Luca Favarin: Dalla Sospensione a Divinis alla Vita da Cittadino Privato

Fino al 2022 era don Luca Favarin, oggi è solo Luca Favarin. Dopo aver preso le distanze su moltissimi temi dalla Diocesi e aver rotto direttamente con il vescovo di Padova Claudio Cipolla, da ormai tre anni si è “spretato”. La sua decisione di lasciare il ministero sacerdotale si pone su un piano personale che riguarda la verifica del suo essere prete, l’orientamento della sua vita e le motivazioni presentate ai superiori.

Un'illustrazione che simboleggia la transizione di un sacerdote dalla chiesa alla vita civile, magari con elementi che richiamano la sua attività sociale e il suo desiderio di inclusione.

La Sospensione a Divinis e la Dispensa dal Ministero

Il 17 dicembre 2022, è stato consegnato a don Luca Favarin il decreto di sospensione a divinis, con effetto immediato. Tale disposizione è la naturale conseguenza della sua richiesta, presentata il 13 dicembre 2022, di essere esonerato dai compiti legati al ministero presbiterale e di avviare il procedimento di dispensa dal ministero ordinato. Questo provvedimento risponde al can. 1333.1 del Codice di Diritto Canonico.

In anni in cui diversi preti della città hanno messo in imbarazzo la curia con comportamenti poco consoni e poco cristiani, è bizzarro che un prete che fa dell'accoglienza e della misericordia il suo biglietto da visita non trovi spazio nella chiesa. Don Luca Favarin, prete da 24 anni, è arrivato alla conclusione di proseguire la sua attività come privato cittadino. Entro un anno la bolla papale sancirà questo passaggio, ma intanto Luca deve smettere di celebrare qualsiasi funzione, anche se di fatto in dieci anni non ha mai avuto assegnata una parrocchia e ha sempre detto messa dove è stato invitato.

Le Divergenze con la Diocesi di Padova: Metodo e Attività Imprenditoriali

Le tensioni tra Favarin e la Diocesi non sono un fulmine a ciel sereno. Negli ultimi giorni precedenti la sospensione, si erano acuite, come riportavano i resoconti che il sacerdote affidava ai social. Il casus belli è la gestione dell’accoglienza dei migranti messa in piedi da Favarin.

La Diocesi di Padova, pur riconoscendo lo spirito umanitario e solidale che anima l’operato di don Luca Favarin, da parte sua non ha trovato condivisione di metodo. Pertanto, la Diocesi non può essere coinvolta nelle sue attività, che vengono ad assumere carattere imprenditoriale. Il diritto canonico prevede che i chierici non possano esercitare attività commerciale se non con licenza della legittima autorità ecclesiastica (cfr. CDC can. 286).

La Chiesa di Padova è amareggiata per ricostruzioni e commenti provenienti in questi giorni da più parti, che non rendono onore alla verità. La scelta di Luca Favarin si è indirizzata in forma autonoma e personale, sfociando in attività imprenditoriali su cui più volte la Diocesi ha chiesto informazioni, condivisione e trasparenza, proprio per poter valutare l’autorizzazione richiesta a un prete per procedere con tali attività. Una richiesta legittimata dal fatto che le azioni e le attività di un prete naturalmente coinvolgono l’intera Diocesi: quando un prete parla, agisce, attua percorsi e progetti, chiunque immagina che lo faccia a nome e per conto della Chiesa.

Le Attività Sociali di Favarin: Dalla Carità all'Imprenditoria

Luca Favarin è (era) il sacerdote diventato celebre per le battaglie sui diritti civili (comunità Lgbtqia compresa), l’accoglienza dei migranti, quella dei minori e l’inserimento lavorativo dei detenuti. Molti di loro sono finiti nelle sue realtà ed esperienze, dal ristorante “Strada Facendo” all’enocicchetteria “Versi Ribelli”, il “Kidane Campus” e la cantina SerVite. Questi sono luoghi del sociale e di cooperazione che non tutti vedono di buon occhio.

Oggi Luca è impegnato in tre realtà societarie: Percorso Vita, Percorso Altro e Percorso Terra, che si occupa di agricoltura. Tra le sue attività si contano, oltre al villaggio Kidane, in cui accolgono i migranti, anche il bar Versi ribelli che si trova vicino al cinema Astra, la Caffetteria al Museo Eremitani e il Ristorante etico Strada Facendo. Tali attività, seppur pregevoli, sono personali e non sono state pensate, condivise né maturate insieme alla Chiesa di Padova.

Il progetto Percorso Vita Onlus, situato in Via Varmo 6 a Padova, in zona Sacro Cuore, è una delle attività avviate in questi anni. Qui, operatori seguono quotidianamente ragazzi con difficoltà, molti dei quali facevano parte delle cosiddette baby gang. L'obiettivo è proteggerli, dar loro un'educazione, farli studiare e apprendere un lavoro. In quest'area nascerà un'osteria gestita da questi ragazzi, che non potendo allontanarsi per limitazioni di legge, lavoreranno proprio lì. Favarin sostiene che a queste persone non bisogna solo offrire conforto, ma occorre dar loro gli strumenti per costruirsi una vita.

Intervista a Don Luca Favarin

La Visione della Diocesi sull'Accoglienza

La Diocesi di Padova è ricca di esperienze di carità e di attività sociali di attenzione alle persone, alle diverse fragilità e ai loro bisogni. Per quanto riguarda l’agire in campo sociale, in particolare sul fronte dell’accoglienza dei migranti, la Diocesi di Padova ha scelto di non porsi come “gestore” diretto delle accoglienze, ma di affidarsi a cooperative sociali qualificate, esperte su questo settore, concordi nel collaborare con i volontari e nell’inserimento degli ospiti anche in attività di pubblica utilità.

La Diocesi si è impegnata per far maturare e attuare lo stile delle microaccoglienze diffuse nell’intero territorio diocesano, sensibilizzando le parrocchie, mettendo a disposizione spazi e soprattutto favorendo reti di relazioni con il territorio, per cooperare insieme davanti alla complessità dei problemi. Questo orientamento si è rivelato fruttuoso per le persone accolte, per le persone coinvolte nei progetti, per la crescita del territorio e delle parrocchie. La Diocesi preferisce procedere in modo ordinario, valorizzando tanti soggetti.

La Posizione di Luca Favarin: "Il Problema è con la Chiesa, non con Dio"

Luca Favarin è sereno e convinto della sua decisione. «Il problema è con la Chiesa, non con Dio», afferma. Sottolinea come, nonostante la critica all'impianto ecclesiastico, il suo amore per Dio rimanga intatto. «Quello che facciamo è creare inclusione, solidarietà, accoglienza, umanità, e anche qualità e cultura. Lo chiamate disagio? È considerato incompatibile? Ne prendo atto, ma non rinuncio a fare quello che stiamo facendo: la cosa più bella della vita».

Favarin ha menzionato ulteriori divergenze con la Chiesa: «Credo nell’inclusione e questo significa il diritto di amarsi e vedere pubblicamente riconosciuto il proprio amore anche per le persone dello stesso sesso. Credo nei diritti delle persone indipendentemente dai loro orientamenti sessuali o dai loro credi. Credo fermamente in una legge sul diritto del fine vita». Era considerato il prete degli ultimi, il prete di strada, ma non in linea con alcuni capisaldi della Chiesa.

Lamenta, inoltre, una mancanza di interessamento da parte dei suoi superiori: «Tutto questo senza che una volta, una sola volta in 20 anni, l’istituzione ecclesiastica sia venuta in comunità, mi siano state chieste le ragioni, abbiano ascoltato le radici cristiane, ecclesiali e comunitarie con cui facciamo le cose... senza guardare ma solo vedendo dalla finestra del palazzo».

Le Reazioni e il Supporto Esterno

Molti hanno espresso affetto, stima, riconoscenza e solidarietà nei confronti di Luca Favarin. Cristina Piva, assessore al volontariato, ha affermato: «Certo, il diritto canonico non contempla le attività commerciali, ma lui non le sta facendo per sé, ma per dare una dignità lavorativa a dei ragazzi. Accogliamo gli immigrati perché non muoiano in mare, ma che ne è di loro se non ci sono persone come don Favarin? Non voglio entrare nella diatriba con il vescovo, perché può esserci qualcosa in contrasto con il suo essere sacerdote, ma ce ne sono stati altri, a partire da don Milani, messi ai margini per le loro iniziative in favore dei poveri. E non vorrei che anche questa presa di posizione diventasse per la Chiesa motivo di pentimento».

Emanuele Alecci, portavoce della candidatura “Volontariato Patrimonio Immateriale dell’Umanità”, ha espresso dolore per la notizia, definendo Favarin un "grande prete" e un "testimone coraggioso". Alecci ha evidenziato come i giudizi su Favarin siano gli stessi rivolti a don Luigi Ciotti, e si è detto convinto che «Qualunque cosa decida don Luca sarà sacerdote in eterno».

La Nuova Vita di Luca Favarin

«Il primo amore non si scorda mai. Nel caso di Luca Favarin - “don” fino a tre anni fa - non si tratta poi neanche di un amore qualsiasi, ma di quello verso Dio. Di un amore baciato dalla fede». Ora, a 53 anni, sta vivendo la sua prima storia d'amore con una donna. «È vero, mi sono innamorato e sto con una donna a cui tengo molto».

La metamorfosi della sua vita, dopo aver lasciato la chiesa, si è quindi completata. «Sono passati ormai tre anni e da quando sono uscito dalla dimensione cattolica non ho più visto e sentito nessuno. Nessuno mi ha trattenuto, ed io sono andato avanti e mi sono innamorato». La donna, un po’ più giovane di lui, lavora anch'essa nel sociale. Favarin non ha cercato l'amore, ma «È arrivata, non l'ho cercata. Io ho fatto una scelta ben precisa ed è quella di non nascondermi e questo ha pagato anche dal punto di vista sentimentale».

Nonostante la sospensione, Luca Favarin afferma di andare ancora a messa: «Assolutamente si. Ogni domenica sono al Santo con la mia fidanzata».

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