Le riflessioni di Don Luigi Epicoco offrono una profonda lettura dei Vangeli, guidandoci attraverso temi universali come la fiducia, l'amore, la presenza di Dio nella quotidianità e la libertà spirituale. Attraverso le sue meditazioni, il sacerdote invita a un'interpretazione concreta e vissuta delle Scritture, ponendo l'accento sulla loro rilevanza per la vita di ogni credente. Di seguito, un approfondimento di alcune di queste illuminanti letture.
Fede, Fiducia e la Via di Cristo (Giovanni 14,1-6)
In un momento di turbamento, Gesù rivolge parole di conforto ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Don Epicoco sottolinea come sia facile pronunciare queste parole, ma la paura non si dissolve con la sola enunciazione; essa si vince attraverso la vertigine della fiducia. È questa fiducia, che trova forza nello stringere la mano e nell'affidarsi, ad avere il potere di vincere ogni turbamento.
Gesù prosegue dicendo: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto”. Questa affermazione spiega il motivo della sua partenza, che è funzionale a preparare un posto per noi, a preparare una strada, a rendere possibile il nostro cammino. Senza il suo precederci, il nostro incedere non sarebbe nemmeno possibile.
Tommaso, con la sua concretezza, interroga Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Questa domanda, che riflette una certa paura e un bisogno di concretezza, rivela una ferita d'abbandono che spesso riemerge nel rapporto con Cristo, spingendo a cercare continue conferme. E Gesù, con amore, gliele offre sempre.
La risposta di Gesù è illuminante: “Io sono la via, la verità e la vita”. Questo significa: “Stai tranquillo perché ci sono io, e questo per te è meglio di una direzione, di una strada, di una spiegazione, di una verità teorica, di una vita da solo”. Non ci sono altre strade. La sola cura per chi teme l'abbandono è abbandonarsi, cioè fidarsi. La partenza di Gesù ci pone di fronte al dramma dell'abbandono, ma lo fa per guarirci. È proprio nello spazio che si crea con la sua assenza che può avvenire l'incontro con ciò che tira fuori da ciascuno di noi la libertà necessaria.

Il Pane della Vita e la Vita Eterna (Giovanni 6,35-40)
Un'altra profonda riflessione di Don Epicoco ci porta al Vangelo di Giovanni, dove Gesù proclama: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” Egli ci ricorda che, pur avendolo visto, molti non credono. Tuttavia, “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.”
La volontà del Padre è che nulla di ciò che gli è stato dato vada perduto, ma che sia risuscitato nell’ultimo giorno. Don Epicoco ci invita a riflettere su cosa Dio voglia donarci e quale sia il Suo sogno per ciascuno di noi, come si può ascoltare nel “Don Luigi Maria Epicoco - Commento al Vangelo del 7 Maggio 2025” su Spreaker. È fondamentale comprendere che la vita eterna non è una questione relegata solo all'aldilà. Essa è una realtà che inizia anche nell'aldiqua, dove per noi prende avvio il paradiso o l'inferno. Il paradiso, in questa prospettiva, non è l'assenza di problemi, ma una condizione di vita che si manifesta già nel presente.

Rimanere nell'Amore di Cristo e l'Importanza della Parola (Giovanni 15,9-10)
Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanere nell’amore è forse il programma di tutta una vita.” Don Epicoco evidenzia come ogni volta che non ci sentiamo amati, tutto perde gusto, anche la cosa più bella e ambita. È l'amore che dà colore e significato alla vita, rendendola degna. Gesù non si limita a ricordarcelo, ma ci offre il suo stesso amore come il luogo vero in cui rimanere.
“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore.” Questa non deve essere fraintesa come una condizione etica o moralistica. Osservare i comandamenti significa prendere sul serio ciò che il Signore ci dice e ci indica come bene. Quale amore può essere chiamato tale se la parola dell’amato non è mai presa sul serio? Se ami qualcuno, ciò che dice per te conta, ha un peso decisivo. Se la parola di chi dici di amare non è decisiva, allora non c'è amore.
Don Epicoco ci invita a domandarci quanto peso diamo alle parole di chi ci ama, e di conseguenza, quanto peso diamo alla Parola del Vangelo. Leggere il Vangelo e provare a metterlo in pratica è la condizione vera dell’amore a Cristo. Spesso, però, noi cristiani, e soprattutto cattolici, non sappiamo nemmeno come è fatto il Vangelo, se non per qualche frammento ascoltato di sfuggita in liturgia. Sarebbe un buon proposito dare peso alla Parola di Gesù e cercare di metterla in pratica, poiché in questo sforzo si rimane con i piedi fermi nel suo amore.
Rimanere nell'amore di Cristo significa fidarsi di Lui. È un invito a entrare in una relazione di fiducia, non in un sistema di obblighi. Il frutto di tutto questo è la gioia: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” Il segno di chi rimane nel suo amore è la gioia. La qualità della nostra fede è così chiamata a essere verificata: è una fede fatta solo di doveri o è una relazione vissuta nella fiducia? Se la vita è solo una somma di doveri, siamo destinati all'infelicità; se è una relazione di fiducia, la gioia sarà piena.
NON COMMETTERE ADULTERIO - CATECHESI PAPA FRANCESCO SUI COMANDAMENTI
La Partenza di Gesù e il Dono dello Spirito Santo (Giovanni 16,5-7)
Gesù annuncia ai suoi discepoli: “Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.” Don Epicoco descrive il clima del Vangelo di questo passo come una sorta di apnea. I discepoli, a poche ore dal compimento della passione, iniziano a prendere consapevolezza della partenza di Gesù e della sua morte. Di fronte alla possibilità di quell’assenza, non riescono più a ragionare né a cogliere il bene profondo che sta accadendo.
Amare significa, a un certo punto, saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la Presenza deve passare attraverso una distanza. Un padre o una madre, se non indietreggiassero nella vita del figlio permettendogli di prendere decisioni, di trovare la sua strada, di diventare se stesso, che genitori sarebbero? Eppure, per noi è così difficile concepire l'amore in questo modo. Con la scusa che l’amore è “presenza”, non facciamo mai nessun passo indietro.
Gesù stesso, che è il Figlio, sa creare con i suoi discepoli una distanza feconda. La sua non sarà un’assenza vuota, ma un’assenza dove potrà arrivare lo Spirito Santo. I discepoli devono imparare la libertà, devono imparare a prendere decisioni, a vivere ciò che per tre anni hanno solo ascoltato e imparato. Devono mettere in pratica, e tutto questo a partire dalla distanza che Gesù creerà con loro. Questa pagina del Vangelo ci offre non solo una lezione di teologia, ma una profonda lezione di vita.
