Le omelie di Don Ermes Ronchi offrono una prospettiva profonda e commovente sui testi evangelici, invitando i fedeli a una riflessione intima sulla propria fede e sulla presenza di Dio nella vita quotidiana. Attraverso le sue parole, emergono temi centrali come la vicinanza di Dio, la potenza dell'amore e la costante possibilità di rinascita.
La Domenica delle Palme: Il Peso della Vicinanza a Gesù

La Domenica delle Palme ci immerge in uno dei momenti più festosi della vita di Gesù: un fiume di sorrisi, dal monte degli ulivi al tempio. E attorno era primavera, allegra e potente. Don Ermes ricorda un dialogo con un monaco trappista dell’abbazia di Orval, in Belgio, in cui gli chiese: «Padre, ma lei non si è mai stancato di Dio? Di pregare, di pensare a lui, di dargli tutto il tempo? Quando ci si stanca di Dio, cosa dobbiamo fare?». Il monaco rispose con una omelia di san Bernardo, raccontando che «nel giorno delle Palme, nel corteo che accompagna il Maestro e i discepoli giù dal monte degli ulivi, c’è chi canta, chi applaude, chi fa ala e stende i mantelli, chi agita rami di palma: un giardino che cammina. Chi più vicino a Gesù, chi più lontano. Ma tutti contenti.»
L'Asina: Simbolo della Fatica del Credente
C'è però un personaggio che fa più fatica di tutti, anche se è forte, anche se è il più vicino, ed è l'asina con il suo puledro (Matteo 21,2), su cui hanno steso i mantelli, su cui è salito Gesù. Chi sente tutto il peso di quell'uomo da portare su per l'erta che sale dal torrente Cedron verso il tempio e si stanca, è l'asina. È la più vicina a Gesù eppure quella che fa più fatica. Così, continua Don Ermes, «anche noi, quando facciamo fatica, quando sentiamo il peso delle cose di Dio, forse questo accade perché siamo molto vicini al Signore, stiamo portando lui e insieme il peso del cielo sopra di noi, con le sue nuvole scure da spingere più in là. L’importante è continuare: poco dopo c’è Gerusalemme».
La Settimana Santa: La Crocea come "Vendetta" d'Amore
La Settimana Santa porta con sé i giorni supremi della storia, la Sua vita e la nostra un fiume solo, i giorni della “vendetta” di Dio: quando Dio si vendica di tutta la lontananza, di tutta la separazione, di tutta l'indifferenza, inventando la croce che solleva la terra, che abbassa il cielo, che raccoglie gli orizzonti, crocevia di tutte le nostre strade disperse. La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. Lassù, le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio irrevocabile, mai più revocato, sono le porte dell'Eden spalancate per sempre, sono dilatazione del cuore fino a lacerarsi, ancor prima del colpo di lancia. Questa è la nuova genesi dell'uomo in Dio: l'amato nasce sempre dalla ferita del cuore di chi lo ama. L'uomo nasce dal cuore lacerato del suo creatore, una rivelazione ultima che Dio e la vita sono sempre dono di sé, e che non sarai mai abbandonato.
La Resurrezione di Lazzaro: L'Amore che Vince la Morte
Video Vangeli - L’AMICIZIA - La resurrezione di Lazzaro
Di Lazzaro sappiamo poche cose: la sua casa è ospitale, è amato da molti, amico speciale di Gesù. Le parole “Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto” e “Vostro fratello risorgerà” sono seguite da alcune delle più importanti del Vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita. Lo sono adesso.” Don Ermes sottolinea la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e non la vita. Vivere è il risultato di molte risurrezioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine. Quanti amici attorno a Lazzaro, quante lacrime: piangono Marta e Maria, i Giudei, Gesù. È l'umanità di Dio. Tutti i presenti quel giorno a Betania se ne rendono conto: «Guardate come lo amava», dicono stupiti. Il perché ultimo della risurrezione di Lazzaro sta nelle lacrime di Gesù. Piangere è amare con gli occhi. Lazzaro risorge non per la potenza di un Dio, ma per l'amore di un amico.
Il Triplice Invito di Gesù a Lazzaro
- Togliete la pietra!
- Lazzaro, vieni fuori! Fuori nel sole. E lo dice a me: «vieni fuori dalla stanza buia dove guardi solo a te stesso, dal tuo piccolo angolo, fosse pure arredato con cura; fuori c'è il mondo».
- Liberatelo e lasciatelo andare! Liberatevi tutti dall'idea che la morte sia la fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele al vento, come si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso, liberatelo dalla zavorra che impedisce il volo.
Che senso di futuro e di libertà emana da questo Rabbi che sa piangere e gridare e aprire sentieri nel cuore. E capisco che Lazzaro sono io. Il mio nome è: Colui-che-tu-ami, e non mi lascerà finire nel nulla della morte. Ciò che vince la morte non è la vita, ma l'amore. Chi dice Padre, dice risurrezione. Dio è padre solo se ha dei figli vivi!
La III Domenica del Tempo Ordinario: Il Regno Vicino
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia. Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce libera sul lago di Galilea. Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi Siria, quasi Libano, regione quasi perduta per la fede.
Il Messaggio Generativo del Vangelo: "Il Regno è Vicino"
Cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Siamo davanti al messaggio generativo del Vangelo. La bella notizia non è «convertitevi», la parola nuova e potente sta in quel piccolo termine «è vicino»: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto; Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. C'è polline divino nel mondo. Ci sei immerso. Dio è venuto, forza di vicinanza dei cuori, «forza di coesione degli atomi, forza di attrazione delle costellazioni» (Turoldo). Cos'è questa passione di vicinanza nuova e antica che corre nel mondo? Altro non è che l'amore, che si esprime in tutta la potenza e varietà del suo fuoco. «L'amore è passione di unirsi all'amato» (Tommaso d'Aquino), passione di vicinanza, passione di comunione immensa: di Dio con l'umanità, di Adamo con Eva, della madre verso il figlio, dell'amico verso l'amico, delle stelle con le altre stelle. Convertitevi allora significa: accorgetevi! Giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. La notizia bellissima è questa: Dio è all'opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida, per guarire la tristezza e il disamore del mondo. E ogni strada del mondo è Galilea. Noi invece camminiamo distratti e calpestiamo tesori, passiamo accanto a gioielli e non ce ne accorgiamo.
Il "Regno dei Cieli": Il Sogno di Dio per la Terra
Il Vangelo di Matteo parla di «regno dei cieli», che è come dire «regno di Dio»: ed è la terra come Dio lo sogna; il progetto di una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani; una storia finalmente libera da inganno e da violenza; una luce dentro, una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge verso l'alto, come il lievito, come il seme. La vita che riparte. E Dio dentro. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù cammina, ma non vuole farlo da solo, ha bisogno di uomini e anche di donne che gli siano vicini (Luca 8,1-3), che mostrino il volto bello, fiero e luminoso del regno e della sua forza di comunione. E li chiama ad osare, ad essere un po' folli, come lui. Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell'uomo. Passa uno che sa reincantare la vita. E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari, e dietro gli andiamo anche noi, annunciatori piccoli affinché grande sia solo l'annuncio. Terra nuova, lungo il mare di Galilea. E qui sopra di noi, un cielo nuovo. Quel rabbi mi mette a disposizione un tesoro, di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude.
La XXIX Domenica del Tempo Ordinario: L'Amore come Servizio
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». La risposta di Gesù è chiara: «Tra voi non è così!». Questa è una bellissima espressione che mette a fuoco la differenza cristiana. Gli altri dominano, non così tra voi. Voi vi metterete a fianco delle persone, o ai loro piedi, e non al di sopra. Gli altri opprimono. Voi invece solleverete le persone, le tirerete su per un'altra luce, altro sole, altro respiro. La storia gloriosa di ciascuno non è scritta da chi ha avuto la capacità di dominarci, ma da chi ha avuto l'arte di amarci: gloria della vita.
Gesù: Il Guaritore del Disamore
“Sono venuto per dare la mia vita in riscatto per la moltitudine...” Gesù riscatta l'umano, ridipinge l'icona di cosa sia la persona, cosa sia vita e cosa no, tira fuori un tesoro di luce, di sole, di bellezza da ciascuno. Libera il volto nuovo dell'umanità, riscatta l'umano dagli artigli del disumano; riscatta il cuore dell'uomo dal potere mortifero dell'indifferenza. Gesù è il guaritore del peccato del mondo, che ha un solo nome: disamore. Giacomo e Giovanni, i “figli del tuono”, gli avevano chiesto, con quel tono da bambini: «Vogliamo che tu ci faccia quello che vogliamo noi...» Gli altri apostoli si indignano, lo fanno per rivalità, per gelosia, perché i due fratelli hanno tentato di manipolare la comunità. Ma Gesù non li segue, va avanti, salva la domanda dei due e anche l'indignazione degli altri: li chiama a sé, nell'intimità, cuore a cuore, e spiega, argomenta. Perché dietro ad ogni desiderio umano, anche i più storti, c'è sempre una matrice buona, un desiderio di vita, di bellezza, di armonia. Ogni desiderio umano ha sempre dietro una parte sana, piccolissima magari. Ma quella è la parte da non perdere. Gli uomini non sono cattivi, sono fragili e si sbagliano facilmente. «Anche il peccato è spesso un modo sbagliato per cercarti» (D. M. Turoldo).
La Rivoluzionaria Autodefinizione di Gesù: "Sono Venuto Per Servire"
L'ultima frase del Vangelo è di capitale importanza: “Sono venuto per servire”. La più spiazzante autodefinizione di Gesù. La più rivoluzionaria e contromano. Ma che illumina di colpo il cuore di Dio, il senso della vita di Cristo, e quindi della vita di ogni uomo e ogni donna. Un Dio che, mentre nel nostro immaginario è onnipotente, nella sua rivelazione è servo. Da onnipotente a servo. Novità assoluta. Perché Dio ci ha creati? Molti ricordiamo la risposta del catechismo: «Per conoscere, amare e servire Dio in questa vita, e goderlo nell'altra». Gesù capovolge la prospettiva, le dà una bellezza e una profondità che stordiscono: siamo stati creati per essere amati e serviti da Dio, qui e per sempre. Dio esiste per te, per amarti e servirti, dare per te la sua vita, per essere sorpreso da noi, da questi imprevedibili, liberi, splendidi, creativi e fragili figli.