oliboni il 26 marzo. Comboni scrisse sconsolato da Khartum: “Dei 22 missionari di questa Missione, che esiste da 10 anni, 16 sono morti e quasi tutti nel corso dei primi mesi”.

Gli Ultimi Anni e l'Eredità Spirituale
Crisi e Riconciliazione
I riflessi della questione rosminiana, il fallimento della missione africana e le diverse posizioni createsi tra i mazziani riguardo l'unificazione italiana, deteriorarono i rapporti di Don Mazza con alcuni dei suoi collaboratori. Tuttavia, in un incontro del 20 giugno 1865, si rappacificò con Daniele Comboni, il suo allievo che avrebbe poi raccolto e portato avanti la sua eredità missionaria in Africa, come attestato da una lettera scritta da Mazza ai primi di febbraio del 1865.
La Morte e il Riconoscimento Postumo
Nel luglio 1865, le sue condizioni di salute, sempre precarie, si aggravarono. Don Nicola Mazza morì a Verona il 2 agosto 1865. Nonostante i fallimenti iniziali delle spedizioni africane, gli sforzi di Don Mazza nel campo dell'istruzione si concretizzarono in congregazioni e società pie che ancora oggi seguono il percorso da lui tracciato, sia in Italia che in Brasile. Il riconoscimento delle sue virtù eroiche nel 2013, con l'appellativo di "venerabile" e il titolo di "Servo di Dio" da parte di Papa Francesco, ha sottolineato l'importanza della sua figura nella storia della Chiesa e della carità.
L'Eredità delle Opere
L'Istituto Fondamentale dei collaboratori di Don Mazza, composto da sacerdoti e laici consacrati, istituito formalmente il 21 novembre 1852, è stato riconosciuto dapprima nel 1951 come istituto secolare con la denominazione Pia Società don Nicola Mazza, e successivamente nel 1985 come Società di vita apostolica. Daniele Comboni, formatosi nell'istituto di Don Mazza, dopo la morte del suo maestro, raccolse la sua ispirazione missionaria e fondò i Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, portando avanti con grande successo l'opera di evangelizzazione dell'Africa, concretizzando in parte il "sogno" di Don Mazza.
Gli Scritti e le Fonti
Gli Scritti di Don Mazza sono stati editi a cura di I. Caliaro (Verona 2000), e il carteggio "Due amici per l’Africa: il carteggio N. Mazza - Johannes Chrysostomus Mitterrutzner, 1856-64" a cura di D. Romani. Ulteriori documenti relativi a Don Mazza sono conservati a Verona, presso l'Archivio dell'Istituto don Nicola Mazza. Diverse pubblicazioni hanno approfondito la sua vita e le sue opere, tra cui "Miscellanea di studi mazziani" (nel centenario della morte, 1966; e una seconda edizione nel 1990) e biografie curate da P. Albrigi, E. Butturini e R. Cona, testimoniando la sua duratura influenza.