Don Marco, Giovane Sacerdote: Tra Nuovi Incarichi e Racconti Vocazionali

Il percorso di don Marco, figura sempre più centrale nelle comunità a lui affidate, si snoda attraverso diverse esperienze significative, caratterizzate da un profondo impegno pastorale e da una vocazione autentica. La sua storia è un intreccio di fede, dedizione e una particolare attenzione ai giovani, elementi che emergono chiaramente sia nei suoi nuovi incarichi parrocchiali che nei ricordi della sua personale chiamata.

Don Marco Balatresi: Un Nuovo Inizio nell'Unità Pastorale di Crespina, Cenaia e Tripalle

La cerimonia d’insediamento di don Marco Balatresi come nuovo parroco dell’unità pastorale di Crespina, Cenaia e Tripalle è stata caratterizzata dal vescovo Andrea con la frase "Una prima volta". Monsignor Migliavacca ha evidenziato come questa espressione si ricolleghi alle prime manifestazioni pubbliche di Gesù, sottolineando il battesimo come un rito che segna un inizio.

Il "Battesimo di Parroco"

Il vescovo ha rimarcato che, sebbene don Marco non sia all'inizio della sua esperienza sacerdotale, iniziata il 19 aprile 2008, né alla sua prima esperienza parrocchiale (avendo servito come vicario parrocchiale a Casciana Terme e a Castelfranco di Sotto), questo è il suo "battesimo di parroco".

Monsignor Migliavacca ha presentato a don Marco gli amici delle parrocchie in festa per l’arrivo del loro nuovo pastore, auspicando che siano aperte a vivere il cammino senza ricorrere al "si è sempre fatto così". Ha ringraziato i padri carmelitani, padre Ivan e padre Selva, che hanno servito le comunità negli anni precedenti, e don Tommaso Botti per il suo servizio nel periodo di transizione.

Accoglienza e Impegno Comunitario

La chiesa di Crespina ha accolto l'evento con un clima di festa, evidente sui volti delle persone, nell'impegno profuso per preparare l'evento e nella gioia dei canti del coro. Un rappresentante delle comunità ha sottolineato che una comunità parrocchiale, grande o piccola, sente la mancanza del proprio parroco, una figura "alta nella sua particolarità missionaria", capace di coinvolgere tutti nella gioia e nelle sofferenze, testimone del messaggio evangelico. Il parroco è visto come un amico e un compagno di viaggio nella vita pratica, ma anche come tutore e aiutante nella vita spirituale.

Ruolo della Parrocchia nella Formazione dei Giovani

Un invito concreto rivolto a don Marco dalla collettività è stato quello di impegnarsi per l'oratorio, riconoscendo il suo ruolo cruciale, insieme alla scuola e alla famiglia, nella formazione dei giovani. L'oratorio è descritto come una "fucina" dove i giovani vengono formati in piena libertà, un luogo di crescita per nuovi incontri e amicizie che costituiscono opportunità di sviluppo. Viene evidenziata la necessità dell'impegno di tutti affinché le tre comunità affidate a don Marco, le istituzioni e le associazioni di volontariato si congiungano in progetti comuni, abbattendo le "barriere di puerile campanilismo paesano" in nome di un obiettivo unitario: "ut unum sint" (perché diventi, come comunità, un’unica cosa).

Don Marco Santarelli: La Vocazione Nata da un Sogno Infranto

Don Marco Santarelli, in occasione del suo decimo anniversario di ordinazione sacerdotale, ha condiviso la sua storia, rivelando un percorso vocazionale inaspettato. Nato a Roma e originario di Acilia, avrebbe compiuto 40 anni a novembre. È il secondo di tre fratelli, con un gemello, Stefano, e un fratello maggiore, Mirko. I suoi genitori sono Patrizia e Paolo, ed è zio di Angela, Aurora e Martina.

Un'Infanzia Serana e la "Colpa" della Nonna

La sua infanzia è stata tranquilla, senza privazioni, trascorsa in un quartiere popolare dove si poteva ancora giocare per strada. La sua famiglia era "cristiana solo di sacramenti", con i genitori che frequentavano la chiesa raramente. La fede gli è stata trasmessa da don Riccardo Viel, arrivato come viceparroco quando Marco aveva 13 anni. Don Riccardo ha saputo coinvolgere i ragazzi con campi estivi, uscite e Giornate Mondiali della Gioventù, facendogli riconoscere la parrocchia come luogo di comunione e aggregazione.

Il sacerdote ha scherzosamente affermato di essere diventato sacerdote "per colpa della nonna". Sua nonna materna, Eva, da anni nel Cammino Neocatecumenale, aveva sempre pregato intensamente perché diventasse prete. Marco è entrato nel Cammino Neocatecumenale a 18 anni, contro il parere dei genitori, che vedevano il Cammino come un "covo di suocere". La madre cambiò idea dopo un sogno in cui il nonno defunto le diceva di lasciarlo libero di partecipare alle catechesi. La nonna Eva morì a novembre, sei mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, il giorno del suo primo anniversario di ordinazione diaconale, dopo aver partecipato alla sua prima messa.

Dall'Aeronautica alla Chiamata Divina

Don Marco aveva sognato di diventare pilota di linea, diplomandosi all'Istituto tecnico aeronautico e ottenendo il brevetto di volo. Dopo l'attentato alle Torri Gemelle, il mondo aeronautico subì un blocco, costringendolo a riflettere sul suo futuro. Dopo aver lavorato in un bar per un anno per pagarsi il viaggio alla GMG di Toronto con Giovanni Paolo II, aveva intenzione di studiare filosofia e teologia per diventare insegnante di religione e risparmiare per il brevetto Sky Master.

La svolta avvenne nell'agosto 2002, durante la GMG di Toronto. Le parole di Papa Giovanni Paolo II ("non abbiate paura di seguire il Signore nella vita totale perché Dio non delude") lo colpirono profondamente. Il giorno successivo, all'incontro vocazionale con Kiko Argüello, sentì che Dio parlava al suo cuore. Nel 2004 entrò nel seminario diocesano Redemptoris Mater di Roma.

Esperienza Missionaria in Cile e il Terremoto

Durante il suo percorso formativo di otto anni in seminario, trascorse due anni in missione in Cile, dal 2008 al 2010. Quest'esperienza fu "fantastica", nonostante il terremoto di magnitudo 8.8 del 27 febbraio 2010. Ricorda che la mattina dopo la scossa, durante le lodi, il primo versetto del salmo recitava: "Nel terremoto Signore ricordati della misericordia". In quei giorni di precarietà, senza cibo né acqua, si rese conto che "Dio provvede". Le parole della Scrittura lette al mattino si compivano durante la giornata, come quando, senza acqua per i venti bambini dell'accampamento, i pompieri arrivarono inaspettatamente con dell'acqua avanzata, o quando il sindaco annunciò l'arrivo giornaliero di derrate alimentari precotte, come la manna nel deserto.

Nonostante la possibilità di rientrare a Roma, decise di rimanere per i cinque mesi di missione rimanenti, chiedendosi se andarsene sarebbe stata la volontà di Dio. La catechizzazione dopo il terremoto portò alla nascita di una comunità di 30 fratelli. Rientrato a Roma, completò il seminario, iniziò la licenza in diritto canonico, divenne diacono nel novembre 2011 e fu ordinato sacerdote il 29 aprile 2012, arrivando nella sua attuale parrocchia il 7 settembre 2012. Dal 1 settembre 2021 è parroco.

La Reazione dei Genitori alla Vocazione

Inizialmente, il padre non accettò la sua vocazione, dicendo: "meglio frocio che prete", poiché sperava in una carriera di prestigio per il figlio, come quella di pilota di linea. Tuttavia, il padre, proveniente da una famiglia povera, pensava che la vita di un sacerdote fosse quella di un fallito, ma ora è il suo "primo fan". Nello stesso anno del suo ingresso al Redemptoris Mater, i suoi genitori entrarono in comunità. Il padre ricevette "tanti sganassoni da Dio" nel suo percorso di conversione, incluso un miracolo di guarigione fisica a Medjugorje. La madre lo portò lì con l'inganno, dicendo che andavano al mare in Croazia. Durante un'apparizione, il padre vide Padre Pio e una signora identica a sua madre. Tornato in albergo, scoprì che la ferita di un'operazione recente era completamente chiusa.

Il Ruolo delle Figure Femminili nella Vita Sacerdotale

Don Marco ha sottolineato l'importanza delle "figure femminili sane" nella vita di un sacerdote. La nonna Eva, la madre, e donne come Rosy e Carla (due mogli e madri di famiglia che lo hanno sostenuto e pregato per lui) sono state fondamentali. Rosy gli ha insegnato "come si muore santamente", mentre Carla, catechista morta di tumore, è stata la prima donna che ha accompagnato in tutto il percorso dalla malattia alla morte, portandole sempre la Comunione.

Impegno con i Giovani

Don Marco ha un particolare interesse per il gruppo giovani della parrocchia, sentendo di poter dare e ricevere molto da loro. Riconosce l'importanza di una figura sacerdotale presente per i giovani.

Don Marco Tarquini: Coordinatore della Pastorale Catechetica Diocesana

Un altro "don Marco", don Marco Tarquini, ha assunto il ruolo di nuovo responsabile dell’ufficio catechistico diocesano, raccogliendo il testimone da suor Maria Moretto. Il suo compito è coordinare la pastorale catechetica all’interno del Centro per l’evangelizzazione. Al suo fianco, una piccola équipe di lavoro include altri due preti (don Roberto e don Sergio), una religiosa (suor Pia delle Missionarie Catechiste), una mamma e catechista (Anna Maria di S. Michele Arcangelo) e una giovane educatrice Acr (Chiara di S. Agostino).

Don Marco Tarquini sottolinea la necessità di "conoscerci e conoscere", incontrando le persone e stabilendo contatti effettivi con la base, specialmente dove le informazioni diocesane non arrivano. La prima operazione è visitare le vicarie, incontrando gli operatori di ogni parrocchia per conoscere situazioni, problemi e aspettative, al fine di creare legami concreti e "ricostruire una reciproca fiducia".

Le costituzioni sinodali prevedono una radicale conversione nel modo di intendere e organizzare la catechesi, adottando un cammino di ispirazione catecumenale con varie tappe e un indispensabile coinvolgimento delle famiglie. La vicaria del centro storico, sotto la guida di don Marco Tarquini, sta già sperimentando itinerari di questo tipo con i bambini di elementari e medie, adottando il percorso "Emmaus" di don Andrea Fontana, che segue l'impostazione catecumenale (con l'eccezione, per ora, della celebrazione unica di cresima e prima comunione).

Don Marco, Parroco a Sant'Eufemia d'Aspromonte: Primi Passi e Progetti Futuri

Foto di Don Marco con i fedeli in processione

Don Marco, nato a Carate Brianza il 28 novembre 1972, ha trascorso tutta la sua vita ministeriale a Varese, prima nella pastorale giovanile della comunità "Beato Don Carlo Gnocchi" e poi, dal 2018, nella comunità "Maria Regina della Famiglia" (Jerago, Orago e Besnate). Dopo 5 anni come vicario parrocchiale a Orago, con l'incarico della pastorale giovanile, è giunto a Sant'Eufemia d'Aspromonte. Gli piace la natura, camminare nei boschi e spostarsi in bicicletta. Ha un cane di nome Neve.

Nei giorni scorsi, don Marco ha incontrato gli abitanti di Sant'Eufemia per discutere di problemi e opportunità del paese, dei giovani e degli anziani, e del futuro della comunità. Il messaggio principale emerso è la sua ferma volontà di agire per Sant'Eufemia, cercando di restituire l'entusiasmo e l'unione vissuti durante la processione di Sant'Eufemia.

L'Impatto a Sant'Eufemia

Don Marco ha espresso un giudizio positivo, seppur prematuro, sulla comunità di Sant'Eufemia, descrivendola come ricca di "gente con un grande cuore, accogliente e calorosa". Ha incontrato molti giovani "con tanta voglia di fare" e sta conoscendo anziani e ammalati. Ha sottolineato la necessità di lavorare per unificare il lavoro delle due parrocchie.

L'impatto della festa patronale di Sant'Eufemia è stato "meraviglioso" per il parroco. Nonostante fosse arrivato da pochi giorni, ha cercato di rispettare il grande momento di fede. Si è emozionato molto durante la processione, un'emozione che ha commosso anche molti fedeli, vedendovi un segno di umanità e vicinanza al popolo eufemiese. Ha espresso l'intenzione di riproporre la festa con un linguaggio più giovane, in linea con la figura di Sant'Eufemia, una santa giovane che porta valori di non conformismo, semplicità e mitezza.

Il "Momento del Piave" e Gemellaggi

Riguardo alla "questione della mancanza del 'momento del Piave'" nella processione, don Marco ha chiarito che le nuove norme non consentono tali fermate, ma ha riflettuto su come reintegrarlo. Dal prossimo anno, il "momento del Piave" sarà celebrato il primo settembre, giorno in cui si ricorda l'avvenimento delle bombe.

Ha anche mostrato apertura verso la promozione di un gemellaggio con Milano, dove si venera anch'essa Eufemia di Calcedonia, ma ha sottolineato che le priorità attuali sono altre e che si deve procedere "piano piano e con cautela". L'urgenza principale è l'oratorio e la programmazione delle attività. L'obiettivo è "costruire la 'mentalità oratorio'" con laboratori di musica, teatro e informatica, attività per i giovani per favorire aggregazione e sviluppo di talenti.

Posizione sulla Chiesa e la Politica

In merito alla vicenda del "funerale della discordia" a Platì, don Marco ha affermato che la Chiesa "non debba fare politica". Ha espresso l'idea che i mafiosi debbano essere distaccati dalle comunità, ma ha anche citato Papa Francesco sull'aspetto della misericordia. "La Chiesa è madre, e da madre deve accogliere tutti," ha dichiarato, aggiungendo che "non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". Avrebbe mantenuto la riservatezza per evitare strumentalizzazioni, magari celebrando solo con i parenti, ma ha ribadito che "lo Stato non può dire alla chiesa ciò che deve fare".

Lo Sport come Valore di Comunione

Don Marco, tifoso della Juve, riconosce il grande valore dello sport nel creare comunione, aggregazione e condivisione. Ha menzionato il successo del torneo dell'oratorio, esprimendo il desiderio di migliorarlo e farlo crescere. Riguardo alla squadra di calcio locale, ha detto che la sua partecipazione dipende dagli impegni sacerdotali.

tags: #don #marco #giovane #sacerdote