Don Angel Jiménez Bello: La Breve Vita del Parroco di Amatrice

La comunità di Amatrice e non solo, ha pianto la scomparsa di don Angel Jiménez Bello, il giovane parroco del paese laziale, venuto a mancare a soli 35 anni a causa di una grave malattia. La notizia ha profondamente colpito tutti coloro che lo avevano conosciuto e apprezzato per il suo servizio e la sua dedizione.

Ritratto di Don Angel Jiménez Bello

La Vita e la Vocazione di Don Angel

Nato in Perù il 20 novembre 1983, don Angel era l'ultimo di otto fratelli. Apparteneva alla congregazione religiosa dell'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia di don Giovanni Minozzi. La sua vocazione lo aveva portato in Italia, dove ha servito con passione e impegno.

L'Incarico ad Amatrice

Nel settembre 2018, don Angel Jiménez Bello era stato chiamato a svolgere il suo servizio sacerdotale ad Amatrice, un paese duramente colpito dal terremoto. Succedeva a don Savino D'Amelio, assumendo un ruolo di grande responsabilità in una comunità che necessitava di sostegno e speranza. Nel breve tempo del suo incarico sacerdotale, "tra i suoi bambini, i fedeli e i ragazzi," don Angel ha cercato di infondere coraggio e positività alla popolazione minata dalla sofferenza e dallo scoramento.

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Le Esequie

Le esequie di don Angel Jiménez Bello furono celebrate da Sua Eccellenza monsignor Domenico Pompili venerdì 11 maggio ad Amatrice, un momento di profondo cordoglio e preghiera per l'intera comunità.

Riflessioni sulla Dottrina Sociale della Chiesa

Il Cristianesimo, pur non ignorando lo Stato, non si cura mai davvero di esso. Tuttavia, la Chiesa ha sviluppato una dottrina sociale che è venuta applicando lentamente nei secoli, a favore specialmente dei poveri e degli umili, per la libertà e la giustizia. La Chiesa stessa è un fatto sociale, anzi, vuole essere la società perfetta che deve stendere ovunque le sue tende e raccogliere quando che sia gli uomini tutti.

Il pregiudizio protestante, soprattutto in tempi di crisi, porta a rifugiarsi nel meschino cantuccio dell'individualismo, esclamando: "Il Cristianesimo è salvo. La vostra miseria non lo tange. Esso non ha mai preteso dettar leggi ai popoli, alle nazioni… Scannatevi pure: Gesù vive in noi, nei cuori segreti dei suoi fedeli. E basta." Ma non è così. Nell'Evangelo non è tutto il Cristianesimo; la dottrina sociale elaboratasi nella Chiesa e continuamente perfezionantesi è veramente cristiana. Senza di essa ci sarebbe da disperare di noi stessi e del mondo.

Gesù è con noi, lo ha detto, sempre, sino alla consumazione dei secoli, e quanto Egli non lasciò scritto, lo ispirò e lo ispira continuo e dolce nella sua Chiesa a mano a mano che volgono i tempi. Non c'è paura, non siamo al tramonto dell'universo. Il male può essere provvidenziale. Mettersi sulla via dei grandi, ammirarli e seguirli, può rendere più chiara la vita e più grande la sua santità. È un vecchio programma che molte letture vane e innumerevoli fastidi sciocchi non hanno fatto proseguire seriamente.

Non bisogna disprezzare le produzioni nuove, anche piccole, perché ovunque rifulge qualche lato della vita, e tutto ha qualcosa da dirci. Ma gli amici veri e continui saranno solo i grandi del pensiero e dell'azione, di ogni paese e di ogni tempo.

Critica al "Male nel Mondo" e la Voluttà del Dolore

È un'illusione credere che il bene possa andare d'accordo con un po’ di male nel mondo, nella vita, o che non ci sia poi tanto bisogno di lottare con rigore eccessivo contro il nemico fatale. L'altra viltà è osservare che, mentre bravi giovani muoiono in guerra, veri eroi immolatisi volontariamente alla patria, i vegliardi imboscati non hanno neppure il pudore di tacere, di nascondersi davanti a loro e alla loro memoria. Invece, parlano di quei grandi, li esaltano, esaltando insieme guerra, esercito, patria ecc.

Abbiamo stranamente esagerato i nostri dolori, ne abbiamo fatto una voluttà, la voluttà delle voluttà, e ci siamo così infrolliti, immelensiti, imbastarditi. Byron fu un malanno per l'umanità. Leopardi un malanno diverso, forse meno pericoloso, perché d'altra e più alta natura, ma sempre un malanno. Tutti i romantici del dolore, tutti gli scrittori piagnucolosi onde è stata piena l’età recente, tutti quelli che han grufolato nel realismo brutale e non han visto più nulla in là, tutti quelli che si sono imbestialiti nelle descrizioni sadiche ecc. sono stati tormentatori, avvelenatori, assassini della povera umanità.

Oggi sembra che nessuno voglia mettere in pubblico le sue piccole infermità per gloriarsene, per rendersi interessante. Si ricorda un compagno di collegio che desiderava diventare tisico. L'educazione non c'era e non c'è: i romanzi formano la gioventù ancor oggi, purtroppo, e la guastano come vogliono.

La Vita e la Guerra

Perché l'uomo uccide? Non ha esso diritto sulla vita altrui. La natura gli ha procurato erbe, frutta; gli dà vino, uova, latte, liquori; gli dà il pane che è il cibo suo principale; lo arricchisce di acque meravigliose che hanno virtù di sanare anche tanti dei suoi mali… Perché dunque uccide? Così belli sono gli uccelli dell'aria, così graziose le lepri, maestosi i leoni… Perché li uccide? E non è sconoscenza il mangiarsi i buoi, quando ti hanno arato per anni i tuoi campi? E le galline che ti hanno dato le uova, e le pecore e le mucche il loro ottimo latte e i loro formaggi? Rispettare la vita è importante, ma allora non bisogna uccidere neppure gli insetti che ci divorano, neppure i bacilli che ci ammazzano.

Illustrazione simbolica della guerra e delle sue vittime

Perché si deve tollerare l'errore, se si crede di stare nella verità? L'osservazione di un concerto all'Augusteo diretto da Willy Ferrero, in cui ha eseguito la V sinfonia di Beethoven, ha fatto riflettere sulla natura umana. Guardato con gli occhi del mondo, il bene è una grande sciocchezza; l'entusiasmo una pazzia criminosa. Due grandi misteriosi linguaggi ha l'uomo: il sorriso e il pianto. E sono la sua forza e la sua fiacchezza. Non voler accettare la vita qual è, rende infelici.

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La Verità sulla Guerra e le Responsabilità

Al Corriere d'Italia si era parlato di un ufficio-notizie per aiutare le ricerche di soldati. La quasi totalità di coloro che scrivevano erano preti che cercavano di "imboscarsi". È un guaio, un vero guaio. Di tante migliaia di preti richiamati, troppo pochi stavano al fronte, troppo pochi facevano il loro dovere. Anche i Cappellani in genere ricevevano cattive informazioni. La guerra, si conferma, la fanno i poveri contadini per due terzi e per un terzo i poveri delle città. La grassa borghesia, la nobiltà, il clero hanno concorso pochissimo alla guerra. Domani ne sentiranno le conseguenze.

Non basta eruttare "pistolotti" d'occasione, bisogna soffrire con chi soffre, bisogna saper dare la vita con chi la dà generosamente prima di noi. Per risollevare un po' nella stima popolare gli uomini di governo, è opportuno che la morte falci tra loro, tra i loro figli, come falcia abbondante tra i figli del popolo. Così anche per il clero. Questa è la grande ragione. Tutti cercano di nascondersi, dicono, dunque anch'io… è diventata una febbre, un'ossessione. L'ingiustizia dilaga.

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