Il Sacrario Militare di Pocol: Memoria dei Caduti della Grande Guerra nelle Dolomiti

A Pocol, località ladina situata a 1535 metri di quota nel Comune di Cortina d’Ampezzo, nei pressi della strada che conduce al Passo Falzarego, sorge il Sacrario Militare di Pocol. Questo imponente monumento, che si estende su un'area di 900 metri quadrati in mezzo al bosco, vicino al Belvedere del Monte Crepa, offre uno splendido panorama della conca ampezzana. Simboleggia il sacrificio dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale ed è stato eretto al posto del preesistente "Cimitero delle Aquile", allestito nel 1915 per dare degna sepoltura ai caduti durante l'avanzata italiana nelle Dolomiti, verso il Passo Falzarego, il Col di Lana, il Sass de Stria e i Lagazuoi.

Realizzazione e Inaugurazione del Sacrario

Foto storica del Sacrario Militare di Pocol durante l'inaugurazione o negli anni '30, con folla e autorità

La costruzione del Sacrario iniziò il 21 settembre 1932, su progetto dell'architetto Giovanni Raimondi di Roma, e fu completata nel 1935. L'opera venne solennemente inaugurata nel 1939, alla presenza di numerosi reduci e del principe Filiberto di Savoia, in rappresentanza del Re. Il terreno su cui è stato costruito il Sacrario, di proprietà delle Regole ampezzane (antiche consociazioni familiari), è concesso in uso al Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra, e attualmente rientra nella pertinenza del Ministero della Difesa.

La pietra utilizzata per la costruzione proveniva inizialmente da una cava vicino al torrente Ru Curto; esauritasi questa, si ricorse a una pietra simile estratta a Castellavazzo, in provincia di Belluno.

Architettura e Elementi Esterni

L'accesso al monumento funebre avviene tramite una lunga gradinata, scavata nella roccia e fiancheggiata dalle tavole di bronzo della Via Crucis, opera di Giannino Castiglioni. L'ingresso è monumentale, realizzato in vetro e metallo, e sopra di esso campeggia la scritta in stampatello: "SACRARIO MILITARE CADUTI GUERRA 1915 * 1918". Di fronte all'ingresso, ai lati, sono posizionati due cannoni della Grande Guerra. All'ingresso, sormontato dallo Stemma d'Italia (stella a cinque punte incoronata di alloro), una targa in marmo riporta: "MINISTERO DELLA DIFESA / COMMISSARIATO GENERALE / ONORANZE CADUTI / SACRARIO MILITARE DI POCOL". Poco distante, un cartello informativo multilingue indica le "NORME GENERALI PER LE VISITE AI SACRARI MILITARI" e un altro avverte che si è "IN ZONA SACRA", con le relative indicazioni sui comportamenti consentiti e vietati.

Al centro del piazzale è collocata una fontana con l'effige del Leone di S. Marco, trasferita da una piazza di Cortina d'Ampezzo. Quest'opera di Dante Morozzi, risalente al 1936 (datata con il calendario fascista 9-V-XIV), reca l'iscrizione "LEO ITERUM RUGET", dal motto di San Marco "il leone ruggisce ancora".

Il Cuore del Sacrario: Le Spoglie dei Caduti

Il Sacrario è costituito da una grandiosa torre quadrata in sasso alta 48 metri, con un basamento a due piani che ospita i resti dei caduti. Inizialmente, il progetto prevedeva una capacità di 8000 salme. All'interno sono custodite le spoglie di 9707 Caduti italiani (di cui 4505 ignoti e 5252 noti), oltre a 37 caduti austro-ungarici, tutti provenienti da vari cimiteri di guerra del Cadore e dell'Ampezzano. Negli anni successivi all'inaugurazione, i resti di molti altri soldati riaffiorati sulle montagne furono portati nell'ossario, portando il totale a 10.554 salme alla fine del 2010.

Sacrario militare di Pocol (BL)

Le spoglie dei Caduti, noti e ignoti, sono conservate in loculi rivestiti con lastre di marmo, su cui sono incisi i nomi, disposti lungo le pareti perimetrali dei corridoi interni. Le lastre che rivestono le pareti riportano il grado, il nome e il cognome dei soldati, le cui ossa sono deposte nei loculi retrostanti. Ogni loculo è contraddistinto da un riquadro inciso di circa 40 cm di altezza per 50 centimetri di larghezza. Tutte le lastre presentano cinque colonne di iscrizioni. Al piano terra, sulla parete esterna del Sacrario, si trovano lastre a tre righe, disposte a due a due e separate da sottili feritoie che lasciano filtrare la luce. Al piano superiore si susseguono lastre a nove o undici righe, sempre su cinque colonne. La lastra con il proclama del Generale Armando Diaz, situata all'ingresso, è in bronzo, così come le due lastre, sempre all'ingresso, che riportano il numero di caduti e una poesia di G. Carducci.

  • Caduti Italiani Noti: 5252
  • Caduti Italiani Ignoti: 4505
  • Caduti Austro-Ungarici: 37

Il "Fante Morto" e Altri Elementi Artistici

Il sepolcro raffigura il "Fante Morto", un'opera di Dante Morozzi, considerato all'epoca uno dei migliori esponenti della scultura italiana. La statua mostra un soldato disteso sulla superficie della tomba, in divisa militare, con il corpo vigoroso, la testa coperta dall'elmo e appoggiata su un grande cuscino. Colpiscono le mani robuste, il viso serio e tranquillo del soldato che ha compiuto il suo dovere, e i piedi ricoperti dagli scarponi da montagna.

Alle pareti del piano d'ingresso sono collocate quattro formelle in pietra dello scultore Delfo Paoletti di Cortina d'Ampezzo (1895-1975), che costituiscono l'unico motivo ornamentale del Sacrario.

La Cappella e il Dipinto di Pio Solero

Del vecchio "Cimitero delle Aquile", che sorgeva a destra del piazzale, rimane la cappella costruita dal Genio Militare nel 1916 per il piccolo camposanto. Questa cappella ospitò inizialmente i soldati poi traslati a Pocol. Sul fronte della chiesetta si legge: "ALL'OMBRA DELLA CROCE / QUI DORMONO I PRODI CHE IL SANGUE VERSARONO / PER LA PIU' GRANDE ITALIA / ALLE ANIME GENEROSE DA' NEI CIELI O DIO / ETERNA PACE E GLORIA". Poco distante si trovano due cippi commemorativi in pietra, con festoni floreali, verosimilmente residui dell'originale Cimitero delle Aquile, tra cui uno dedicato a "ETTORE CIRCOPOLO - CADDE DA EROE / NEL / SECONDO ANNIVERSARIO / DI GUERRA / GLI UFFICIALI E SOLDATI / DELLA SUA BATTERIA / R.I.P.".

All'interno della chiesetta, il quadro del Tenente degli Alpini Pio Solero di Sappada rappresenta un Alpino che veglia un compagno caduto sulla neve, con le cime bianche delle Dolomiti avvolte da una leggera nebbia sullo sfondo. Questo dipinto ben rappresenta i sacrifici di coloro che combatterono la guerra di alta montagna tra enormi disagi, specialmente nei lunghi mesi invernali.

Contesto Storico: La "Monumentomania" e i Grandi Sacrari

Mappa delle Dolomiti con indicazione del fronte e dei luoghi menzionati (Falzarego, Col di Lana, Tofane, Lagazuoi)

La volontà di dare una degna sepoltura ai soldati morti in guerra, sparsi in decine di cimiteri nelle Dolomiti e già in cattive condizioni, si manifestò a Cortina d'Ampezzo fin dal primo dopoguerra. Negli Anni Venti e Trenta, tutti i Comuni d'Italia progettarono o costruirono un monumento per onorare i Caduti della Prima Guerra Mondiale. Queste opere, rispondendo a un'esigenza di arte celebrativa in sintonia con il periodo del Fascismo, erano facilmente comprensibili al grande pubblico. Sebbene questa "monumentomania" suscitasse proteste da parte di intellettuali come Benedetto Croce, il fenomeno continuò con l'approvazione degli ambienti politici fascisti. Una Circolare Ministeriale del 1928 invitava a limitare le spese per tali opere, ma l'edificazione di grandi Sacrari continuò, seppur con una flessione e un blocco intorno al 1930.

Il Generale Antonio Cantore

Il Sacrario di Pocol è anche legato alla memoria di figure eroiche come il Generale degli Alpini Antonio Cantore. Arrivato a Cortina d'Ampezzo nel 1915, in sostituzione del Ten. Gen. Saverio Nasalli Rocca, fu rimosso dall'incarico dal Generale Cadorna, il quale gli rimproverava una condotta lenta e disorganizzata nelle prime fasi del conflitto. Cantore era conosciuto come un uomo semplice, austero, amato dagli Alpini e molto coraggioso. Fu il primo generale italiano a morire sul campo, ucciso il 20 luglio 1915 sulla Tofana, dove era salito per studiare la situazione e incoraggiare le truppe in vista degli assalti imminenti. Sul luogo della sua morte fu eretto un cippo commemorativo. Nella cripta del Sacrario, la scritta "Generale Medaglia d'Oro Antonio Cantore" è scolpita nella pietra alla base della statua del "Fante Morto".

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